Ricerche festive...


E rieccoci ancora una volta puntuali con il consueto appuntamento fisso con le ricerche più folli :D
(oddio, appuntamento fisso e puntuali... beh, forse visto che è almeno un paio di volte che pubblico tale sciocchezzuola tanto per fare due risate...)

Cercano me...


  1. mk66
  2. le storie di mk66
  3. lestoriedimk66
  4. mk vampiro storie belgrado - e fino qui mi va anche bene...
  5. lestoriedimk66.blogspot.com - già questa mi suona piuttosto male...
  6. http://lestoriedimk66.blogspot.com/ - ma questa... questa... usata come chiave di ricerca... questa... basta, ho bisogno di bere qualcosa... 

Ma non cercano solo me...

  1. storie sala macchine
  2. davide bianchi storie dalla sala macchine - paragonato al Maestro? Io? Non sono degno...

Ho il sospetto che questo sia Valeren... ;)

  1. come si smonta un fucile semiautomatico
  2. come rimontare un fucile
  3. come smontare un fucile steyr m95 286 - strano però: ero sicuro che non avesse particolari problemi con l'artigianato bellico... :P

E questa invece è sicuramente Trantor... :P

    1. storie hard
    2. storieporno
    3. la signora mi toccava racconti
    4. me lo metti dentro - scusami, Trantor: non capisco come mai, ma ogni volta che vedo questi parametri di ricerca mi viene il dubbio che ci sei te dietro... o davanti... ;) (ehm... meglio fare i bravi, visto che lei sa un po' troppe cose su di me... compresi i metodi per raggiungermi ed eliminarmi...)

    I soliti noti...

    1. annunci sentimentali
    2. dinamo eccitatrice
    3. 2001 odissea nello spazio hd
    4. colloquio conoscitivo - niente da dire: ho già detto tutto...

    Le new entry...

    1. libri storie commercialisti - immagino qualcosa sul tipo de "la solitudine dei numeri primi" :P
    2. cosa offrire per un caffè a metà mattinata - già, cosa offrire per (farsi offrire) un caffè a metà mattinata? che poi tutto dipende da chi sei te, chi è che ti deve offrire il caffè, che rapporti ci sono tra di voi, eccetera eccetera... ;)
    3. io c'ho il fisico - buon per te :P
    4. cerco amiche testimoni di geova - cos'è? lo fanno meglio? spiega... spiega... ;)
    5. cosa regalare a una disegnatrice - un foglio di carta e una matita? una nuova versione di un prestigioso software per disegno? un nuovo computer per supportare il software di prima? un telefono nuovo (se si tratta della stessa Disegnatrice che conoscevo io)? Anzi no, se si tratta di lei, c'è sicuramente un regalo che apprezzerà enormemente, e che può regalarle chiunque appartenga al sesso maschile... ;)

    E per finire, una ricerca permanente...

    1. buon natale e felice anno nuovo a tutti :)
    NOTA: l'immagine proviene da qua

    Con le buone maniere... 2

    Quella mattina, squillò il cellulare serbo e vidi il numero del capo cantiere di una delle imprese, quindi sfoderai il mio miglior serbinglese e risposi "Ciao Tizio, kako si?" (significa "come stai") e dall'altra parte mi rispose la sua voce "Ciao MK, dobro, hvala, ti?" ("bene, grazie, e te?") "Dobro, dobro!" e qui è finita la parte che conosco in serbo, quindi abbiamo continuato in inglese
    "Cosa vuoi?" "Ho bisogno di parlarti!"
    "Dimmi!" "No, mi serve che vieni qua in cantiere!"
    "Ok, ma non prima di mezzora!" "Va bene, ti aspetto!"
    Metto gli scarponi, indosso il giubbotto, recupero la documentazione relativa a quel particolare lavoro e vado, incamminandomi nel mezzo della neve, per raggiungerlo.
    "Ciao, cosa c'è?" "Ciao. Ho un problema!"
    "Dimmi!" "Devo montare il nuovo blindo, ma non è ancora stato smontato il vecchio!"
    "E smontalo! Che vuoi da me?" "Non è compito mio! Se devo farlo io, voglio essere pagato!"
    Lo guardo un attimo, poi prendo il telefonino e chiamo CapoCantierista.
    "MK, che caxxo vuoi?!" "Ciao anche a te! Senti, sono qui nell'edificio X, e c'è Tizio che mi dice che non è nei suoi incarichi lo smantellamento dei vecchi impianti!"
    "Si, deve farlo l'altra impresa!" "E come mai non lo ha fatto?"
    "Perchè sono delle teste di m...!" "Ho capito! E non avete fatto nulla?"
    "Che vuoi fare? Se ne fregano! Ormai hanno preso quasi tutti i soldi e stanno smantellando il cantiere per andare da qualche altra parte!" "Ah! Bene!"
    Attacco, riprendo il telefonino e chiamo il capo cantiere dell'altra impresa
    "Ciao Caio!" "Ciao MK, che vuoi?"
    "Edificio X! Smantellamento vecchio impianto!" "E allora?"
    "C'è ancora un blindo da smantellare!" "Boh! Un giorno o l'altro lo faremo..."
    "Che ne dici di oggi?" "No, oggi non posso, devo fare altri lavori altrove e..."
    "Non hai capito! Non è una domanda! E' un ordine!" "Eh?! Ma..."
    "MA UN ACCIDENTE CHE TI VENGA! Entro stasera questo fottuto blindo deve essere smantellato!" "Ma..." ma non fa in tempo a reclamare che attacco.
    Subito dopo, rientro in ufficio e scrivo una email indirizzata al titolare dell'impresa, dove faccio presente che, viste le tempistiche, ci sono già gli estremi per una causa per inadempienza contrattuale, quindi o procede con lo smantellamento entro sera, oppure girerò il tutto all'ufficio acquisti dell'azienda, con la richiesta di far intervenire l'ufficio legale e di farli sbizzarrire a recuperare il più possibile, lasciandoli eventualmente in maniche di mutande... (ok, lo so benissimo che in realtà in Italia non funziona così, che l'ufficio legale non ne vince quasi mai, ma qua siamo in Serbia: non è detto che i serbi sappiano realmente come (non) funziona l'ufficio legale dell'azienda, e nemmeno che l'ufficio legale serbo proceda allo stesso modo di quello italico, peraltro la stessa azienda continua a cercare di creare una leggenda cupa sul proprio ufficio legale, specie quando la richiesta di intervento arriva dall'ufficio acquisti nei confronti di un fornitore inadempiente, che tanto vale sfruttare un pochino tale fama... ;) )
    Lo chiamo, per assicurarmi che abbia ricevuto, letto e compreso la mia email, e gli chiedo direttamente che intenzioni ha, al ché mi risponde "Ma no, non farlo! E' solo un blindo, lo faccio levare subito!" "Chiama Caio e diglielo! Io lo chiamerò tra 10 minuti, e voglio sentire che ha cominciato lo smantellamento!" e attacco
    Dieci minuti dopo, chiamo Caio "...zzo vuoi?" "Ciao Caio! Allora?"
    "Sto andando adesso all'edificio X con la squadra per smantellare quel fottuto blindo!" "Bene! Sto arrivando!"
    "Che cazzo vieni a fare? Non ti fidi?" "Assolutamente no! Comunque fa parte del mio lavoro venire a controllare! Ma stai tranquillo: non mi vedrai nemmeno!"
    Chiamo Tizio e gli dico di avvisarmi quando arrivano, e dopo 15 minuti mi richiama dicendo "Sono qua e stanno montando la piattaforma per smantellare il blindo!" "Ok! Tra un po' passo a vedere!"
    E riprendo quindi a fare il mio lavoro.

    In fondo è vero: con le buone maniere si ottiene tutto!  ;)

    So cucinare anch'io!

    Visto che il gruppo alla fine ha cominciato a sfaldarsi, e ognuno ha cominciato ad agire per conto proprio, anch'io mi sono adeguato alla situazione mutata, mi ritiro nel mio alloggio, mi approssimo alla dispensa e mi preparo un panino con la nutella o con salame e sottilette.
    Ma dopo poco tempo, anche la dieta paninara non funziona piú, al punto che viene voglia di qualcosa di diverso, qualcosa di buono e, in mancanza di Ambrogio (e soprattutto della Signora in Giallo) ecco che, stufo di mangiare panini, decisi di provare anch'io a cucinare, partendo dalla cosa più semplice: la pasta.
    Al supermercato locale si trova facilmente una nota marca italiana di pasta e di sughi già pronti, alla quale ho attinto per i rifornimenti. Ho preparato la pasta, secondo i ricordi di quando osservavo mia madre, e devo ammettere che i risultati sono stati apprezzabili, ho quindi assunto manie di onnipotenza e ho cominciato a inventare sughi e condimenti particolari, riciclando gli avanzi del giorno prima o associando componenti secondo le indicazioni del mio stomaco, quando si rendeva conto di cosa c'era in frigo.
    In breve tempo, mi sono specializzato in una serie di primi piatti dai sapori decisi, talvolta contrastanti ma sempre apprezzabili (e apprezzati, quando li ho proposti anche a casa, in occasione dei rientri in territorio italiano).
    Purtroppo, ho invece parecchi problemi per quanto riguarda i secondi, considerando soprattutto che la carne ha realmente stufato (qua pare che abbiano piantagioni e coltivazioni di maiali e di polli, a giudicare dalle mille migliaia di modi in cui li propinano) ma la verdura e gli ortaggi sembrano essere pressoché inesistenti, salvo alcuni ingredienti basilari come i pomodori, i cetrioli, la verza (che viene preparata in mille modi, compresa la versione insalata), ma per il resto c'è un'estrema latitanza, anche se girano leggende secondo cui, una volta, un mio collega ha scoperto in un negozio un paio di teste di lattuga abbandonate in una cassetta, e dicono si sia trasformato in un mostro orrendo e viscido che continuava a carezzare tali oggetti sibilando parole arcane come "tesssssssoro".
    Dicevo che, per quanto riguarda spinaci, broccoli e piselli, occorre rivolgersi al reparto surgelati, nello scatolame si trovano fagioli e mais, nel reparto verdure fresche si trovano senza problemi le verze, i pomodori e i cetrioli, talvolta si riesce anche a trovare qualcosa che somiglia vagamente a della lattuga, ma in compenso non mancano mai melanzane e patate, quindi c'è tutto quello che serve per variare la dieta da ristorante, basta semplicemente avere il tempo e la voglia di mettersi lì a preparare, dopo 12 ore di lavoro ininterrotto.
    Come dicevo, ho parecchi problemi con i secondi, mentre per i primi ho scoperto di cavarmela bene, sia con la pasta che col riso, ma non importa, tanto dopo il lavoro solitamente la cena è composta da un piatto solo, difficilmente si mangia primo e secondo.
    Il problema è che l'ha scoperto anche un mio collega, che me la cavo bene con i primi, un collega anzianotto alla sua prima esperienza estera, con seri problemi di comunicazione (non spikkia inglish, manco una parola) e con una certa ansia a restare da solo troppo a lungo, un collega con una smodata passione per la cucina all'italiana (pasta in primis, in mancanza di insalate), un collega che sovente mi ha letteralmente implorato di tenergli compagnia a cena, giungendo al punto di corrompermi offrendosi spudoratamente al mio totale servizio, in qualità di cameriere per preparare la tavola e di lavapiatti dopo mangiato, purchè io provvedessi alla cucina.
    Francamente, non so se considerare la cosa come un riconoscimento delle mie altissime capacità culinarie o no, ma poco importa, tanto ho accettato il patto.

    Con le buone maniere...

    ACHTUNG! Questo post ha un linguaggio un pochino pepato! :P

    ___

    Detesto quando mi fanno perdere tempo sul lavoro, e se c'è una cosa che le imprese serbe sanno fare bene è proprio far perdere tempo!

