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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

martedì 29 dicembre 2015

Eppi Gnu Iar!!!

Mi dicono dalla regia che sta per cominciare un nuovo anno.
Mi dicono anche che questo nuovo anno sarà bisestile, quindi avrà un giorno in più.
Mi dicono pure che, malgrado le aspettative di chi aspetta qualche cambiamento, questo nuovo anno non cambierà nulla e chi aspetta cambiamenti continuerà ad aspettare e a restare in aspettativa.
Mi dicono tutte queste cose evitando di guardarmi negli occhi.
Quando chiedo come mai questo atteggiamento, scopro che in realtà quest'anno avrà un cambiamento: un cambiamento insignificante per l'umanità ma un cambiamento immenso per una persona particolare!
Quest'anno i menestrelli e i bardi ricorderanno per sempre che un uomo speciale compirà i suoi primi 50 anni!!!
Quest'uomo speciale tende comunque a rassicurare i suoi innumerevoli (nel senso che nessuno si prenderà mai la briga di enumerarli, in quanto trattasi di numero infinitesimale tendente comunque a zero!) fan (nel senso di ventilatori, così potrà darsi delle arie!) che continuerà a rompere le balle ancora per molti anni a venire, festeggiando diversi cinquantenari consecutivi.
Mi dicono dalla regia che nei secoli a venire ci saranno feste e rappresentazioni teatrali per commemorare tale evento.
Mi dicono...
...
Un attimo!
Scusate per l'interruzione!
Mi stanno dicendo or ora dalla regia che ci sono alcune persone vestite di bianco che cercano di me, pare vogliano farmi provare un nuovo modello di camicia con l'abbottonatura un poco particolare e le maniche molto lunghe...
Mi dicono dalla regia che, malgrado la mia blasfema follia, questa in realtà non è Sparta, quindi è inutile prendere a calcioni i biancovestiti, non essendoci dietro alcun pozzo senza fondo...
...
Mi dicono dalla regia che prima di venir rinchiuso è meglio fare gli auguri di buon anno a tutti!!!

venerdì 4 dicembre 2015

Risveglio

Notte!
Buio!
Freddo!
Dove sono?
Non riesco a ricordare nulla!
Non capisco dove sono e non ricordo nemmeno bene chi sono!
[continua qui...]

domenica 15 novembre 2015

E alla fine il cerchio si è chiuso!

Si, alla fine il cerchio si è chiuso!

Come dicevo, ci sono stati un sacco di problemi e non ho ancora capito nulla di cosa sia realmente successo (anche se qualche dubbio ce l'ho).

Ma alla fine, chi mi conosce sa benissimo che non mi arrendo facilmente.

Mint è sicuramente una distribuzione eccezionale, ma personalmente non mi soddisfa molto: ogni volta che l'ho provata mi ha sempre lasciato una vaga sensazione di vuoto, qualcosa che non riuscivo a spiegare nemmeno io, e anche stavolta non è stato diverso.
Inoltre avevo ormai una sensazione strana: ero un po' stufo di distribuzioni da reinstallare ogni biennio (ok, so bene che sono supportate per 5 anni, so bene che non è necessario reinstallare ma si può anche tentare l'aggiornamento da una LTS all'altra, e so bene che, con i dovuti accorgimenti, funziona perfettamente, ma... c'è sempre un ma!

Forse era una sensazione di vuoto, di insoddisfazione, forse un desiderio di ritorno a un passato ormai lontano, ma quello splendore dai riccioli rossi che avevo conosciuto diversi anni fa era comunque sempre nei miei pensieri, e spingeva le mie azioni verso una direzione nota.
Non ho dovuto fare altro che assecondare il mio istinto, ancora una volta!

E ancora una volta, nel giro di pochissimo tempo (si: veramente poco, anche meno che con Xubuntu e Mint) ecco che nel mio computer c'è di nuovo LEI, e nella sua forma più capricciosa, peraltro, ma evidentemente io sono matto...  :-)


lunedì 9 novembre 2015

Riflessioni!

