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Visualizzazione dei post da 2008

Cosa vuoi per offrirmi un caffè?

Prima di avere anch'io una commercialista mi servivo di un'associazione, ma erano talmente tanti i casini che mi facevano che alla fine facevo tutto da solo.. chiedendo alcune informazioni alla mia collega ExAmministrativa (che, essendo una ragioniera milanese, era abituata a vendere i propri servizi a carissimo prezzo..) La moneta di scambio era, ovviamente, il caffè alla macchinetta: sia io che ExAmministrativa siamo dei caffeinomani, quindi non c'erano problemi.. io le chiedevo un consiglio, e per una settimana le dovevo offrire il caffè a metà mattina (non di pomeriggio, perché lei lavorava part-time..), lei mi chiedeva un favore (assistenza tecnica) e poi mi offriva un caffè (lo so che i conti sembrano non tornare, ma l'ho detto: lei è una ragioniera milanese..) Un giorno che stranamente era un pò che non le chiedevo consigli, e che non sapevo nemmeno fosse in ufficio (era pomeriggio: lei si fermava di pomeriggio solo quando c'erano scadenze contabili..), sen

Buon Natale!

Un Buon Natale a tutti da parte di alcune amiche:

A volte ritornano.. 3

Dopo il sopralluogo di sabato ho inviato via email l’offerta per il lavoro di progettazione della cabina e degli ampliamenti per le alimentazioni delle nuove macchine nel capannone. L’ho inviata domenica sera, così se la sarebbero trovata lunedì, e come al solito, l’ho inviata in PDF (in parte lo faccio perché non è modificabile, in parte perché scrivendo con Openoffice è immediato esportare in PDF e si evita comunque che dall’altra parte venga richiesto un DOC (non sapete quante volte mi hanno detto “Ma cosa ca##o è questo ODT? Io voglio un file in formato WORD!”) Il lunedì aspetto la risposta alla mia offerta, e quando GrandeCapo mi fa telefonare da PiccoloCapo e dopo i convenevoli mi fa “Senti, la tua offerta va bene ma è troppo cara” Sono abituato a questo genere di battute e rispondo “Va bene, leviamo 3 etti di patate e arrotondiamo il prezzo.. ma ci rimetto..” “Eh? - ovviamente non ha capito – No, senti: devi levare una certa cifra (arrotondando per grosso difetto) e poi io non

A volte ritornano.. 2

E fu così che andai a vedere il nuovo lavoro Ci trovammo il sabato mattina in ore antidiluviane al piazzale, dove posteggiai la mia Punto e, con il suo rombante bolide ipertecnologico e iperaccessoriato, ci recammo insieme sul posto.. Appena entrato allacciai la cintura di sicurezza e lui sogghignò “Cos’è? Hai paura?” “Macchè.. voglio solo evitare che qualcuno prenda delle multe, visto che ho notato alcuni posti di blocco sulla strada..” “Ah!” e si allacciò la cintura anche lui.. Dopo un po’ di strada fuori città, mi fa “Dovrebbe essere da queste parti, guarda un po’!” indicando il mondo esterno.. “Eh? Ma io non so nemmeno dove dobbiamo andare..” “Ah già.. aspetta che ci penso io!” lascia il volante per cercare il telefonino (ovviamente senza auricolare) e fa il numero di PiccoloCapo, aspetta il primo squillo e poi “Ecchecca##o! Non risponde.. AHHH! Dove ca##o eri? E’ un’ora che ti chiamo.. senti: come ca##o si chiama quel co§*one dove devo andare? Vabbè.. grazie.. senti, non riaddorm

A volte ritornano.. 1

La storia è questa: un giorno ricevo una telefonata da PiccoloCapo (quello della PiccolaDitta in cui ero Responsabile di cantiere e Ufficio tecnico contemporaneamente ..) che, dopo i convenevoli di rito mi passa GrandeCapo “Ciao MK, come va?” “Me la cavo, e voi?” “Si tira avanti.. senti, ho un lavoro per te, puoi passare qui tra un’ora?” Sono ufficialmente un libero professionista, quindi non dovrei aver problemi, ma in realtà sono uno schiavo e non posso uscire dalla Grande Società così (specie per uno che erano anni che non si faceva sentire, sperando ardentemente che io finissi immediatamente sul lastrico e poi pretende di dare ordini a tutto spiano..), inoltre mi ci vorrebbe quasi tutta l’ora solo per raggiungerli, se fossi in macchina, ma non sono in macchina.. “No, posso passare domani sera, ma sul tardi..” “Tardi quanto?” “Verso le 19” “Va bene, ti aspetto..” Grave: se non fa storie e mi aspetta pure vuol dire che c’è puzza di marcio.. e non siamo nemmeno in Danimarca.. L’indo

Vai a QuelPaese..