    Il lavoro procedeva lentamente, con continui ritardi dovuti alle incomprensioni, con le continue visite in cantiere e i richiami al capo cantiere dell'impresa, che non faceva le cose come concordato, approfittando del fatto che era troppo tardi per fargli rifare tutti i lavori!
    Quel giorno, la committenza era relativamente incazzata, e aveva convocato entrambe le direzioni lavori (noi e la controparte architettonica) sul posto per vedere a che punto erano i lavori.
    Va il mio collega Cantierista, insieme ad Architetta e a ResponsabileCommittenza, raggiungono il posto e non trovano il capo cantiere dell'impresa, ma solo alcuni operai che parlano solo serbo e non sanno dire niente sul motivo per cui sono in ritardo.
    ResponsabileCommittenza si incazza abbastanza, ma non potendo farsi capire dai serbi si rivolge ai colleghi e urla contro Cantierista e Architetta (oddio, contro Architetta nemmeno poi tanto, che lei ha alcuni validi sistemi per aggirare le sfuriate di costui)
    Cantierista ovviamente non sa cosa dire e cosa fare, visto che non parla nemmeno inglese (e Architetta, che invece lo parla bene, non ha intenzione di aiutarlo, non avendo competenze sugli impiantisti dell'impresa...) e quindi chiama l'unico che può tirarlo fuori dai guai: chiama me!
    "Ciao, cosa c'è?" "Ciao MK! Senti, sono qua, l'impresa è in ritardo, non ha fatto quello che dicevamo e non c'è quel tipo con cui parliamo di solito! Che faccio?"
    "Aspetta un attimo, arrivo!" attacco il telefono, metto gli scarponi, il giubbotto e l'elmetto e parto per raggiungerli, ma nel frattempo che scendo prendo il telefonino e chiamo il responsabile di cantiere dell'impresa
    "Hi MK!" "Ciao Tizio! Sei in cantiere?"
    "Yes, io sono in baracca..." "Allora vai al primo piano dell'edificio X, dove state lavorando, che c'è un meeting!"
    "Un meeting? Quando?" "Adesso!"
    "Facciamo tra un'ora?" "Facciamo immediatamente?"
    "Ma io non posso..." "Io sto uscendo dal mio ufficio e sarò lì tra 10 minuti, visto che non ho la macchina! Quando arriverò tu dovrai essere lì!"
    "Ma..." "MA COSA?! TRA 10 MINUTI DOVRAI ESSERE LI'! MUOVITI!"
    Procedo con una certa calma, provvedendo a caricarmi di energia negativa finchè sono prontissimo a valicare il confine del Lato Oscuro, e raggiungo il luogo del meeting, dove l'altro è arrivato da un paio di minuti e sta subendo la sfuriata di ResponsabileCommittenza, entrando in modalità "muro di gomma", cosa che mi fa incazzare tremendamente, perchè so bene che poi non farà assolutamente nulla di quello che gli viene detto di fare.
    Senza rendermene conto, mi chino e afferro una spranga di ferro abbandonata tra le macerie del cantiere, e mi avvicino con passo deciso agitandola nervosamente.
    Cantierista mi vede e dice qualcosa agli altri, che si voltano verso di me e, evidentemente, non credono a quello che vedono, oppure io non devo essere un bello spettacolo da vedere, perchè ResponsabileCommittenza fa un paio di passi indietro, Architetta corre immediatamente a nascondersi dietro le sue spalle, il responsabile di cantiere mi guarda scioccato, abbandonando l'espressione apatica di poco prima, e sento Cantierista che dice agli altri "...non contradditelo, per il vostro bene non dite niente..."
    Io arrivo sbattendo furiosamente la spranga contro la parete che deve essere demolita, procurando un bel foro nei mattoni, e urlo in italo-serbinglese "ALLORA? QUANTO CAZZO TI CI VUOLE PER FINIRE QUESTO LAVORO? EH? QUANTO CAZZO TI CI VUOLE?" "Ma io..."
    "QUANTO TI CI VUOLE? SONO SETTIMANE CHE STATE QUA A GRATTARVI I COGLIONI! VOLETE DECIDERVI A FARE QUALCOSA?" e giù un altro colpo alla parete e un altro foro
    "Ma se loro non demoliscono noi non..." "LORO SONO LA STESSA TUA IMPRESA! SAPETE BENE COSA DOVETE FARE E SAPETE LE TEMPISTICHE! MUOVETEVI!"
    "Ma..." "MA COSA? COSA? COSA VUOI? CHE TI DEMOLISCA IO LE PARETI E CHE TI SCAVI IO LE TRACCE PER I CAVI?"
    "Ma..." "BADA CHE SE LO FACCIO IO, USO LA TUA TESTA PER DEMOLIRLE E PER SCAVARE!"
    "..." "MUOVITI! MUOVITI, CAZZO! TRA UNA SETTIMANA VOGLIO VEDERE LE TRACCE SCAVATE E I TUBI MESSI!"
    "Non è pos..." "NON PROVARCI NEMMENO A DIRLO! SE LA SMETTETE DI FARVI LE PIPPE E INIZIATE A LAVORARE E' POSSIBILE! HAI UNA SETTIMANA DI TEMPO!"
    "..." "UNA SETTIMANA!"
    "ok..." "CI SONO PROBLEMI?"
    "no... no..." "ALLORA MUOVITI! FAI DEMOLIRE STE CAZZO DI PARETI!"
    "si... si..." "Ohhh! Finalmente! E vedi di non farmi arrabbiare, che la prossima volta potrei essere molto meno gentile di quanto sono normalmente!"
    Getto quindi distrattamente la spranga contro la parete da demolire, dove sfonda un altro mattone e resta infilzata, e vado via, nel silenzio generale.

    La settimana dopo i lavori erano praticamente finiti...  ;)

    Il grande chef...



    Agli inizi, la cucina serba è piacevole, anche se pesantuccia, ma dopo un po' diventa quasi insopportabile mangiare ogni giorno carne (quasi esclusivamente di maiale o pollo) senza mai trovare nulla di vegetale (a parte i peperoni, i funghi e le patate che usano per condire la carne o il solito cavolo che usano in ogni modo, anche come insalata) e quasi niente di frutta, per non parlare del sogno di ogni italiano: la pasta, che qua viene usata come contorno in alcuni ristoranti e soprattutto viene condita quasi esclusivamente col miracoloso sugo serbo per ogni occasione (quello che nel resto del mondo viene conosciuto col nome di ketchup), così siamo stati tutti felici quando passa la moda delle serate al ristorante e ci si limita a un più normale “mangiamo a casa e poi usciamo la sera”
    CapoCantierista si improvvisa cuoco, in alternanza con un altro collega che ha deliziato i palati dei miei colleghi prima del mio arrivo e, in qualche rara occasione, anche dopo il mio arrivo.
    Io assisto estasiato alle loro capacità culinarie, a come preparano il riso o la pasta con condimenti praticamente sconosciuti e altri fin troppo conosciuti.
    E' un vero peccato solo che entrambi hanno una cucina estremamente particolare.
    Il collega ha una cucina estremamente nervosa: lui prende una padella e ci butta dentro qualsiasi cosa trova nel frigorifero, preparando quindi sughi dai sapori particolari, intensi e decisi, sovente speziati al punto di essere percepiti come piccanti anche da me, che normalmente non percepisco affatto il piccante. Fatto ciò, quando il sugo ha ottenuto la sua approvazione e il suo nervosismo è sfogato, allora getta nell'acqua bollente della pentola la quantità di pasta necessaria per tutti i presenti, la cuoce per i minuti necessari e poi, dopo averla scolata, la getta nella padella per impregnarla bene del sugo e metterla quindi in tavola a disposizione dei presenti.
    Favoloso, eccezionale, ma un vero killer per stomaco e intestino.
    Il capo cantierista ha una cucina maggiormente tradizionalista: lui mette a cuocere pasta o riso e nel frattempo prepara il condimento del sugo, mettendo a soffriggere una cipolla alla quale aggiungerà man mano prodotti più tradizionali, alternando vegetali surgelati (la versione locale della findus sopravvive quasi esclusivamente grazie a noi) a carne fresca e infarcendo il tutto di sale, tanto sale, troppo sale.
    Favoloso, eccezionale, ma un vero killer per cuore e arterie.
    Peraltro, nessuno può osare di proferire la minima critica, che viene immediatamente percepita come un'offesa personale da lavare nel sangue.
    Infatti, il collega si è ben presto stancato dei commenti altrui e ha cominciato a ritirarsi nella sua stanza la sera, dove cucina per sé stesso. Mentre CapoCantierista ha continuato a gestire la cucina comune come fosse di sua personale proprietà, decidendo lui cosa fare, utilizzando tutte le stoviglie presenti e stabilendo tempi e modalità di preparazione della cena, comprese le modiche quantità di sale che aggiunge a pugni (ha le mani più grandi delle mie) ogni volta (e anche più volte).
    Qualcuno ha protestato, fingendo di scherzare, dicendo che sarebbe opportuno che ognuno potesse condirsi il pasto come preferisce, sentendosi rispondere con un “Se non ti va come cucino io, hai solo da metterti a cucinare te!”
    Aggiungete che mangiando insieme si finisce a parlare sempre del solo e unico argomento che abbiamo in comune, ovvero il lavoro, e che con certi personaggi avere un dialogo significa dire sempre si a qualsiasi cosa dicono, perchè cose differenti vengono prese per proteste e scatenano quindi una discussione analoga a quelle di certi programmi televisivi dove partecipano personaggi politici provenienti sovente da tutt'altro ambiente, per esempio dal mondo dei critici, dove immagino fossero totalmente anonimi, non avendoli mai sentiti nominare prima che divenissero personaggi pubblici.
    Dopo lunghi periodi di simili trattamenti, ecco che il gruppo si è poi sfaldato, ognuno si ritira nella propria stanza e cucina per conto suo, così ci si salva da ogni pericolo, e talvolta si hanno diversi argomenti di discussione, pensando a scambiarci qualche ricetta simpatica.

    La Spagnola...


