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Controllori…

Ogni tanto mi capita di imbattermi nei controllori, ovvero gli addetti dell’azienda al rilevamento delle infrazioni, in particolare la verifica della presenza e della regolare timbratura del biglietto. A parte che ci sarebbe da discutere all’infinito anche sul fatto che appioppano la multa pure se uno ha l’abbonamento, ma l’ha lasciato nell’altra giacca o nell’altro pantalone eccetera (e a nulla vale portarlo in centrale il giorno dopo per mostrarne l’esistenza, se non a ridurre – ma non levare – la multa), d’altronde si tratta sempre di un’azienda pubblica, quindi abituata al monopolio e gestita mediante metodi dittatoriali.. A prescindere dai metodi e dai regolamenti dell’azienda, ripeto, si nota comunque un particolare sistema di operazione assolutamente non democratico dei suddetti controllori. Vanno sempre in branco (evidentemente la cagarella c’è a girare da soli per angariare una popolazione già maldisposta verso di loro per altri motivi..) e se beccano il pericolosissimo...

Viaggiando sui mezzi pubblici

Ok, a volte anch'io, stanco per dure e lunghe giornate lavorative, approfittavo di eventuali posti vuoti nei tram, ma non ho mai usato i metodi che ho visto usare da varie persone per accaparrarsi il posto 'con la forza'.. Si passa dal(la) vecchietto/a che sale arrancando e trascinandosi faticosamente dietro la propria borsa a rotelle, strapiena all'inverosimile di ogni porcheria che siano riusciti a vendere al mercato di Porta Palazzo, e che già mentre sale individua direttamente la propria vittima, alla quale si affianca subito sperando di sentire la classica frase “Vuole sedersi?” cui risponderà “Se non le dispiace...” con il tono come se avesse detto “Sei ancora lì seduto/a?” per poi accomodarsi e cominciare a sparlare dei giovani e della mancanza di rispetto, e del fatto che quando era giovane lui/lei non ci si sognava nemmeno di stare seduti se una persona anziana saliva sul tram... Ovviamente capita anche che la vittima non si accorga del proprio ruolo, o che s...

Per chi suona la campana?

Il 58 era l’unica linea (all’epoca) che raggiungesse quel posto sperduto in cui lavoravo, impiegando esattamente 35 minuti (gran parte del viaggio è su corsie preferenziali, quindi nulla di ché), ma bisognava fare attenzione a non prendere per sbaglio il 58/ (che faceva lo stesso percorso fino a 3 fermate prima, poi deviava e andava da tutt’altra parte) e anche a non cadere nell’errore di sottovalutare le pause caffè. Quella ditta era estremamente rigorosa con gli orari (timbratura ingressi e uscite su badge elettronico, oltre che timbratura del momento in cui si iniziava a lavorare su una commessa..) e le punizioni fioccavano con estrema severità (al confronto, il Mega-Direttore Arcangelo di Fantozzi era veramente un angioletto: lì non si crocifiggeva il personale in sala mensa per il semplice motivo che la sala mensa, al di fuori dell’orario del pranzo, era usata come spogliatoio per il personale e non c’era spazio tra gli armadietti e il tavolone per piazzare anche delle croci..) ...

Mamma, son tanto felice...

Viste le passate esperienze nelle terre del nord-est, era ovvio che durante la fase di ritorno fossi particolarmente felice, man mano che mi avvicinavo a casa (Ok, trovatemi qualcuno che non è felice di tornare a casa dopo trasferte, periodi di naja, lavori osceni e cose simili.. ovviamente sono esclusi coloro che vivono con la suocera..) Oltretutto, seduto nel posto sul treno, accanto al finestrino, ammiravo il panorama esterno rinfrescando le mie scarsissime nozioni di geografia (e a volte anche di storia), così i miei pensieri erano di questo tipo: Ecco il Ticino, ora lo attraverso ed entro in piemonte.. Ecco Novara, con il suo caratteristico campanile.. Ecco le risaie del vercellese, a seconda del periodo con o senza acqua (ormai per la maggior parte tramutate in campi di coltivazione di granturco anziché riso..) Ecco Vercelli, immersa nella pianura afosa e opprimente.. Ecco Santhià, con il suo scalo ferroviario e l'inimmaginabile quantità di zanzare che una volta mi hann...

Aste, scambi, trolley…

Nella mia lunga carriera di utente del (dis)servizio pubblico, ho visto notevoli cambiamenti, sia in meglio che in peggio, ma quelli che restano chiari e fermi nella mia memoria riguardano gli scambi e l'alimentazione elettrica. Gli scambi sono comandati da impulsi elettrici inviati direttamente dal tram, ma ciò non toglie che il meccanismo, sottoposto a tutte le intemperie e all'ambiente aperto e inquinato, sovente si blocca, obbligando il tranviere a scendere e a procedere mediante forza bruta e l'ausilio di una leva apposita, con la quale fa scattare comunque lo scambio bloccato. Questo solitamente capita in inverno, quando fa freddo, oppure quando per vari motivi il tram viene deviato su una linea dove è un po' che non passa nulla. A questo sembra che non ci sia rimedio, visto che anche oggi, quando si pone il problema, l'unica soluzione è sempre quella di procedere a mano. Ovviamente, il ridursi del numero di tram rispetto agli autobus rende sempre meno evide...