Tempo fa ho ricevuto una telefonata!
Non conoscevo il numero, ma la voce era quella di un ex collega, compagno di alcune avventure sia in Italia che in Serbia.
Le sue parole erano però sconcertanti: mi ha detto che la sede italiana della Grande Società sta chiudendo, che SuperAmministratore se n'è andato e che lui e molti altri sono stati lasciati a casa e costretti a cercare altro.
Sostanzialmente la sua telefonata verteva su richieste di possibili collaborazioni con me, cosa peraltro impossibile in questo periodo.
Non credevo fino in fondo a quanto mi ha detto, anche perchè ho sempre reputato la Grande Società fin troppo impelagata con quella "fabbrichetta di autoveicoli" che fino a non molto tempo fa aveva sede nella mia città, ma pochi giorni fa il famoso social "CollegatiDentro" mi ha rivelato che quanto riguardava SuperAmministratore era vero, e non solo: anche alcuni ex colleghi hanno aggiornato il proprio profilo...
Una cosa però mi ha proprio lasciato di sasso: la notizia che il lavoro in Brasile è finito a tempo di record!
La Serbia è durata praticamente 5 anni (negli ultimi 3 sono finito in prima linea anch'io, ma di fatto era cominciata non molto dopo il mio commiato...) e di fatto sta ancora andando avanti qualcosa: una flebile eredità di una squadra non proprio affiatata ma sicuramente vincente!
Il Brasile era un lavoro che a detta di tutti non sarebbe durato meno di 7-8 anni, viste le dimensioni e la complessità dell'opera: a differenza della Serbia si trattava di una nuova realizzazione, non di un restauro adattativo di uno stabilimento esistente (e un po' danneggiato dagli eventi bellici).
Invece nel giro di quasi 3 anni di effettiva presenza di parte dello staff esecutivo, i lavori sono conclusi: un vero tempo da record!
E questo mi fa riflettere!
In Serbia lo stabilimento più complicato è stato quello della "verniciatura", sia per le difficoltà tecniche che per l'assurdo tentativo di adattare a uno stabilimento esistente, con minime modifiche, un sistema che avrebbe richiesto una nuova realizzazione!
Ho portato in sede io stesso, il primo giorno, i progetti esecutivi della "verniciatura" serba, ho seguito gran parte dei lavori, ho discusso con l'impresa tedesca che realizzava le apparecchiature, ho seguito gran parte dei lavori dell'impresa ungherese che doveva realizzare gli impianti, ho contribuito a fare in modo che, nel giro di poco più di un anno e mezzo, lo stabilimento potesse cominciare a funzionare e produrre i primi risultati, e mi sono reso conto che era praticamente impossibile in tali situazioni ottenere un risultato migliore!
Sulla base di queste considerazioni, il relativo lavoro brasiliano avrebbe dovuto durare almeno 3 anni solo per questo stabilimento, senza contare gli altri!
Sapevo delle difficoltà che ci sarebbero state, in quanto io stesso ho realizzato il progetto della verniciatura brasiliana!
A Torino uno staff di almeno una ventina di persone tra meccanici ed elettrici avevano prodotto i progetti degli stabilimenti minori (presse, lastratura, montaggio, accessori...) ma la verniciatura era troppo complessa, in Serbia il lavoro era ormai a buon punto, come constatato dai Capi che erano venuti a partecipare al cenone pre-natalizio, e sulla base di ciò (e del fatto che mi era stata da poco consegnata una copia della "ciofeca") PiccoloCapo ha deciso di affidarmi l'incarico, o meglio di affidarlo allo staff serbo! Peccato che il suddetto staff alla fine della fiera fosse composto esclusivamente da me! E la consegna era comunque prevista per fine febbraio!
Ce l'avevo fatta!
Ho poi partecipato ad alcuni incontri a Torino per gli ultimi adattamenti (il mese di aprile l'ho passato a Torino, infatti) e ho fatto tutte le modifiche, presentando poi il progetto con gli altri all'esame della committenza finale (americana).
Nulla da segnalare! Il lavoro era andato bene, malgrado tutte le critiche ricevute, malgrado l'impossibilità di coordinarsi col resto dello staff, poco avvezzo agli orari che per me ormai erano la normalità, malgrado ogni parere contrario ero quindi riuscito a completare e mettere la parola fine al lavoro!
Quando i lavori erano cominciati mi era stato detto che ogni cosa era sbagliata, che avevo fatto solo cazzate, esattamente come mi veniva detto ogni giorno in Serbia, ed esattamente come in Serbia me ne sono fregato altamente: io sapevo cosa avevo fatto!
E ora, dopo 3 anni, SOLO 3 ANNI, vengo a scoprire che il lavoro in Brasile è finito e lo staff della Grande Società è tornato indietro!
Vengo a scoprire che in Serbia stanno continuando a cercare di tappare buchi e a cercare di prendere appalti statali che non possono essere realizzati senza fondi dall'Unione Europea!
Vengo a scoprire che un lavoro che avrebbe dovuto coprire lo staff intero per almeno 7 anni si è concluso in solo 3 anni, compreso uno degli stabilimenti più incasinati che si siano mai visti nella storia dell'impiantistica elettrica!
Vengo a scoprire che una ditta che viaggiava di pari passo con la famosa "fabbrichetta" non ha praticamente più nulla da fare e sta per chiudere!
Vengo a scoprire che... è tutta colpa mia! Mia e della mia capacità di risolvere i problemi!
Ma che ci posso fare???

mercoledì 28 ottobre 2015

Una settimana di disperazione...

Un giorno o l'altro dovrò capire cosa diavolo è successo!
Ma non oggi: oggi è il momento della rabbia!
...
Sia Xu che Jessie mi hanno mollato di colpo, entrambe, senza nemmeno una parola, senza una spiegazione!
Non è affatto bello, specie dopo quello che avevo fatto per loro: le ho sempre trattate entrambe come principesse, avevano tutto quello che desideravano, non mancava loro niente e non avevano nessun obbligo nei miei confronti se non quello di soddisfare totalmente le mie necessità: praticamente erano in una specie di paradiso!
...
E di colpo, senza preavviso e senza alcuna spiegazione, se ne sono andate tutte e due!
...
Ho provato a richiamarle entrambe, ma nulla da fare: Xu con i suoi modi capricciosi ha deciso di sparire nel nulla e non rispondermi proprio più, mentre Jessie ha subdolamente finto di accettare di chiarire per cercare ancora di portarsi via qualcosa che non potrei mai averle dato!
...
Eppure erano serie, tranquille, posate. E nemmeno si può parlare di gelosia, dato che ognuna sapeva perfettamente dell'altra ed erano anche molto amiche, oserei dire intime!
Le ho sempre conosciute con questa fama di serietà e posatezza, anche se avevo notato che, specie l'esotica Xu aveva messo su un comportamento un pochino capriccioso, ma non ci avevo mai fatto caso: in fondo non mi dispiaceva affatto!
Eppure... non avrei mai immaginato un comportamento simile da parte loro!
Sono abbastanza deluso! E molto arrabbiato!
Un giorno dovrò capire cosa diavolo è successo!
Ma non oggi: oggi devo dedicarmi a Rafaela, che sta comunque colmando il vuoto che hanno lasciato le altre!
E' una signora di classe, allegra e un po' sbarazzina ma seria e gentile, in fondo... mi piace!
La terrò con me trattandola come una principessa, avrà tutto quello che desidera, non le mancherà niente e in cambio dovrà solamente dedicarsi a soddisfare totalmente le mie necessità, come potrebbe rifiutare una simile opportunità?
...
Si, Rafaela è ormai la padrona incontrastata di tutto, senza riserve e senza sotterfugi: la mia Rafaela!!!
...
Devo comunque capire come sistemare alcune cose, in vista del prossimo arrivo di Rosa...

martedì 22 settembre 2015

Il pelo del lupo...

