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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

venerdì 24 aprile 2009

CapoDiFuori passa a linux?

Un giorno, CapoDiFuori venne da me (come sempre) e mi disse: “Senti, ma tu usi Linux, vero?”
“Si”
“Ma è una cosa difficile come dicono?”
“Dipende da chi lo dice..”
“Lo dicono tutti..”
“Boh, io sono parte di tutti e non lo dico!”
“Dai, è difficile o no?”
“Senti, io una volta sono andato all'estero: prima di partire mi sono procurato una guida e ho letto tutto quello che ho trovato sul posto, poi ho preso uno di quei manuali di conversazione e infine ho ripassato le regole grammaticali della lingua che si parla laggiù.. e alla fine non ho avuto problemi..”
“Cosa vuol dire?”
“Che prima di fare una cosa, è sempre meglio documentarsi! Esistono migliaia di guide e documenti vari per passare a linux senza problemi, ma la gente non li legge mai e poi chiede e quando gli chiedi di darti le caratteristiche, ti accorgi subito che la maggior parte dei componenti hardware non sono compatibili, e che lo avrebbero visto su qualsiasi guida in linea..”
“Vabbè, ma io voglio sapere se è difficile..”
“Per me non è stato difficile, ma avevo letto la documentazione”
“Perchè, ti spiego, da noi l'istituto ha deciso di passare a linux e voglio informarmi..”
“Ottimo, così risparmiano un po' sulle licenze”
“Infatti.. allora, per l'installazione ci penserà un tecnico apposta..”
“E allora di cosa ti preoccupi?”
“Uh? No, è che voglio sapere se potrò continuare a fare quello che faccio normalmente?”
“Cioè? A parte rompere i marroni a me?”
“Beh, il solito.. CAD, Office, la ciofeca.. quelle cose lì, insomma..”
“Ah, quello! No: niente CAD, niente ciofeca – ma questo è in fondo un bene – e niente office ma openoffice..”
E' impallidito in un attimo (eh già: lui non va d'accordo con openoffice.. e poi dovrebbe pagarsi le licenze per i suoi programmi in edizione scolastica da usare professionalmente..) e se ne è uscito con un “Ah no! Mi opporrò a questa situazione! Non si può assolutamente fare!”
Non so se l'istituto ha poi deciso di passare a linux (anche perché di solito i tempi sono ministeriali, quindi rapportabili alle ere geologiche..) ma mi piacerebbe vederlo alle prese con una shell o, peggio millantavolte peggio, con l'openoffice..

venerdì 17 aprile 2009

CapoDiFuori e openoffice

CapoDiFuori svolge la nobile professione di tutore e mentore delle giovani menti, inculcando loro le basi della cultura che li accompagnerà nella futura vita da tecnici dell'energia elettrica.. finché non si troveranno di fronte un verificatore bastardo come me..
Questa sua attività di base di insegnante gli permette di utilizzare i prodotti del pacchetto Microsoft Office (e anche il famosissimo programma relativo al disegno tecnico prodotto dalla Autodesk) a prezzo bassissimo anche, o principalmente, per l'altra attività di progettista e consulente di impianti elettrici, e in particolare si trova così bene con word che utilizza questo per tutto, compreso il fare tabelle e computi metrici che, forse, con excel riuscirebbero un pochino meglio..
Peraltro, collaborando con noi ha scoperto l'esistenza di openoffice, ha provato a fare una tabella e non c'è riuscito (perché le variabili che voleva inserire non avevano lo stesso nome che avevano in word) così ha detto che openoffice è una schifezza e ha cominciato a fare una campagna denigratoria contro la principale alternativa al 'suo' word..
Ovviamente lui usa principalmente word solo per scrivere relazioni, aprendone una e modificandola globalmente per non perdere le formattazioni, visto che non ha la minima idea dell'esistenza di strumenti come i 'modelli' e le 'macro' per automatizzare le voci o preformattare i documenti stessi, poco importa se sovente word si impalla e lui stesso non riesce ad aprire il file 'maledetto'.. in quel caso normalmente mi telefona, mi spiega il problema (usando il linguaggio per deficienti che utilizza con chiunque non sia lui stesso o GrandeCapo..) e mi invia (via email) il file incriminato, ordinandomi di risolvergli il problema..
Qual è la mia soluzione? Ve lo devo dire? Apro il file con il tanto vituperato openoffice (che lo apre immancabilmente), lo salvo con altro nome in formato word e glielo rimando indietro.. e lui, ogni volta, mi dice “Eh si! Tu lo sai usare bene word..” e io ignorando la frecciata, ogni volta, gli rispondo “Se passi a openoffice saprai usarlo bene anche tu..”

