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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

venerdì 11 maggio 2018

Finalmente...

E alla fine s'è chiarito!

Ero fuori quando ha cominciato un diluvio che la metà basta.
Nel giro di pochi istanti ero ridotto letteralmente come un pulcino bagnato.

Non sapevo che fare, quando mi sono reso conto che ero comunque vicino alla fermata dell'autobus che mi avrebbe portato a casa, così mi approssimo ma non c'è traccia dell'autobus e la folla asserragliata sotto gli ombrelli mi fa dubitare dei tempi di attesa indicati in tabella.

Non ho un ombrello, quindi occorre che mi riparo in qualche modo alternativo e mi rendo conto che, di fronte alla fermata, c'è il bar ed è aperto!

Mi avvicino alla porta e vedo il barista uscire di corsa, mi guarda un istante e dice «Scusami, devo correre subito a casa!» Poi si volta verso l'interno e urla «Ci pensi te?» scappando prima della risposta e infilandosi in auto, mentre mi dice «Un minuto e arriva!»
Entro lo stesso e, dopo pochi secondi, appare lei, con un sorriso bellissimo mentre si aggiustava una ciocca di capelli ribelle «Oh ciao! Ma che fai qua fuori con un tempaccio simile?» poi mi guarda stupita «Ma diamine! Sei tutto bagnato! Non hai un ombrello?»
Accenno un sogghigno «Quando sono uscito non pioveva e nemmeno c'era sentore di pioggia!»
Lei mi guarda «Comunque bisogna far qualcosa: qua rischi di prenderti un malanno!»
«Che faccio? Mi spoglio e mi asciughi tutto, compresi i vestiti?»
Lei scoppia a ridere mentre mi passa la mano sulla testa arruffandomi la peluria «Non esagerare! Vai a sederti, che ti preparo il solito cappuccino!»
Una volta pronto, si avvicina al tavolino dove sono seduto e mi consegna la tazza, sempre stando praticamente a contatto con me.
Io la ringrazio, al solito, e lei mi guarda un istante poi si abbassa su di me e mi appioppa un sonoro bacio sulla guancia, quindi si allontana ridendo.
Io la guardo stupito e lei, continuando a ridere, alza il dito ed esclama «A cuccia! Fai il bravo, altrimenti niente più cappuccini!»
La guardo stupito «Ma...» «Sssh! Fai il bravo e bevi il tuo cappuccino, mentre è caldo!»
Obbedisco all'ordine, mentre lei torna dietro il bancone e riprende le sue attività canticchiando a bassa voce.
Quando ho finito, mi alzo e mi avvicino al bancone, lei si volta sorridente e mi guarda in attesa.
«Hai qualcosa di diverso oggi, bacio a parte è la prima volta che ti sento cantare!»
«Oggi sono particolarmente felice!»
«Mi fa piacere, ma cos'è che ti rende così felice?»
Lei mi prende la mano tra le sue e sussurra «Sono incinta!»
La guardo con un misto di sensazioni differenti «Wow! Congratulazioni!»
Lei sorride «Grazie!» esce fuori dal bancone, mi abbraccia e mi piazza un altro paio di bacetti.
Le do i soldi della consumazione, lei torna alla cassa e fa lo scontrino, quindi mi da il resto e mi accorgo che ha nuovamente aumentato il prezzo: mancano 20 centesimi dal resto.
Sogghigno «Hai aumentato i prezzi o ti sei fatta pagare il bacio?»
Lei scoppia a ridere «E pensi che un mio bacio ti costerebbe solo 20 centesimi?»
La saluto ridendo ed esco, mentre vedo l'autobus che si avvicina, per riportarmi a casa.

lunedì 23 aprile 2018

Questo cappuccino s'ha da chiarire!

E anche stavolta ci siamo!

Dopo i primi approcci, all'insegna della timidezza più sfrenata e dell'umorismo più sfrontato ecco che mi ritrovo un giorno nel locale, seduto al solito tavolino, intento a chiacchierare con mia sorella, quando lei si avvicina con il vassoio.

Stranamente, malgrado la mia dimensione di ingombro del tavolino, si piazza proprio accanto a me per cominciare a distribuire le tazze, e con accanto intendo proprio a contatto.

Dopo aver distribuito il tutto, resta lì, chiacchierando con mia sorella del loro argomento preferito: la bambina della barista.

Parlano, ridendo e scherzando, dei progressi di crescita della suddetta nanerottola, con l'entusiasmo che solo due donne possono avere nel parlare di bambini.

