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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

domenica 29 marzo 2015

Ritorno in Serbia 1 - Il viaggio di andata

Come dicevo, avevo ancora una cosa da fare: dovevo tornare a recuperare la mia roba, abbandonata in un alloggio freddo e abbandonato, del quale continuavo a pagare l’affitto proprio in attesa di recuperare la roba. Ovviamente, causa il nuovo lavoro, la cosa si è protratta alle lunghe, con continue chiamate da parte di Segretaria che non sapeva come comportarsi nei confronti di tale alloggio, anche se non capivo come mai: in fondo continuavo a pagare l’affitto, quindi che problemi aveva il padrone di casa? Peraltro pagavo anche le bollette, dato che quando avevo chiesto di levarle mi era stato risposto che in Serbia i contratti non possono essere mollati così a meno che io non andassi via dall’alloggio.
Alla fine mi sono deciso!
Faccio mettere a punto la Punto, che non abbia problemi, e approfitto di una settimana di pausa nel lavoro, quindi mi lancio in questa avventura. Avrei sperato in un aiuto, ma nessuno voleva accompagnarmi in quella terra dimenticata da tutti gli dei, passati presenti e futuri.
Parto che il sole ancora non era sorto, cupe tenebre mi tenevano compagnia mentre imboccavo l’autostrada, alimentando il mio umore altrettanto cupo.
Il sole alla fine decide di non spuntare, regalandoci un’altra giornata di pioggia, come ha fatto per tutta la primavera e l’estate passate, e quindi il monotono alternarsi dei tergicristalli mi tiene compagnia mentre devo forzatamente ridurre l’andatura, mentre si approssima il casello di Milano.
Pagato il pedaggio, imbocco la tangenziale e attraverso la metropoli, riprendendo infine l’autostrada in direzione Trieste.
Mi fermo un attimo in un autogrill a mangiare e prendere un caffè, poi riparto e dopo un po’ scopro di essere quasi a Verona. Mi fermo al primo autogrill e recupero il bagno e un altro caffè, quindi riparto nuovamente.
A un certo punto, senza che la pioggia sia calmata, raggiungo il casello di Trieste, pago e, subito dopo, mi fermo alla stazione di servizio dove mi procuro anche la “vignetta” per le autostrade slovene.
Poco dopo attraverso il confine, entrando in Slovenia.
Alla prima stazione di servizio mi fermo a far benzina e mi rendo conto che i prezzi sono piuttosto convenienti rispetto ai rifornitori italici.
I 3 anni in Serbia mi sono utili per capire e farmi capire anche in Slovenia.
Avevo fatto in modo di procurarmi piantine dettagliate da google, quindi avevo chiari i percorsi da seguire, ma mi sono accorto che le indicazioni stradali erano numerose e comprensibili, e in ogni caso mi bastava arrivare a Belgrado, poi conoscevo benissimo la strada. E le indicazioni passavano immediatamente da una capitale all’altra, quindi prima i cartelli indicavano Ljublijana e successivamente indicavano Zagabrija, e dopo di questa avrebbero indicato sicuramente Beograd...
Tra pause di rifornimento e pioggia, continuavo a seguire la mia strada.
Alla fine supero anche la Slovenia e mi ritrovo in Croazia, dove trovo immediatamente il primo casello a pagamento, poi procedo sapendo che il successivo sarà al confine con la Serbia.
Superata l’ennesima pausa di rifornimento comprensiva di sosta idraulica, scoprendo che per poter andare al bagno in Croazia bisogna depositare 50 centesimi di euro (un capitale, tutto considerato, specie per usare un cesso che forse risaliva a prima della guerra balcanica, da com’era tenuto malamente)
Ennesimo pagamento al casello e finalmente arrivo al confine.
Stavolta entro in un paese che non è parte dell’Unione Europea (non ancora almeno) quindi stavolta gli uffici doganali sono presidiati dalla polizia.
Per snellire le code, aprono alcuni corridoi dove fanno incanalare anche me, tra gli altri, e mi ritrovo al casello dal lato opposto, dovendo quindi sporgermi sul lato passeggero per consegnare i documenti alla mano che la poliziotta infila nell’abitacolo dal suo gabbiotto. Alla fine mi restituisce tutto e riparto, per fermarmi subito dopo al casello di pagamento.
Procedo quindi seguendo le indicazioni in cirillico che indicano effettivamente Beograd, e mi incanalo sotto la pioggia battente verso la capitale serba, andando ancora più piano dato che la pioggia aveva trasformato i classici solchi lasciati dai camion lungo l’autostrada in due fiumi in piena, dove le ruote della mia Punto si infilavano per non uscire più, rendendomi difficoltoso procedere.
Oltrepassato il casello di Belgrado, supero quindi l’aeroporto e la città prendendo la strada nota, che mi porterà fino a Batocina e quindi a Kragujevac, dopo una successiva tappa, e dove arriverò in tarda serata.
La pioggia battente sempre più forte e l’ora tarda mi impediscono di trovare posto nel cortile, quindi posteggio per la strada, tanto difficilmente ci saranno serbi in giro che potrebbero danneggiare un’auto con targa italiana.
Entro quindi nel mio vecchio alloggio, chiudo la porta e avviso in Italia di essere arrivato.
Ovviamente, appena cerco di collegarmi a internet, mi rendo conto che TeleKomA Serbija è defunto, malgrado io continui a pagare la relativa bolletta, quindi niente internet e niente televisione, per cui tanto vale andare a dormire, nel divano ovviamente che il letto non è certo stato riparato.
E così finisce il primo giorno di viaggio.

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