La guardai!
Lei continuava a parlare, ma io non prestavo alcuna attenzione alle sue parole.
Di fatto non capivo più nulla di quello che mi diceva.
Mi alzai lentamente, scuotendo la testa.
Lei tacque un istante, rendendosi finalmente conto che non la stavo più ascoltando.
Mi osservò mentre uscivo dalla stanza.
Pochi istanti dopo notai la sua presenza sulla porta della stanza dov'ero andato, mi guardava ma taceva.
Mi alzai dalla sedia che avevo usato per allacciarmi le scarpe e mi avviai verso il frigorifero, aprii la porta e presi la prima bottiglia che trovai ingollando due lunghi sorsi freddi.
Posai la bottiglia e chiusi la porta del frigorifero, quindi mi avvicinai a lei.
Lei mi guardò incerta e silenziosa, mentre le mie dita sfiorarono il suo volto, aprì la bocca per dire nuovamente qualcosa ma le mie dita la fermarono poggiandosi sulle sue labbra, poi le scivolarono sotto il mento e le sollevarono il viso verso il mio... un istante dopo un lungo bacio profondo e appassionato bloccò le frasi che non avrebbe mai più detto e che era meglio non dicesse nemmeno in quel momento!
Mi staccai malvolentieri da quelle labbra, ma non potevo fare altrimenti.
Lei riaprì gli occhi e si voltò verso di me un istante prima che mi chiudessi la porta dietro le spalle: un istante troppo tardi per fermarmi, ma non si mosse: sapeva perfettamente che non potevo fermarmi.
Me ne andai, solitario nella notte cupa e profonda, cercando tra le tenebre la via di casa, senza voltarmi.
Sapevo che mi stava osservando dalla finestra, se mi fossi voltato l'avrei vista, e se l'avessi vista non sarei più stato capace di allontanarmi, ma dovevo farlo: dovevo andarmene e allontanarmi da lei!
Eppure alla fine mi voltai!
La casa era piccola e lontana, quasi all'orizzonte visibile. Solo il chiarore della finestra la rendeva ancora percettibile, e in mezzo a quel chiarore un'ombra scura indecifrabile!
Non potevo vederla, ma sapevo che era lì e che mi stava guardando!
Non poteva vedermi, ma sapeva che ero lì e che la stavo guardando!
Mi voltai di nuovo e mi incamminai tra le tenebre, spostandomi dalla strada solitaria quando iniziò a crescere il rumore della moto che si stava avvicinando, nascondendomi dietro un albero: non potevo permettere che mi vedessero.
Osservai il motociclista che andava in direzione della casa.
Mi incamminai nuovamente, più leggero nell'animo, mentre le luci lontane rivelavano che stavo avvicinandomi al centro abitato e quindi a casa.
...
Riflettei un attimo che, forse, in quello stesso istante, lui era già con lei, la stava baciando e forse stavano anche facendo l'amore...
Un fremito mi percorse, forse un brivido per il freddo della notte, forse qualcosa di diverso... non saprei dirlo!
Poco prima della svolta per casa c'era il solito locale, e la musica assordante riempiva la serata e la strada!
Avevo bisogno di distrarmi, di non pensare a nulla!
Entrai dentro!
La ragazza si avvicinò rapida, accostò le labbra al mio orecchio e mi chiese quale fosse la mia ordinazione, poi accostò il suo orecchio alle mie labbra per sentire la risposta, la solita risposta che ormai conosceva a memoria, e scomparve con un sorriso soddisfatto: sapeva già che avrebbe avuto una buona mancia quella sera!
Ormai conosceva le regole del gioco!
Mi si parò davanti con la mia pinta di birra, mi diede il bigliettino del conto, prese i miei 200 dinari e nemmeno fece la sceneggiata di dirmi che non aveva il resto, sapendo che le avrei lasciato la mancia per un bacio: premette immediatamente le labbra sulle mie e si allontanò sorridendo con 30 dinari in tasca, sapendo che dopo una mezz'oretta avrebbe potuto ripetere la stessa manfrina, e poi ancora... fino a quando sarei andato via dal locale!
Sorseggiai la birra lentamente, ma non riuscivo a dimenticare!
Il volto della Spagnola continuava a materializzarsi davanti a me, con lo sguardo acceso di gioia mentre facevamo l'amore... lo sguardo agitato mentre rispondeva al telefono... gli occhi spaventati mentre mi diceva di andarmene che il suo fidanzato sarebbe arrivato a breve... il sorriso nel suo sguardo mentre la baciavo un attimo prima di andarmene...
...
Sollevai lo sguardo e vidi la ragazza che mi fissava, le feci cenno di portarmi un'altra birra e lei sorrise annuendo.
Un attimo dopo era accanto a me, posava la birra sul tavolino e mi baciava, sfilandomi dalle dita la banconota da 200 dinari, prima di allontanarsi.
La guardai!
In fondo non era male, sapevo di piacerle, o almeno sapevo che le piacevano i miei soldi, ma quel gioco stupido del bacio per la mancia non le dava alcun fastidio, anzi ci provava gusto e sapevo che lo faceva solo con me.
Forse forse... la notte era ancora lunga, lunga e fredda... avevo bisogno di calore e la Spagnola non poteva darmene...
La guardai mentre si avvicinava ancheggiando, con una birra in mano e con lo sguardo carico di desideri...

martedì 8 settembre 2015

Era una strana giornata!

Era una strana giornata!
Il sole splendeva alto nel cielo, abbagliando con la sua luminosità, ma nessun tepore si sollevava dalla terra colpita da quei raggi freddi per via del clima invernale, anzi, un venticello freddo da nord soffiava lungo le strade.
La bicicletta avanzava lentamente trainando il carrettino con le ruote, carico di travi e assi di legno da recupero.
Il ragazzo pedalava con fatica lungo le strade in salita.
Ogni tanto, da qualche cortile una voce lo chiamava, lui deviava il suo percorso ed entrava dentro con la propria bicicletta, sparendo nel buio del cortile per poi ricomparirne dopo quasi un'ora, con qualche tavola in meno sul carretto e qualche pezzo di legno rotto in più.
Usciva, dava uno sguardo veloce in alto e ricominciava a pedalare, proseguendo in quello che sembrava essere proprio un lavoro, malgrado la giovanissima età: non poteva avere più di 13 anni, ma la corporatura era soda e le mani forti, da uomo e non da ragazzo.
Proseguì ancora un poco, dirigendosi verso il parco dove aveva intenzione di fermarsi un attimo a riposare, ammirando il verde spettacolo della natura in mezzo alla città e dimenticando per un attimo quello che succedeva attorno a lui ogni giorno.
Poche persone giravano per le strade, per lo più vi erano donne che andavano a comprare da mangiare, ragazzi che raccoglievano le erbe dai prati per portarle a casa e aggiungerle al pasto, alcuni passanti che si dedicavano rapidi ai propri affari e, in lontananza, un paio di militari in uniforme che camminavano senza troppa fretta.
Era una strana giornata!
All'improvviso il lacerante suono di una sirena squarciò l'aria!
Tutti si bloccarono, voltandosi verso la fonte del suono, increduli che in un simile momento la crudele realtà si riversasse su di loro!
Non fece in tempo a dissolversi il suono delle sirene che il cielo si oscurò come se una immensa nube si frapponesse tra il sole e la terra, mentre devastanti deflagrazioni si succedevano rapide!
La corsa rapida verso gli alberi, verso un qualsiasi riparo, mentre le deflagrazioni si avvicinavano!
Il boato che lo assordò, mentre una spinta devastante lo gettò a terra, l'affanno e il respiro strozzato mentre cercava disperatamente di spostarsi, conscio di quanto stava per succedere, mentre il sibilante fischio lacerava l'aria attorno a lui!
Un boato tremendo, assordante, devastante! La fiammata accanto a lui! Il suo corpo che rotolava spinto dalla violenza dell'esplosione!
Una corporatura forte e soda, da uomo, ma era pur sempre un ragazzino!
Il dolore lacerante levò ogni barlume di conoscenza e le tenebre piombarono su di lui: l'ultima cosa che vide furono le sue mani intrise di sangue, del suo sangue!
...
Non sapeva quanto tempo fosse passato, e non capiva dove fosse finito, ma sentiva che era sdraiato su un letto, sentiva che c'erano diverse persone attorno a lui, aprì la bocca e cercò di chiamare. Qualcuno rispose.
Gli chiesero chi fosse e cosa facesse in quel posto a quell'ora, e lui rispose dicendo il proprio nome e raccontando di come il proprietario della bottega lo mandasse in giro a rattoppare gli scuri danneggiati delle finestre, per ripristinare l'oscuramento necessario a non far filtrare le luci delle case e non facilitare il tragico lavoro dei bombardieri notturni nemici.
Poi lui chiese cosa fosse successo.
Gli raccontarono che l'allarme era giunto in ritardo, che il bombardamento era cominciato subito, che era stato colpito da una bomba esplosa al suo fianco e raccolto da un paio di militari e portato all'ospedale, ma che la carenza di personale e di mezzi avevano impedito un tempestivo intervento: avevano fatto il possibile, ma per il suo occhio destro era troppo tardi: la scheggia più grossa aveva tranciato il nervo ottico!
Era una strana giornata!
Lacrime colarono silenziosamente sulle sue gote, da sotto le bende, mentre gliele levavano e lui si rendeva conto che non avrebbe mai più visto il mondo come lo conosceva...

