Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Serbia

I giorni della Serbia

Tranquilli, visto che siamo in fase di pubblicazione, sto completando anche la versione completa e integrale delle avventure in Serbia, quelle di cui avete letto qualche accenno su queste pagine. Ora saranno raccolte in ordine cronologico e con le dovute spiegazioni e correlazioni tra un capitolo e l'altro, e nel succedersi dei vari capitoli, avrete modo di ripercorrere, insieme al sottoscritto, tutte quelle vicende ai limiti dell'assurdo in un susseguirsi di situazioni di ordinaria anormalità, di assoluto non-sense, ma sempre nello stile classico a cui siete abituati da queste pagine. A presto, con maggiori informazioni. Continuate a rimanere sintonizzati.

Suonala ancora, Sam...

Fu in quel momento che, guardando fuori dalla finestra, capii che era ormai finita! La vidi mentre si allontanava lungo la strada, 3 piani più sotto, camminando rapida senza voltarsi. Continuai a guardarla mentre diventava sempre più piccola e distante, anche quando era ormai praticamente impossibile vederla o distinguerla dal resto. Continuai a guardare senza più alcuna speranza di rivederla: in fondo sapevo benissimo che non sarebbe più tornata o che, se per caso fosse tornata, nulla sarebbe stato più come prima. Ero triste! Un groppo in gola mi toglieva il respiro! E' vero: l'avevo trattata male, molto male! Non avevo rispettato le promesse che le avevo fatto, anche se sapevo bene che me le aveva estorte e non erano state fatte spontaneamente, cosa che mi faceva sentire meno in colpa ma sempre male lo stesso. Guardai ancora: era ormai impossibile distinguere qualsiasi cosa, eppure sapevo che era lì, sentivo che alla fine si era voltata e g...

Beh...

Solito locale da lupi nel bronx... Buio, rumori, urla, musica assordante, fumo, odori alcolici e non solo... Comitiva strana, mista, italiani e serbi accomunati solo da una coincidenza temporanea di presenza in loco. Io la guardo attraverso il boccale di birra. Lei si sporge dal tavolo verso di me "You're italian?" "Yes, I am" "Fuck You!!!" "WTF?" "FUCK YOU!!! FUCK YOU!!! FUCK YOU!!!" "Are You sure?" "FUCK YOU!!!" "But You want fuck with me?" "Where is your home?" "It's near, 400 meters!" "Ok, we can go!" "OK!" ... Strani approcci... Comunque è vero: la conoscenza delle lingue aiuta parecchio... :P

L'ultima cena 2

Erano le 20.30 quando, dopo essermi fatto la doccia, cambiato e rasato, comincio a scendere. Era presto, ovviamente, troppo presto, ma non potevo farci niente: mi incamminai più lentamente che potevo verso l'ufficio, dove ormai non c'era più nessuno (erano finiti i tempi in cui anche il sabato uscivamo praticamente all'ora di rientrare) e la cittadina di sera assumeva un aspetto diverso. La vita notturna era frenetica e spregiudicata, ma a quell'ora era ancora tutto calmo e ovattato. Davanti all'ufficio non c'era nessuno, poco più in là un paio di serbi tracannavano birra e fumavano davanti al bar, in fondo alla strada qualche prete passeggiava in direzione della vicina basilica, mentre i tavolini dell'altro bar erano pieni di gente che rideva e parlava ad alta voce in modo incomprensibile (almeno per me). Mi avviai dietro l'angolo del vicolo e raggiunsi la porta da dove lei usciva a fumare e dove mi aveva spinto dentro sorridendo mentre accettava i...

L'ultima cena...

Ero incerto se scriverlo o meno, questo post. Incerto per vari motivi che non comprendevo bene nemmeno io. Non capivo come mai mi sembrasse troppo sporco scriverlo, cosa che non mi ha nemmeno toccato quando ho scritto gli altri che lo hanno anticipato. Non capivo, finché qualcuno in un commento ha ipotizzato quella che era evidente per tutti come la verità, per tutti tranne che per me! … Era da poco passato il famoso natale, ed era in corso il periodo di transizione verso il nuovo contratto e la disfatta finale quando capitò questo evento che sto per narrare. Da un po' era evidente che lui e lei si piacevano: forse i loro battibecchi continui erano un evidente segno di un sentimento assai diverso, o forse il fatto che lui l'avesse più volte (mi pare di ricordare per ben 2 volte) invitata a cena (cosa di cui lei era giunta pure a lamentarsi con il proprio responsabile, ritirando tutto spaventata non appena costui le rispose che avrebbe cacciato via il colpevo...