mercoledì 15 aprile 2009

Guarda che diga..

Come ho già detto in altre storie, stanno costruendo una diga sul grande fiume, allo scopo di contenere le piene primaverili e favorire il deflusso della scarsa quantità d'acqua estiva.
Ormai è qualche tempo che gli operatori si stanno dando da fare in quello che sembra sempre di più il classico “cantiere eterno”, eppure chi passa da queste parti ancora adesso difficilmente vedrà qualcosa di questo imponente lavoro, nato sotto il segno della sfiga.
Erano abbastanza a buon punto con i lavori, quando arrivò la primavera e di conseguenza le piene alluvionali che distrussero completamente il lavoro, obbligando a ricominciare.
Erano nuovamente a buon punto con i lavori, quando arrivò l'autunno con le pioggie e il grande fiume uscì nuovamente dagli argini, distruggendo quasi completamente il lavoro e obbligando a ricominciare.
Erano nuovamente arrivati a buon punto, quando arrivò l'inverno con la più grande nevicata da almeno 20 anni a memoria mia, che distrusse completamente il lavoro, obbligando a ricominciare.
Adesso dovrebbero ricominciare a effettuare i lavori, in modo da giungere a buon punto in tempo per le piene primaverili, consentendo al grande fiume di distruggere nuovamente tutto... tanto continuiamo a pagare noi...

lunedì 13 aprile 2009

Era mio padre..

Questo post non appartiene a nessuna delle categorie più "allegre" che i lettori del presente blog sono abituati a leggere, non descrive episodi strani di cantiere o battibecchi assurdi tra colleghi né descrive le ottuse pretese di capi e responsabili di chissà cosa... e non ha nemmeno le allusioni erotiche caratteristiche degli episodi in cui è protagonista la mitica Segretaria, probabilmente il vero elemento trainante della lettura di questo sito e un personaggio di indubbio spessore caratteriale.
A seguito di quanto sopra, sono sicurissimo che non verrà nemmeno letto, eppure lo scriverò lo stesso, solo perché per me è importante farlo!

Il 13 aprile del 1996, 13 anni fa, malgrado gli sforzi del personale medico e paramedico della Croce Rossa Italiana, tempestivamente chiamati, si è spenta una persona che per me è stata di fondamentale importanza, e senza la quale io non sarei qui e non avrei potuto sperimentare le situazioni che ho descritto nei precedenti post del presente sito.
Quel giorno, dopo un tempo interminabile, il responsabile dello staff medico dell'ambulanza ha aperto la porta della camera da letto dei miei genitori, affacciandosi e, scuotendo la testa, ha riferito che non c'era più niente da fare: mio padre è morto, a seguito di complicazioni sopraggiunte sul suo stato di salute.
Ha superato le innumerevoli difficoltà di una vita che pochi al giorno d'oggi sopporterebbero, e infine la sua anima ha guadagnato il meritato riposo.

Quel giorno, sebbene avessi 30 anni, ho pianto come un bambino, esaurendo totalmente la mia scorta di lacrime, perdendo per sempre una parte fondamentale di me stesso.