lunedì 24 agosto 2015

Cronaca di un fine settimana di pioggia

Uff... ci sono ricascato!

Era tanto ormai che mi limitavo a una sola distro, dato che mi era passata da tempo la schizofrenia di provare tutte le novità, e invece ci sono ricascato in pieno.

Ho voluto provare bleachbit, la versione per linux di ccleaner, tanto per vedere se era più semplice dei comandi che uso normalmente per la pulizia, e ho scoperto che è estremamente efficace: mi ha pulito tutto... anche qualche file di sistema della partizione di Xubuntu!!! :O

Reinstallare Xubuntu​ e risistemare tutto è una questione abbastanza veloce, forse troppo veloce: mi ha lasciato troppo tempo libero e quel CD che avevo scaricato all'uscita di Debian Jessie continuava a fissarmi...
Ho provato a vedere come funziona Debian​, installandola a fianco di Xubuntu, ma Debian stable non mi soddisfa affatto, anche se appena nata, e in meno di 2 ore dall'installazione era già diventata stretch/testing... ma anche così non si addice alle mie richieste, e dopo un paio di giorni di test su testing, riparte il cambio del sources.list e... beh, ecco finalmente una fiammante sid! :D

Peraltro, ho anche provato a vedere cosa era cambiato nei vari DE: la stable aveva su gnome-shell... un obbrobrio orripilante!!!

In testing sono passato a cinnamon, molto più gestibile e personalizzabile, ma ogni tanto risultava scattoso anche sul mio computer... nema problema: è un test! Cambio e passo a mate!
L'apparenza del mio vecchio amato gnome2 muore immediatamente nei limiti dell'ambiente, limiti che speravo fossero ormai superati, ma non è così!

A quel punto, col passaggio a sid, cambio nuovamente e metto l'unico DE veramente valido e super configurabile: xfce!

E finalmente mi sento nuovamente a casa, sia su Xubuntu che su Debian sid! :D

giovedì 23 luglio 2015

Legge sui biscotti 2


Visto che i rischi non sono finiti, faccio presente che c'è sempre l'ombra del capestro sopra il blog.
A scanso di equivoci, vista l'entità delle sanzioni e l'impossibilità di capire cosa sia possibile fare per adeguarsi al meglio a quest'ennesimo balzello, dato che sembrerebbe che nemmeno chi ha creato il balzello abbia comunque le idee chiare su come far gestire la cosa

COMUNICO

che, a seguito di problemi futuri, il blog potrebbe trasformarsi nuovamente da pubblico a privato.
In tale occasione, solo alcuni lettori potranno essere ammessi alla lettura dei nuovi post (e al relativo commentare).

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Ovviamente, anche un semplice commento conta come risposta affermativa di conferma da parte vostra.

Il vostro affezionato vampiro di quartiere! (-w-)

martedì 21 luglio 2015

La legge sui biscotti...

E fu così che, vagamente terrorizzato da quanto usciva nei vari siti in merito all'ultima novità balzellare, la terrificante e allucinante legge sui biscottini, decisi di privatizzare il blog.

Alla fine, visto che nessuno pareva capirne qualcosa, men che meno chi aveva dato origine alla vicenda complessa, mi accodai comunque alla maggioranza nella speranza che, all'ultimo momento, un granello di sale cadesse nell'acqua e menta di chi ha partorito tale obbrobrio, con il suo cervello A.B.Norme.

Non so se la cosa si avvererà o se dovrò nuovamente tornare a privatizzare il mio mondo online, ma per il momento sono di nuovo fuori... (e non solo di testa...!!! )

E, malgrado tutto, continuo a mangiare i biscotti... :P

giovedì 30 aprile 2015

Piccolo spazio pubblicità


Oggi sono abbastanza incerto!
Non so che fare: ho in ballo alcune idee per i nuovi post, che dovrò implementare.
Nel primo caso, l'attuale situazione lavorativa mi sta facendo nascere alcune idee abbastanza malsane su certi clienti, idee che sovente tengo per me almeno il tempo di decantare e rendersi più corrette, o svaporare qualora necessario.
Nel secondo caso, l'attuale situazione lavorativa mi ha spinto anche a utilizzare sovente l'autostrada, forse più di quanto abbia fatto finora, e a scoprirne vantaggi e svantaggi, individuando casistiche che molti di voi potranno facilmente comprendere e, forse, condividere.
Nel terzo caso, l'attuale periodo mi sta portando a rammentare alcuni istanti in compagnia di persone che non ci sono più, a ricordare le loro parole e le loro testimonianze di un passato lontano, ormai forse scomparso per sempre, tristemente, ma che loro stessi hanno fatto in modo che non debba mai più tornare, in quanto l'hanno vissuto e ne hanno compreso il male intrinseco.
Nel quarto caso, quest'ultima situazione mi ha spinto a rammentare anche altri episodi collegati ai personaggi di cui sopra, episodi che si svolsero in epoca lontana (prima che nascesse un certo vampiro) e che hanno comunque per protagonista e reporter d'eccezione l'alter-ego umanoide le cui dita stanno zampettando sulla tastiera del mio computer in questo momento, nei tempi lontani in cui era ancora umano, aveva ben pochi pensieri cupi e tristi, si divertiva e riusciva persino a buttar giù fiumi di parole che componevano una serie di raccontini e persino un breve romanzetto, che hanno atteso diverso tempo prima di esser rieditati, pubblicati e divulgati al grande pubblico.

