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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

martedì 5 giugno 2007

La cintura di sicurezza…

Quel giorno, finalmente, CapoCantiere ci chiamò dentro la baracca (di cui solo lui aveva le chiavi e dove teneva tutto quello che sarebbe dovuto servire in cantiere, compresa la valigetta del pronto soccorso… (poco importa che CapoCantiere seguisse anche un altro cantiere e fosse presente solo due giorni la settimana… bastava non farsi del male i giorni in cui non c’era…)

Aveva ricevuto un fax che lo avvisava di una visita di ispezione a sorpresa (?), così, con riluttanza, aprì l’armadietto e consegnò (a me ed a Cantierista) scarpe, guanti, occhiali, casco e imbracatura… ingiungendoci di usarli sempre, come avremmo già dovuto fare… e se non ci pensasse lui… e qua e la…

Fatto ciò, io e Cantierista indossammo le imbracature ed il casco, ci mettemmo le scarpe antinfortunistiche, infilammo i guanti e… ci avviammo verso le nostre zone di lavoro…

Stavamo montando le staffe di sostegno per la canalina lungo il perimetro esterno dell’edificio, e dovevamo procedere a forare il muro di cemento, piazzare i tasselloni e fissare la staffa verticale, sulla quale fissare poi la staffa orizzontale che avrebbe dovuto sostenere la canalina…

L’operazione si svolgeva così: mediante un trapano (che era in realtà più un martello pneumatico che altro…) si facevano i fori, dove si infilavano i tasselloni (erano davvero grossi, specie per chi solitamente montava tasselli da 6mm in casa…), li si stringeva bene con la chiave, poi si svitava nuovamente il bullone, si piazzava la staffa verticale e la si fissava direttamente… Poi si fissava quella orizzontale (ad incastro su quella verticale…) e si passava alla staffa successiva… (si doveva mettere una staffa ogni 2 metri…)

Poiché il trabattello aveva una superficie di circa 1,80 metri, si fissavano due staffe (sporgendosi un pochino) poi si scendeva, si spostava il trabattello di circa 4 metri e si risaliva per altre 2 staffe…)

Il problema erano gli occhiali, mai usati prima, che avevano il nobile scopo di proteggere gli occhi da schegge e corpi contundenti (cosa buona e giusta, visto quello che volava quando quel mostro di trapano entrava in azione…), ma non erano pensati per il caldo che faceva da quelle parti…

Nel giro di poco tempo, il sudore rese gli occhiali pressoché inutilizzabili, ma avevo solo un foro da fare prima di scendere e spostare il trabattello, peraltro ero dal lato dove facilmente le scheggie avrebbero potuto colpirmi negli occhi… quindi (stupidamente) ho pensato di non toglierli e di pulire solamente il sudore con i guanti…

A occhio si riusciva a capire dove poteva esserci il ferro dell’armatura, ma con quegli occhiali semi-appannati era difficile…

Punto il trapanone, lo avvio e… becco giusto un incrocio di ferri d’armatura…

Nel giro di un solo istante succedono un sacco di cose:

· la punta del trapano si blocca nel groviglio dei ferri;

· il motore del trapano decide che è ora di dimostrare la teoria di Einstein secondo cui tutto è relativo… anche il moto di rotazione…

· sento un contraccolpo incredibile alle braccia e perdo l’equilibrio…

· avverto un doloroso strattone allo stomaco, che mi procura una notevole sensazione di nausea…

· vedo solo il vuoto sotto di me e chiudo gli occhi per lo spavento…

Dopo qualche istante riapro gli occhi e… non vedo la terra avvicinarsi a velocità vertiginosa, ma sento un lancinante dolore allo stomaco… riesco a girarmi e vedo che penzolo dal trabattello come l’uomo ragno, appeso alla cintura di sicurezza dell’imbracatura nuova…

Riesco a riprendermi abbastanza da risalire sul trabattello e ringraziare con straordinario affetto la corda ed il moschettone dell’imbracatura che, non sapendo di preciso dove mettere perché non dessero fastidio, avevo agganciato al parapetto del trabattello…

Da allora ho capito che la cintura di sicurezza è utile e va sempre allacciata… in qualsiasi ambito…

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