Da allora ripenso sovente al tempo passato insieme, alle lunghe passeggiate alla scoperta di Torino, decine di chilometri senza preoccupazioni, esclusivamente a piedi o sui mezzi pubblici: non esisteva una macchina di famiglia... e alle sue chiacchierate, dove mi raccontava di come i luoghi che vedevamo passando erano impressi nella sua memoria per eventi particolari del suo passato, senza mai dare troppi dettagli, ma lasciando capire come un dettaglio si ricollegasse all'altro, stimolando in me una mentalità analitica e forse investigativa, che mi ha poi aiutato nella gestione della mia attuale attività professionale.

Ho visto il terreno dove sorgeva la casa in cui è nato (in uno dei periodi più cupi della storia italiana), sulle rive del grande fiume... dietro una serie di condomini recenti che attorniano una piazza attualmente adibita a capolinea periferico del tram, che all'epoca era ben oltre l'estremo confine della città...
Ho visto alcune delle case dove ha vissuto, in un successivo e frenetico cambiamento di dimora conseguente a diversi avvenimenti, quasi mai felici...
Ho avuto modo di apprezzare i suoi insegnamenti sull'esperienza accumulata in tanti anni e in infiniti lavori, la stessa esperienza che gli permetteva di non trovare difficoltà in qualsiasi attività si accingesse a fare...
Ho avuto modo di apprezzare i suoi sistemi didattici per aiutarmi nello studio (pur avendo lui – ufficialmente – solo la licenza elementare, aveva una mente pronta e aperta, aiutava negli studi me e mia sorella senza difficoltà alcuna, apprendendo anche lui sempre cose nuove) impedendomi di fallire anche nella realizzazione di obiettivi formalmente superiori a quelli che erano i suoi titoli di studio...