Io ascolto più per educazione che per altro: in fondo non è che mi freghi più di tanto della mocciosa, ma all'improvviso mi rendo conto di una cosa strana.
Lei continua a essere in piedi accanto a me, vicinissima (il suo fianco è di fatto poggiato sul mio braccio) e improvvisamente sento la sua mano poggiarsi sulla mia spalla.
Nessuno pare farci caso, solo io: nemmeno il marito che al bancone sta chiacchierando con altri clienti, nemmeno mia sorella che ha di fatto gli occhi attentissimi per cogliere eventi che mi possono indurre in situazioni imbarazzanti (infatti è rarissimo che mi capitino eventi simili, in sua compagnia) e nemmeno la stessa barista, che apparentemente mi ha semplicemente scambiato per un appoggio temporaneo.

Fatto sta che stavolta mi trovo davvero in imbarazzo!

Ho davanti un cappuccino che tende a raffreddarsi, non posso muovermi per mettere lo zucchero e mescolarlo, e non posso nemmeno berlo, a meno di non fare tutto con la sinistra, o di chiederle di spostarsi e lasciarmi muovere il braccio... ma chi me lo fa fare?

In ogni caso, con la mano sinistra riesco a strappare la bustina dello zucchero, versarla e mescolare il cappuccino, ma non riesco a berlo (la mano mi trema a sollevare il peso della tazzina piena fino all'orlo, e rischio di far danni...)

Mi volto un attimo a guardarla, visto che sono impossibilitato a muovermi, e mi rendo conto che, dritto davanti agli occhi, ho il suo seno.
E con seno intendo proprio le sue tette: non è alta quindi le sue tette sono praticamente all'altezza dei miei occhi, e siccome per tenere la mano sulla mia spalla ha tirato indietro il braccio e di conseguenza anche la camicetta risulta tirata, al punto che tra i bottoni appare evidentissimo il reggiseno che segue e delimita il contorno delle stesse.
A voler ben guardare, non è la prima volta che scorgo il suo seno, dato che l'estate scorsa ero entrato nel bar e, mentre il marito preparava il cappuccino, lei mi aveva detto qualcosa dal tavolino, e io voltandomi per risponderle, ho notato che stava allattando la bambina... ma stranamente, all'epoca non mi aveva causato alcun imbarazzo, cosa che invece adesso sta capitando, anche se sposto immediatamente lo sguardo verso il suo viso, riuscendo a notare per un istante il suo sorriso furbetto e i suoi occhi che si allontanano rapidamente dal mio viso non appena sollevo lo sguardo verso di lei...

Comunque, una volta soddisfatta la sua oscura trama (oscura nel senso che non capisco quale sia) smette sorridendo di chiacchierare e se ne torna al bancone, lasciandomi infine libero di bere il cappuccino...

giovedì 19 aprile 2018

La solita barista per allupati nel Bronx...

Parliamo della solita barista per allupati nel Bronx... ;)

Entro nel locale con mamma e sorella, ci sediamo al tavolo e la barista chiede se deve preparare il solito (di solito a me non lo chiede, ma evidentemente stavolta aveva qualche dubbio)
Alla risposta affermativa, prepara il tutto e poi si avvicina al tavolo col vassoio.
Al solito, si piazza accanto a me e comincia a distribuire i componenti sul tavolo (teiera, piattino del limone e tazza per mia mamma, la tazza del cappuccino per mia sorella e l'altra tazza per me)
Quando mi posa la tazza davanti, la ringrazio come sempre, e lei risponde «Ma prego, car...» e si interrompe a metà parola (con ovvia accentuazione della stessa proprio per via dell'interruzione) deviando su un più generico «Ma prego, signori»

Ovviamente, la mia mente malata recepisce la parola troncata e comincia a rimuginare sulla stessa, procurandomi qualche decina di diversi film mentali nella cui trama ci possa stare questa discussione.

Alla fine della fiera, mi rendo conto che anche per costei, come per mille altre persone prima di lei, ormai sono diventato "caro", e non capisco come sia possibile: in fondo è vero che non è la prima che mi chiama "caro", è vero che è simpaticissima, malgrado abbia 20 anni meno di me, è vero che scherza continuamente facendo in modo che sia sempre io a pagarla, è vero che fa sempre in modo di mettermi il resto direttamente in mano, strofinando le sue dita sulle mie, al posto di posarlo sul piattino come fa il marito, è vero che sorride sempre quando mi vede... è vero tutto, ma...
Ma in fondo non può assolutamente chiamarmi "caro"!!! :O
Se andiamo a ben vedere, sarebbe più logico e corretto che la chiamassi io "cara": in fondo è lei che aumenta i prezzi delle consumazioni... :O

:P

sabato 14 aprile 2018

La sicurezza è tutto...