GrandeCapo mi è apparso davanti poco dopo l’accensione del mio computer fork-stesscion, mentre windows stava arrancando per caricare il noto anticazziemazzi di gran marca contemporaneamente ai vari autluk, offisss, aiut_cade, addobba_acrobati_ridder e prepararmi il mio ambiente di lavoro personalizzato (dove avrei dovuto chiudere tutti quei programmi per aprire al loro posto la succhia-risorse ciofecale..). Intimorito da tale apparizione (nonché dal residuo alone ofattivo sulfureo..) ho detto “Ciao, cosa c’è?” Egli posò lo sguardo su di me, e la sua voce risuonò tonante mentre, con i fulmini che uscivano dalle sue dita scriveva i Suoi Comandamenti, “In verità ti dico: tu domani andrai a QuelPaese!” (parola di GrandeCapo, rendiamo grazie..) “A QuelPaese? E ‘ndo c@##o sta?” “Non ci sei mai stato?” “Ce n’ho mandati tanti, ma io non ci sono mai andato..” “Ci andrai: ti ci mando io!” e via con una spiegazione dettagliata di quello che avrei dovuto fare in un paio di giorni (secondo Egli!

La reinstallazione

E, dopo la formattazione , siamo giunti al momento in cui dobbiamo ripristinare tutto. Ognuno si incarica di sistemare i pacchetti che utilizza meglio, dei quali purtroppo non esistono le immagini... indovinate un po' cosa tocca a me? Ed eccomi con in mano il cd della 'ciofeca' ad approssimarmi al mio computer (poi, nell'ordine, a quelli di PiccoloCapo, di Progettista e di ProgettistaGiovane... almeno è un programma usato solo dagli elettrici...), apro lo sportello del cd, inserisco e aspetto l'autoplay, che si avvia subito, aprendo l'interfaccia per il setup: scelgo la cartella di destinazione, la cartella delle librerie, la cartella di lavoro e clicco su Installa! (ovviamente, il pulsante Installa è posto esattamente dove non lo si cercherebbe mai, mentre nel posto dove cade subito l'occhio c'è il pulsante Termina! che ha tutt'altro effetto...) Il programma crea la cartella, poi comincia a scompattare tutte le librerie chiedendo dove estrarle (e

Il formattone...

E' un tranquillo mercoledì di terrore, quando SuperAmministratore entra nell'ufficio dicendo “Staccatevi tutti dal server e restate tutti in locale fino a nuovo ordine!” “Che succede? Stavolta ti da il preavviso che sta per crollare?” “Spiritoso! No, è che siamo invasi da un qualcosa come 3 o 400 virus...” “Win-Stukas!!!” “Appunto, devo risistemare il server, poi pensiamo ai singoli computer, ma adesso staccatevi e lavorate in locale!” “E poi, dove salviamo, a fine giornata?” “Se il server è a posto, ripristinerò i collegamenti, altrimenti masterizzerete i lavori fatti oggi...” “E chi non ha il masterizzatore?” “Ma se ce l'abbiamo tutti!” “Io non sono tutti!” “E' impossibile che tu non abbia il masterizzatore... no, aspetta... tu veramente non hai il masterizzatore?” “Se ti dico di no è no: so leggere i componenti del computer...” SuperAmministratore ci riflette un attimo, poi fa “Ci penserò... per adesso, salva in locale, poi vedremo come fare” “Ok” E via col server: m

Senti.. quella cartella.. erano cose importanti?

Credo di aver già detto che la mia workstation (pare si chiami così) non ha il masterizzatore (non ha nemmeno tante altre cose che il mio computer di casa ha, pur non essendo una workstation e avendo un numero di anni enormemente superiore) Non che la cosa mi crei problemi, ma visto che le consegne includono normalmente anche un CD, occorre che qualcuno lo prepari e, se non posso farlo io deve farlo Disegnatrice (tra una telefonata e l'altra) o PiccoloCapo (di persona personalmente in prima persona) E venne il giorno della consegna, e Disegnatrice non c'era (in effetti, quel giorno c'erano problemi col gestore telefonico), così andai da PiccoloCapo e gli dissi “Tutto pronto per la consegna!” “Bene, così finalmente ci pagheranno!” “Si, ma serve anche la copia su supporto informatico..” “Falla!” “Non ho il masterizzatore..” “Eccheppalle! Devo dire a SuperAmministratore che ti compri un masterizzatore, non possiamo andare avanti così..” “Infatti..” “Va bene, ci penso io.. me

Vieni con me in cantina?