Ho avuto tantissime esperienze fondamentali in compagnia di mio padre, e non posso dimenticarmi dei dettagli della sua vita, che messi insieme potrebbero essere il resoconto di avvenimenti di un'Italia che non c'è più (forse per sfiga e forse per fortuna).
Mi ha raccontato le storie di:
- un bimbetto di nemmeno 2 anni, ultimo di tre fratelli, che un triste giorno non vede più il proprio padre entrare dalla porta di casa, perché quel giorno nella fabbrica dove lavorava era successo un gravissimo incidente, con conseguenze letali;
- un bimbo di 6 anni, ricoverato per una malattia endemica (oggi pressochè sconosciuta, ma allora non così rara neanche in quello che oggi tenta di farsi passare per un paese civile), che perde un anno di scuola e viene poi messo in collegio con uno dei fratelli dalla madre, vedova con scarsi sostentamenti;
- un ragazzino che sviluppa la propria cultura in una classe di una cinquantina di allievi, gestita con pugno di ferro da una maestra capace anche di insegnare il programma completo meglio di mille maestri d'oggi, incapaci di insegnare a una decina di bimbetti, e questo in un'epoca in cui l'Italia intera girava in camicia nera;
- un ragazzino di 12 anni che, terminate le scuole elementari e uscito dal collegio, viene mandato a lavorare perché non può essere mantenuto dalla famiglia, ma deve al contrario contribuire a mantenere la famiglia stessa, lavorando presso un panificio, imparando a impastare e infornare il pane, sia quello "autarchico" per la popolazione tesserata che quello di "borsa nera" per pochi eletti, malgrado la fantomatica severità delle istituzioni giudiziarie dell'epoca (corruzione e tangenti non sono prerogative dei tempi moderni, e nemmeno il lavoro minorile a livello di sfruttamento e schiavitù...);
- un ragazzino di nemmeno 13 anni che scopre a sue spese che talvolta le "fortezze volanti" americane sono più veloci delle sirene dell'allarme aereo e, malgrado la velocità dei soccorsi nel portare il suo giovane corpo martoriato al più vicino ospedale, dovrà attendere troppo per le cure mediche... troppo, ma abbastanza perché una delle scheggie abbia il tempo di lacerare irreparabilmente il nervo ottico, rendendolo cieco da un occhio, grazie ai cosiddetti “liberatori” e “salvatori della patria”, già allora impegnati a “esportare la democrazia e la libertà a colpi di bombe”;
- un ragazzino di 13 anni (o poco più) che fa mille lavori per vivere e che rischia continuamente la vita tra i bombardamenti a tappeto degli “alleati”, gli attentati dei partigiani e le feroci rappresaglie nazifasciste;
- un ragazzino di nemmeno 15 anni che, in un'odissea degna di un film attraversa l'intera nazione germanica in compagnia di un paio di fuggiaschi per ritornare in Italia, prima che il campo di concentramento dov'era stato deportato si trasformi in campo di sterminio;
- un giovane che, malgrado una grave menomazione, si impegna a fare mille lavori in una città profondamente devastata e sulla strada di una ricostruzione quasi totale;
- un giovane uomo che incontra una giovane donna, si innamorano e si sposano vivendo felici insieme per tanti anni, al contrario della maggioranza delle coppie più recenti;
- un giovane operaio in una fabbrica chimica ad altissimo rischio, che causa complicazioni polmonari perde il lavoro proprio nel momento in cui nasceva il suo primo figlio e le spese aumentavano;
- un giovane uomo costretto dalla necessità a sopportare incarichi umilianti e le angherie e i soprusi di datori di lavoro che se ne strafottevano delle leggi e della sicurezza dei dipendenti (come sempre, del resto...);
- un impiegato che, pur essendo senza macchina, gira l'intera area metropolitana di Torino (con i mezzi pubblici, che allora funzionavano meglio di adesso...) per svolgere le sue mansioni, riscuotendo continuamente apprezzamenti dai superiori;
- un uomo che, con il proprio stipendio da impiegato pubblico, ha saputo gestire una famiglia, aiutando entrambi i figli a studiare e senza mai far pesare le proprie difficoltà economiche;
- un uomo che, a soli 50 anni ha raggiunto il massimo dei contributi e può andare in pensione (peraltro ostacolato dal governo che gli impedisce di svolgere ulteriori attività, in fondo mica era un politico che può fare il caXXo che vuole fottendosene delle leggi...);
- un uomo che, comunque, ha sempre trovato il lato bello della vita, qualsiasi cosa stesse facendo;
- un uomo che, dopo una vita di lotte e sacrifici che nessuno oggi sarebbe capace di ripetere (e sottolineo NESSUNO!!!), dopo aver superato mille avversità ed essere sopravvissuto a cose che non si riescono nemmeno a immaginare, viene stroncato da una malattia: un ictus, che lo lascia semi-paralizzato e bloccato fisicamente, ma con la mente capace di comprendere e di capire che la vita che l'aspetta è deprimente e disperata, bloccando probabilmente le sue capacità di reazione e accelerando lo sviluppo delle complicazioni che, dopo diciotto lunghi mesi di sofferenza, quel 13 aprile del 1996, hanno dato riposo a una vita carica di gioie ma anche di tante sofferenze.

Sicuramente è stato anche un uomo che ha avuto parecchie soddisfazioni dalla vita e tanto affetto da parte della sua famiglia, e questo è il ricordo migliore che ho di lui: il fatto che, malgrado tutto, non se la prendeva mai ma sapeva sempre cosa fare per risolvere ogni problema.

venerdì 10 aprile 2009

Telefonino aziendale..