    Ho già parlato della Bionda, e devo aver detto che ogni tanto capitava che si usciva tutti insieme.
    In una di queste uscite, andando in un locale piuttosto raffinato (per gli standard serbi) la Bionda mi ha presentato una sua amica, una ragazza molto simpatica e molto bella, che parlava un inglese particolare (un poco come tutti, lì in Serbia) ma misto a molte parole evidentemente tedesche, e con un nome spagnolo che mi ha colpito parecchio, al punto che, col mio inglese, le ho chiesto se fosse di origine spagnola, benchè i tratti somatici non avessero nulla di spagnolo. Lei si è messa a ridere, una risata deliziosa, poi mi ha spiegato che le amiche la chiamano così perchè è mora e le piacciono i romanzi di avventure salgariani, ma il suo vero nome è di origine croata. Ovviamente le ho chiesto quale fosse il suo vero nome, lei me l'ha detto e io le ho chiesto come si scriveva, lei ha sorriso e mi ha fatto lo spelling, ma io ho finto di non capire (in realtà non ho finto molto: quelle parole tedesche che infilava nel mezzo non mi erano affatto chiare), e lei mi ha detto “Dammi qualcosa e te lo scrivo!”
    Io avevo sottomano solo il telefonino, così le ho detto “Scrivilo qua!” e le ho dato il telefonino dopo aver evidenziato la posizione per l'inserimento di un nuovo contatto. Lei si è messa a ridere, ma ha scritto il suo nome sul mio telefonino, me l'ha reso e io ho letto il suo nome, poi ho spostato il cursore sulla voce per aggiungere il numero telefonico del nuovo contatto e le ho detto “Ok, completa l'operazione!”. Lei si è fatta un'altra risata, poi ha detto “Ma se volevi il mio numero di telefono bastava chiedermelo!” ma nel frattempo aveva già provveduto a scriverlo e memorizzarlo nella memoria del telefonino, oltre che a farsi squillare il proprio per memorizzare il mio numero, chiedendo a me di scrivere il mio nome.
    Io le ho sorriso “Si, ma non parlo inglese così bene da chiederti di darmi il tuo numero di telefono!” “Ma me l'hai appena chiesto!” mi ha fatto notare lei.
    Vero, ma se io ti chiedevo di darmi il tuo numero di telefono e tu me lo davi, quando ti avrei chiamata non ti saresti mai ricordata di me, invece adesso tu non mi dimenticherai mai!” lei mi guarda un attimo, poi scoppia a ridere “Questo è vero! Sicuramente sei unico e difficilmente potrò dimenticarmi di come mi hai chiesto il numero di telefono!”
    La serata è proceduta, al solito, in allegria, tra chiacchiere, sorrisi, bevute e, alla fine, quando le ragazze si sono alzate per andar via, ci siamo alzati anche noi per accompagnarle alle macchine e, lì giunti, lei mi ha sorriso “Grazie per la bella serata!” “Grazie a te, spero ti sia divertita”
    Si, moltissimo: la tua compagnia è stata molto piacevole...” “Allora mi merito un bacio?”
    Lei scoppia a ridere ancora una volta “Ma certo!” si avvicina dandomi la mano e, poggiandomi l'altra mano sulla spalla (per tenermi a distanza e assicurarsi che non tenti di fare "cose strane", anche se, volendo fare "cose strane" essere alto e avere le braccia lunghe come me, avrebbe annullato l'effetto del suo braccio, ma io non sono il tipo che agisce in questo modo e soprattutto mi sono accorto subito che lei non è una ragazza che apprezza certe azioni: avrebbe potuto prenderla come un affronto personale...) mi saluta con i soliti 3 baci serbi, ma mi accorgo che su ciascun bacio indugia un istante in più del necessario, o meglio ce ne accorgiamo sia io che la Bionda, che salutandomi sorride e mi strizza l'occhio, dicendomi (in serbitaliano per evitare che l'altra capisca) “Io penso che tu piacere lei! Io ho tuo numero: io chiedo lei, mi informo e poi ti faccio sapere!”

    Freddo...


    Ero in licenza premio (weekend italiano) e mi ero avviato verso l'aeroporto di Belgrado per tornare in patria.
    Mentre aspettavo l'aereo, un beep mi avvisa che ho un nuovo messaggio.
    Leggo "Quando arrivi in Italia chiamami!" e la mittente era lei: Architetta.
    Tra una cosa e l'altra, arrivo a Malpensa che era quasi mezzanotte, quindi le invio un sms, e lei risponde "Ok chiama domattina!"
    Al mattino la chiamo e lei mi chiede di raggiungerla a casa sua, cosa che faccio nel minor tempo possibile.
    Giunto da lei, mi fa salire nell'alloggio dove vive, un bacetto veloce e poi mi conduce verso la sua camera, dove mi fa sedere direttamente sul letto e si siede accanto a me.
    Comincia quindi a parlare di mille cose, senza dirigere il discorso su nessuna, e senza pensare che io non avevo alcuna voglia di parlare, o almeno così pensavo io, e un istante dopo glielo dimostrai.
    La abbracciai e le tappai la bocca con un bacio, lei ricambiò ma con poca passione, così le chiesi se c'era qualche problema. Mi rispose di no, e per dimostrarlo mi baciò di nuovo, un po' meglio di prima, ma ancora non riuscii a percepire nulla di buono, e ancora una volta glielo dissi.
    Lei mi guardò stranamente, poi si ritirò in sè e mi disse "Non posso più stare con te!"
    La guardai stupito e le chiesi "Non capisco, che ho fatto di male?" "No, non sei te, sono io!"
    "Ok, ma che ho fatto di male?" "Ti ho detto che non sei te..."
    "Si, ma sono abbastanza vecchio da sapere che questo significa che devo aver fatto qualcosa di tremendo!"
    Lei mi guardò e scoppiò a piangere. Mentre le asciugavo le lacrime, mi disse "No, sono veramente io: non me la sento di tenerti vincolato a me, dopo che ho sentito in ditta quello che prospettano nei tuoi confronti!" "Cioè?"
    "Dovevi stare in quel posto schifoso solo fino a fine anno, ma adesso stanno avviando una filiale locale..." "Si, c'è già!"
    "...Si, ma intendono piazzarci qualche italiano a gestirla, per i primi anni, e per quanto riguarda la parte elettrica, sei tu!" "Ah!"
    "Si, secondo i piani di GrandeCapo, dovrai stare lì per almeno altri 3 o 4 anni..." "Uhm... più o meno combina con quanto avevo sentito io, ma cosa c'entra con noi?"
    "Non voglio tenerti vincolato a me per questo tempo, stando a distanza in questo modo: hai diritto a vivere la tua vita senza problemi!"
    La guardo fisso per alcuni lunghi istanti, e lei non riesce a sostenere il mio sguardo, così le dico "Ok, come vuoi! Nessun problema! Spero solo che lui ti voglia bene come me!"
    Lei alza di colpo lo sguardo spaventata, con gli occhi sgranati "Ma... ma... come...???"
    Sorrido, e lei si calma, rilassandosi "Come diavolo hai fatto a capire che...?" "Non è che ci voglia molto: sei una donna bella e affascinante, difficile che gli uomini non ti notino, e difficile anche che qualcuno non ci provi... evidentemente hai trovato il tipo giusto per te, e ne sono felice!"
    "Non sei arrabbiato?" "Non ne vedo il motivo: non avevamo nessun vincolo, se ricordo bene!"
    "Si, ma di solito queste cose si dicono così, poi al momento giusto nasce la gelosia e..." "Evidentemente non mi conosci bene: io non sono affatto geloso, visto che tu non sei un oggetto di mia proprietà ma una persona libera di decidere nel modo migliore per sè!"
    "Oddio! Ma tu sei veramente un essere speciale!" "Diciamo piuttosto che sono uno speciale idiota!"
    "No! Tu sei una persona speciale, una persona diversa da tutte le altre, e io non ti merito!" "Eheheh! Sono talmente speciale che non sono mai riuscito a trovare una ragazza che mi meriti, e quindi creperò da solo, come sono vissuto!"
    "No, non dire così!" "Ciao, in bocca al lupo per tutto! Che tu sia sempre felice!"
    Ed esco, per tornare a casa, accorgendomi che sta iniziando a nevischiare, ma va bene così: pioggia e neve sono le benvenute in questa giornata, mentre alzo lo sguardo al cielo bianco e mi incammino a piedi, anzichè aspettare il tram, e rifletto sul fatto che anche lei è ormai perduta, come mille altre prima di lei e come mille altre dopo di lei, nel corso della mia vita maledetta e solitaria, grazie al fatto che sono talmente idiota da stare a pensare anche al bene di lei e non solo al mio, come dovrei fare e come fanno normalmente tutti i maschi seri, quelli che vengono realmente apprezzati dalle donne, specie da quelle che si lamentano di non essere mai capite, ma non importa: in fondo per me vige sempre la "regola dell'amico", con le donne a cui tengo davvero. Forse un giorno proverò ad applicare un certo "teorema" e otterrò maggiori soddisfazioni, o forse no, ma in fondo non mi importa.
    Poco dopo, entro in un bar, col giaccone e il volto fradici, e mi avvicino al bancone, dove ordino una cioccolata calda. La barista sorride "Fa freddo lì fuori, eh?" "Si, molto freddo: praticamente sto gelando dentro!"

    Foto di gruppo

    Ecco qui una foto di gruppo dell'intero squadrone dislocato in Serbia, ripresa nel nostro ufficio un attimo prima che qualcuno di noi sparisse misteriosamente nel nulla più assoluto, in mezzo a urla raccapriccianti e spruzzi di sangue dalle membra squarciate...  ;)

    Diario dal fronte...


    Ero giunto da poco, quando mi hanno affibbiato un lavoro merdoso che la metà basta.
    Dovevamo passare con i nostri impianti in uno stabilimento sottodimensionato, dove il grosso dello spazio era occupato dai macchinari di una ditta tedesca.
    Tali tedeschi, con arroganza tipicamente teutonica, pretendevano di comandare e dare ordini in casa d'altri, ma visto che i padroni di casa non erano in grado di far valere le proprie ragioni, malgrado agissero anche loro come truppe d'occupazione italiche, toccava agli scarsi membri dei corpi speciali del nordovest contrapporsi alle numerose divisioni di panzer germanici, naturalmente potendo contare sul fatto che i propri alleati italici li avrebbero traditi e aggrediti alle spalle non appena possibile, ma tant'è: in fondo la storia si ripete sempre!
    E fu così che venni inviato in prima linea, in una riunione ad alto livello, per risolvere i problemi!
    Nessuno dei miei colleghi, malgrado le promesse iniziali, si fece trovare disponibile per accompagnarmi, così mi avviai verso il campo di concentramento tedesco, accompagnato solo da alcuni personaggi sconosciuti, che ho poi scoperto appartenere alle truppe d'occupazione dei padroni di casa, anche se erano evidentemente stati arruolati sul posto.
    Stendemmo su un tavolo i nostri piani di battaglia, dov'era rappresentato lo stabilimento da conquistare, i tedeschi gettarono sul tavolo una marea di panzer-disegni, dove mostravano lo straordinario numero dei propri macchinari da installare nel capannone, gli italiani dispiegarono in campo le proprie scarse forze, subito sopraffatte dallo strapotere teutonico, e la battaglia pareva ormai persa e senza speranza, quando io mi alzai e posai la mano sui fogli, dicendo un semplice “NO!”
    Tutti mi guardarono, gli italiani incapaci di comprendere che anch'io sapevo parlare, i tedeschi incapaci di comprendere che qualcuno osasse ancora opporsi alle loro forze d'invasione, ma io continuai con il mio serbinglese alla Toro Seduto, indicando un'area del disegno “Qua voi non passate, che qua ci siamo noi!”
    Mi guardarono stupefatti, poi cominciarono a fioccare le proteste in una babele linguistica fenomenale, mentre uno dei personaggi italici mi fissava con uno strano sguardo, senza dire una parola.
    Al termine delle proteste, io ripresi la parola “Vi ripeto che qua non passate! Qua dobbiamo passare noi!”
    Altre proteste, finchè il comandante in capo della panzer-divisionen si alza, con i pugni chiusi premuti contro i fianchi ed esclama “Noi dobbiamo mettere nostre macchine in quel punto!” “Vi consiglio di trovarvi un altro posto!”
    “Himmel! Du lieber gott! Perchè noi dobbiamo trovare altro posto? Noi dobbiamo stare in quel punto!” “Quanto sono alte le vostre macchine?”
    “Sono alte fino a uno metro sotto capriata!” “Allora di lì non passate! Cercatevi un altro posto!”
    “[sequenza di bestemmie germaniche] Perchè?” lo guardo fisso negli occhi, con una luce assassina pari a quella che aveva lui nei miei confronti, poi gli rispondo “Perchè in un metro tra la macchina e la capriata non passano i nostri blindo!” [nota: blindo sta per condotti blindati, un sistema più efficiente e meno costoso di gestire gli impianti elettrici industriali che con i cavi e le canaline]
    “E cosa me ne frega a me dei vostri blindo? Io ho i miei panzer e le mie SS!” “Bene, allora collega un alternatore a ciascun panzer e metti tutte le SS a pedalare per far girare l'alternatore, che se noi non passiamo con i nostri blindo, voi le vostre fottute macchine ve le dovete alimentare a manovella, se volete farle funzionare!”
    “COSA?!?!?!” “In parole semplici: no blindo no elettricità!”
    Il feldmaresciallo sturmtruppenfuhrer mi guarda ammutolito, riflettendo intensamente su quanto gli ho detto, e poi si volta verso i suoi aiutanti per chiedere loro qualcosa in tedesco, mentre il personaggio di cui sopra continua a guardarmi fisso, rendendomi anche un pochino nervoso.
    Alla fine del dibattito, il fuhrer mi guarda e dice “Sposteremo i macchinari e vi lasceremo spazio per i vostri blindo! Quanto vi serve?” e io gli indico le dimensioni dell'area di ingombro, che devono forzatamente lasciare libera.
    A quel punto il personaggio si alza, mi da una pacca sulla spalla e, ridendo, dice ai suoi con un accento sudamericano “Visto? Lui non sa parlare bene inglese, ma si fa capire e risolve i problemi! Così dovete fare anche voi!” Gli altri mi guardano facendo cenni di assenso verso il loro capo, ma non dicono una parola, e nemmeno io dico nulla, in fondo non so nemmeno chi siano, costoro.
    Poco dopo spariscono nella notte serba, mentre io torno in ufficio, e i miei colleghi mi chiedono com'è andata. Faccio un riassunto della situazione e tutti mi guardano, poi aggiungo quanto mi ha detto quel tipo, e chiedo chi diavolo sia, al chè mi fissano stupefatti “Ma come? Ma quello è Tizio!”
    Li guardo senza espressione (il nome non mi dice proprio nulla) e loro mi fissano, prima di aggiungere “Il capo supremo dello stabilimento in oggetto!”
    “Ah! Ecco perchè è riuscito a dire almeno 3 frasi, prima che i tedeschi lo facessero azzittire! Vabbè, è tardi, andiamo via che ho fame?”