ExStagista deve seguire un cantiere presso uno stabilimento e sta cercando di documentarsi sui procedenti lavori fatti per quello stabilimento dalla Grande Società, per non essere proprio impreparata. A un certo punto si rende conto che gran parte della documentazione è stata archiviata opportunamente in cantina, in quanto abbastanza vecchiotta. Si prende quindi i numeri di commessa dei lavori che le interessano, si fa dare da Segretaria le chiavi della cantina e decide di scendere per recuperare la documentazione. Segretaria le fa “Guarda che è meglio se ti fai accompagnare da qualcuno: se succede qualcosa, chi ti trova più?” ExStagista ci pensa un po' e si convince che il discorso è giusto, scopre che Segretaria non è disposta a scendere con lei e si dirige verso l'area tecnica.. L'unico presente in sede sono io (gli altri sono tutti fuori: era il periodo delle olimpiadi...) e così mi fa “Vieni con me in cantina?” La guardo un attimo e, con un sogghigno diabolico, le

Per evitare i fulmini, sto a gambe larghe..

ExStagista (come ogni stagista che si rispetti) seguiva i cantieri. Siccome era inconsueto che una ragazza si presentasse in cantiere (molto meno del fatto che una stagista si presentasse in cantiere), costei si rivolgeva sovente agli altri cantieristi per avere consigli su come agire, come comportarsi con gli operatori e come risolvere i problemi senza finire per sbaglio dentro una colata di cemento.. Un giorno seguiva dei lavori relativi agli impianti elettrici e, in mancanza di meglio, venne da me per chiedere consigli.. “Ciao MK” “Ciao” “Senti..” “Uh?” “Avrei un problemino..” “Uno solo? Beata te!” “No dai.. ho bisogno del tuo aiuto!” “Per cosa?” “Sto seguendo quel cantiere e abbiamo piazzato la gru!” “E allora?” “Per l'impianto elettrico della gru come devo fare?” “Lo devi fare te?” “Dai, devo fare i disegni e dare le indicazioni, così lo faranno in sicurezza..” “Allora, l'alimentazione la prendono direttamente dalla fornitura tramite interruttore e linea dedicata.

Vuoto...

Oggi mi è capitato di osservare una cosa strana: per alcuni istanti ho fissato gli occhi di una persona che mi guardava in silenzio, senza proferire parola... per alcuni istanti, perché poi non ce l'ho fatta a sostenere quello sguardo, per via di quello che ho visto. Mentre guardavo quegli occhi, ho visto dentro un baratro profondo: una voragine buia e cupa, un buco nero dove regnava solo la disperazione. Mi sono trovato per un istante lungo una vita a precipitare dentro quel baratro, scorgendo lungo la mia caduta i resti di una vita disperata e svuotata da ogni bellezza: un vuoto ipnotico dove non era difficile scorgere i resti di una serie infinita di sogni infranti e di disillusioni costanti, di tradimenti e di ferite, di rabbia e rancori profondi, di devastazione e di morte, di disperazione e di perdita totale. Nulla poteva più colmare quel baratro, eppure era evidente che c'erano stati accenni di ricostruzione, anche recenti, come era evidente che non era sempre stato così

Pausa pranzo – lunedi

Come ogni giorno, alla fine si arriva all'una. A quel punto, l'intero ufficio è in fermento (già da almeno mezzora), perché si è giunti all'ora della pausa pranzo, dove ognuno dà libero sfogo alle proprie preferenze culinarie. Il regolamento interno della Grande Società prescrive che si mangi nella saletta interna appositamente dedita allo scopo (ex gabinetto riadattato per ospitare la sala da pranzo oltre alla macchinetta del caffè e al fornetto a microonde) Il locale è realmente microscopico, al punto che occorre fare i turni per mangiare, ma tant'è: l'ex sala da pranzo è stata riadattata a sala riunioni, chiusa a chiave e impedito l'accesso. Nel tavolino ikea a 3 posti si asserragliano quelli del primo turno deponendo un fazzoletto di carta a uso di tovaglietta e cominciano a divorare il pasto (chi un panino, chi un qualcosa di strano da scaldare nel fornetto), mentre quelli del secondo turno aspettano in piedi davanti all'ingresso, ostacolando il pas