E finalmente la Grande Società diede a CapoCantierista un telefonino aziendale, col quale potesse mettersi in contatto con chiunque dei dipendenti/collaboratori senza pagare nulla..
Un giorno andai con lui in cantiere, per seguire un punto di difficoltosa realizzazione e, mentre eravamo impegnati a “studiare la situazione”, squillò il suo telefonino aziendale.
Io lo guardai e gli dissi “Rispondi pure, probabilmente è importante..”
Lui mi disse “No, non è una chiamata ma un messaggio: ha la stessa suoneria e non sono capace di cambiarla!”
Io lo guardai “Come un messaggio? Ti mandano i messaggini al telefonino aziendale?”
“Macchè.. sembra roba di una qualche banca..”
“Eh? Roba tua?”
“No di certo”
“Fa vedere..”
Prendo il telefonino e guardo i messaggi arrivati, che effettivamente sono informazioni bancarie su prelevamenti, bonifici effettuati e pagamenti bancomat, al chè mi viene un dubbio, prendo il telefonino e chiamo in ufficio..
“Grande Società buon giorno..”
“Ciao Segretaria, sono MK..”
“Oh, ciao, tutto bene?”
“Si, senti.. devo chiederti una cosa..”
“Dimmi pure”
“Ti sto chiamando dal telefonino aziendale di CapoCantierista, ma c'è qualcosa che non va: chi lo utilizzava prima?”
“Quello? Mi pare lo utilizzasse Cantierista prima di lasciarci..”
“Hai il suo numero?”
“Si, è schedato nel GrandeFratello, come tutti..”
“Ok, allora chiamalo e digli di andare alla sua banca e di cambiare il numero di telefonino a cui far pervenire i messaggi delle operazioni svolte..”
“Oddio! No.. non mi dire che ha fatto arrivare i messaggi a quel numero..”
“Yes, ciao”
“Ciao..”
Chiudo e restituisco il telefonino a CapoCantierista, che mi guarda stupito “Ma allora, questi messaggini mi arrivavano ogni volta che quello lì faceva un'operazione in banca?”
“Infatti.. ma non te la prendere: se vuoi posso dire a Segretaria di mandarti un messaggino ogni giorno, o a Disegnatrice di telefonarti alcune volte al giorno..”
“AAAAAAAARRRGGGHHH!!!!!”
Eh sì.. non è molto furbo usare il telefonino aziendale per farsi mandare le info bancarie.. specie se poi si cambia lavoro e si deve riconsegnare il telefonino..

mercoledì 8 aprile 2009

Cercare un altro bar..

E' dall'inizio dell'anno (dopo le incasinature con il semiblocco totale della città causato dalle abbondanti nevicate) che non riesco a raggiungere il mio bar preferito.
No: non è che è ancora inaccessibile causa neve, ormai sono sparite tutte le tracce del disastro invernale (e di conseguenza sono sparite tutte le prove evidenti della negligenza amministrativa, ma quelle sarebbero sparite comunque...).
Il fatto è che, un giorno, durante la pausa pranzo, facendo la solita strada da poco liberata e percorribile, lo vedo chiuso.
Ok, è anche periodo di influenza, facile che, come per metà dello staff in ufficio, anche i baristi abbiano avuto qualche problema, ma non importa: c'è un altro locale nei paraggi che, sebbene mi piaccia poco, fa un cappuccino più umano rispetto a molti altri bar della zona.
Passano i giorni, e il locale è sempre chiuso, però noto che la tenda è sempre posizionata in modo differente, cosa strana, ma sono comunque obbligato ad alternare l'altro locale alla macchinetta interna dell'ufficio.
Un giorno noto anche un foglietto appeso alla parete accanto alla serranda chiusa, approfittando di un attimo di calma nel flusso automobilistico attraverso la trafficatissima via, raggiungo il locale e leggo il foglietto: hanno cambiato orario!!! Evidentemente l'afflusso maggiore di clientela è in orari tardo-serali-notturni, quindi hanno posticipato l'apertura... lasciando scoperto l'orario della mia pausa pranzo e quindi la ricerca del mio cappuccino con cioccolato e di un paio di chiacchiere in allegria..
Il mio mondo mi crolla immediatamente addosso travolgendomi come gli eventi concatenati di un film catastrofico del passato!!!
Possibile? Mi hanno abbandonato così al mio destino? Ingrati!!! Io portavo loro un'entrata sicura quasi quotidianamente...
La delusione è fortissima! Sono sconvolto nel profondo del mio animo (ma pensa: ho pure un animo?)
Mi avvio distrutto e demoralizzato, con le lacrime agli occhi e un senso di gelo e di vuoto interno, procedendo verso l'altro locale..
Da allora, la mia consueta passeggiata durante l'ora d'aria è avvolta nell'insegna di un gelo profondo, avviato alla ricerca di un altro locale.
Come ho detto, c'è un altro locale che non è male (e sicuramente è preferibile alla macchinetta interna), ma non so perché non riesco a trovarmici bene: il cappuccino è buono, i titolari sono estremamente professionali ma.. c'è una forte dose di freddezza! E' come se fosse un robot a preparare il cappuccino, una macchina.. e quindi è solo più buono della macchinetta.. poi ha un difetto: costa più caro! (ci sono ben 10 centesimi di differenza nel prezzo rispetto al vecchio bar.. 10 centesimi, che corrispondono a.. devo controllare a quante ore del mio lavoro corrispondono, ma ho bisogno di una calcolatrice e attualmente ho a disposizione solo quella di Windows..)
Sto girando i vari locali della zona, provando da uno o dall'altro, ma devo ammettere che è molto difficile trovare un cappuccino buono in questa zona, malgrado dalla finestra dell'ufficio veda benissimo la collina che ospita il convento dei cappuccini.. peccato che non abbiano un bar..