Il pelo del lupo...

La guardai! Lei continuava a parlare, ma io non prestavo alcuna attenzione alle sue parole. Di fatto non capivo più nulla di quello che mi diceva. Mi alzai lentamente, scuotendo la testa. Lei tacque un istante, rendendosi finalmente conto che non la stavo più ascoltando. Mi osservò mentre uscivo dalla stanza. Pochi istanti dopo notai la sua presenza sulla porta della stanza dov'ero andato, mi guardava ma taceva. Mi alzai dalla sedia che avevo usato per allacciarmi le scarpe e mi avviai verso il frigorifero, aprii la porta e presi la prima bottiglia che trovai ingollando due lunghi sorsi freddi. Posai la bottiglia e chiusi la porta del frigorifero, quindi mi avvicinai a lei. Lei mi guardò incerta e silenziosa, mentre le mie dita sfiorarono il suo volto, aprì la bocca per dire nuovamente qualcosa ma le mie dita la fermarono poggiandosi sulle sue labbra, poi le scivolarono sotto il mento e le sollevarono il viso verso il mio... un istante dopo un lungo bacio profondo e appa...

Ritorno in Serbia 4 - Il viaggio di ritorno

Era prestissimo, ma relativamente buio e pioveva! Mi alzai, andai in bagno, feci la doccia e mi preparai la colazione. Dopo mangiato, raccolsi le ultime cose, le portai in macchina aggiungendole al materiale da zingari che lasciava libero solo il mio sedile, e mi preparai a uscire. Tornai su un’ultima volta, controllando di non aver dimenticato nulla, lasciai il cellulare in bella vista e chiusi a chiave la porta, scesi, salii in macchina e avviai il motore. Uscendo, mi fermai davanti al portone con le cassette postali e deposi la chiave di casa nella cassetta del mio appartamento, quindi risalii in auto e ripartii. Malgrado il carico, il maltempo non era forte come all’andata, quindi riuscii a tenere un’andatura più decente (sempre stando però rigorosamente nei limiti e evitando le infrazioni, che non avevo più nessun modo di contattare Segretaria o Herr Direktor e farmi tirar fuori dai guai nel caso che la polizia avesse deciso di bloccarmi a seguito di comportamenti sconsiderati, co...

Ritorno in Serbia 3 - Il secondo giorno in Serbia

Era appena spuntato il sole che apro gli occhi! L’unica cosa che noto è che non sta piovendo! Mi alzo, guardo fuori dal balcone e mi accorgo che non c’è la macchina aziendale, ma altre macchine circondano comunque la mia Punto, in attesa che i proprietari vadano al lavoro. Torno dentro, mi faccio la doccia e poi mi dedico a prepararmi la colazione, mentre rifletto su cosa devo fare: pagare l’ultima mensilità di affitto, riconsegnare il telefono e le chiavi dell’ufficio in ditta e riconsegnare le chiavi di casa al proprietario, e soprattutto farmi dare tutte le ricevute. Non mi viene in mente altro, anche se so che sto dimenticando qualcosa. Ovviamente non sento la signora, che non tenta nemmeno di avvicinarsi alla mia porta, ma non me ne frega assolutamente niente. La macchina è pronta, quindi non mi resta nient’altro da fare. Ho fuori solo il minimo indispensabile per un paio di giorni (in fondo la tessera slovena dura una settimana, quindi i miei tempi sono comunque contati) e decido...

