Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta Politecnico...

Venti anni dopo!

Beh, in realtà sono passati 18 anni, in quanto io mi sono laureato a luglio del 1992 e questi eventi risalgono a luglio 2010. Sono nuovamente tra i banchi del Politecnico, per seguire un corso. In realtà, il Politecnico è completamente cambiato in questo periodo, come lo sono i docenti: la maggior parte di quelli che conoscevo io sono ormai in pensione, o hanno cambiato piano di esistenza, e ora molti docenti sono figli o nipoti di quelli che conoscevo, anzi, qualcuno dei nuovi docenti era all'epoca mio compagno di corso. Beh, loro hanno fatto strada... io invece ho fatto impianti... ;-P A parte le freddure, sto seguendo un corso organizzato dall'ordine in un'aula che ha sede nel sotterraneo del Politecnico (come ai bei vecchi tempi), ma che ai miei tempi non esisteva, mentre l'aula più vicina (che era una di quelle che frequentavo di più all'epoca) è chiusa per inagibilità. Il corso è interessante, impianti realizzati con fonti energetiche alternative e inno...

Un insegnante particolare

Un giorno lontano, al politecnico, ebbi un insegnante veramente in gamba (non solo uno, a dire il vero, ma oggi parlo di questo in particolare), un insegnante che spiegava i concetti fondamentali della sicurezza elettrica, che chiariva e spiegava le normative trasformando il linguaggio astruso e tipicamente legalese in qualcosa di pratico e sensato, adatto a essere compreso e applicato anche da dei tecnici incapaci di comprendere il legalese, quali saremmo diventati noi, più preparati nel risolvere i problemi di funzionamento, affidabilità e sicurezza di un impianto che nel leggere delle arringhe avvocatesche alla Perry Mason... La mia stessi tesi di laurea si rifaceva in gran parte ai problemi di sicurezza e attingeva a piene mani dal corso di questo professore. Dopo il periodo di studio (e il mio primo impiego a tempo determinato per lo stato), cominciai a lavorare per varie imprese, e mi resi conto che queste utilizzavano moltissimo le normative (ovvio: è possibile ma difficiliss...

La dinamo eccitatrice...

L'elettrotecnica è una materia quasi esclusivamente maschile, per cui è ricca di trattazioni scientifiche con esempi che solo i maschietti possono capire... Il primo impatto lo si ha di fronte allo strumento base per la generazione di energia elettrica: l'alternatore o generatore sincrono. Per funzionare, si basa sul principio del campo elettromagnetico rotante, ma siccome non è un motore ma un generatore, il campo magnetico lo deve creare il rotore stesso, per poter quindi indurre nei circuiti dello statore la necessaria forza elettromotrice che, alla fine della fiera, si traduce in tensione elettrica... nulla di più semplice, specie se non usate questa sintesi per fare bella figura all'interrogazione, perché è quasi sicuro che il risultato non sarà quello che sperate... ;-P La domanda sorge spontanea: come si crea il campo elettromagnetico? La risposta qualunque studente di fisica la sa meglio di me, ma siccome nessuno si offre di scriverla la sintetizzo io: con una corre...

Lorsignori sono i miei clienti?

Era il momento in cui dovevo affrontare il SUO esame: era un anno che lo rinviavo, da quando lo avevo fallito miseramente, non sapendo che mi avrebbe chiesto tutto, tranne la SUA materia !!! Ma stavolta era diverso!!! Ero preparatissimo, avevo studiato tutta la SUA materia, avevo praticamente imparato a memoria tutto il SUO libro (che era poi il testo ufficiale) e avevo visto diversi SUOI esami (stranamente avevo visto ben pochi passare l’esame..) e sapevo qual era la SUA tattica, quindi sapevo perfettamente quali sarebbero state le domande che LUI mi avrebbe fatto. Mi presentai in perfetto orario, con un abbigliamento sobrio, casual ma non troppo, accettabile anche da LUI e attesi con pazienza, insieme ad altri, per vedere quando sarebbe giunto. Al termine di una discreta attesa, EGLI apparve in fondo al corridoio, con la sua andatura zoppicante e il suo aspetto d’altri tempi.. Si avvicinò a noi, che attendevamo fuori dalla porta, e ci rivolse un sorriso (???) dicendo “Lorsignori son...

Come uscire da un posteggio..