Era cominciato come un incontro lavorativo.
Ero andato a fare un sopralluogo su telefonata di un possibile cliente che voleva un sistema di videosorveglianza per la sua villa in collina.
Già avevo faticato a fargli capire che io potevo fargli il progetto ma non la realizzazione, e che potevo consigliargli un valido installatore, e che il mio "fido luogotenente" installatore era persona di fiducia e non avrebbe venduto il mio progetto a chiunque avesse intenzione di andare a derubarlo.
Ma non mi sarei mai aspettato di vivere un simile surreale colloquio in fase di sopralluogo.
CL = possibile cliente (illo)
IO = io

CL «Posso mettere una telecamera per controllare la mia proprietà?»
IO «Certamente, mi spieghi cosa vuol controllare!»
CL «Allora, io ho questa villetta col giardino, con ingresso dalla strada che collega anche tutte le altre villette simili...»
IO «Ok...»
CL «Voglio essere sicuro che nessuno acceda alla mia proprietà, quindi devo controllare la recinzione sul giardino dal lato strada...»
IO «Ok...»
CL «E devo controllare la strada, per esser sicuro che non posteggi nessuno sulla mia proprietà, che altrimenti mi possono spiare e intercettare, o far danni...»
IO «Ok...»
CL «Però devo controllare anche la strada, per esser sicuro che nessun malintenzionato ci passi...»
IO «Ah, e come fa a riconoscere se passa un malintenzionato o un benintenzionato che va nelle altre villette?»
CL «Questo lo decideremo dopo: l'importante è che io possa controllare chi passa!»
IO «Quindi vorrebbe un dettaglio tale da riconoscere i volti delle persone che passano in auto?»
CL «Certamente, non deve sfuggire nemmeno un puntino...»
IO «Verrà a costarle parecchio...»
CL «Non importa: per la sicurezza posso permettermelo!»
IO «Ok, come vuole...»
CL «E già che ci siamo, per la mia sicurezza bisogna che possa controllare anche le proprietà vicine...»
IO «Cosa vuol dire?»
CL «Semplice, controllo anche il giardino dei vicini, così so cosa sta succedendo e posso intervenire quando necessario!»
IO «E i vicini le hanno già firmato la liberatoria per cancellare la loro privacy?»
CL «No, che c'entra? Io lo faccio anche per la loro sicurezza!»
IO «Certamente, ne sono sicuro...»
CL «Ah, inoltre questa telecamera ovviamente non deve essere visibile...»
IO «Non si può: va segnalato che la zona è videosorvegliata!»
CL «Assolutamente no: nessuno deve sapere che io controllo tutto!»
IO «Non si può: la legge è la legge!»
CL «E questa segnalazione deve essere proprio visibile?»
IO «Naturalmente»
CL «Devono quindi vederla tutti e sapere tutti che io controllo tutto?»
IO «Eh si, mi spiace ma tutti i vicini e i passanti, benintenzionati o malintenzionati che siano, sapranno che sono ripresi dal G.F.!»
CL «Ma tutti tutti?»
IO «Certo, anche quella gnocca che abita qua di fronte... Buona giornata!»

giovedì 15 marzo 2018

Barista per allupati...

Vado al bar con mia sorella e prendiamo un cappuccino a testa.
Nell'attesa che lei approfitti poi del bagno, mi accorgo di avere solo un biglietto da 50€ che, per pagare 2,70 di cappuccini mi pare esagerato.
Quando arriva glielo dico e le chiedo se lei ha un biglietto da 5€, lei conferma e si avvicina alla cassa per pagare.
La barista la ferma e si volta verso di me con un sorriso disarmante "No, io i soldi li voglio da te!"
"Ok, ma io ho solo un biglietto da 50€!"
"Non importa: sei tu che mi devi dare i soldi!"
"Ok, ecco qua!"
Le do il biglietto da 50, lei fa lo scontrino, prende il resto, mi guarda sorridendo e da il resto a mia sorella...
"Scusa, ma vuoi i soldi da me e dai il resto a lei?"
"Si, esatto!"
"Non mi sembra molto corretto..."
"No, infatti non lo è!"
"E allora?"
"Tu sei maschio, tu paghi!"
"Non è un po' discriminatorio?"
"Certo!"
"E quindi?"
"Non importa: tu paghi!"
"Ma tutti i discorsi sulla parità dei diritti..."
"Quale parità? I maschi pagano, stop!"
"Non mi sembra molto corretto..."
"No, non lo è, ma è così!"
La guardo sconcertato: ha continuato a sorridere a ogni frase, non capisco dove voglia realmente andare a parare e non ho proprio nessuna voglia di alterarmi e litigare, quindi sto un attimo in silenzio a riflettere per cercare di capire.
Lei scoppia a ridere
"Oh là!... Ce l'ho fatta a lasciarti senza parole?"
"Eh?"
"Hai sempre la risposta pronta per tutto, stavolta volevo divertirmi un po' io!" mi dice ridendo.