Pausa pranzo

E' l'una, malgrado tutto non piove, così approfitto per fare la mia solita pausa pranzo godendomi anche la mia solita ora d'aria (o di libertà). Metto il giubbotto (siamo a ottobre e fa freschetto anziché no...), prendo il sacchetto con il mio paninazzo ed esco, dimenticandomi di ogni singola cosa relativa all'ufficio, tranne che di bloccare il computer a scanso di usi impropri... Apro il portone, esco in strada e attraverso la via, devastata dai lavori in corso, giungendo sulla passeggiata dei Murazzi. Scendo fino alle panchine, mi accomodo in una panca al sole (stile lucertola) e, incurante di coloro che portano a spasso i cani (freddolosi e frettolosi, che trascinano la bestiola mentre sta facendo, provocando danni inimmaginabili...) mangio il mio panino. Appena finito mi alzo e scendo sull'altra passeggiata, quella proprio sulla riva del fiume, ammirando il ponte di piazza Vittorio, la cupola della Gran Madre (che è una chiesa molto particolare...) e la coll

Fess-book...

Sono appena entrato in ufficio, in ritardo come ogni lunedì, quando vengo accolto da una marea di risate, che mi fanno pensare di avere qualcosa di strano addosso... controllo subito di non avere tracce addosso del motivo del mio ritardo o di non avere dimenticato la bottega aperta, ma quando mi convinco che è tutto a posto e io sono sempre affascinante come al solito (*) ecco che mi rendo conto che le voci ridenti sono le solite (Disegnatrice, Termica, Stagista e Segretaria) quindi capisco che non c'è nulla di interessante, ciò nonostante attivo lo stesso il neurone dedicato e vengo colto da frasi del tipo “Ma mi fai amica?” “Si, ti ho fatto amica, e ora fammi amica tu...” “E io posso fare amici i tuoi amici?” “Si, ma prima devono chiederti se li fai amici...” “E gli amici degli amici?” “Sono miei amici...” Non sono sicuro se sono entrato in un asilo (vista l'età fisica dei soggetti non credo... per quella mentale nemmeno, al massimo il nido...), così mi accingo a chiedere ch

“Scusa, hai mica il numero della mia ragazza?”

La fidanzata di Architetto è commercialista , tra i suoi clienti annovera sia lui che me. In vista del matrimonio (e delle spese..) Architetto sta cercando di fare una pubblicità a tutto spiano all’attività di lei, cercando di procurarle più clienti possibili tra i nostri colleghi (quasi tutti nella categoria ‘impiegati a partita iva’) Siamo giunti al turno di Termico.. Architetto gestisce bene la situazione, descrivendo le molteplici capacità della fidanzata, finchè Termico (che non è proprio così interessato alla cosa..) cede e se ne esce con un “Vabbè.. le parlerò e vediamo per un eventuale collaborazione futura..” Architetto non si scoraggia facilmente, così gli fa “Senti, chiamala subito e vi mettete d’accordo!” “Ma no.. adesso sarà impegnata..” “Ma va, è sempre disponibile!” “Ma no..” “Ma si..” Alla fine Termico si convince “Ok, dammi il numero e la chiamiamo..” Architetto si fruga nelle tasche e.. si accorge di non avere con sé il cellulare.. “Opporc.. ho lasciato il cel

La mia ragazza è commercialista..

Questa risale a non molto tempo fa: all’epoca approfittavo della consulenza fiscale di una associazione, visto che le mie attività sono relativamente scarse e non mi serve un vero e proprio commercialista.. Il fatto è che, essendo io un esterno, nella quota di iscrizione era prevista la consulenza telefonica e il controllo delle pratiche, con relativo calcolo delle varie iva, irpef, irap, ilor, invim, immortacc.. eccetera.. La prima consulente mi seguiva con una certa cura, controllando i calcoli e compilandomi i relativi F24, e dandomi degli appunti su post-it di note che dovevo ricordarle la prossima volta.. Costei andò via.. La seconda consulente mi seguiva con un certo scazzamento.. non controllava nulla, non rispondeva alle telefonate, non si segnava nulla e non mi segnalava di ricordarle nulla.. Ogni volta che mi controllavano la dichiarazione dei redditi, mi trovavo una multa da pagare.. ma era tutta colpa mia: io ero esterno, quindi ero io che dovevo sapere le cose che di

Sfiga maxima: 4 su 4..