Con questo voglio comunque dire che i prossimi cicli divergeranno un poco dai classici aneddoti lavorativi e verteranno di più su sfoghi e ricordi, chiedo perdono per questa deriva "amarcord" ma è l'età che avanza... e la mancanza di un buon frigorifero dove sistemarla... ;-)

Nelle etichette figureranno infatti nuove sezioni:
  • strade e viaggi, dove raccoglierò le vicende narrative correlate alle mie (dis)avventure stradali (e non solo stradali, ma con qualsiasi mezzo di locomozione e trasporto);
  • ricordi di un passato, dove rievocherò le testimonianze di un passato (mai troppo) lontano, come mi furono narrate da coloro che le hanno vissute e che hanno fatto di tutto per evitare che si ripresentassero... persone che, se fossero sopravvissute fino ai nostri giorni, avrebbero pianto lacrime amare per la sconfitta subita;
  • reportage dall'altrove, eventi ed episodi di cui fui protagonista nel millennio passato, in occasione di viaggi nelle terre di origine dei miei antenati.
Sono in fase embrional-evolutiva anche altri progetti, dei quali parlerò non appena inizieranno a prendere forma materiale.

Ovviamente questa è solo una introduzione "tappabuchi", ma per farmi perdonare vi assicuro che ci sono buone possibilità che, tra queste storie, ce ne sia anche qualcuna che potrebbe capitare in "altra sede"... ;-)





Ah! Buon Primo Maggio! :-)




venerdì 17 aprile 2015

Ritorno in Serbia 4 - Il viaggio di ritorno

Era prestissimo, ma relativamente buio e pioveva!
Mi alzai, andai in bagno, feci la doccia e mi preparai la colazione.
Dopo mangiato, raccolsi le ultime cose, le portai in macchina aggiungendole al materiale da zingari che lasciava libero solo il mio sedile, e mi preparai a uscire.
Tornai su un’ultima volta, controllando di non aver dimenticato nulla, lasciai il cellulare in bella vista e chiusi a chiave la porta, scesi, salii in macchina e avviai il motore.
Uscendo, mi fermai davanti al portone con le cassette postali e deposi la chiave di casa nella cassetta del mio appartamento, quindi risalii in auto e ripartii.
Malgrado il carico, il maltempo non era forte come all’andata, quindi riuscii a tenere un’andatura più decente (sempre stando però rigorosamente nei limiti e evitando le infrazioni, che non avevo più nessun modo di contattare Segretaria o Herr Direktor e farmi tirar fuori dai guai nel caso che la polizia avesse deciso di bloccarmi a seguito di comportamenti sconsiderati, come facevano sovente con gli italiani) e ben presto raggiunsi Batocina, dove presi il biglietto e entrai nell’autostrada.
Mentre pensavo che a quell’ora normalmente qualcuno dei serbi si stava per alzare e preparare la brodaglia per tutti, mi accorsi che stavo avvicinandomi alla stazione di servizio, e che non avevo ancora fatto il pieno dal viaggio di andata, quindi mi fermai.
Rifornimento per la macchina, per me e per le fognature locali, quindi riparto verso Belgrado.
Raggiungo il casello e mi accorgo che avevo avanzato in valuta serba gli importi giusti per i caselli autostradali e per un paio di tappe alle stazioni di servizio, quindi pago e procedo, supero Belgrado, supero l’aeroporto e inizio a godermi il viaggio di ritorno, nelle zone che non avevo ancora visto, almeno non di giorno e senza la pioggia torrenziale... solo una lieve pioggerellina stava rendendo noioso il viaggio.
Persino i solchi dei camionisti non erano pericolosi come nel viaggio di andata, quindi procedo con maggior tranquilllità, fino alla prossima stazione di servizio dove faccio nuovamente scorta di caffè e brioche, oltre a qualche pacchetto di cibo-spazzatura (follemente prendo un domaci kafa, ovvero un caffè alla serba o alla turca a seconda del paese in cui ci si trova, ma ci vuole: la dose di caffeina mi aiuta a star sveglio).
Dopo un po’, vedo il casello, pago e mi accorgo che ho avanzato pochissimo: credo poco più di un euro, in valuta locale. Bene!
Ennesima coda alla dogana, dove nuovamente mi fanno incanalare in un corridoio tale da trovarmi il gabbiotto della polizia sul lato sinistro, consegnando i documenti al poliziotto che infila la mano dal gabbiotto nel finestrino del mio lato passeggeri, attento a non toccare il carico zingaresco che riempie la macchina. Quando mi restituisce tutto chiudo e riparto, abbandonando la Serbia e entrando in Croazia.
Faccio rifornimento alla stazione di servizio, quindi proseguo: la Croazia mi piace ancor meno della Serbia, voglio lasciarla al più presto, ma è un tratto lungo!
Alla fine, comunque, appare Zagabrija e dall’autostrada vedo il capannone tipico dell’ikea, con la pubbcilità delle immancabili polpette in offerta speciale, ma ovviamente tiro dritto senza fermarmi.
L’indicatore del carburante mi annuncia che dovrei fermarmi di nuovo, ma decido di fidarmi dell’autonomia residua e delle distanze che mi separano dal confine sloveno: non intendo stare in queste terre un solo momento più del necessario.
Ben presto, giungo al casello di confine, pago e un attimo dopo entro in Slovenia.
Ovviamente sono abbastanza a secco, quindi mi fermo alla prima stazione di servizio e faccio il pieno, prendo un caffè e riparto.
La Slovenia è breve e dopo aver passato Ljublijana (e il vicino capannone del Lidl) mi dirigo verso Trieste e l’Italia.
Raggiungo quindi il confine e entro in Italia, telefonando a casa per avvisare che sono in fase di rientro a breve.
Nel frattempo raggiungo un autogrill dove mi fermo, approfittando dell’orario e mangio qualcosa di quello che mi ero portato dietro.
Il tempo è leggermente piovoso, ma ormai sono in Italia, non mi interessa più niente, quindi procedo verso casa, fermandomi solo per i rifornimenti quando necessario e per un caffè e una sosta ogni tanto.
Alla fine, nel tardo pomeriggio, parcheggio sotto casa (stranamente, riesco a trovare un posto) e comincio a svuotare la macchina, portando su tutto, con l’aiuto di mia sorella (purtroppo qua siamo in Italia, non in Serbia, quindi se lascio qualcosa in auto è come dire a qualcuno di romperla e svuotarmela, cosa che là non succedeva, specie se si posteggiava dentro il cortile e non per la strada...)
E così si conclude il mio ultimo viaggio in Serbia!
E si conclude anche questa epopea massacrante!

