“Tu es scetrolì..”

Era la prima volta che partecipavo a una gita scolastica (ai miei tempi non si usavano..) anche se il termine giusto era ‘visita tecnica formativa’.
Il nostro gruppo di sbandati stava recandosi a passare un periodo di qualche giorno in Francia, ospiti di una multinazionale nel settore degli impianti elettrici, che ci avrebbe pubblicizzato la sua sede, le sue apparecchiature e i suoi prodotti tipici..
Noi eravamo una classe di lazzaroni un po’ cialtroni, e si vedeva lontano millemiglia che era la prima volta che molti di noi andavano all’estero, anche se abbiamo in realtà fatto meno strada che se fossimo stati in Italia, partendo al mattino dalla nostra città avvolta in un freddo sole primaverile e giungendo in serata a destinazione, sotto un torrenziale diluvio tipico del periodo nelle cittadine d’oltralpe..
A pranzo eravamo già in territorio francese, e il conducente dell’autobus si fermò in un locale tipico, dove una simpatica famigliola francese fece di tutto per soddisfare le esigenze dei nostri stomaci..
In particolare, la giovane ragazza che serviva ai tavoli con celere disinvoltura, malgrado gli sguardi ammirati di coloro che letteralmente si incantavano a osservarla al punto che, per completare il proprio lavoro, era costretta a continui “Sevuplè..” insinuando braccia e corpo tra di noi..
A un certo punto, uno di noi (no: non io..) decise che voleva dirle qualcosa e si rivolse a un amico montagnino, che parlava il patois francese con disinvoltura, dicendogli “Senti.. come si fa a dirle che è molto bella?”
Dopo le battute e lo sfottimento di rito, l’amico gli rispose “Diglielo in italiano, tanto ti capisce benissimo: siamo appena oltre confine..” “No, voglio dirglielo in francese!” “Va bene! Allora tu devi dirle: tu es trejolì..”
Costui se lo fece ripetere 3 o 4 volte per capire, poi lo continuò a ripetere tra sé per non dimenticarlo mentre rinviava il momento di dirlo, finchè venne il momento di andarsene e allora dovette decidersi a parlare.. o tacere per sempre..
Le si avvicinò (avevamo sentito che si chiamava Brigitte.. beh: era francese, come altro poteva chiamarsi?) e le disse “Brigitte?” Lei si voltò verso di lui, guardandolo negli occhi e gli disse “Oui?” lui deglutì un rospo enorme e poi sparò tutto d’un fiato un “Tu es scetrolì..”
Lei lo guardò fisso un attimo, guardò tutti noi che li stavamo guardando sconcertati, captò un “Idiota: trejolì, trejolì.. non scetrolì..” e accennò un vago sorriso, mormorando un “Mercì” mentre si allontanava verso la cucina, per non scoppiare a ridere in faccia al malcapitato galletto italico che sperava di aver fatto una conquista all’estero.. e che ritornò sull’autobus mentre il suo amico gli mormorava contro un “Idiota!”

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