Eravamo ormai giunti in Francia e, dopo varie peripezie e varie visite tecniche, avevamo finalmente una serata libera. Alla ricerca di qualche luogo dove divertirsi, preferibilmente al coperto dato che non c’è stato un solo giorno in cui non abbia piovuto, fiduciosi che il nostro accompagnatore ci ha rassicurato con un “Tranquilli, qui siamo vicini all’Italia: 3 persone su 4 capiscono e parlano perfettamente l’italiano!”, ci dirigemmo verso l’interno della cittadina, ma non avevamo tenuto conto della versione francese di Murphy.. Ci avvicinammo a un paio di ragazzi più o meno della nostra età, e dicemmo loro “Bonsoir!” “Bonsoir” “Parlevù italiano?” «No, ne parlè pà!» e se ne vanno.. “Boh? 3 su 4 capiscono e parlano italiano: questi apparteranno al rimanente..” Ci avvicinammo ad altri due e andammo sul sicuro “Ciao, sentite..” ci guardarono e se ne andarono via senza dire una parola.. “3 su 4?” Poco più avanti un gruppetto di 4 persone “Sono in 4, quindi 3 dovrebbero capirci e almeno 1

Io + Tu = Noi..

Il ritorno della campagna di Russia! PiccoloCapo riceve una email che gli fa presente alcuni errori in fase di progettazione: delle discordanze tra gli schemi elettrici e i computi metrici, al chè mi chiama e mi fa “Ricontrolla gli schemi, che c'è qualcosa che non va: dobbiamo verificare le distanze segnate!” “Ok..” Apro una planimetria del locale, misuro in pianta le distanze dei percorsi di canali e tubazioni, aggiungo i tratti verticali e, alla fine, ottengo le varie lunghezze, che effettivamente non coincidono con gli schemi. “Allora?” “Si, gli schemi indicano dei valori differenti rispetto alle lunghezze effettive in pianta..” “Va bene: aggiorna gli schemi e controlla sul computo metrico!” Apro il computo metrico (foglio excel) e vedo che le distanze indicate corrispondono alle misure planimetriche, glielo faccio presente e lui sorride soddisfatto “Ovvio: questo computo metrico l'ho fatto io.. tu invece gli schemi li hai sbagliati! ” “Dici? Vediamo un po' tra le va

Rientro dalle vacanze

Periodo di rientro post-ferie.. Siccome PiccoloCapo se n'è andato via senza darmi indicazioni, io non ho letteralmente nulla da fare (come peraltro le uniche altre persone presenti in questa sede in questi giorni), così mi sto dedicando alla chiusura delle varie piccolezze: fare le copie ufficio delle consegne dove mancano e cazzate simili, che normalmente dovrebbero essere fatte subito ma di solito è impossibile riuscirci, con i tempi ultraridotti del nostro normale lavoro... In questo periodo, ogni tanto capita GrandeCapo che deve controllare la presenza dei pochi schiavi presenti (la forza-lavoro non è ancora rientrata del tutto) e si preoccupa di chiedere sempre a cosa sto dedicando la mia attenzione... GrandeCapo è abituato a fare domande e scappare via prima della risposta, così basta accennare a qualcosa e lui è contento e può andarsene senza ascoltare nulla... ma non bisogna assolutamente dirgli che si è 'liberi', che trova immediatamente qualche assurdità da aff

“Tu es scetrolì..”

Era la prima volta che partecipavo a una gita scolastica (ai miei tempi non si usavano..) anche se il termine giusto era ‘visita tecnica formativa’. Il nostro gruppo di sbandati stava recandosi a passare un periodo di qualche giorno in Francia, ospiti di una multinazionale nel settore degli impianti elettrici, che ci avrebbe pubblicizzato la sua sede, le sue apparecchiature e i suoi prodotti tipici.. Noi eravamo una classe di lazzaroni un po’ cialtroni, e si vedeva lontano millemiglia che era la prima volta che molti di noi andavano all’estero, anche se abbiamo in realtà fatto meno strada che se fossimo stati in Italia, partendo al mattino dalla nostra città avvolta in un freddo sole primaverile e giungendo in serata a destinazione, sotto un torrenziale diluvio tipico del periodo nelle cittadine d’oltralpe.. A pranzo eravamo già in territorio francese, e il conducente dell’autobus si fermò in un locale tipico, dove una simpatica famigliola francese fece di tutto per soddisfare le esige

Me la fai vedere? ..fic..!!!

