Una notte a Belgrado!


Non ce la facevo più: pregustavo ormai il rientro a casa, visto che erano ben 3 settimane che non rientravo, anzichè le canoniche 2, per coprire il turno di rientro di un collega.
Ero infine giunto all’aeroporto, da solo dato che nessun altro rientrava in questo weekend, ma ormai ero pratico: andai al check in e presi il biglietto, poi mi avviai verso il primo controllo, depositai il bagaglio e attraversai la macchinetta a raggi x, quindi mi avviai verso il posto di polizia per far controllare il mio documento e infine raggiunsi il gate dell’aereo con parecchio anticipo.
Qui giunto trovai uno dei nostri colleghi-rivali della controparte, e ovviamente anche un gruppo di personaggi dell’ImmensaAzienda per cui lavoravamo, dato che costoro rientrano ogni settimana.
Il tabellone dell’aereoporto segnava gli orari di partenza, ma dalla finestra vedevamo la nebbia infittirsi sempre di più, roba che nemmeno la pianura padana aveva mai visto nulla di simile, e chiacchieravamo preoccupati sulle condizioni atmosferiche, quando il tabellone iniziò a rumoreggiare, e vedemmo con orrore il nostro aereo spostare il suo orario di partenza di un’ora.
Vabbè! Con questa compagnia in fondo è normalissimo, e riprendemmo a chiacchierare mentre la nebbia si infittiva sempre più.
Trascorsa quasi tutta l’ora, ecco che vedemmo un nuovo ritardo di mezzora, ma era ancora quasi normale e riprendemmo a chiacchierare, insieme a molti altri passeggeri in attesa di rientrare in Italia. Sorprendente come in certe situazioni sia immediato attaccare a parlare con dei perfetti estranei mai visti prima.
Nemmeno ci accorgemmo del trascorrere del tempo, finchè qualcuno non disse che aveva un’altra ora di ritardo.
A quel punto cominciarono a fioccare scommesse su quanto tempo l’aereo riuscisse a stare in aria, dato che arrivava da Amsterdam e atterrava a Belgrado, per poi ripartire per Milano, e alcuni del personale aeroportuale erano pronti a giurare che fosse lì sopra a girare in attesa di capire qualcosa con quel nebbione pazzesco.
Ancora un’ora di ritardo, e ormai avevamo quasi perso le speranze, e infatti all’improvviso sul tabellone apparve la scritta “deleted" (cancellato).
Corremmo tutti come un sol uomo verso l’ufficio di assistenza, dove un impiegato spiegò un paio di volte che il volo era stato annullato perchè l’aereo era stato dirottato verso un’altra regione della Ex Yugoslavia, dove c’era meno nebbia, e l’aeroporto di Belgrado sarebbe stato chiuso fino al giorno dopo, tempo permettendo.
Ovviamente non ci sarebbe stato nessun rimborso dei biglietti, nessun volo sostitutivo o aggiuntivo e naturalmente l’aeroporto non avrebbe fornito alcun posto letto a nessuno. Anche questo venne spiegato un paio di volte, poi l’impiegato chiuse lo sportello e se ne andò via, lasciandoci così, turbati, preoccupati e incazzati, ma anche un pochino timorosi quando qualcuno sollevava impercettibilmente lo sguardo verso i corridoi in alto, dove un paio di guardie ci fissavano distrattamente tenendo tra le mani con noncuranza un kalashnikov ciascuna.
I membri dell’ImmensaAzienda si voltarono verso il bancone della compagnia aerea tedesca e fecero un biglietto per il giorno dopo, io chiesi il prezzo e mi cascarono braccia, gambe e attributi vari, quindi mi allontanai (a differenza degli altri, io non avrei avuto alcun rimborso per tale esborso), e il mio collega si allontanò a sua volta, quindi decidemmo di tornare indietro, ma ormai era notte, per cui decidemmo di passare la notte a Belgrado e tornare il giorno dopo.

To be continued...

Commenti

  1. Al massimo il metal detector (che alla grossa è un'elettrocalamita), non lo scanner a raggi x.

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    1. Hai ragione: pensavo troppo al mio bagaglio... ;)

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  2. Ammazza, ma che c'hanno la Gestapo all'aeroporto di Belgrado? Uno non può esprimere disappunto per tutti gli inconvenienti di questo mondo che ti guardano col kalashnikov in mano Oo
    Vabè, non andrò mai a Belgrado, almeno d'inverno, ho capito :)

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    1. Beh, più che la Gestapo, io pensavo parecchio alle SS... comunque si limitavano a guardare che noi ci limitassimo a esprimere disappunto in modo civile... ;)

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  3. Io non mi sarei preoccupato tanto dei kalashnikov, quanto dell'M-84 parcheggiato nel piazzale. :-D

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    1. Veramente nel piazzale quel giorno non c'era nulla (o forse non si vedeva con la nebbia)
      Altri giorni, qualche autoblindo mi è capitato di vederla... ;)

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  4. Ecco anche perché piango la scomparsa dei treni notte - il treno se ne frega della nebbia.
    Comunque, simpatici i Serbi. Ancora vecchio stile sovietico, in questo: "è così, se ti piace bene, se non ti piace fattelo piacere". Anche la guardia a base di Kalashnikov è molto in tema. Oddìo, non che il Beretta M12 delle nostre Forze dell'Ordine mi lasci più tranquillo, ma ammetto che è meno scenografico.

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    1. > Ecco anche perché piango la scomparsa dei treni notte - il treno se ne frega della nebbia.

      Esattamente! Oddio, forse durante l'inverno passato, quei 2 metri abbondanti di neve nella zona balcanica e quei -25°C che ci hanno tenuto compagnia per un paio di mesetti, avrebbero creato qualche problema anche al treno, immagino, ma in quell'occasione non mi sarebbe dispiaciuto... ;)

      > Comunque, simpatici i Serbi. Ancora vecchio stile sovietico, in questo: "è così, se ti piace bene, se non ti piace fattelo piacere". Anche la guardia a base di Kalashnikov è molto in tema.

      Esattamente. La situazione alla fine è proprio quella che hai descritto sinteticamente in quella frase: tu si che hai il dono della sintesi! :)

      > Oddìo, non che il Beretta M12 delle nostre Forze dell'Ordine mi lasci più tranquillo, ma ammetto che è meno scenografico.

      Vero, ma anche con quello ho già avuto a che fare... ;)

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  5. Simpatici.
    " Tu avere bombardato noi, ora tu dorme qui e succhia duro. Se volere reclamare tu parla con omino armato si, tanta tanta fortuna "
    [ Segue dito medio da dietro lo sportello ]

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    1. Esatto, ma oltretutto detto in serbinglese con alfabeto cirillico...

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