    Cosa tu mangi?


    La nostra Segretaria serba ha talmente tanti compiti, che non riesce a espletarne nemmeno uno.
    Qualsiasi cosa le si dica, lei risponde sempre “Ok” ma poi non fa assolutamente niente.
    L'unica cosa che fa, oltre a rispondere al telefono serbo e a fare la bella statuina all'ingresso dell'ufficio, e oltre a fumare e prendere il caffè con la segretaria della nostra controparte, è quella di preoccuparsi del vettovagliamento, anche perchè c'è di mezzo pure il suo.
    Abbiamo una convenzione con un ristorante locale, che ci porta il pranzo in base alle ordinazioni, così ogni mattina, entro le 10, dobbiamo segnare su un foglio apposito il codice del piatto prescelto per la giornata, in modo che lei, entro le 11, possa prendere tutti i codici, telefonare al ristorante suddetto e ordinare la pappa per tutti.
    Nessun problema quando si è in ufficio, visto che il menù, pur essendo in serbo, è illustrato quindi si capisce cosa si sta scegliendo, poi c'è sovente il nostro TecnicoInterprete, che essendo pure cuoco (nella vita civile precedente) ha ottime probabilità di fornirci una traduzione approssimativamente esatta del nome corrispondente al numerino scelto (in attesa che la suddetta Segretaria trovi il tempo, tra una pausa caffè e una pausa sigaretta, di dedicarsi alla traduzione del succitato menù, per noi ignoranti delle cirilliche delicatezze locali)
    Il problema si pone quando non siamo in ufficio, in quanto la fanciulla chiama al telefonino ciascuno di noi, con un criterio prettamente basato sull'importanza gerarchica della persona, o sul fatto che il suddetto personaggio gli sia simpatico o meno in quella particolare giornata (non devo nemmeno dirlo, che io sono sempre tra gli ultimi a essere chiamato, vero?) e comincia il solito dialogo surreale.
    Squilla il telefonino, solitamente quando si è in riunione o incasinatissimi in qualche sperduto buco di culo, appare il suo numero (e talvolta anche il suo nome, a seconda di come è stato memorizzato) e rispondo (in italiano, tanto lei dice di capirlo benissimo... dice...): “Cosa c'è?” “Ciao MK, sono io: Segretaria!”
    “Lo vedo che sei te, ciao, cosa c'è?” “Ho visto che non hai segnato niente! Cosa tu mangi?”
    “Che ne so? Che cosa c'è da mangiare?” “C'è questo, quest'altro e quest'altro ancora [e mi legge l'elenco in serbo]. Cosa tu mangi?”
    “Segretaria, non ho capito un kaiser di quello che mi hai detto! Dimmelo in italiano!” “Ah! Si, scusa tu me! Allora, questo sarebbe piatto di carne così... quest'altro sarebbe pesce con occhi... quest'altro ancora sarebbe piatto di [cosa strana che non riesce a tradurre]... Cosa tu mangi?”
    A quel punto, il mio fisico reclama di procedere alternativamente con gli unici due piatti che conosco, ma per procedere alternativamente devo sapere per certo cosa ho mangiato il giorno prima (non si tratta di memoria scarsa, ma del fatto che quando si mangiano tutti i giorni le stesse cose, senza staccare mai, nemmeno sabato o domenica, si finisce veramente per non capire nemmeno in che giorno si sta vivendo), quindi chiedo direttamente: “Dimmi cosa avevo mangiato ieri?” “Ah! Tu volere stesso piatto di ieri? Ok, grazie!” e attacca, prima che riesca a dirle “Ma chi caxxo ti ha detto che voglio mangiare la stessa roba di ieri?” solo che non si riesce nemmeno più a telefonarle, visto che sta già chiamando qualcun altro (sono tra gli ultimi, ma non l'ultimo, evidentemente).
    Dopo 3 volte che le cose finiscono in questo modo, prende il vizio e ordina direttamente il piatto del giorno prima, così è meglio, almeno una volta, stare in ufficio o ricordarsi di segnare il piatto prescelto, in modo che non prenda mai il vizio di ordinare lei il piatto del giorno precedente, altrimenti si finisce a fare una dieta estremamente monotona... Oddio, visto che il 90% dei piatti sono a base di carne e quasi sempre di maiale, la dieta è comunque monotona, ma con lei diventa realmente un “piatto unico”!

    Luna piena...

    Questo è praticamente un raccontino breve nato da un sogno che ho fatto tempo fa, ispirato da una certa zona che ho visto qua vicino e da una certa persona che purtroppo non è così vicino

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    La luna splendeva alta nel cielo, ma nemmeno il suo chiarore illuminava le ombre di quella foresta, ombre dove non era difficile intuire il movimento di altre ombre, e da dove si udivano rumori strani.
    Nessuno nel paese osava o voleva parlare di quella foresta, anche se era parte dello stesso paese, estendendosi in parte all'interno della periferia, sebbene le case della periferia fossero tutte disabitate e successivamente popolate di stranieri, gente che non conosceva nè il paese nè la foresta, gente che non sapeva nulla del passato, gente come me.
    Ero fuori, stavo rientrando dall'unico locale decente del paese, ed era parecchio tardi. Per tornare a casa dovevo passare davanti alla foresta, un tratto di poche centinaia di metri, che facevo tutti i giorni, ma stavolta non era giorno.
    Forse fu la luna, forse la birra, ma mentre camminavo attraverso il terreno, ho percepito una presenza nascosta nell'ombra. Non temevo delinquenti, sia per il fatto che non ne avevo mai visti in questo paese, sia perchè ero sotto gli effetti dell'alcool, e sebbene non posso ubriacarmi, divento comunque spavaldo e sbruffone senza ritegno, talvolta persino temerario.
    Mi voltai e rimasi a guardare le ombre nere come la notte più oscura, finchè decisi che non c'era niente da vedere, e fu allora che sentii il fruscio del vento e percepii la presenza vicina a me. Malgrado l'alcool, ebbi un brivido di freddo e mi tirai su il colletto del giaccone, prima di proseguire fischiettando e canticchiando, temendo negli oscuri meandri del mio subconscio di sentire una voce che rispondesse al mio canticchiare.
    Giunsi nella zona abitata, raggiunsi la mia casa ed entrai nel cortile, mi avvicinai al portone e, mentre cercavo le chiavi in tasca, sentii nuovamente una presenza accanto a me, mi voltai e la vidi: una gatta randagia, molto bella, mi guardava tenendosi a distanza, senza avvicinarsi e senza far rumore. La chiamai, ma non si mosse. Mi avvicinai di un passo e si allontanò, tenendo costante la distanza tra di noi, allora non ci pensai più ed entrai nel portone.
    Pochi minuti dopo ero nel mio appartamento, ma il pensiero della gatta mi occupava la mente, presi una ciotola con del latte e una scatoletta di tonno, scesi e la misi accanto al portone, alzai lo sguardo e vidi la gatta in fondo al cortile che mi fissava. Sorrisi impacciato e mi allontanai. Il mattino dopo non vi era più traccia di cibo e latte, solo la scatoletta e la ciotola completamente pulite, che raccolsi e portai a casa.
    La sera nuovamente vidi la gatta, riportai nuovamente la ciotola e del cibo, e nuovamente lei non si lasciò avvicinare, ma al mattino successivo trovai tutto pulito.
    La cosa andò avanti alcuni giorni, finchè una sera uscii di casa per recarmi al locale, dove trovai il solito gruppo di amici, ma stavolta c'era anche una nuova arrivata: una donna che non avevo mai visto prima, ma pareva che mi conoscesse da come mi guardava. Feci per avvicinarmi ma lei si voltò rivolgendo il suo sguardo altrove e mi fermai, dedicandomi agli amici e alla birra. Poco dopo la rividi e mi accorsi che stava fissando proprio a me, sorrisi e feci un passo verso di lei, e lei non si mosse, continuò a guardarmi.
    Io mi avvicinai e la raggiunsi, lei mi guardò senza dire niente, io la salutai e le chiesi se fosse nuova del posto, dato che non l'avevo mai vista prima. Lei mi rispose che non era nuova, ma era parecchio tempo che non veniva più in quel locale.
    La sua voce era strana, melodiosa e calda, ma aveva un accento strano, un sottofondo particolare che non riuscivo a definire.
    Le ho offerto da bere, abbiamo parlato un po' e infine è giunta per me l'ora di tornare, e ho visto che anche lei si è alzata, con l'evidente intenzione di andar via. Ne sono rimasto felicemente sorpreso, anche se non capivo perchè, ma la cosa più strana è stata che lei si è incamminata nella stessa direzione che seguivo io.
    Le sorrisi, dicendole che era bello fare la strada insieme, lei sorrise e mi si avvicinò, prendendomi a braccetto.
    Camminando raggiungemmo la foresta, e lei non si era ancora staccata da me, quindi cominciai a pensare che abitasse nel quartiere dove abitavo io, ma era strano che non avessi mai notato una così bella donna.
    Lei si strinse a me, all'improvviso, e mi resi conto che c'era qualcosa che la turbava nella foresta. Non potei fare a meno di preoccuparmi, ripensando alle sensazioni provate quella sera, ma dovevo ovviamente essere forte, per lei. La abbracciai e accelerai il passo, superando presto la zona più oscura e tenebrosa, raggiungendo le case, dove le chiesi dove abitasse, pronto ad accompagnarla fino al portone di casa.
    Lei si diresse decisa verso la strada dove abitavo io, e infine verso il palazzo dove abitavo io, ma era impossibile: non avevo una vicina così affascinante, anzi, non ricordo nemmeno di avere una vicina, a parte le mogli di alcuni colleghi.
    Fui sconcertato quando lei mi guardò sorridendo e mi disse che stava lì, in quel palazzo.
    Le risposi che anch'io stavo lì, e mi sorrise dicendomi che lo sapeva: mi aveva visto diverse volte e aveva apprezzato la mia gentilezza con quella gatta randagia.
    Non ho idea di cosa sia successo, ma pochi minuti dopo eravamo nel mio appartamento, seduti sul divano, abbracciati.
    Le carezzai i capelli, corti tra nuca e collo, e lei sembrò eccitarsi, pareva quasi fare le fusa mentre muoveva delicatamente la testa sotto la mia mano.
    Le sue labbra erano invitanti, deliziosamente invitanti, e la baciai.
    Non passò nemmeno un minuto, che eravamo entrambi nudi, avvinghiati stretti carezzandoci e baciandoci con passione sempre crescente, finchè l'eccitazione di entrambi giunse al culmine e facemmo l'amore.
    Mentre riprendevo fiato e la baciavo, notai i suoi occhi, verdi come la foresta che avevamo attraversato, ma con vaghi riflessi dorati, e glieli baciai.
    Al mattino mi svegliai e non la vidi: se n'era andata durante la notte.
    Non la vidi più nel locale e non la vidi nemmeno nella casa, dove nessuno aveva mai visto una donna così affascinante e con quegli occhi così particolari.
    Solo una donna anziana, nel negozio vicino, mi guardò stranamente quando sentì la descrizione, dicendomi che ero stato fortunato a incontrare questa donna e ad essere ancora vivo per raccontarlo. Le chiesi se si trattava di una folle assassina, ridendo, ma lei mi guardò spaventata, mormorò la parola «stregoneria» e non tornò mai più sull'argomento.
    Quella sera tornai a casa tardi, riattraversai la foresta e provai nuovamente una strana sensazione.
    Quando giunsi al portone, percepii la presenza accanto a me, mi voltai sperando di vederla, ma c'era solo la gatta in fondo al cortile. Le sorrisi chiedendole «Sei tornata?» e mi avviai a prendere la ciotola col latte. Scesi, posai la ciotola e la gatta si avvicinò lentamente.
    Rimasi a guardarla affascinato dalle sue movenze sinuose, finchè fu abbastanza vicina da vederle gli occhi: verdi come la foresta, ma con riflessi dorati.