Il caldo fa male: l'ho sempre detto!

venerdì 16 febbraio 2018

La barista...


Domanda da un milione di €!
Anche voi conoscete una barista come quella da cui vado io?

Non solo non fa pagare il conto a mia mamma e mia sorella (si rifiuta proprio di prendere soldi da loro)
Non solo aspetta la prima occasione in cui vede me, per chiedere il saldo del totale dei conti
Non solo mi svuota il portafoglio in un colpo solo senza nessuna pietà per il fatto che mi lascia completamente all'asciutto
Ma, oltre tutto, da pure il resto a mia sorella, ridendo come una matta mentre guarda la mia espressione stupita... :O

Se non fosse che fa il miglior cappuccino che abbia mai assaggiato, col cavolo che ci tornerei... e invece sono lì quasi tutti i giorni... :O

giovedì 11 maggio 2017

Viaggio avventuroso, prima parte...

Avevo solo 8 anni!
Era la prima volta che salivo sul treno per un viaggio così lungo: 30 ore previste, ma quasi sicuramente sarebbero state di più!
Non so nemmeno io cosa pensassi, ma sapevo che un angolo del mio cervello era contento: mi è sempre piaciuto viaggiare, anche se non avevo mai fatto nulla di simile.
Anche adesso, sovente, preferisco il viaggio nella sua essenza all'arrivo a destinazione, anche se questo probabilmente fa parte della mia natura strana e folle.
Lo scompartimento era vuoto, stranamente, e ci entrammo, i miei genitori, mia sorella e io.
Sistemati i bagagli sugli appositi sostegni, ci sedemmo e cominciammo a guardare fuori dal finestrino, osservando il treno sul binario accanto che si preparava a partire per la sua destinazione, col proprio carico di umanità a bordo.
Non era ancora proprio piena estate, quindi il treno non era proprio completamente pieno, nel momento che, con uno strattone, si mise in movimento.
Non ricordo volte precedenti in cui vidi l'uscita dalla stazione di Porta Nuova: tutto era nuovo ai miei occhi, anche se riconoscevo alcune delle strade che ogni tanto passavano davanti al finestrino.
Alla fine, il treno uscì dalla città e Torino sparì lentamente all'orizzonte, sostituita prima dai numerosi paesi della cintura, poi da campagne intervallate occasionalmente da gruppetti di case.
Io e mia sorella ci divertivamo a guardare questo mondo nuovo.
I nostri genitori erano impegnati a chiacchierare tra loro.
A un certo punto il treno rallentò e apparve la città di Asti, quindi si fermò in stazione e ci fu un primo scambio di passeggeri prima che ripartisse.
La porta dello scompartimento all'improvviso si aprì e un uomo in uniforme chiese i biglietti, li prese dalle mani di mio padre, li punzonò con una strana pinza e poi li restituì, chiudendo la porta e andandosene.
Il treno raggiunse quindi Alessandria, dove si fermò nuovamente alcuni minuti, poi ripartì e puntò deciso verso le montagne.
Alla fine delle gallerie qualcosa nell'aria mi fece capire che c'era stato un cambiamento: non eravamo più in Piemonte, ma in Liguria, e mentre Genova si approssimava, cominciai anche a vedere in distanza il mare.
Era un'emozione nuova: raramente prima di allora avevo visto il mare, ma sapevo che non era ancora giunta la nostra destinazione: non era l'allora sporco mare ligure la nostra meta, ma il lontanissimo mare della Sicilia, sempre che fossimo riusciti a vedere il mare...
Il viaggio proseguì lento nella sua monotonia, una volta finito di guardar fuori per via della notte, una volte finito di mangiare i panini preparati da nostra madre, una volta finito di leggere i fumetti che ci eravamo portati dietro, una volta andati a svuotare la vescica nel gabinetto all'inizio del vagone, osservando il terreno che correva rapido e monotono sotto il foro di scarico della tazza, l'unica alternativa possibile era dormire, mentre il treno sferragliava lungo la costa tirrenica, superando una dopo l'altra le varie regioni che avevo dovuto studiare in geografia a scuola...
Ci risvegliammo accorgendoci che il treno era fermo da un po', mancava l'ormai familiare dondolio.