Ritorno in Serbia 2 - Il primo giorno in Serbia

Una sensazione angosciosa opprimeva la mia mente, facendomi star male, oscurando il mio animo e alterando i miei pensieri, al punto che a un certo punto non capisco più nulla, se non che c'è qualcosa che non va attorno a me! Al mattino prestissimo, malgrado l’orario tardo in cui mi sono addormentato, apro gli occhi oppresso da un cupo senso di disperazione, e mi rendo conto che non si trattava di un incubo: ero veramente nel mio alloggio in Serbia: mi saluta persino il ragnetto che costruiva le tendine, che mi stava fissando dall’angolo opposto della stanza. Mi alzo, vado in bagno, uccido uno scarafaggio che evidentemente era convinto che ormai l'alloggio fosse disabitato e mi faccio una doccia, scoprendo che almeno la bolletta di acqua e metano erano state pagate, quindi riprovo per l’ennesima volta a sistemare la connessione, ma invano. Mi dedico quindi a prepararmi la colazione, mentre sento i passi dei vicini che scendono. Poco dopo sento il rumore della Punto aziendale...

Ritorno in Serbia 1 - Il viaggio di andata

Come dicevo , avevo ancora una cosa da fare: dovevo tornare a recuperare la mia roba, abbandonata in un alloggio freddo e abbandonato, del quale continuavo a pagare l’affitto proprio in attesa di recuperare la roba. Ovviamente, causa il nuovo lavoro, la cosa si è protratta alle lunghe, con continue chiamate da parte di Segretaria che non sapeva come comportarsi nei confronti di tale alloggio, anche se non capivo come mai: in fondo continuavo a pagare l’affitto, quindi che problemi aveva il padrone di casa? Peraltro pagavo anche le bollette, dato che quando avevo chiesto di levarle mi era stato risposto che in Serbia i contratti non possono essere mollati così a meno che io non andassi via dall’alloggio. Alla fine mi sono deciso! Faccio mettere a punto la Punto, che non abbia problemi, e approfitto di una settimana di pausa nel lavoro, quindi mi lancio in questa avventura. Avrei sperato in un aiuto, ma nessuno voleva accompagnarmi in quella terra dimenticata da tutti gli dei, passati pr...

Serbian tourist 3

Non resta che allontanarci e dirigerci verso la civiltà, ovvero verso l'autostrada, attraversando quel paio di cittadine che abbiamo visto nel viaggio di andata, dove sicuramente avremmo trovato un locale aperto... così dicevo, nella mia abissale ignoranza... E invece NO! Ci addentriamo infatti verso l'autostrada, giungendo a una cittadina grandicella, dove parcheggiamo in pieno centro, scendiamo dalla macchina e ci guardiamo in giro, alla ricerca di un ristorante. Niente di simile appare nel nostro campo visivo, così decidiamo di approfondire e ci spostiamo di un paio di isolati, ma il risultato non cambia. Passano un paio di giovani, ai quali ci avviciniamo con aria allegra e tranquilla (evitiamo di creare immediata antipatia nei nostri confronti) e chiediamo loro, in inglese, se c'è un ristorante nei paraggi. SI guardano in faccia stupiti, ci dicono di no e se ne vanno. GrandeCapo, convinto che il nostro inglese sia troppo infarcito di elementi estranei per es...

Serbian tourist 2

Uscimmo quindi dalla meta culturale della nostra gita , per recarci presso la meta prosaica, ovvero alla ricerca di un posto dove mangiare. Non è certo complicato trovare un posto dove mangiare in una nazione come la Serbia, specie considerando che (pare) i serbi facciano diretta concorrenza agli hobbit in fatto di mangiare. Noi ci allontanammo dalle rovine dirigendoci verso il Danubio, dove GrandeCapo aveva intenzione di farci mangiare il locale prodotto ittico, che nei ristoranti di lusso era conosciuto come "siluro del danubio" (grazie a google) e che invece noi comuni mortali con scarse conoscenze e scarsa cultura da galateo, continuavamo a chiamare "pesce gatto". La strada verso il grande fiume non era molta, ma per qualche strano motivo Collega ha deciso di seguire quelle che pensava fossero le giuste indicazioni (non so come facesse a leggere i cartelli in cirillico, ma spero almeno che sapesse che in serbo Danubio diventava Dunav, ovviamente scritto in...

