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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

venerdì 8 gennaio 2016

L'ultima cena 2

Erano le 20.30 quando, dopo essermi fatto la doccia, cambiato e rasato, comincio a scendere.
Era presto, ovviamente, troppo presto, ma non potevo farci niente: mi incamminai più lentamente che potevo verso l'ufficio, dove ormai non c'era più nessuno (erano finiti i tempi in cui anche il sabato uscivamo praticamente all'ora di rientrare) e la cittadina di sera assumeva un aspetto diverso.
La vita notturna era frenetica e spregiudicata, ma a quell'ora era ancora tutto calmo e ovattato.

Davanti all'ufficio non c'era nessuno, poco più in là un paio di serbi tracannavano birra e fumavano davanti al bar, in fondo alla strada qualche prete passeggiava in direzione della vicina basilica, mentre i tavolini dell'altro bar erano pieni di gente che rideva e parlava ad alta voce in modo incomprensibile (almeno per me).
Mi avviai dietro l'angolo del vicolo e raggiunsi la porta da dove lei usciva a fumare e dove mi aveva spinto dentro sorridendo mentre accettava il mio invito.
Un dettaglio mi fece gelare il sangue nelle vene: la porta non era chiusa ma solo accostata!

Dentro non si vedeva nulla, e in fondo la zona era estremamente tranquilla, così feci ciò che non avrei mai fatto altrove: entrai!

Raggiunta la mia postazione mi ero reso conto che non c'era nessuno, i computer erano al loro posto e sembrava tutto in ordine. Per sicurezza salii al piano superiore e anche lì nulla da segnalare.
Scendendo mi resi conto che lo sbalzo climatico stava dando problemi alla mia vescica, così entrai in bagno per scaricare la dose eccessiva di liquido.

Uscendo dal bagno, me la trovo davanti all'improvviso!

Dopo lo spavento di entrambi, e le successive risate nervose per mascherare, lei mi chiede cosa facessi dentro l'ufficio e stranamente non le ho detto che la porta era aperta ma solo che dovevo andare in bagno. Non so perché ho omesso quella parte.
Lei pare un po' stupita, come se avesse intuito che qualcosa non andava, ma in quell'istante mi rendo anche conto che si è fatta davvero bella (non lo credevo possibile) e glielo dico.
Lei esclama un sonoro “Ma và! Non prendermi in giro! Non ho fatto nulla di speciale!” ma i suoi occhi sorridono ancor più verdi di sempre.
"Non ti prendo in giro: è vero, sei bellissima!" "Grazie!" e mi appioppa un bacetto.
Usciamo e lei mi conduce verso la sua auto, dove mi fa salire per poi mettersi alla guida.
"Dove vuoi andare?" "Decidi te!"
"Io andrei al Gallo, ma non voglio che tu spenda troppo!" "Nema problema! Al massimo mi farai il favore di dire a quelli del ristorante che per una settimana andrò a lavare i piatti tutte le sere!"
"Macchè! In quel caso userò la mia carta!" "Uhm... lo faresti davvero?"
"Certo! Ma solo per la mia parte di conto, ovviamente!" "Ah ecco! Mi pareva!"
E la vettura si incammina nel mezzo della sua risata.
Giungiamo in cima alla collina e lei parcheggia quasi davanti al locale, scendiamo e si avvinghia al mio braccio, io la guardo e lei sogghigna "Teniamo un poco di stile!" "Ok!"
Noto che resta abbastanza sconcertata da come faccio le ordinazioni, sorpresa di come in realtà sia abbastanza a mio agio in un ristorante serbo, ma ovviamente lei non sa che non è certo la prima volta che capito in quel ristorante e che so benissimo quali sono i piatti migliori.
Mangiamo e beviamo, ridendo e scherzando, sotto lo sguardo attento del cameriere, fino a quando giunge il momento di andar via, come mi fa notare lei quando si accorge che sono praticamente le 23.
Usciamo respirando a pieni polmoni l'aria notturna non troppo contaminata, e lei mi si avvicina sorridente "Grazie, è stata una splendida serata!"
I suoi 3 bacetti sono straordinariamente vicini alle mie labbra, sento anche il suo respiro, e il suo abbraccio è talmente stretto che avverto chiaramente il suo seno premere contro il mio corpo.
Lei mi guarda, mentre si avvinghia nuovamente al mio braccio "Andiamo?" "Certo, non vorrei che mi lasciassi qua: è lunga da farla a piedi!"
"Non ti farei mai uno scherzo simile, non a te!" "Come mai questo trattamento di favore?"
"Andiamo, idiota!" "Dove si va?"
"Sali in macchina e lo vedrai!" "Mi riporti a casa?"
"Non lo so ancora, forse si e forse no!" "Bene, mi affido alla tua decisione!"
E lei parte, sogghignando.

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