venerdì 10 aprile 2015

Ritorno in Serbia 3 - Il secondo giorno in Serbia

Era appena spuntato il sole che apro gli occhi!
L’unica cosa che noto è che non sta piovendo!
Mi alzo, guardo fuori dal balcone e mi accorgo che non c’è la macchina aziendale, ma altre macchine circondano comunque la mia Punto, in attesa che i proprietari vadano al lavoro.
Torno dentro, mi faccio la doccia e poi mi dedico a prepararmi la colazione, mentre rifletto su cosa devo fare: pagare l’ultima mensilità di affitto, riconsegnare il telefono e le chiavi dell’ufficio in ditta e riconsegnare le chiavi di casa al proprietario, e soprattutto farmi dare tutte le ricevute.
Non mi viene in mente altro, anche se so che sto dimenticando qualcosa.
Ovviamente non sento la signora, che non tenta nemmeno di avvicinarsi alla mia porta, ma non me ne frega assolutamente niente.
La macchina è pronta, quindi non mi resta nient’altro da fare. Ho fuori solo il minimo indispensabile per un paio di giorni (in fondo la tessera slovena dura una settimana, quindi i miei tempi sono comunque contati) e decido di approfittare del bel tempo per farmi un giretto nella zona.
Prima di tutto telefono al proprietario dell’alloggio, dicendogli di passare in serata con tutte le ricevute dei mesi passati, che gli pagherò l’ultima mensilità, poi esco.
La città al mattino è relativamente silenziosa e semi-deserta, a parte ovviamente le zone vicine ai due centri commerciali.
Mi incammino verso la zona centrale dove trovo un “menjacniza” (ufficio cambi) e chiedo il cambio attuale euro-dinaro, quindi mi faccio un paio di conti per scoprire quanto devo prelevare per pagare l’affitto (gentilmente il tipo mi presta la calcolatrice e un foglietto di carta dove segnarmi il totale).
Esco dalla banca e incontro il nostro taxista, che mi saluta cordialmente e mi chiede se vado in ufficio, gli rispondo che ci andrò nel pomeriggio, ci salutiamo e ci separiamo.
Lui allontanandosi prende il telefono e chiama qualcuno, ma non ci faccio caso.
Pochi istanti dopo, mi suona il cellulare serbo e sento la voce di Segretaria, che mi dice essere stata avvisata che ero in città, immagino dalla signora delle pulizie ma invece no: è stato il taxista, che le ha ricordato che devo ancora pagare l’ultima corsa verso l’aeroporto.
Rammento quindi l’episodio e mi accorgo che è vero, per cui le dico di farsi portare la ricevuta nel pomeriggio e darò a lei i soldi relativi. Lei acconsente e ci salutiamo.
Torno quindi in banca e prelevo la differenza per pagare anche il taxista.
Una passeggiata e mi trovo nelle vicinanze dell’ufficio, dove mi rendo conto che ormai è ora di mangiare e lì vicino c’è sempre il mio paninaro di fiducia... ;-)
Vado al chioschetto del “pekara” e ritrovo i fornitori di vettovagliamento, quindi mi prendo una “gourmanska” e una bottigla di sprite, e mi dirigo a casa, dove mangio.
Divido poi i soldi a seconda delle destinazioni, attendo la fine della pausa pranzo e richiamo Segretaria.
Lei mi dice di andare che il taxista le ha dato la ricevuta.
Vado, noto che i colleghi di sotto hanno modificato tutto usurpando la mia postazione, ma sono tutti felici di vedermi (o fingono bene). Salgo quindi al piano di sopra, e passando davanti all’ufficio di GrandeCapo lo vedo dentro, quindi lo saluto. Lui appare un po’ spaventato dal vedermi, ma si accorge che non ho atteggiamenti ostili, inoltre immagino che Segretaria lo avesse avvisato che sarei passato.
Passo oltre e trovo sia Collega che Contabile, saluto anche loro e mi perdo un attimo in chiacchiere con lui, che pare stupito di vedermi e soprattutto incapace di rendersi conto che sia venuto in macchina da Torino senza problemi.
Sentendo la voce, ecco che appare quindi Segretaria, che mi chiama nel suo ufficio, mi saluta con un abbraccio e i soliti 3 bacetti serbi, e sembra essere davvero l’unica felice di vedermi (o l’unica capace di fingere meglio degli altri).
Chiacchiero un po’ con lei, che si dice contenta di vedere che il mio aspetto è migliorato notevolmente (a suo dire pare che avessi un aspetto da condannato a morte negli ultimi tempi in cui ero in Serbia, e dice addirittura di esser giunta a preoccuparsi per la mia salute) poi le consegno i soldi per il taxista e lei mi da in cambio la ricevuta, le consegno quindi le chiavi dell’ufficio e le spiego che il telefono mi servirà ancora quella sera: il proprietario normalmente non suona al citofono ma mi telefona dicendomi di essere arrivato a riscuotere l’affitto.
Le spiego quindi (3 volte, per esser certo che comprenda) che il telefono glielo lascerò in casa e che il mattino dopo la signora delle pulizie lo potrà prendere e consegnare, inoltre le spiego che partirò al mattino prestissimo, quindi non passerò da lei a consegnare le chiavi di casa ma le lascerò nella cassetta delle lettere dell’appartamento (il proprietario ha le chiavi relative) e che mi farebbe un grande favore se ripetesse le stesse cose al proprietario suddetto, in modo che non ci siano dubbi o incomprensioni tra il mio inglese e il suo serbo. Lei è gentilissima, ancor più di quanto ricordavo, chiama immediatamente e spiega tutto dettagliatamente, quindi mi conferma e assicura che si svolgerà tutto come previsto. Si assicura anche che la signora abbia le chiavi del mio appartamento e che il giorno dopo passerà a pulire e recuperare tutta la roba da consegnare.
Io le chiarisco che ho preso tutta la mia roba, ma lascerò ovviamente sia quello che è stato lasciato dai precedenti inquilini/colleghi sia l’arredamento (parolone per indicare quei 4 mobili) che è proprietà della ditta e non certo mio. Lei annuisce, poi mi dice di restare in contatto, mi abbraccia e mi da i soliti 3 bacetti, quindi me ne vado.
La sera arriva il proprietario, mi consegna le ricevute, gli do i soldi, rimane male quando mi chiede di poter vedere il cambio e io gli dico che, malgrado io tramite l’affitto abbia pagato anche tutte le bollette, internet non funziona e che deve fidarsi della calcolatrice dell’addetto all’ufficio cambi.
Se ne va, dando un’occhiata in giro, ricordandomi di lasciargli le chiavi nella cassetta postale, quindi chiudo la porta e mi preparo la cena.
Vorrei uscire, ma vedo che ha ricominciato a piovere, e di conseguenza me ne vado a leggere un po’ e poi a dormire.
E così si conclude il terzo giorno di viaggio, ovvero il secondo giorno in Serbia.