Di recente, per vari problemi contingenti, sia ExSegretaria che Disegnatrice hanno subito un'operazione chirurgica. Fortunatamente nulla di grave, si sono riprese con un po' di convalescenza e ora stanno divertendosi a mostrarsi l'un l'altra le cicatrici.. Disegnatrice è stata operata al braccio, e le/ci mostra i punti e la cicatrice che corre lungo l'interno del suo avambraccio, raccontando i dettagli di un'operazione in cui le hanno tagliato e aperto il braccio per risistemarle dei tendini che, dispettosamente, se ne erano andati per i cavoli loro.. Alla fine si decide a porre termine al macabro racconto rivelando la parte piccante, ovvero il fatto che il chirurgo che l'ha operata l'ha anche poi invitata a cena.. e a colazione il mattino dopo, ovviamente con tutta la serie di dettagli del periodo intermedio tra cena e colazione.. ;-) A quel punto, la parola passa a ExSegretaria, che ha subito una più banale operazione di appendicite, e ci delizia

“Cedo ora la parola alla dottoressa..”

Politecnico, corso di apparecchiature di manovra e interruzione.. Praticamente si studia il funzionamento degli interruttori, a partire da quello che è parte integrante del contatore di casa, per finire a quelle colonne che possiamo vedere se passiamo in autostrada vicino a una stazione elettrica (o a una centrale elettrica). Parte del corso si svolgeva presso un laboratorio esterno, dove vengono provate le suddette apparecchiature, collaudandole fino alla completa distruzione, per avere infine i valori di taratura.. Tra i vari tecnici del suddetto laboratorio, noi abbiamo avuto la fortuna di capitare con una delle migliori, anche se era quantomeno inconsueto trovare una donna che si interessasse anche di apparecchiature elettriche ed elettromeccaniche. Il nostro insegnante fa la sua chiacchierata introduttiva (circa un’oretta di cazzate..) poi si rende conto che, accanto a lui, la dottoressa sta aspettando di tenere la prima delle sue lezioni (ormai sta anche dormendo profondamente, m

Per favore, me lo metti dentro?

Non capita sovente, ma ogni tanto succede che io debba recarmi nell'altro ufficio.. Siccome è l'inizio del mese, devo consegnare la mia parcella a Amministrativa, così prendo le chiavi, la parcella e il telefonino e mi avvio verso l'androne.. Giunto vicino all'altro portone, mi accorgo che ci sono state delle consegne: confezioni di carta da plotter, da stampante e da fotocopiatrice, confezioni di dossier e simili amenità rigorosamente abbandonate nell'androne.. e Segretaria che cerca disperatamente di sollevare le confezioni per spostarle dentro, finché giunge a una confezione di dossier parecchio pesante, che cerca in tutti i modi di girare e rigirare, senza riuscirvi, mostrandomi le sue parti migliori fino al momento che le faccio “Ciao..” Lei si volta di scatto (senza raddrizzarsi) e sorride “Oh ciao.. per favore, me lo metti dentro?” Io la guardo leggermente confuso, lei intuisce (?), si raddrizza sorridendo e indica lo scatolone, io mi chino verso lo scatolone

Ti passo la chiamata.. ehm.. forse è meglio che lo chiami te..

L’ultimo acquisto tecnologico nella Grande Società SuperEsperta è stato un sistema di telefonia voip, grazie al quale ognuno di noi adesso ha il proprio telefono accanto al computer (proprio accanto: i cavi di connessione non sono molto lunghi..) e, nel mio caso, posso fare e ricevere quelle poche telefonate senza infastidire Disegnatrice che non può utilizzare il telefono per quei secondi che lo utilizzo io.. La prima cosa da farsi, con una tecnologia nuova, è leggere attentamente il libretto di istruzioni, anche perché ci è stata consegnata a ognuno la propria scatola con il telefono e i cavi, e ci è stato detto “Arrangiatevi!” Al termine di un difficilissimo collegamento (il mio apparecchio, quello di ExStagista con il solito casino della doppia porta di rete , e quello di Disegnatrice, dopo averla quasi convinta – a suon di randellate – che il fatto che non abbia il collegamento a internet non le avrebbe impedito di usare ANCHE il telefono..) superato con straordinaria abilità e