Ritorno in Serbia 4 - Il viaggio di ritorno

Era prestissimo, ma relativamente buio e pioveva!
Mi alzai, andai in bagno, feci la doccia e mi preparai la colazione.
Dopo mangiato, raccolsi le ultime cose, le portai in macchina aggiungendole al materiale da zingari che lasciava libero solo il mio sedile, e mi preparai a uscire.
Tornai su un’ultima volta, controllando di non aver dimenticato nulla, lasciai il cellulare in bella vista e chiusi a chiave la porta, scesi, salii in macchina e avviai il motore.
Uscendo, mi fermai davanti al portone con le cassette postali e deposi la chiave di casa nella cassetta del mio appartamento, quindi risalii in auto e ripartii.
Malgrado il carico, il maltempo non era forte come all’andata, quindi riuscii a tenere un’andatura più decente (sempre stando però rigorosamente nei limiti e evitando le infrazioni, che non avevo più nessun modo di contattare Segretaria o Herr Direktor e farmi tirar fuori dai guai nel caso che la polizia avesse deciso di bloccarmi a seguito di comportamenti sconsiderati, come facevano sovente con gli italiani) e ben presto raggiunsi Batocina, dove presi il biglietto e entrai nell’autostrada.
Mentre pensavo che a quell’ora normalmente qualcuno dei serbi si stava per alzare e preparare la brodaglia per tutti, mi accorsi che stavo avvicinandomi alla stazione di servizio, e che non avevo ancora fatto il pieno dal viaggio di andata, quindi mi fermai.
Rifornimento per la macchina, per me e per le fognature locali, quindi riparto verso Belgrado.
Raggiungo il casello e mi accorgo che avevo avanzato in valuta serba gli importi giusti per i caselli autostradali e per un paio di tappe alle stazioni di servizio, quindi pago e procedo, supero Belgrado, supero l’aeroporto e inizio a godermi il viaggio di ritorno, nelle zone che non avevo ancora visto, almeno non di giorno e senza la pioggia torrenziale... solo una lieve pioggerellina stava rendendo noioso il viaggio.
Persino i solchi dei camionisti non erano pericolosi come nel viaggio di andata, quindi procedo con maggior tranquilllità, fino alla prossima stazione di servizio dove faccio nuovamente scorta di caffè e brioche, oltre a qualche pacchetto di cibo-spazzatura (follemente prendo un domaci kafa, ovvero un caffè alla serba o alla turca a seconda del paese in cui ci si trova, ma ci vuole: la dose di caffeina mi aiuta a star sveglio).
Dopo un po’, vedo il casello, pago e mi accorgo che ho avanzato pochissimo: credo poco più di un euro, in valuta locale. Bene!
Ennesima coda alla dogana, dove nuovamente mi fanno incanalare in un corridoio tale da trovarmi il gabbiotto della polizia sul lato sinistro, consegnando i documenti al poliziotto che infila la mano dal gabbiotto nel finestrino del mio lato passeggeri, attento a non toccare il carico zingaresco che riempie la macchina. Quando mi restituisce tutto chiudo e riparto, abbandonando la Serbia e entrando in Croazia.
Faccio rifornimento alla stazione di servizio, quindi proseguo: la Croazia mi piace ancor meno della Serbia, voglio lasciarla al più presto, ma è un tratto lungo!
Alla fine, comunque, appare Zagabrija e dall’autostrada vedo il capannone tipico dell’ikea, con la pubbcilità delle immancabili polpette in offerta speciale, ma ovviamente tiro dritto senza fermarmi.
L’indicatore del carburante mi annuncia che dovrei fermarmi di nuovo, ma decido di fidarmi dell’autonomia residua e delle distanze che mi separano dal confine sloveno: non intendo stare in queste terre un solo momento più del necessario.
Ben presto, giungo al casello di confine, pago e un attimo dopo entro in Slovenia.
Ovviamente sono abbastanza a secco, quindi mi fermo alla prima stazione di servizio e faccio il pieno, prendo un caffè e riparto.
La Slovenia è breve e dopo aver passato Ljublijana (e il vicino capannone del Lidl) mi dirigo verso Trieste e l’Italia.
Raggiungo quindi il confine e entro in Italia, telefonando a casa per avvisare che sono in fase di rientro a breve.
Nel frattempo raggiungo un autogrill dove mi fermo, approfittando dell’orario e mangio qualcosa di quello che mi ero portato dietro.
Il tempo è leggermente piovoso, ma ormai sono in Italia, non mi interessa più niente, quindi procedo verso casa, fermandomi solo per i rifornimenti quando necessario e per un caffè e una sosta ogni tanto.
Alla fine, nel tardo pomeriggio, parcheggio sotto casa (stranamente, riesco a trovare un posto) e comincio a svuotare la macchina, portando su tutto, con l’aiuto di mia sorella (purtroppo qua siamo in Italia, non in Serbia, quindi se lascio qualcosa in auto è come dire a qualcuno di romperla e svuotarmela, cosa che là non succedeva, specie se si posteggiava dentro il cortile e non per la strada...)
E così si conclude il mio ultimo viaggio in Serbia!
E si conclude anche questa epopea massacrante!

Commenti

  1. Tutto è bene quel che finisce bene! (E l'ultimo chiuda la porta)

    RispondiElimina
  2. Caro MK,
    ora continuerai a scrivere oppure ritornerai latitante?
    Ciao!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Continuerò.
      Non garantisco una pubblicazione a settimana, ma qualcosa si sta muovendo e quindi ci saranno prossime uscite, anche se non periodiche.

      Elimina

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