Poli, dipartimento di elettrotecnica, posteggio insegnanti.. Siamo tutti fuori nei corridoi a fare un minimo di ricreazione (in attesa del cambio di docente) quando sentiamo uno strombazzare di clacson.. affacciandosi alle finestre vediamo LUI !!! Stava appoggiato alla propria vettura e suonava il clacson per avvisare chi aveva posteggiato dietro e davanti al suo ‘transatlantico’ che scendessero a spostare di fretta, visto che lui aveva terminato la giornata e doveva tornare a casa, ma non riusciva a muovere quella vettura chilometrica (ci sarebbe da aggiungere che abitava a circa un chilometro dal Poli, ma evidentemente la benzina allora costava assai meno di adesso..) Visto che dalle finestre si affacciavano solo studenti (che non potevano assolutamente posteggiare lì) e non personale docente, LUI ha deciso che non poteva perdere ulteriormente tempo, così sale in macchina e mette in moto.. Tutti guardiamo “Ma non ce la può fare!” “No, è troppo stretto..” “Ma che c@##o sta facendo???”...

Ma lei è già passato sotto di me?

Per capire meglio il motivo per cui ero stato eliminato senza passare dal via , decisi di assistere ai SUOI esami successivi e, mi resi conto che era proprio una SUA fissazione quella di interrogare sulle materie mancanti.. Ma aveva anche altre fissazioni.. Nei piani di studio ufficiali, la SUA materia era contrassegnata da un numero 1, e c’era un’altra materia che portava lo stesso nome, ma con un numero 2: questo significa che la prima è propedeutica alla seconda e che se non c’è l’esame della prima non si può sostenere l’esame della seconda. Ovviamente era una emerita stronzata, in quanto i due corsi erano tra loro imparentati come sono imparentati un pipistrello e un gufo, solo perché entrambi volano di notte.. ma tant’è: i prof del Poli hanno sempre ragione.. LUI aveva preso il vizio di fare l’esame lo stesso giorno (e nella stessa aula) in cui lo faceva il SUO collega che insegnava la materia numero 2, per cui capitò che, quel giorno, si presentasse un giovin studente dall’aspett...

Vorrà mica passare l'esame vestito così?

Luglio.. In Italia è un mese caldissimo, a Torino è il mese PIU' CALDO.. Chi ha avuto la buona idea di mettere una sessione di esami a luglio non ha pensato che al Politecnico potesse non funzionare l'aria condizionata.. Il ragazzo abita vicino, si approssima con evidente senso di timore al corridoio e alla porta dell'aula dove dovrà a breve sostenere il proprio confronto personale con LUI! Suda da matti, anche se non è affatto sovrappeso (no: non sono io..), malgrado la canottiera e i bermuda, che indossa.. dallo zaino tira fuori il libro e da un'ultima occhiata alle varie pagine.. Dal fondo del corridoio appare LUI: si approssima con la classica andatura zoppicante, avvolto nel classico abito grigio, con la camicia abbotonatissima e la cravatta stretta, senza nemmeno una minima goccia di sudore sulla fronte deserta.. Gli occhi si agitano dietro gli occhiali spessi, saettando ovunque e individuando le vittime predestinate.. Si approssima alla porta dell'aula e scor...

Vediamo un pò: cosa posso chiederle?

Il primo approccio con LUI fu, a parte le lezioni del corso, l’esame. Non avevo mai visto un SUO esame, e non avevo alcuna idea di rinviare, quindi mi presentai al primo appello subito dopo il corso (in fondo sapevo tutto, era la mia materia, non avevo problemi) Andai dentro l’aula, presentai lo statino e mi accomodai in attesa che chiamasse. Venne il mio turno.. Mi fece andare alla lavagna, chiedendomi il libretto prima (questo mi mise addosso una certa preoccupazione: avevo sentito che alcuni docenti avevano il vizio di registrare i voti negativi o di strappare o gettare via il libretto stesso.. Io ero pronto alla lavagna, col gesso in mano e la polvere che mi cadeva addosso trasformandomi in un bianco essere spiritato, mentre lo guardavo aspettando che iniziasse a dare fiato alle trombe e pormi la prima domanda, ma LUI continuava imperterrito a guardare il mio libretto, sfogliandolo con la massima attenzione (eccheccavolo.. è una pagina sola: mica ho fatto centinaia di esami..), poi...

Sfiga maxima: 4 su 4..