Serbian tourist

Sia ComunistyManager che GrandeCapo erano abbastanza concordi tra loro nel dire che il mio ingliscese non fosse propriamente oxfordiano, ma piuttosto simile a quello parlato da Tarzan, e potrei anche dar loro ragione ma, come dicevano alcuni, l'importante è capirsi, e non solo io mi capivo, ma capivo anche le varie imprese e (soprattutto) le varie imprese capivano me . Un giorno (sabato) GrandeCapo in prima persona personalmente scende ai piani bassi e mi dice "Domani mattina andiamo a farci una gita turistica!" "In Serbia? Gita turistica?" rispondo stupito "Si, qua vicino (???) ci sono le rovine romane di Viminacium! Domattina si parte, tutti insieme, e andiamo a vederle!" "Ok!" "Così non dite che vi faccio solo lavorare e che non avete mai visto nulla di questo splendido posto!" "Bene, smetteremo di dirlo!" Egli ascese quindi al piano superiore, mentre io aprivo la fonte di ogni sapere e mi informavo su codesto loc...

La luce oltre l'abisso!

Furono giorni duri, con quelle velate minacce, quei discorsi, quelle battute che GrandeCapo obbligava a fare nei miei confronti. Peraltro, con la drastica riduzione di paga, conseguente alla nuova gestione serba, avevo dovuto ridurre i viaggi da due weekend mensili a uno solo, ma avevo accorpato più giorni (tanto non c'era lavoro, come non mancavano di farmi notare) e quindi mi fermavo in Italia una settimana al mese. Alla fine, dopo una chiacchierata con GrandeCapo, che mi ha ribadito che, essendo io un mercenario e un esterno, dovevo comunque comportarmi da libero professionista e non da dipendente, avevo organizzato il mio viaggio di rientro. Approfitto della settimana italiana per gestire le varie cose che devo gestire, quando ecco che vedo apparire una email strana. La leggo e vedo che una ditta sta richiedendo le mie prestazioni per un lavoro. Vado a fare il colloquio e scopro che si tratta di una buonissima occasione, che spero di poter sfruttare a mio...

Quando si spalanca l'abisso

Ormai non si capiva più nulla in merito a ciò che era a nostro carico e ciò che rimborsava la ditta. Non si capiva nemmeno quanto tempo doveva passare tra un pagamento e l'altro, che per quanto il contratto parlasse di pagamenti entro il 5 del mese, i soldi li vedevamo con una periodicità alla “quando capita!” Non capivamo nulla di nulla, visto che ogni giorno spuntava fuori una nuova spesa che non veniva più rimborsata, o che diventava automagicamente a nostro carico, senza nemmeno informarci preventivamente di quali accordi ci fossero a monte e di quanto era la stessa spesa. Un paio di volte arrivammo pure a dover comprare, mediante colletta, il toner della stampante e la carta del plotter, pur di poter consegnare il lavoro. E nel frattempo, GrandeCapo continuava a darci dei mercenari e dei parassiti, senza preoccuparsi comunque di velocizzare le pratiche per darci anche la nostra remunerazione. In questa fase, mentre CommunityManager continuava a r...

Baratro...

Il nuovo contratto prevedeva il pagamento entro il 5 del mese successivo, quindi vedendo arrivare il 10 senza notizie di soldi, abbiamo cominciato a chiamare la Contabile e chiedere spiegazioni. La sua risposta aveva delle costanti: "Yes, I know!" e "There's a problem, so I'm late!" Quale problema non era dato sapere, come non era dato sapere quanto ritardo era necessario, o meglio quanto fosse necessario attendere per vedere i nostri soldi. La precedente gestione italiana almeno ci pagava regolarmente, ma pare che le successive richieste di rimborso dell'amministrazione italiana all'amministrazione serba fossero estremamente gravose dal punto di vista fiscale (per i serbi) e quindi ormai non potevamo più fatturare in Italia ma dovevamo richiedere il pagamento direttamente in Serbia, senza nemmeno dover emettere fattura, che in Serbia la fattura italiana non è valida, in quanto non ha quella quindicina di bolli e timbri vari che pare rendano val...