    Odio, lacrime e sangue...


    NOTA: Questo racconto è leggibile solo da persone con lo stomaco forte! L'argomento trattato e il tono usato sono inadatti a persone sensibili, in quanto si riferisce a un episodio orribilmente tragico che ha lasciato il segno in molti di noi!
    Se continuate a leggere, sappiate che dovete essere preparati a un linguaggio esplicito e soprattutto a un finale tragico.


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    Ecco, l'ha rifatto ancora una volta, eppure lo sa che non lo sopporto.
    Ero già incasinato di mio, quando "lei" è entrata. Dio quanto è bella! E' già bella di suo, ma con la sua divisa è favolosa.
    Mi si è avvicinata, chiedendomi informazioni sul lavoro che seguiamo insieme, e quasi non riuscivo a risponderle tanto mi emoziona la sua vicinanza, il suo sguardo così intenso e dolce, le sue labbra così deliziose che vorrei baciare intensamente, il suo profumo semplice e delicato.
    Si, mi piace, e lo sa anche lei: gliel'ho detto, anche se fingendo di sparare una cavolata, le ho detto che mi piace. Lei ha riso, come se fosse davvero uno scherzo, ma il suo sguardo era diverso, o forse sono io che ho immaginato quel lampo di gioia nel momento che gliel'ho detto? E sono sempre io che immagino di vedere il suo sguardo illuminarsi ogni volta che ci vediamo? Boh! Fatto sta che mi piace!
    Eravamo lì che discutevamo, quando sento quella voce odiosamente ostile «Hai letto la mail? Che cazzo vuole questo? Perchè dice che non accede in cabina? Che cazzo HAI combinato?»
    Mi volto verso di lui e mi assale un'ira incredibile, non riesco a contenermi quando rispondo «HO combinato?! Ma sei totalmente rincoglionito? Non so che cazzo abbia, a parte il fatto che è un gran coglione! Non ai tuoi livelli, ma ci va vicino! Probabilmente cerca di ottenere una variante!»
    In quella vedo il suo volto assumere un'espressione soddisfatta e impallidisco, voltandomi verso di "lei". Non tanto le parole, ma il mio tono furioso, ai limiti dell'istinto omicida che talvolta mi pervade, l'hanno realmente spaventata, vedo il panico nei suoi occhi mentre la guardo, mi dice due parole veloci sul lavoro e scappa via rapida verso il suo ufficio al piano di sopra.
    Lo guardo furioso «Perchè? Perchè devi sempre farmi fare figure di merda? Eppure lo sai benissimo che ci tengo a "lei"! Per quale cazzo di motivo sei così arrogante e ostile? La tua è pura cattiveria, non avevi nessun motivo per agire così!» «No? Prima ho chiamato la Bionda e mi ha detto che stasera non veniva, quindi non vedo perchè tu devi spassartela con quella troietta quando io non posso scopare con la mia! In fondo io sono il tuo capo qua dentro e tu sei solo una merda al mio servizio!» «Tu non sei il mio capo! Sei solo un coglione! Anzi, sei peggio di un coglione! Non farti più vedere da me, che per me puoi anche crepare oggi stesso!»

    ...

    E' stato orribile! Schifosamente orribile! Nulla a che vedere con gli spettacoli televisivi, nemmeno i più splatter, nemmeno con quelli che guardo continuamente e che ormai mi fanno sorridere per l'insulsaggine degli effetti usati.
    La realtà supera di gran lunga ogni peggior fantasia e gli effetti reali sono davvero orrendi, orrendi e schifosamente insozzanti! E' orripilante ritrovarsi gli abiti e le mani insozzate e sfregare per ore con sapone e detersivi vari, mentre si fanno almeno una dozzina di docce, solo per riuscire a far sparire quelle tracce nauseanti, quell'odore acre che permea tutto il proprio corpo, quei resti che compaiono continuamente, anche dove non c'erano prima, quelle tracce che ricompaiono costantemente non appena ci si è convinti di averle eliminate per sempre, ma non spariranno mai e resteranno lì, per sempre...
    Si: è stato veramente orribile!

    ...

    Ho dovuto chiamare io in ditta, in Italia, per dare la notizia, per avvisare che c'era stato un grave incidente, causa il ghiaccio e quella maledetta fossa scoperta e incustodita che avevo detto mille volte essere pericolosa, piena com'era di spuntoni di ferro.
    E' stato orribile estrarre il suo corpo orrendamente martoriato, com'è stato orribile dover comunicare in ditta che era morto il capo del cantiere, ma per fortuna non ho dovuto comunicare niente alla sua famiglia in Italia... ho solo chiamato io la sua amica Bionda per dirle che non c'è più il suo amico e quindi dovrà trovarsi qualcun altro per scopare nei fine settimana.

    Le tecno-pompe!


    E quel giorno mi ritrovai a dover seguire un nuovo lavoro, gestito direttamente dai nostri colleghi-rivali.
    Per prendere informazioni, salgo su e chiedo chi segue il lavoro, sperando in una risposta identificativa di qualche italiana, magari ‘lei’... ma non è così: li segue una delle architette serbe, la più brava e tosta, devo ammetterlo, e volendo anche una delle più belle malgrado lo sguardo di ghiaccio, ma non è ‘lei’, purtroppo... Oh beh! Vorrà dire che farò pratica di serbinglese ancora una volta, anche se questa me lo fa apposta a mettermi in imbarazzo visto che capisco poco!
    Eccola che arriva, entra e mi vede accanto alla propria scrivania, sogghigna e “Ciao! Her desk is there!" Cazzarola! Lo sanno tutte che mi piace ‘lei’? O è solo che sono abituate a vedermi andare direttamente da ‘lei’, visto che seguiamo moltissimi lavori insieme? Boh! Chi se ne frega? Anche se ‘lei’ sta ridendo come una iena che ha trovato una carogna! Ok, rispondo “No, today I want you!"
    Lei sogghigna, inizia a carezzarsi il seno con fare voglioso e risponde “Oh, real? Finally! Very good! I’m very happy! Where we go? My house or your house?" e scoppia la risata generale, compresa la mia, finchè le rispondo “I need you for some pumps!" “Ok! Give me it!" risponde lei, leccandosi maliziosamente le labbra, e io mi avvicino alla sua sedia, avvicino le mani alla cintura dei miei jeans e fingo di aprirla mentre lei mi guarda attentamente, osservando per quanto sono disposto ad andare avanti prima che insorgano problemi, mentre la risata e il mormorio generale diventano incontrollabili, finchè mi fermo, levo le mani dalla cintura ed estraggo dalla tasca il foglio con le indicazioni delle richieste che devo fare, lei diventa di colpo seria e il suo sguardo torna di ghiaccio come al solito, si siede e apre la cartella nel suo computer, apre i vari documenti e li stampa, mi consegna la documentazione e io le dico che per fornire alimentazione alle sue pompe, devo vedere esattamente dove sono e come sono, altrimenti non ho modo di procedere.
    Ci mettiamo quindi d’accordo per un sopralluogo congiunto il giorno dopo, per recarci sul posto e valutare percorsi e modi di intervento.
    Alla fine faccio per uscire “Ok, thanks! See you tomorrow morning!" e lei risponde “Yes, tomorrow for the five pumps! Take many condoms! Remember: I like strawberry!" leccandosi nuovamente le labbra e facendo scoppiare l’irrefrenabile risata di tutte le sue colleghe, e anche la mia: in fondo è piacevole lavorare con delle colleghe scherzose e simpatiche, oltre che molto belle: la giornata trascorre meglio, malgrado tutto!
    Stranamente, ho notato che sono l’unico con cui scherzano e ridono senza problemi: con i miei colleghi evitano accuratamente e parlano solo ed esclusivamente di lavoro, chissà come mai?

    Una presentazione particolare...

    Da quel momento mi è capitato diverse volte di dover presentare i lavori, e sovente mi è capitato di aver problemi col mio serbinglese, ma anche di accorgermi di volta in volta che le cose miglioravano: mi capivano sempre meglio, e io capivo sempre meglio loro.

    Un giorno, arriva la solita mail dalla tipa degli acquisti (Purchaising Lady), per la presentazione di un lavoro, al ché raccolgo la documentazione, me la studio bene, e poi partecipo alla riunione.
    Al solito, serve un portatile attrezzato per proiettare diapositive nel maxi schermo della "meeting room", e siccome non ne ho altri a disposizione, prendo quello del mio collega Progetta Mannaggiamenti, gli carico i file relativi e procedo verso la sala apposita.