Eravamo ormai giunti in Francia e, dopo varie peripezie e varie visite tecniche, avevamo finalmente una serata libera. Alla ricerca di qualche luogo dove divertirsi, preferibilmente al coperto dato che non c’è stato un solo giorno in cui non abbia piovuto, fiduciosi che il nostro accompagnatore ci ha rassicurato con un “Tranquilli, qui siamo vicini all’Italia: 3 persone su 4 capiscono e parlano perfettamente l’italiano!”, ci dirigemmo verso l’interno della cittadina, ma non avevamo tenuto conto della versione francese di Murphy.. Ci avvicinammo a un paio di ragazzi più o meno della nostra età, e dicemmo loro “Bonsoir!” “Bonsoir” “Parlevù italiano?” «No, ne parlè pà!» e se ne vanno.. “Boh? 3 su 4 capiscono e parlano italiano: questi apparteranno al rimanente..” Ci avvicinammo ad altri due e andammo sul sicuro “Ciao, sentite..” ci guardarono e se ne andarono via senza dire una parola.. “3 su 4?” Poco più avanti un gruppetto di 4 persone “Sono in 4, quindi 3 dovrebbero capirci e almeno 1...

“Tu es scetrolì..”

Era la prima volta che partecipavo a una gita scolastica (ai miei tempi non si usavano..) anche se il termine giusto era ‘visita tecnica formativa’. Il nostro gruppo di sbandati stava recandosi a passare un periodo di qualche giorno in Francia, ospiti di una multinazionale nel settore degli impianti elettrici, che ci avrebbe pubblicizzato la sua sede, le sue apparecchiature e i suoi prodotti tipici.. Noi eravamo una classe di lazzaroni un po’ cialtroni, e si vedeva lontano millemiglia che era la prima volta che molti di noi andavano all’estero, anche se abbiamo in realtà fatto meno strada che se fossimo stati in Italia, partendo al mattino dalla nostra città avvolta in un freddo sole primaverile e giungendo in serata a destinazione, sotto un torrenziale diluvio tipico del periodo nelle cittadine d’oltralpe.. A pranzo eravamo già in territorio francese, e il conducente dell’autobus si fermò in un locale tipico, dove una simpatica famigliola francese fece di tutto per soddisfare le esige...

“Cedo ora la parola alla dottoressa..”

Politecnico, corso di apparecchiature di manovra e interruzione.. Praticamente si studia il funzionamento degli interruttori, a partire da quello che è parte integrante del contatore di casa, per finire a quelle colonne che possiamo vedere se passiamo in autostrada vicino a una stazione elettrica (o a una centrale elettrica). Parte del corso si svolgeva presso un laboratorio esterno, dove vengono provate le suddette apparecchiature, collaudandole fino alla completa distruzione, per avere infine i valori di taratura.. Tra i vari tecnici del suddetto laboratorio, noi abbiamo avuto la fortuna di capitare con una delle migliori, anche se era quantomeno inconsueto trovare una donna che si interessasse anche di apparecchiature elettriche ed elettromeccaniche. Il nostro insegnante fa la sua chiacchierata introduttiva (circa un’oretta di cazzate..) poi si rende conto che, accanto a lui, la dottoressa sta aspettando di tenere la prima delle sue lezioni (ormai sta anche dormendo profondamente, m...

Occhi di ragazza..

In un certo periodo, al Poli, alcuni corsi che ho seguito sono stati allietati dall’inconsueta presenza di compagnia femminile: non che il Poli sia esclusivamente maschile o che il corso di ingegneria elettrotecnica sia rivolto esclusivamente a maschietti, tutt’altro, ma è che il lavoro dell’elettrotecnico sovente è un lavoro duro, pericoloso e sporco.. e le donne sono troppo intelligenti per fare due volte lo stesso errore (sia a casa che al lavoro..), quindi preferiscono laurearsi in elettronica, lavorando in ambienti asettici e puliti, senza dover mai scendere nei sotterranei a individuare i cavi che sono stati rosicchiati dai topi.. Almeno, così pare funzioni in Italia.. Un giorno, tra i “compagni di corso” apparve lei.. I primi giorni stava distante da tutti: era forse un po’ timida, aveva qualche problema di comprensione essendo straniera, ma si dedicava con testarda determinazione allo studio, facendo domande su domande agli insegnanti che, per una volta nella loro vita, erano f...