venerdì 3 aprile 2015

Ritorno in Serbia 2 - Il primo giorno in Serbia

Una sensazione angosciosa opprimeva la mia mente, facendomi star male, oscurando il mio animo e alterando i miei pensieri, al punto che a un certo punto non capisco più nulla, se non che c'è qualcosa che non va attorno a me!

Al mattino prestissimo, malgrado l’orario tardo in cui mi sono addormentato, apro gli occhi oppresso da un cupo senso di disperazione, e mi rendo conto che non si trattava di un incubo: ero veramente nel mio alloggio in Serbia: mi saluta persino il ragnetto che costruiva le tendine, che mi stava fissando dall’angolo opposto della stanza.
Mi alzo, vado in bagno, uccido uno scarafaggio che evidentemente era convinto che ormai l'alloggio fosse disabitato e mi faccio una doccia, scoprendo che almeno la bolletta di acqua e metano erano state pagate, quindi riprovo per l’ennesima volta a sistemare la connessione, ma invano.
Mi dedico quindi a prepararmi la colazione, mentre sento i passi dei vicini che scendono. Poco dopo sento il rumore della Punto aziendale che parte e scendo quindi, portando dentro il cortile la mia auto abbandonata la notte precedente sotto la pioggia.
Sistemata in modo da non ostacolare i passaggi, procedo con l’inizio della sistemazione della mia roba, che mi rendo conto essere ancora più di quanto ricordavo. Le valigie si riempiono abbastanza rapidamente e vedo che qualcosa continua a rimanere in attesa nell’armadio.
In quella avverto il tentativo di forzare la porta, e dopo una rapida bestemmia, con un coltellaccio in mano, mi avvicino alla porta e la apro, vedendo la signora delle pulizie che sta scendendo, si volta e mi vede, quindi mi saluta e mi dice qualcosa che non capisco ma che mi fa pensare che non abbia molta voglia di venire a pulire... Peraltro, considerando bene il tutto (compreso lo scarafaggio) mi rendo conto che è parecchio tempo che non si fa vedere a fare il suo dovere da me, ma non me ne frega niente: la saluto e richiudo la porta.
Ho sistemato la roba dell’armadio, e mi rendo conto che potrebbe essere ora di mangiare, quindi guardo cosa trovo ancora di commestibile negli armadietti e nel frigo, e scopro con piacere che ho ancora diversa roba mangereccia, quindi mi dedico all’arte culinaria.
Mangiato, riprendo a lavorare e a dedicarmi al facchinaggio, attingendo a piene mani dalla riserva di sacchi neri che la signora aveva abbandonato nel mio cassetto, e che finalmente troveranno un utilizzo pratico, dato che le valigie erano ormai esaurite e non avevo alcuna idea di dove piazzare tutta la roba che mi rimaneva, maledicendo mentalmente il fatto che in 3 anni si sia accumulato un simile quantitativo di roba, come se avessi dovuto vivere lì per sempre... e rendendomi conto che era proprio così: c'è stato un periodo in cui credevo (e temevo) di dover vivere per sempre in Serbia, a Kragujevac o al massimo a Belgrado, in un mondo straniero e ostile, in situazioni che, se continuavano com'erano, erano realmente al limite del livello di pura sopravvivenza.
Questo cieco e folle terrore mi ha dato la carica per continuare senza sosta, senza nemmeno pensare a un caffè, talmente ero ridotto alla follia e alla disperazione
In quell'istante mi resi conto che non ero disperato per essere in Serbia, ma che ero disperato per essere solo, completamente solo! Non c'era nessuno a cui rivolgere la parola, nessuno che mi desse una mano, nessuno che potesse fare qualcosa per me se in quel momento fossi crollato. E capii che la mia paura più folle era proprio quella: la solitudine che non mi aveva infastidito per 3 lunghi anni ora mi aggrediva con una ferocia incredibile, riversando su di me ogni possibile dubbio, facendomi dubitare persino della mia pseudo-sanità mentale, giungendo a farmi addirittura pensare di ripartire subito, abbandonare tutto, scappare... scappare come un vigliacco!
Ma non era possibile!
Io non ho avuto paura 3 anni prima di infilarmi in una situazione che avrebbe fatto desistere chiunque, non ho avuto paura di scendere in prima linea senza nessun addestramento, non ho avuto paura del fuoco amico che era fin superiore a quello nemico, non ho avuto paura delle condizioni di vita ai limiti dell'umano... non potevo certo farmi dominare dalla paura proprio adesso che stavo facendo l'ultima cosa che mi restava da fare in quelle terre aliene!
Lanciai un ruggito feroce, esclamando il mio nome e in quel momento un fulmine possente illuminò il mondo esterno mentre il cielo tremò e il boato del tuono scosse l'aria. La follia era finita! La paura era cessata! Ora c'ero solo io!
La luce selvaggia nel mio sguardo rivelava un'energia in continua crescita, energia che usai per proseguire il mio lavoro senza nessuna sosta, fino all'ultimo istante, quando mi fermai ansante e sudato, osservando i risultati di quella prima giornata ormai finita.
Alla fine della giornata, sono soddisfatto del lavoro: fuori non ho altro che un paio di cambi di abbigliamento per i giorni successivi, pacchetti di cibo aperti e quasi esauriti che mi serviranno per il sostentamento immediato e qualche bottiglia di acqua minerale. 
Mi aspetta una giornata di chiusura delle pratiche arretrate, caricamento in macchina del materiale e tempo libero per me... se non fosse per la pioggia che continua imperterrita e mi deprime profondamente.
Avevo sentito i passi del mio collega che risalivano al piano superiore, avevo poi sentito scendere e avevo quindi capito che si trovavano per mangiar fuori, quindi avevo immaginato di raggiungerli o di andare anch’io al ristorante, ma no: la pioggia mi aveva fermato!
Mi alzo, chiudo la finestra con un mega bestemmione che fa tremare tutto l’universo, e carico le valigie, portandole sotto e mettendole in macchina.
Torno sopra e mi dedico a prepararmi una cenetta veloce, poi continuo a fare avanti e indietro e riempire la macchina con tutti i sacchi neri, trasformando la mia Punto in un caravan zingaresco.
Alla fine, la stanchezza mi prende e mi getto nuovamente sul divano, cercando di dedicarmi alla lettura ma nulla da fare: crollo addormentato senza nemmeno rendermene conto.
E così si conclude il secondo giorno di viaggio, ovvero il primo giorno in Serbia.