    La tipa mi saluta sorridendo "Hi MK! How are you?" "Hi PL! I'm good, and you?"
    "Dobro, hvala! You have the laptop?" "Yes, I have here the laptop of PM!"
    (capito cosa intendo quando parlo di serbinglese?)
    Arrivano i vari delle imprese, ci accomodiamo e, al solito, vedo che sono quasi tutte imprese di edilizia, per cui so già che mi faranno moltissime domande sugli impianti.
    Per fortuna, io presento alla fine, quando tutti sono stanchi e qualcuno magari è già anche andato via, anche se la maggior parte sono donne, quindi non si schiodano facilmente... vabbè!
    Infatti, parla la collega Architetta della controparte, parlano i vari consulenti esterni su argomenti che nemmeno conoscono, parla il mio collega termomeccanico, e alla fine, quando tutti sono ormai semi annoiati (e il rappresentante del governo se ne è già andato a cercar compagnia per la notte) ecco che tocca a me: mi alzo e prendo la parola sotto lo sguardo attento di tutti i presenti ancora lucidi.
    Spiego cosa devono fare (nulla di speciale, come sottolineo più volte, in modo che molti si sentano in imbarazzo a fare domande troppo specifiche) ma alla fine qualcuna chiede, e devo cominciare a spiegare.
    Le spiegazioni si dilungano, visto che dopo le prime domande ne insorgono altre, mentre PL comincia a sbadigliare, ma lei è l'ultima a dover andar via.
    Alla fine comincia a guardare il maxi schermo, mentre io spiego, e anche altre fanciulle si voltano, osservando ammirate, con alcuni risolini, seguite dai colleghi maschi...
    Io alzo lo sguardo e vedo che è partito il salvaschermo, con quella stupida funzione di caricamento random di immagini... e mi accorgo che Progetta Mannaggiamenti, tra le varie immagini, ne ha diverse scaricate da internet, prese dai siti che visita più di frequente, immagini che mettono a nudo (letteralmente) certe dotazioni e certe abilità oratorie di fanciulle vispe e assatanate, tutte interessate a un elemento maschile (credo fosse sempre lo stesso).
    Tutte cominciano a ridacchiare, alcune arrossiscono su certe immagini, e poi tutte si voltano a guardarmi con strane luci nello sguardo, evidentemente convinte che il protagonista maschile sia io.
    Io le guardo un pochino imbarazzato, poi muovo il mouse e levo il salvaschermo, per riprendere la spiegazione, ma è tardi: sono tutte distratte e quindi PL leva la riunione e manda via tutti, facendo prima firmare il verbale di presenza.
    Io raccolgo tutto l'ambaradan, quindi sono l'ultimo a uscire, ma lei non può andar via prima di me, così mi aspetta e usciamo insieme.
    La sento quindi sussurrarmi "MK, mmmhh, I don't think that you are so..." "Eh? PL, this is not my laptop, this is PM's laptop..."
    "Yes, yes, I know... but I know also that PM is not so! He's not like that!" "Uh?"
    Lei mi supera allontanandosi, ma prima mi infila in tasca un suo biglietto da visita e mi dice "Call me, tonight!"
    Io la guardo sorridendo, mentre lei mima un bacio con le labbra ed esce dal palazzo.
    EVVAI!!!  :P

    Sorry for my bad english!

    Come ho detto, sovente ho avuto seri problemi di comunicazione, visto che il mio serbinglese non era poi così evoluto come avrei voluto e sperato.

    Una volta, giunto da pochi giorni in questo paese, vengo inviato a fare una presentazione di un lavoro alle imprese partecipanti alla gara (qua si usa così), vengo presentato alla tipa dell'Ufficio Acquisti, ai rappresentanti delle varie imprese e siedo accanto a una delle Architette della nostra controparte (mi è andata anche bene: era una fanciulla davvero molto carina, serba, ma parlava e capiva anche l'italiano oltre che l'inglese con una fluidità invidiabile.

    Quando costei finisce il suo spiegone e risponde alle domande dei partecipanti, in un inglese talmente perfetto che non ci ho capito manco una parola, tocca al mio collega parlare degli impianti termomeccanici, e quando anche costui si siede, tocca a me parlare degli impianti elettrici, quindi mi alzo, prendo la parola ed esordisco scusandomi per il mio pessimo inglese, che non è certo all'altezza di chi mi ha preceduto (anche perchè il mio collega è più alto di me e l'architetta è un po' più bassottella).

    Dopo le prime frasi, vedo sorgere un'espressione di sgomento e di nausea nei volti che mi fissano sempre più attoniti, e odo uno rivolgersi al vicino e dirgli qualcosa in serbo, scatenando allegre risate in tutti i presenti, tranne me che non capisco cosa si sono detti, a parte che parlavano di me!
    Chiedo quindi spiegazioni, ma tutti ridono e non si degnano di rispondermi, ed ecco che mi assale il demone dell'Ira Funesta! Mollo un pungo sul tavolo che credo l'abbiano sentito anche due piani più sotto, tutti ammutoliscono e si voltano a guardarmi, mentre io fisso con luce omicida nello sguardo il simpaticone di turno e gli chiedo gentilmente di ripetere il suo commento umoristico su di me.
    Lui nicchia, ma il mio sguardo è realmente furibondo, così si alza l'architetta e mi dice, in italiano "Non è niente: ha detto che il tuo inglese fa veramente schifo, ma non prendertela! Stai calmo!"
    "Ah si? Non mi importa! Posso anche parlare in italiano, se il mio inglese gli fa schifo! Ma che non provi poi a mandarmi a chiedere una sola spiegazione, che lo prendo a calci in culo fino a Belgrado!"
    Lei mi guarda in silenzio, poi si volta e traduce ciò che ho detto, il tipo ammutolisce e fa per alzarsi e raccogliere la sfida, ma guardandomi bene decide che è meglio stare seduto e calmarsi, evitandomi così di passare alcuni giorni tranquillamente a casa a riposarmi, con una bella sospensione del permesso di ingresso...  vabbè: è andata male!
    Subito dopo, la tipa degli acquisti interviene mediando la situazione, cogliendo la palla al balzo e dicendomi, in un inglese comprensibile "Plis, spik italian! Architetta can translate for us!"
    E fu così che, almeno per quella volta, ebbi anch'io a mia disposizione un'interprete, anche se alcuni termini ho dovuto ripeterli più volte per farglieli capire, mandandola quasi in panico in tali occasioni, visto che si preoccupava che mi arrabbiassi con lei, e temeva che, vista la mia ira di prima e le mie dimensioni rispetto alle sue, potessi farle del male, non conoscendomi bene a fondo!
    In fondo, io non ero incazzato nemmeno con quel tipo (siamo poi diventati molto amici) e non mi sarei mai potuto incazzare con lei...

    anglo-serbo-piemontese

    Come ho già avuto occasione di dire, in questo posto dimenticato dagli dei, per farci capire dobbiamo parlare inglese, lingua talmente comune e talmente nota che chiunque la parla, forse anche gli inglesi.

    Nel nostro caso, noi italiani (che siamo tutti molto esperti) parliamo una versione imbastardita di inglese, e i nostri colleghi serbi (che lo imparano guardando la televisione) parlano una versione totalmente imbastardita, e talvolta, casualmente, le due versioni hanno persino dei punti in comune.
    Un mio collega chiama questo "patois" col nome di "globish" (da global-english), io che sono più terra-terra, lo chiamo banalmente "serbinglese".

    Un giorno, a parte le figuracce che ho fatto con il mio "serbinglese", ho scoperto di aver sbagliato tutto nella vita.

    Un mio collega serbo (CS1) ha enormi problemi a parlare italiano, va d'accordo con me perchè i nostri serbinglese praticamente coincidono, ma una volta l'ho sentito urlare al telefono!
    Stava parlando (urlando) in serbo con dei cantieristi ungheresi che facevano un lavoro di installazione qua, e gli stavano facendo girare le sfere come turboeliche (tempo prima lo avevano fatto anche con me, ma c'è stata una lieve divergenza di vedute e sono saltate un paio di teste, da allora i miei colleghi mi hanno impedito con la forza di seguire i lavori di questa ditta particolare).
    Non essendo una cosa fuori dal normale sentirlo urlare, soprattutto con questa impresa particolare, non ci faccio molto caso, ma ecco che finisce la telefonata, nel senso che chiude la comunicazione, e getta il telefono sulla scrivania, col volto arrossato dall'ira, urlando un epico e sonorissimo bestemmione di prima categoria!

    Come ho fatto a capire che si trattava di una bestemmia, non conoscendo il serbo?
    Semplice! Ha urlato il bestemmione in un piemontese DOC! Roba che nemmeno Macario ne sarebbe stato capace.

    Ho proprio sbagliato tutto nella vita: se avessi saputo che costui conosceva il piemontese, avrei risolto prima i miei problemi di comunicazione!  :P


    PS: ovviamente, costui aveva imparato direttamente dal nostro CapoCantierista, infatti quando gli ho chiesto (in piemontese) com'è che sapeva parlare così bene la lingua da cui è poi derivato anche il dialetto francese, mi ha guardato senza capire una sola parola e mi ha risposto col suo solito "Inglisc, plis!"

    Interfono...


    Vi è mai capitato di dover organizzare un incontro tra più persone?
    Bene, se vi è capitato, forse avete una vaga idea di cosa significhi organizzare un lavoro in cantiere!
    Partiamo dall’inizio: dobbiamo realizzare uno scavo, enorme, dove posare decine di tubazioni termiche, idrauliche, fognarie, elettriche, e il tutto senza bloccare la strada, visto che è l’unica strada dove possono passare i vari camion che riforniscono la ditta.
    Quindi CapoCantierista mi telefona dal posto per organizzare il meeting con le varie imprese coinvolte, e io procedo nell’unico modo possibile... almeno qua in Serbia!
    Chiamo il titolare della prima impresa, gli chiedo se può venire in ufficio da noi l’indomani in mattinata, lui risponde affermativamente, fisso l’appuntamento.
    Chiamo il titolare della seconda impresa, gli chiedo se può venire in ufficio da noi l’indomani in mattinata nello stesso orario del primo, lui risponde affermativamente, fisso l’appuntamento.
    Chiamo il titolare della terza impresa, gli chiedo se può venire in ufficio da noi l’indomani in mattinata nello stesso orario degli altri due, lui risponde negativamente, gli chiedo se può almeno mandare un suo responsabile in quell’orario, lui risponde negativamente, gli chiedo quando può passare e mi dice nel pomeriggio, quindi fisso l’appuntamento.
    Richiamo i primi due e chiedo loro se possono venire nel pomeriggio anzichè nel mattino, uno risponde di si e fisso l’appuntamento, l’altro risponde no e gli chiedo se può mandare un responsabile, risponde si e fisso l’appuntamento.
    Ripetere il tutto per le 7 imprese coinvolte nei lavori, tenendo conto che con ciascuna bisogna parlare in serbinglese e che io conosco a stento l’italiano.
    Alla fine sono riuscito a organizzare il meeting due giorni dopo nel pomeriggio. Sono fiero di me stesso!
    Come dite? Email? Mandare una mail con la convocazione a tutti gli interessati?
    Certo, lo so bene che è la cosa più semplice, e anche la prima che faccio normalmente, ma abbiamo parlato di Serbia, no? In questo cantiere non è poi così difficile trovarsi a lavorare senza rete... e mica possiamo fermare tutto perchè non abbiamo internet? In fondo il nostro lavoro consiste al 90% nel leggere e scrivere email e al rimanente 10% nel dirigere le varie imprese, a che serve internet? Anche se manca per 4 giorni di fila?