venerdì 3 aprile 2009

Dimmi dove devo prenderlo..

Era un po' che Disegnatrice era assente, per una volta per un valido motivo..
Al suo ritorno, parte del lavoro di CAD (quello che non seguo io) si è accumulato così che lei deve cominciare una routine di recupero di disegni, shampo, taglio e piega (shampo? Ops, intendevo dire stampa..)
PiccoloCapo si approssima alla sua postazione e le fa “Allora, ci sono alcune decine di disegni da stampare e piegare..”
“Va bene”
“Si tratta della commessa GrandeCommessaCheHaCoinvoltoProprioTuttiTranneMkCheFacevaTuttoIlResto..”
“Ok.. quali disegni sono?”
“Allora.. nella cartella di consegna devi stampare tutto, sia su carta che facendo i PDF, poi vai nella cartella di lavoro e stampi tutto quello che c'è nelle cartelle 'elettrico' 'termico' e 'strutturale'.. per quello che riguarda i dettagli adesso preparo l'elenco poi ti dico dove sta il disegno da stampare”
“Ce n'è solo uno?”
“Si, abbiamo fatto un disegno in grosso formato con tutti i dettagli principali dentro”
“Ok”
Disegnatrice inizia il suo lungo lavoro aprendo le cartelle, selezionando i file da aprire e stampare, lanciandoli e approfittando della mega-lentezza di apertura di autocad per.. fare una telefonata..
Alla fine (della telefonata) inizia il processo di stampaggio dei singoli disegni, uno alla volta e, vista la lentezza del CAD con tutti quei disegni aperti, gli intervalli vengono occupati con delle telefonate..
Dopo un discreto numero di ore, riesce finalmente a concludere le stampe, quindi si volta verso la stanza di PiccoloCapo e, con il massimo dell'eleganza tipicamente femminile di cui è capace, urla “PiccoloCapo?”
“Oh! Che c'è?”
“Mi dici dove devo prenderlo?”
“Che cosa?”
“Il tuo coso..”
“Eh?”
“Il disegno.. quello dei dettagli..”
PiccoloCapo sospira (delusione o soddisfazione? Boh) e le da le indicazioni su dove recuperare il disegno da stampare..

mercoledì 1 aprile 2009

Tassi (e tasse) di salute... (BOLLINO ROSSO)

ATTENZIONE: CONTIENE SFOGHI EMOTIVI ED ESPRESSIONI VOLGARI PIUTTOSTO PESANTI (PRATICAMENTE TURPILOQUIO), PER CUI SE VERRA' LETTO DA UN PUBBLICO MINORE, OCCORRE CHE CI SIANO INSIEME DEGLI ADULTI, IN MODO CHE I MINORI POSSANO SPIEGARE LORO I SIGNIFICATI DEI TERMINI USATI!!! t(-_-t)