domenica 29 marzo 2015

Ritorno in Serbia 1 - Il viaggio di andata

Come dicevo, avevo ancora una cosa da fare: dovevo tornare a recuperare la mia roba, abbandonata in un alloggio freddo e abbandonato, del quale continuavo a pagare l’affitto proprio in attesa di recuperare la roba. Ovviamente, causa il nuovo lavoro, la cosa si è protratta alle lunghe, con continue chiamate da parte di Segretaria che non sapeva come comportarsi nei confronti di tale alloggio, anche se non capivo come mai: in fondo continuavo a pagare l’affitto, quindi che problemi aveva il padrone di casa? Peraltro pagavo anche le bollette, dato che quando avevo chiesto di levarle mi era stato risposto che in Serbia i contratti non possono essere mollati così a meno che io non andassi via dall’alloggio.
Alla fine mi sono deciso!
Faccio mettere a punto la Punto, che non abbia problemi, e approfitto di una settimana di pausa nel lavoro, quindi mi lancio in questa avventura. Avrei sperato in un aiuto, ma nessuno voleva accompagnarmi in quella terra dimenticata da tutti gli dei, passati presenti e futuri.
Parto che il sole ancora non era sorto, cupe tenebre mi tenevano compagnia mentre imboccavo l’autostrada, alimentando il mio umore altrettanto cupo.
Il sole alla fine decide di non spuntare, regalandoci un’altra giornata di pioggia, come ha fatto per tutta la primavera e l’estate passate, e quindi il monotono alternarsi dei tergicristalli mi tiene compagnia mentre devo forzatamente ridurre l’andatura, mentre si approssima il casello di Milano.
Pagato il pedaggio, imbocco la tangenziale e attraverso la metropoli, riprendendo infine l’autostrada in direzione Trieste.
Mi fermo un attimo in un autogrill a mangiare e prendere un caffè, poi riparto e dopo un po’ scopro di essere quasi a Verona. Mi fermo al primo autogrill e recupero il bagno e un altro caffè, quindi riparto nuovamente.
A un certo punto, senza che la pioggia sia calmata, raggiungo il casello di Trieste, pago e, subito dopo, mi fermo alla stazione di servizio dove mi procuro anche la “vignetta” per le autostrade slovene.
Poco dopo attraverso il confine, entrando in Slovenia.
Alla prima stazione di servizio mi fermo a far benzina e mi rendo conto che i prezzi sono piuttosto convenienti rispetto ai rifornitori italici.
I 3 anni in Serbia mi sono utili per capire e farmi capire anche in Slovenia.
Avevo fatto in modo di procurarmi piantine dettagliate da google, quindi avevo chiari i percorsi da seguire, ma mi sono accorto che le indicazioni stradali erano numerose e comprensibili, e in ogni caso mi bastava arrivare a Belgrado, poi conoscevo benissimo la strada. E le indicazioni passavano immediatamente da una capitale all’altra, quindi prima i cartelli indicavano Ljublijana e successivamente indicavano Zagabrija, e dopo di questa avrebbero indicato sicuramente Beograd...
Tra pause di rifornimento e pioggia, continuavo a seguire la mia strada.
Alla fine supero anche la Slovenia e mi ritrovo in Croazia, dove trovo immediatamente il primo casello a pagamento, poi procedo sapendo che il successivo sarà al confine con la Serbia.
Superata l’ennesima pausa di rifornimento comprensiva di sosta idraulica, scoprendo che per poter andare al bagno in Croazia bisogna depositare 50 centesimi di euro (un capitale, tutto considerato, specie per usare un cesso che forse risaliva a prima della guerra balcanica, da com’era tenuto malamente)
Ennesimo pagamento al casello e finalmente arrivo al confine.
Stavolta entro in un paese che non è parte dell’Unione Europea (non ancora almeno) quindi stavolta gli uffici doganali sono presidiati dalla polizia.
Per snellire le code, aprono alcuni corridoi dove fanno incanalare anche me, tra gli altri, e mi ritrovo al casello dal lato opposto, dovendo quindi sporgermi sul lato passeggero per consegnare i documenti alla mano che la poliziotta infila nell’abitacolo dal suo gabbiotto. Alla fine mi restituisce tutto e riparto, per fermarmi subito dopo al casello di pagamento.
Procedo quindi seguendo le indicazioni in cirillico che indicano effettivamente Beograd, e mi incanalo sotto la pioggia battente verso la capitale serba, andando ancora più piano dato che la pioggia aveva trasformato i classici solchi lasciati dai camion lungo l’autostrada in due fiumi in piena, dove le ruote della mia Punto si infilavano per non uscire più, rendendomi difficoltoso procedere.
Oltrepassato il casello di Belgrado, supero quindi l’aeroporto e la città prendendo la strada nota, che mi porterà fino a Batocina e quindi a Kragujevac, dopo una successiva tappa, e dove arriverò in tarda serata.
La pioggia battente sempre più forte e l’ora tarda mi impediscono di trovare posto nel cortile, quindi posteggio per la strada, tanto difficilmente ci saranno serbi in giro che potrebbero danneggiare un’auto con targa italiana.
Entro quindi nel mio vecchio alloggio, chiudo la porta e avviso in Italia di essere arrivato.
Ovviamente, appena cerco di collegarmi a internet, mi rendo conto che TeleKomA Serbija è defunto, malgrado io continui a pagare la relativa bolletta, quindi niente internet e niente televisione, per cui tanto vale andare a dormire, nel divano ovviamente che il letto non è certo stato riparato.
E così finisce il primo giorno di viaggio.

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Scheda di rete ethernet e scheda modem per connessione internet
Sistema operativo preinstallato: GNU/Linux Ubuntu 10.04.1 LTS
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Elenco hardware presente disponibile

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