Il nuovo contratto

E fu così che, nel giro di pochi giorni, girarono voci strane riguardo al nuovo contratto. Non vi era nulla di certo tranne quelle poche cose che uscivano dai bisbigli del CommunityManager, e queste dicevano tutto e il contrario di tutto (come ogni cosa che uscisse dalla sua bocca/mente... :P ) I problemi erano nati con la fuga di ResponsabileCantiere e di CapoCantierista. A seguito di ciò, i rapporti erano totalmente cambiati, e questo implicava che tutto quanto era precedentemente rimborsato o gestito tramite la carta di credito aziendale, di colpo divenne totalmente a nostro carico e senza speranza di rimborso (a dirla tutta, nei primi tempi, era ammesso presentare le ricevute fiscali di alcune spese e prelevare tramite la suddetta carta aziendale la cifra equivalente al rimborso relativo, ma era una pratica talmente sconsigliata e complicata che ben presto venne abolita di fatto). Nel giro di poco tempo, cominciammo a chiedere di avviare qualche procedura alternativa, o di au...

L'inizio della fine

Segretaria era allegra e felice, canticchiava quando scendeva con caffè e sigaretta (ovviamente doveva andare a fumare fuori, quindi era obbligata a scendere) e salutava sorridendo tutti, compreso l'idiota in fondo alla stanza, l'unico che pareva non capire il "Dobar dan svima!" ma rispondeva solo quando percepiva un "Buongiorno!" o un "Ciao!" specie se si rendeva conto che quegli occhi verdi guardavano direttamente lui (peraltro era difficile evitare di accorgersene, dato che lui non levava gli occhi di dosso alla bionda fanciulla dal momento in cui appariva in cima alle scale). I colleghi trovavano scioccante questa situazione (passi per una donna allegra e sorridente, anche se fino a pochi giorni prima era acida come uno yogurt andato a male, ma sentirla anche canticchiare era quasi peggio che sentire i bombardieri della NATO... :P ) e qualcuno osò dirglielo... e farsi subito dopo qualche giorno di ferie forzate... Alla fine, qualcuno dei co...

L'idiota...

Era la sera della vigilia di Natale. Ero a casa, pronto a festeggiare con la famiglia, ma uno scrupolo di coscienza mi obbligò ad accendere il computer e controllare la posta elettronica aziendale, caso mai ci fossero problemi. Non c'era nessun problema, ma c'era comunque un messaggio. Lo aprii, una immagine copiata dal web, con frasi di auguri, tipiche del periodo, in italiano. La guardai stupito, e vidi che l'aveva spedita lei, Segretaria. Immaginai che avesse mandato gli auguri a tutti, ma non c'era nessuna traccia di altri nominativi in copia (e nemmeno in copia nascosta): risultava inviata solamente a me. La ringraziai, rispondendo al messaggio. Un paio di giorni dopo, guardando la posta nuovamente, non vidi nulla, ma poco dopo mi accorsi che lei era collegata sul social-network dov'è anche amica del mio alter-ego umanoide, e l'idiota in questione non resistette a salutarla. Nacque quindi una conversazione dove lei si inorgoglì tutta al pensiero c...

Cena di natale...

E venne il momento di presentarsi presso il ristorante per la cena di natale! Io parcheggiai la macchina con la quale avevo accompagnato anche CapoCantierista, entrammo e ci avvicinammo al tavolo dove cercammo i nostri posti. Le postazioni al tavolo erano ben studiate, in modo che io mi sono ritrovato a mezza tavolata, a fianco del mio GrandeCapo. Le gentili fanciulle invece si sono ammucchiate tra loro, formando un capannello all'angolo opposto del tavolo, e parlavano tra loro, discutendo di ogni cosa passasse loro in mente. Ogni tanto, mentre sollevavo lo sguardo dal fiero pasto, mi accorgevo che parlottavano tra loro ridacchiando e guardandomi di nascosto, io le guardavo e loro si voltavano di scatto fingendo di non vedermi. Questa versione recente di un film anni 70 si è ripetuta almeno 6 o 7 volte, e ogni volta erano sempre più imbarazzate al momento di voltarsi di scatto per evitare il mio sguardo. A un certo punto il tasso alcolico era salito parecchio e le gentil...