    Una notte a Belgrado 2


    Ci decidemmo quindi a trascorrere una notte a Belgrado, per poi tornare il giorno dopo a casa (a Kragujevac), sapendo che non avremmo avuto occasione di tornare in Italia per quel weekend.
    Lui aveva un’amica a Belgrado che lo ospitava, ma io non conoscevo nessuno così prendemmo insieme un taxi e mi feci portare a un albergo non troppo costoso, ma nemmeno fatiscente. Scesi e, mentre lui si allontanava col taxi, io mi infilai nell’albergo e chiesi una camera, pagai e andai nella stanza.
    Approfittando della connessione internet, avviai skype e chiamai casa per avvisare di tutto quello che era successo, poi mi coricai e mi addormentai.
    Al mattino mi svegliai prima dell’alba (non che facesse differenza, vista la nebbia che impediva il sorgere del sole e contemporaneamente distribuiva uniformemente una luminosità soprannaturale.
    Feci una doccia e mi rivestii, poi navigai un pochino in internet, non sapendo che fare vista l’ora, e infine giunse il momento di scendere per la colazione.
    Scesi, mi indicarono il salone dove una ragazza mi chiese il numero di stanza, io glielo diedi e lei mi fece entrare e accomodare a un tavolino, ma pochi istanti dopo mi resi conto che la colazione era comunque a buffet e quindi avrei dovuto alzarmi per andare a prendere ciò che volevo, così mi alzai, ma prima di avviarmi al bancone telefonai ai colleghi per dire loro che cosa era successo e per avvisare il direttore che mi mandasse a prendere col taxi, solo che ci volevano almeno un paio d’ore, chiamai il mio compagno di sventura e gli chiesi se voleva un passaggio, ma lui era diversamente affaccendato e mi rispose che si sarebbe fermato a Belgrado, così mi avviai al bancone.
    Il bancone aveva un buffet vario e assortito, molto serbo: pancetta, prosciutto e derivati vari del maiale la facevano da padroni, accanto a dolci, frittatine e pollame, per poi passare al bancone delle brioche e similari, subito seguito da yogurt vari e assortiti e da confetture e cioccolata simil-nutella.
    Avevo fame, quindi presi diverse cosette di vario genere, e mi accomodai al tavolino, mentre una cameriera bionda molto carina mi si avvicinò sorridendo con un carrello di bevande, tra le quali individuai del latte e del caffè, che mi versò in un tazzone con un sorriso degno di una miss.
    Divorai il mio pasto lentamente, molto lentamente, e un paio di volte la cameriera bionda mi si avvicinò e le feci riempire nuovamente il tazzone di caffelatte e la seconda volta di caffè, dopo averle chiesto se una ragazza così bella facesse anche servizio in camera o se per caso dopo le colazioni fosse libera e le andasse di mostrarmi i dintorni dell’albergo. Lei si mise a ridere, non mi rovesciò il caffè addosso e mi disse che non era libera, che era addetta al bar e non faceva servizio in camera, e che in fondo, pur essendo simpatico e spiritoso, non ero propriamente il suo tipo, quindi non aveva intenzione di fare sesso con me. Accettai le sue motivazioni e completai la colazione, quindi uscii e mi sedetti nella hall ad attendere l’arrivo del taxi, osservando la strada quasi invisibile per la nebbia e dedicandomi alla lettura di un giornale locale di cui capivo in media una parola per pagina.
    Alla fine il taxi arrivò, entrò il ragazzo che mi vide e, dopo i saluti, mi accompagnò alla macchina, entrammo e partimmo.
    Lui mi disse “La strada principale è impraticabile, possiamo prendere un’altra strada?" “Certamente!" risposi io, e lui uscì quasi subito dall’autostrada per inerpicarsi sull’altopiano, dove c’era un pochino meno nebbia, mentre viaggiava verso Kragujevac.
    Parlammo del più e del meno, per un paio d’ore buone, fino a quando entrammo in città, e in quel momento chiamai i colleghi, visto che era quasi l’ora del pranzo, per chiedere dove fossero, e mi dissero di raggiungerli al Lovaz, cosa che comunicai subito al tassista.
    Raggiunti i colleghi, venni informato che i membri dell’ImmensaAzienda erano partiti, risposi che lo sapevo che erano partiti con la compagnia tedesca, ma io non avevo abbastanza soldi per pagarmi il biglietto germanico, ma CapoCantierista mi disse “No, sono partiti con la compagnia serba: hanno messo un volo speciale sostitutivo!" ma conoscendolo sono sicuro che volesse solo sfottermi, quindi gli risposi solamente che auguravo ai volatori di andare a volare verso i pascoli del cielo o almeno di andare affancoil e di starci per sempre!
    Poi tornai a casa e quel weekend non andai al lavoro: in fondo era il mio weekend libero! Andassero tutti affancoil!

    Una notte a Belgrado!


    Non ce la facevo più: pregustavo ormai il rientro a casa, visto che erano ben 3 settimane che non rientravo, anzichè le canoniche 2, per coprire il turno di rientro di un collega.
    Ero infine giunto all’aeroporto, da solo dato che nessun altro rientrava in questo weekend, ma ormai ero pratico: andai al check in e presi il biglietto, poi mi avviai verso il primo controllo, depositai il bagaglio e attraversai la macchinetta a raggi x, quindi mi avviai verso il posto di polizia per far controllare il mio documento e infine raggiunsi il gate dell’aereo con parecchio anticipo.
    Qui giunto trovai uno dei nostri colleghi-rivali della controparte, e ovviamente anche un gruppo di personaggi dell’ImmensaAzienda per cui lavoravamo, dato che costoro rientrano ogni settimana.
    Il tabellone dell’aereoporto segnava gli orari di partenza, ma dalla finestra vedevamo la nebbia infittirsi sempre di più, roba che nemmeno la pianura padana aveva mai visto nulla di simile, e chiacchieravamo preoccupati sulle condizioni atmosferiche, quando il tabellone iniziò a rumoreggiare, e vedemmo con orrore il nostro aereo spostare il suo orario di partenza di un’ora.
    Vabbè! Con questa compagnia in fondo è normalissimo, e riprendemmo a chiacchierare mentre la nebbia si infittiva sempre più.
    Trascorsa quasi tutta l’ora, ecco che vedemmo un nuovo ritardo di mezzora, ma era ancora quasi normale e riprendemmo a chiacchierare, insieme a molti altri passeggeri in attesa di rientrare in Italia. Sorprendente come in certe situazioni sia immediato attaccare a parlare con dei perfetti estranei mai visti prima.
    Nemmeno ci accorgemmo del trascorrere del tempo, finchè qualcuno non disse che aveva un’altra ora di ritardo.
    A quel punto cominciarono a fioccare scommesse su quanto tempo l’aereo riuscisse a stare in aria, dato che arrivava da Amsterdam e atterrava a Belgrado, per poi ripartire per Milano, e alcuni del personale aeroportuale erano pronti a giurare che fosse lì sopra a girare in attesa di capire qualcosa con quel nebbione pazzesco.
    Ancora un’ora di ritardo, e ormai avevamo quasi perso le speranze, e infatti all’improvviso sul tabellone apparve la scritta “deleted" (cancellato).
    Corremmo tutti come un sol uomo verso l’ufficio di assistenza, dove un impiegato spiegò un paio di volte che il volo era stato annullato perchè l’aereo era stato dirottato verso un’altra regione della Ex Yugoslavia, dove c’era meno nebbia, e l’aeroporto di Belgrado sarebbe stato chiuso fino al giorno dopo, tempo permettendo.
    Ovviamente non ci sarebbe stato nessun rimborso dei biglietti, nessun volo sostitutivo o aggiuntivo e naturalmente l’aeroporto non avrebbe fornito alcun posto letto a nessuno. Anche questo venne spiegato un paio di volte, poi l’impiegato chiuse lo sportello e se ne andò via, lasciandoci così, turbati, preoccupati e incazzati, ma anche un pochino timorosi quando qualcuno sollevava impercettibilmente lo sguardo verso i corridoi in alto, dove un paio di guardie ci fissavano distrattamente tenendo tra le mani con noncuranza un kalashnikov ciascuna.
    I membri dell’ImmensaAzienda si voltarono verso il bancone della compagnia aerea tedesca e fecero un biglietto per il giorno dopo, io chiesi il prezzo e mi cascarono braccia, gambe e attributi vari, quindi mi allontanai (a differenza degli altri, io non avrei avuto alcun rimborso per tale esborso), e il mio collega si allontanò a sua volta, quindi decidemmo di tornare indietro, ma ormai era notte, per cui decidemmo di passare la notte a Belgrado e tornare il giorno dopo.

    To be continued...

    Onor di patria!


    Tanto tempo fa, poco prima dell'era dei presidenti abbronzati, uno di quei programmi che fanno la parodia dei telegiornali ha detto che l'Italia è onorata e rispettata all'estero, grazie alle incredibili capacità del nostro presidente del consiglio, ma quello è un programma parodistico e propagandistico, quindi non conta, sebbene io, da buon provincialotto italico, ci abbia creduto...
    Con questa attuale esperienza, sto vivendo all'estero, e ho modo di vedere in prima persona come siamo apprezzati, onorati e rispettati, grazie proprio alle incredibili capacità del nostro presidente del consiglio (che, guarda caso, è lo stesso di cui parlava quel programma parodistico e propagandistico).
    La Serbia è una nazione povera, uscita sconfitta da una guerra, ridotta alla fame, afflitta da una crisi pazzesca, dove la gente lotta ogni giorno con la fame e con un terreno contaminato dagli sporchi esperimenti militari delle forze armate occidentali.
    Eppure, questa popolazione che non ha nulla e non ha nemmeno forse la speranza di un futuro, indipendentemente dal fatto che sia migliore o peggiore, sovente ci guarda, quando ci ritroviamo in gruppo, e ci si avvicina chiedendoci "Italianjski?" "Yes, we are italians!"
    (al solito, noi rispondiamo in inglese, tanto il 90% dei serbi capisce e parla l'inglese, visto che le televisioni locali trasmettono ogni spettacolo in lingua originale con sottotitoli, cosa che fa comodo anche a noi stessi: non mi vergogno a dire che sto ristudiando l'inglese grazie ai cartoni animati... :P )
    "Ah! Ok! Italy is a beatiful land!" "Yes, but Serbia is beatiful too!"
    "Yes, but here we don't have anything of that you have in Italy!" "What's?"
    "Yes, you have the sun, the sea..." "And you have too the sun!"
    "But not like Italy, and after you have one thing that we don't have!" "What's?"
    "You have 'bunga-bunga'!" e scoppiano a ridere sguaiatamente.
    Alcuni si spingono oltre, adducendo che in Serbia ci sono alcune ragazze che sarebbero anche disposte a diventare ministre in Italia, partecipando a qualche festino (e sicuramente ne avrebbero le capacità, ve lo posso assicurare), ma non possono farlo in quanto la Serbia attualmente non è parte dell'Unione Europea (e talvolta qualcuno continua con dei commenti sul fatto che forse è un bene per la Serbia non essere parte di una Unione di cui fa parte anche una nazione con un simile presidente...)
    E noi non possiamo fare null'altro che stringerci tra di noi, ritirandoci nella nostra vergogna, incapaci di reagire, derisi da una popolazione che non ha assolutamente niente, nemmeno la speranza di una vita migliore, o anche solo di una vita, ma per loro fortuna non hanno nemmeno un presidente del consiglio che li ha resi gli zimbelli del mondo intero... beati loro!


    PS: poco dopo aver scritto questo post, il suddetto presidente del consiglio è stato defenestrato! Troppo tardi per salvare il salvabile in Italia, ma forse qualche minima e infinitesima speranza che le cose possano finalmente migliorare c'è ancora! L'importante a questo punto è che costui non si ripresenti a future elezioni, o che il popolo italiano finalmente capisca e eviti accuratamente di ricadere nell'incommensurabile errore di rivotarlo un'altra volta, perchè sarebbe realmente la fine, inesorabile, ineluttabile, senza alcun dubbio e senza alcuna speranza di smentita!

    Piscina...


    La mia prima domenica serba.
    Sapendo che in ditta non c'era corrente, ci eravamo portati il lavoro a casa, ma abbiamo finito il sabato, cosi ci siamo organizzati per andare a vedere delle terme in un paese vicino.
    Eravamo io, Architetto e Progetta Mannaggiamenti, ma ovviamente si è unita a noi anche la nostra assistente-guida serba, ribattezzata ben presto la Bionda.
    Siamo partiti in macchina, con Architetto che guidava e Bionda che faceva da navigatore (ovviamente in inglese), giungendo dopo oltre un'ora nel paese dove ci sono le terme (con una piscina che fa anche da acqua-park), e ci dirigiamo decisi verso tale posto, guidati direttamente da lei.
    Entriamo e ci avviamo verso i bagni: Bionda ci avvisa che non ci sono cabine, per cui il costume lo dobbiamo indossare nei bagni, ma va bene lo stesso.

    Indossati i costumi, andiamo quindi in piscina, immergendoci un po' e poi usciamo per andare a prendere il sole sulle sdraio, appisolandoci ben presto causa la stanchezza precedente e la levataccia mattutina.
    Riaprendo gli occhi, ci accorgiamo che Architetto e Bionda sono spariti, ma Progetta Mannaggiamenti sogghigna e mi dice che saranno sicuramente a divertirsi da qualche parte. Poco dopo ricompaiono e ci dicono di scendere in una sala relax, dove entriamo tutti insieme nella vasca con idromassaggio e lei mi si avvicina e comincia a chiacchierare con me, chiedendomi diverse cose sulle mie prime impressioni in Serbia.
    La chiacchierata procede fino a che ci accorgiamo che è tardi ed è ora di andare a mangiare.