Leggiadria femminile…

Viaggiando con i mezzi pubblici, proprio perché pubblici, non è difficile incontrare gente strana. Una sera sul tardi, ero felice di aver trovato ancora un tram in servizio e di essermi evitato di conseguenza una lunghissima passeggiata, per cui non badai affatto al fatto che il suddetto tram fosse molto affollato, piazzandomi al solito nello spazio angusto vicino alla macchinetta per timbrare. A una fermata, salgono due tipe caratteristiche: abbigliamento classico da discoteca (spero, perché volendo guardar bene poteva anche essere un abbigliamento classico da distributrici automatiche di piacere, tanto è strana la moda notturna femminile..), trucco pesantissimo, capelli colorati a ciocche e dose massiccia di profumo abbastanza dozzinale. Nulla di strano, se non che erano anche evidentemente ubriache (o comunque avevano sicuramente una forte dose di ripieno, non necessariamente alcolico) Una si piazza davanti alla macchinetta e l’altra al suo fianco, ridendo e spandendo effluvi n...

Biglietti!

Era facile, sul 16, restare imbottigliati nel caos dell’incredibile affollamento, specie quando si riversavano dentro tutte le scuole che stavano sul percorso. Per fortuna, io avevo un mio sistema per evitare di saltare la fermata, sistema che coinvolgeva due fattori fondamentali: il fatto che io fossi uno studente e il fatto che io fossi uno studente del Politecnico. Apparentemente non ci vedete differenza, vero? Eppure una differenza c’è, minima ma fondamentale! Il libretto del Politecnico, quello dove venivano registrati i voti, alla prima pagina (quella con i dati anagrafici) era praticamente identica alla tessera dei controllori ATM. Il fatto che fossi uno studente implicava che sapevo perfettamente come funzionava il cervello dello studente medio nazionale. Quando si approssimava la fermata a cui dovevo scendere, bastava quindi estrarre dalla tasca il libretto, aprirlo sulla pagina anagrafica (in modo che non si notasse che era un libretto universitario e non la tessera dell’...

Eeett..cccchuuu!!!

Primavera avanzata di molti anni fa. Tornavo dal Politecnico verso casa e, alla fermata subito prima del Parco del Valentino, di fronte alle mura diroccate dell’istituto Galileo Ferraris (quello dell’ora esatta) sale una coppia di donzelle, una delle quali apparentemente sconvolta dall’allergia da pollini. Si piazzano vicino alla mia postazione chiacchierando tra loro di vari problemi di complessa natura, quando il tram si ferma al semaforo prima di girare e di avvicinarsi alla fermata successiva. In quella si sente una voce stentorea dall’altra parte del mezzo, urlare “Signori, biglietti!” Una delle due esclama “Caxxo! Il controllore!” ed entrambe frugano nella borsetta alla ricerca del biglietto da timbrare, quando il tram riparte e svolta subito. A quel punto entrano in gioco simultaneamente la fisica e la chimica organica. La partenza improvvisa con svolta del carrozz.. tram fa sì che le persone dentro, soggette ai principi dell’inerzia e dell’accelerazione centrifuga, compi...

No, quello non è un apposito sostegno…

A Torino, gli autobus non sono sicuramente un esempio di comodità. Attualmente stanno migliorando il parco macchine, ma ai tempi di questa storia (praticamente quando usavo i mezzi pubblici per motivi scolastici e non lavorativi) si trovavano in giro solamente catorci. Come dicevo, attualmente stanno migliorando il parco macchine.. ma solo quello! Normalmente erano vecchi e molto scomodi, sempre strapieni al punto che talvolta sarebbe stato preferibile lasciar passare e attendere il successivo, se non fosse che si rischiava di aspettare per delle mezz'ore buone, per giunta la maggioranza dei conducenti che incontravo io guidavano come dei veri pirati della strada e, di conseguenza, tra l'affollamento, le manovre brusche e la difficoltà a reggersi agli appositi sostegni praticamente inaccessibili a chiunque non sia alto esattamente come il progettista originale di tali mezzi, qualcuno rischiava pure di capitombolare, al chè sopraggiungeva l'istinto di sopravvivenza, le m...

Occhi da cerbiatto…

Capita, prendendo sempre lo stesso mezzo allo stesso orario, di incontrare sempre le stesse persone, e talvolta capita di notare tra queste alcune persone, per i motivi più strani, che rimarranno impresse nella memoria. Un tempo, tornando dal politecnico sul 16, incontravo quasi sempre una ragazza che saliva dopo tre fermate e scendeva più o meno nella zona dove adesso lavoro. Non l'avrei mai notata se non fosse stato per alcune circostanze: una è che sono un grande curiosone (anche se preferisco il termine osservatore), l'altra è che personalmente detesto le ragazze truccate pesantemente, mentre il mio sguardo è magneticamente attratto dalle ragazze con un trucco limitato, meglio ancora se sul tipo pulito acqua e sapone, e preferibilmente senza chincaglieria.. e costei era così: non era alta, non più della media, aveva capelli castano chiaro, quasi biondo, li portava corti ma ben curati, e aveva gli occhi castani, grandi e profondi, come gli occhi di un cerbiatto.. Saliva nel ...