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Non molto tempo fa, è capitato che mia mamma dovesse ricoverarsi per un grave problema. L’operazione andò a buon fine, ma la terapia è stata lunga e devastante.
L’ospedale è sito in centro città, in piena ZTL, e di conseguenza in una zona che io, malgrado tutto, evito come la peste (anche perché girare in macchina in centro è una cosa da incubo comunque, a prescindere da tutte le allucinanti angherie che si inventano le varie giunte comunali per fregare i soldi dei cittadini..)
Di conseguenza, uscendo dall’ospedale per il ritorno a casa abbiamo sfruttato quelle auto bianche che possono andare ovunque strafottendosene del codice stradale e delle precedenze.
Arrivati a casa, dopo un giro panoramico delle regioni limitrofe, il conducente mi ha chiesto i soldi in cambio del trasporto, offrendomi immediatamente la possibilità di sottoscrivere un mutuo trentennale per il finanziamento necessario a pagare quei pochi chilometri.
Dopo alcune settimane, cominciò il periodo della terapia, e ovviamente era necessario recarsi presso l’ospedale.
Il primo giorno ricorsi nuovamente al servizio pubblico, e tra andata e ritorno firmai un ulteriore mutuo.. (ovviamente, il fatto che io la accompagnassi aveva come diretta conseguenza che non presenziassi ai miei doveri di difensore estremo nei confronti della Grande Società – e del culo di GrandeCapo – per cui assunsi contemporaneamente il ruolo ancor più ambito di agnello sacrificale e capro espiatorio per quel periodo.. oltre ad assaporare la gioia di non ricevere alcuna paga per tale giornata..)
Il secondo giorno di terapia, avvisato l’ufficio che stavo assente e che mi scalassero un’ulteriore giornata di paga, telefonai al centralino di gestione del servizio pubblico e chiamai l’auto.. “..dieci minuti e sarà lì..”
Dopo venti minuti richiamai, ottenendo la stessa risposta “..dieci minuti e sarà lì..”
Dopo altri venti minuti decisi che procedendo direttamente forse facevo prima: mi recai presso la strada oltre il fiume (300 metri, nemmeno tanto, ma fatti con calma che mia madre è anziana e non può certo mettersi a correre) dove c’è un posteggio di quelle automobili bianche. Mentre ci si approssimava ne vidi due fermi, i cui conducenti stavano chiacchierando ridendo e scherzando tra loro. Stavamo attraversando quando il primo sale al posto di guida, mette in moto e se ne va.. Oh, bè.. c’è il secondo! Ma anche questo sale, mette in moto e, malgrado i miei segni, parte e se ne va..
Chiamo la centrale e mi rispondono “..dieci minuti e sarà lì..” peccato che era ormai giunto l’orario in cui lei doveva essere là!!!
Nello stesso punto passa un tram che ferma anche vicino all’ospedale, e stava arrivando proprio in quel momento: ho mandato affan.. quelli della centrale del (dis)servizio pubblico e siamo saliti sul tram..
La volta dopo me ne sono fregato di tutto e ho preso direttamente la mia auto, infilandomi nel dedalo di sensi unici del centro città e pagando la sosta in zona blu!
Idem per le volte successive, con la differenza che riuscii a procurarmi un permesso di sosta per visita medica davanti all’ospedale, in modo da non svenarmi a regalare soldi agli avvoltoi dei posteggi a pagamento..
Le visite terminarono, smisi di perdere giornate e di svenarmi col (dis)servizio pubblico, ma.. dopo alcuni mesi cominciarono a fioccare le multe per l’ingresso immotivato nella ZTL!!!
Ok, colpa mia: non ci vado mai, quindi non sono informato su regolamenti, modalità, orari e sul fatto che la strada dove passavo era sorvegliata dall'unico agente che non fa mai la pausa caffè: l'agente Telecamera XXX..

MAPORCACCIAZOZZADIQUELLATROIADELLAMADREDICHIDICOIO!!!

In certi momenti, mi viene davvero la voglia di uccidere qualcuno!

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Elenco hardware presente disponibile

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