    Usciamo dalla vasca, ci asciughiamo e poi torniamo sopra, andando verso il ristorante dove ci viene portato il pranzo, con tempi serbi ovviamente.
    Mangiamo e poi usciamo per andare a vedere il paese, dove ci sono alcune attrattive, come le terme curative (con l'acqua apparentemente miracolosa) e il parco-giardino ricavato dalla foresta che circonda il posto, ma soprattutto siamo attratti da una gelateria, dove assaggio il mio primo gelato serbo, scoprendo il sistema locale: viene fatta pagare ogni pallina di gelato che viene servita, ma notiamo che il ragazzo è talmente "veloce" a preparare le coppette che, quando viene messa la seconda pallina la prima ha già cominciato a sciogliersi, quindi immaginate cosa ci è stato portato al tavolo... però il prezzo è conveniente: 40 dinari (praticamente 40 centesimi di euro) ogni pallina di gelato, anche se non sono poi grossissime (a parte quelle che vengono servite alla Bionda, che chissà cos'ha di speciale)


    Si torna quindi a casa, ma siamo tutti pieni, quindi alla proposta di Architetto di andare a mangiare sia io che Progetta Mannaggiamenti ci rifiutiamo, lasciandolo libero di uscire da solo con la Bionda (cosa che credo fosse quello che voleva fin dall'inizio)

    Curva a destra...


    Era il mio secondo rientro in Serbia, assieme a un collega del servizio progetta mannaggiamenti.
    Scesi dall'aereo troviamo la nostra macchinetta parcheggiata che ci aspettava dal venerdi, lui mi da le chiavi e dice “Guida te, che io sono stanco! Imbocchi l'autostrada e vai sempre dritto!” “Ok!”
    Partiamo, imbocco l'autostrada, proseguo attraverso Belgrado, prendo il biglietto alla stazione e procedo nella notte serba per 125 km fino all'uscita di Batocina, dove prendo la statale per Kragujevac.
    Dopo altri 25 km circa, entriamo a Kragujevac, accolti dal cartello di benvenuto in cirillico e da un monumento su una rotonda raffigurante una croce ortodossa, oltre il quale sono appostate un paio di auto della locale “policija” pronte a prendere multe, quindi appena vedo il cartello comincio a rallentare opportunamente, in modo da stare sotto i limiti.
    Il mio collega inizia a guardarsi intorno, sapendo che da quel punto non conosco molto bene la strada, e mi dice “Adesso vai dritto, poi ti avviso quando devi girare!”
    Poco oltre, alcune decine di metri prima del ponte, lo sento che mi dice “Curva a destra!” e io accendo l'indicatore e svolto alla prima strada, fermandomi subito perchè la suddetta strada risulta chiusa.
    Lui mi guarda e chiede “Dove vai?” “Non lo so: sei tu che mi hai detto di girare a destra!”
    “Io? E quando mai? Dobbiamo girare dopo il ponte!” “Ma se mi hai detto curva a destra!”
    Lui mi guarda un istante, poi scoppia a ridere “Scusa! Qua 'curva' significa 'prostituta'! Ti dicevo che c'era una prostituta sul marciapiede a destra!”
    Mi volto a guardare la donna, che ci guardava stranamente, incerta se venire a offrirci i suoi servizi o denunciarci ai primi poliziotti che vedeva, prendendoci per matti per come avevamo svoltato in una specie di vicoletto chiuso (dove evidentemente lei consumava i servizi veloci).
    Lo guardo e gli faccio presente che al momento non mi importa assolutamente niente della suddetta fanciulla, anche perchè sono stanchissimo, dopo 150 km di guida nella notte serba, e lui scoppia a ridere insistentemente, e continua anche quando metto la retromarcia, esco dal vicoletto e ritorno sulla strada, riprendendo la direzione di casa, mentre gli dico sonoramente “Ma'nvedi d'anna' affancoil!!!!”

    Check-in...


    Ero all'aeroporto di Belgrado e stavo procedendo con le normali formalità: ritiro del biglietto, coda davanti alle macchinette di controllo, fortunatamente allietata dallo spettacolo dei sorveglianti che si divertono a far suonare il controllo quando passano belle ragazze (nel caso specifico, una ragazza molto carina si è trovata costretta a ripassare numerose volte sempre levandosi qualcosa dall'abbigliamento, finchè si è capito che erano i ferretti del reggiseno a far suonare l'allarme, ovviamente per la gioia dei presenti che hanno trovato il modo di non annoiarsi durante la lunga coda), e infine viaggio verso il cancello di imbarco.
    Arrivo infine al cancello e, stranamente, qua c'è un nuovo metal-detector (a Belgrado controllano due volte), quindi nuovamente procedo a posare tutta la roba nel cestello dove verrà controllata, e mi accingo a passare sotto il metal-detector, ma ho dimenticato il portafoglio nella tasca dei pantaloni, e quando passo vedo una poliziotta che mi si para davanti.
    Le donne serbe sono bellissime, non c'è che dire, e il fascino della divisa è notevole, ma vedersi davanti una donna poliziotto con la mano già pronta sulla pistola non è piacevolissimo... lei mi guarda e mi dice qualcosa, al chè rispondo "Sorry, I'm italian, I don't speak serbian!" lei mi si rivolge quindi in un inglese assai simile al mio e mi chiede "Waz det fill your pants?"
    Un istante che traduco e il mio cervello bacato vede la frase "Cos'è che ti riempie i pantaloni?" al chè mi viene spontaneo rispondere, prima ancora di capire cosa sto facendo, con la seguente frase "Ehr... I'm sorry, but you are beau..."
    Lei mi guarda sconcertata mentre inizia a estrarre la pistola "Waz?" e io finalmente capisco cosa stavo facendo e mi riprendo in corner "Sorry, it's my wallet!" e tiro fuori lentamente il portafoglio dalla tasca
    Lei allunga la mano e le consegno il portafoglio, lo apre e controlla che non ci sia nulla di strano, facendo un'esagerata attenzione a mantenerlo sotto il mio sguardo in modo che non potessi poi accusarla di essersi presa del denaro, poi me lo riconsegna con un "Ok! Go!"
    Mi allontano e, dopo un istante, la sento che è scoppiata a ridere...


    UPDATE: questo post ha subito una correzione secondo quanto indicato nei commenti da Valeren.

    Vicinato...


    L'alloggio che mi hanno dato comunica ovviamente con dei vicini, in particolare ho una famigliola felice, stile mulino bianco, la cui camera da letto è posizionata opportunamente nello spazio tra la mia camera da letto e la stanza con la televisione.
    Malgrado i mattoni serbi siano più grossi di quelli italiani (cosa che ho scoperto in cantiere, in relazione a un lavoro che si è poi rivelato estremamente incasinato), sembrano comunque non avere alcun potere di isolamento acustico, al punto che si sente tutto, ma proprio tutto tutto: qualsiasi rumore uno faccia, esattamente come se fossero tutti nella stessa stanza.

    Questa vicina particolare, mi è capitato di vederla un paio di volte sulle scale o nel cortile, e devo dire che è veramente una donna molto bella: alta, bionda e, stranamente, dotata di un seno di terza misura (che ho poi scoperto essere dovuto alla presenza di un bimbetto giunto da poco in questa zona, che usa tale attrezzatura come proprio ristorante personale, a ragione ovviamente!)
    Questa vicina sovente mi ha detto qualcosa, quando passavo, ma io in serbo so solo salutare, quindi dopo i saluti, le ripetevo in inglese la mia solita frase «I'm italian! I don't speak serbian!»
    Lei, a differenza di altri che, a questo punto, o cercano di parlarmi in inglese o smettono di parlarmi, continuava imperterrita a parlarmi in serbo, peraltro rispondendo (in serbo) quando le dicevo qualcosa in inglese.
    Un po' di volte si è pure voltata male, ma non ho mai capito nulla di quello che mi diceva, e per fortuna il marito ha capito che io non capisco una parola e non mi ha mai detto niente, che se pensava che io facessi arrabbiare apposta la moglie, probabilmente a quest'ora non starei qua a scrivere queste storie.

    Parlavo dei rumori: una sera ho sentito il bambino piangere, e poco dopo la voce di lei si è messa a cantare una specie di ninna nanna, della quale non capivo assolutamente niente, tranne la dolcezza che si trasmetteva da quella voce, dolcezza che contrastava incredibilmente col tono acido con cui si rivolgeva a me quelle volte che ci incontravamo nel pianerottolo. Dolcezza che mi ha fatto quasi ricredere e mi ha fatto pensare che in fondo potesse essere anche una persona simpatica, ma poi ho rammentato come mi trattava e mi sono ricreduto immediatamente.

    Una sera, al posto del pianto del bambino, ho invece sentito dalla mia stanza un rumore inequivocabile, che non volevo crederci, ma ho capito provenire proprio dalla stanza di costei, un rumore di cigolio di reti del letto accompagnato da cori e vocalizi vari, che mi hanno tenuto sveglio per quasi tutta la notte, anche perchè quando smettevano, sentivo parlare e poi silenzio per un po'... ma poi ricominciavano!
    Non ne potevo più: l'unica cosa che mi tratteneva dall'andare a urlargli contro era il fatto che io non parlo serbo (vabbè, anche le dimensioni del marito, unite al fatto che lo avrei interrotto, avevano un pochino influito sulla mia decisione), ma infine ha smesso.
    L'unica cosa che trovavo strana (a parte i tempi e il numero di riprese) era che dopo sentivo sovente passi lungo le scale, ma il condominio è relativamente grosso, per lo standard locale, quindi poteva essere chiunque, anche qualche mio collega più nottambulo di me.

    Ma chi é costei?


    Ho accennato a una bionda con occhi profondi e misteriosi, che ho incontrato la prima sera arrivato in città? Ecco, nel corso dei primi giorni ho avuto modo di conoscerla molto bene!
    Mi è stata presentata come una persona importante nell'ambito della cittadina, che ha aiutato diverse volte la squadra nella soluzione di problemi pratici, e mi è stato detto fin da subito di rivolgermi a lei per qualsiasi necessità e se avessi avuto qualsiasi tipo di difficoltà.
    Sostanzialmente, però, la prima difficoltà era riuscire a comunicare con costei, dato che parlava pochissimo l'italiano e quindi bisognava rivolgersi a lei in inglese.
    La seconda difficoltà era riuscire a parlarle, nel senso che occorreva distrarla da quello che sembrava essere il suo unico passatempo, ovvero guardare con adorazione Architetto!
    Effettivamente, secondo le voci di corridoio e le chiacchiere dei colleghi, pare che tra i due ci sia del tenero, o almeno lei adora realmente lui, ma io non ho mai dato retta alle voci di corridoio, quindi non me ne frega niente e agisco secondo il mio istinto, e il mio istinto mi dice che costei è una donna pericolosa, molto pericolosa!
    Ho infatti un presentimento: siamo in un paese ex(?) comunista, dove la corruzione e il controllo statale si fanno sentire lontano un miglio, e costei sembra troppo addentrata in qualsiasi forma di politica o di attività pubblica, quindi il presentimento che in realtà sia qui per controllarci più che per aiutarci mi insorge in un istante e non va più via: sono troppo paranoico!
    Comunque, gli sguardi e gli atteggiamenti che tiene verso Architetto sono troppo strani, troppo inequivocabili... stai a vedere che hanno ragione i colleghi... Bah! In fondo non è affar mio, anche se la mia natura mi spingerà comunque a indagare e cercare di scoprire la verità!

    Il mondo del se...

    O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...