Il caos della stazione Termini ci accolse quando osservammo dal finestrino, spaventandoci un po'.
La porta dello scompartimento si aprì e un uomo entrò, posando la sua valigia e sedendosi in uno dei due posti liberi.
Alla fine ripartimmo, andando al contrario rispetto a prima, al punto che chiedemmo se stavamo già tornando indietro, suscitando una certa ilarità, prima delle dovute spiegazioni.
Altra apparizione improvvisa di un addetto al controllo dei biglietti.
Attesa osservando il vuoto fuori dal finestrino, mentre lo sconosciuto leggeva un giornale dal titolo strano, facendo contemporaneamente a gara con mio padre nel fumare sigarette.
Dopo un po', mentre divoravamo un ulteriore panino e osservavamo i cieli sconosciuti e le terre ignote dei luoghi dove nacque gran parte della storia italiana, capimmo che eravamo nuovamente in procinto di fermarci,  e ci accolse il caotico frastuono napoletano...
Ancora una volta entrò qualcuno nello scompartimento, sedendosi nell'ultimo posto libero, ma lasciando la porta aperta per parlare con gli amici che erano seduti a terra nel corridoio di fronte...
Poco tempo dopo, i giovani napoletani scesero e una donna prese il posto di colui che era seduto nello scompartimento.
Ancora oltre, girarono voci cupe, mentre le gallerie si susseguivano ininterrotte le une alle altre, e il serpente sferragliante si inoltrava (non più tanto rapido) nel mezzo della Calabria... fino a giungere alla punta estrema dello Stivale.
Nel giro di un'ora, assistemmo alle imponenti manovre per far entrare il treno dentro il traghetto, smembrandolo in piccoli gruppi di vagoni.
Un indecifrabile periodo di tempo dopo, il ronzio e il rollio ci fecero capire che eravamo in movimento e il traghetto stava attraversando lo Stretto...
Mezz'ora dopo attraccammo, mio padre mi disse che era necessario tutto quel tempo per aggirare le forti correnti, infatti a me sembrava strano che ci volesse mezz'ora per attraversare una striscia di mare così piccola!
Un'altra ora e il treno venne nuovamente riformato, e spostato nella stazione di Messina.
Ero in Sicilia! Per la prima volta da che mi ricordavo (anche se mi hanno detto che in realtà era la terza volta, ma le precedenti ero davvero troppo piccolo, e non ricordavo nulla) avevo attraversato l'Italia e varcato lo Stretto.
A questo punto cominciava la parte peggiore del viaggio: lo smembramento continuo dei vagoni separati per destinazioni, la lentezza esasperante del treno nel procedere lungo la costa siciliana, le infinite fermate a quasi ogni centro abitato... avevo quasi voglia di tornare indietro!
Alla fine arrivammo comunque a Siracusa, dove scendemmo dal treno (che concludeva lì la sua corsa) e ci avviammo verso la carrozza che aspettava (mi dissero che si chiamava "littorina", anche se non capivo che razza di nome fosse) e che, dopo alcuni minuti, partì, inerpicandosi nelle montagne interne, mentre il sole tramontava.
A mezzanotte passata, scendemmo finalmente e, dopo una breve scarpinata, giungemmo a una casa a pianterreno con terrazzo, mio padre si fece luce con la torcia elettrica e aprì la porta chiusa a chiave ed entrammo, un attimo prima che le luci dell'illuminazione pubblica venissero spente, spaventandoci un po' per l'improvviso buio, in attesa che, sempre con la torcia elettrica, mio padre accendesse il contatore della luce e quindi le lampadine della stanza.
Anche se non era la prima volta, per quanto mi ricordo io questa è stata la prima volta che ho visto la casa dei miei nonni in Sicilia...

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HDD: Maxtor 6G160P0 da 160 GB (149 GiB)
Porte: seriale, parallela, USB (5), FireWire
Drive: floppy, lettore/masterizzatore CD/DVD
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Sistema operativo preinstallato: GNU/Linux Ubuntu 10.04.1 LTS
Programmi preinstallati: tutti quelli compresi nell'installazione di Ubuntu

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Elenco hardware presente disponibile

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