Diario dal fronte...


Ero giunto da poco, quando mi hanno affibbiato un lavoro merdoso che la metà basta.
Dovevamo passare con i nostri impianti in uno stabilimento sottodimensionato, dove il grosso dello spazio era occupato dai macchinari di una ditta tedesca.
Tali tedeschi, con arroganza tipicamente teutonica, pretendevano di comandare e dare ordini in casa d'altri, ma visto che i padroni di casa non erano in grado di far valere le proprie ragioni, malgrado agissero anche loro come truppe d'occupazione italiche, toccava agli scarsi membri dei corpi speciali del nordovest contrapporsi alle numerose divisioni di panzer germanici, naturalmente potendo contare sul fatto che i propri alleati italici li avrebbero traditi e aggrediti alle spalle non appena possibile, ma tant'è: in fondo la storia si ripete sempre!
E fu così che venni inviato in prima linea, in una riunione ad alto livello, per risolvere i problemi!
Nessuno dei miei colleghi, malgrado le promesse iniziali, si fece trovare disponibile per accompagnarmi, così mi avviai verso il campo di concentramento tedesco, accompagnato solo da alcuni personaggi sconosciuti, che ho poi scoperto appartenere alle truppe d'occupazione dei padroni di casa, anche se erano evidentemente stati arruolati sul posto.
Stendemmo su un tavolo i nostri piani di battaglia, dov'era rappresentato lo stabilimento da conquistare, i tedeschi gettarono sul tavolo una marea di panzer-disegni, dove mostravano lo straordinario numero dei propri macchinari da installare nel capannone, gli italiani dispiegarono in campo le proprie scarse forze, subito sopraffatte dallo strapotere teutonico, e la battaglia pareva ormai persa e senza speranza, quando io mi alzai e posai la mano sui fogli, dicendo un semplice “NO!”
Tutti mi guardarono, gli italiani incapaci di comprendere che anch'io sapevo parlare, i tedeschi incapaci di comprendere che qualcuno osasse ancora opporsi alle loro forze d'invasione, ma io continuai con il mio serbinglese alla Toro Seduto, indicando un'area del disegno “Qua voi non passate, che qua ci siamo noi!”
Mi guardarono stupefatti, poi cominciarono a fioccare le proteste in una babele linguistica fenomenale, mentre uno dei personaggi italici mi fissava con uno strano sguardo, senza dire una parola.
Al termine delle proteste, io ripresi la parola “Vi ripeto che qua non passate! Qua dobbiamo passare noi!”
Altre proteste, finchè il comandante in capo della panzer-divisionen si alza, con i pugni chiusi premuti contro i fianchi ed esclama “Noi dobbiamo mettere nostre macchine in quel punto!” “Vi consiglio di trovarvi un altro posto!”
“Himmel! Du lieber gott! Perchè noi dobbiamo trovare altro posto? Noi dobbiamo stare in quel punto!” “Quanto sono alte le vostre macchine?”
“Sono alte fino a uno metro sotto capriata!” “Allora di lì non passate! Cercatevi un altro posto!”
“[sequenza di bestemmie germaniche] Perchè?” lo guardo fisso negli occhi, con una luce assassina pari a quella che aveva lui nei miei confronti, poi gli rispondo “Perchè in un metro tra la macchina e la capriata non passano i nostri blindo!” [nota: blindo sta per condotti blindati, un sistema più efficiente e meno costoso di gestire gli impianti elettrici industriali che con i cavi e le canaline]
“E cosa me ne frega a me dei vostri blindo? Io ho i miei panzer e le mie SS!” “Bene, allora collega un alternatore a ciascun panzer e metti tutte le SS a pedalare per far girare l'alternatore, che se noi non passiamo con i nostri blindo, voi le vostre fottute macchine ve le dovete alimentare a manovella, se volete farle funzionare!”
“COSA?!?!?!” “In parole semplici: no blindo no elettricità!”
Il feldmaresciallo sturmtruppenfuhrer mi guarda ammutolito, riflettendo intensamente su quanto gli ho detto, e poi si volta verso i suoi aiutanti per chiedere loro qualcosa in tedesco, mentre il personaggio di cui sopra continua a guardarmi fisso, rendendomi anche un pochino nervoso.
Alla fine del dibattito, il fuhrer mi guarda e dice “Sposteremo i macchinari e vi lasceremo spazio per i vostri blindo! Quanto vi serve?” e io gli indico le dimensioni dell'area di ingombro, che devono forzatamente lasciare libera.
A quel punto il personaggio si alza, mi da una pacca sulla spalla e, ridendo, dice ai suoi con un accento sudamericano “Visto? Lui non sa parlare bene inglese, ma si fa capire e risolve i problemi! Così dovete fare anche voi!” Gli altri mi guardano facendo cenni di assenso verso il loro capo, ma non dicono una parola, e nemmeno io dico nulla, in fondo non so nemmeno chi siano, costoro.
Poco dopo spariscono nella notte serba, mentre io torno in ufficio, e i miei colleghi mi chiedono com'è andata. Faccio un riassunto della situazione e tutti mi guardano, poi aggiungo quanto mi ha detto quel tipo, e chiedo chi diavolo sia, al chè mi fissano stupefatti “Ma come? Ma quello è Tizio!”
Li guardo senza espressione (il nome non mi dice proprio nulla) e loro mi fissano, prima di aggiungere “Il capo supremo dello stabilimento in oggetto!”
“Ah! Ecco perchè è riuscito a dire almeno 3 frasi, prima che i tedeschi lo facessero azzittire! Vabbè, è tardi, andiamo via che ho fame?”

Commenti

  1. E così anche i crucchi hanno dovuto farsi la domanda "ma come, le nostre macchine hanno bisogno della corrente?" Gli utOnti non hanno patria (cit.)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E hanno pure dovuto ritirarsi da quella zona, cosa incredibile... ;)

      Elimina
  2. Kragujevac 2012, un manipolo di tecnici vengono paracadutati dietro le linee nemiche per impadronirsi di alcuni locali e aprire un varco per le linee (elettriche) alleate.
    "Quell'ultima blindo" prossimamente nei cinema.

    (Trailer)

    :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. LOL :D

      Solo un piccolo appunto: in questo caso si tratta di Kragujevac 2011 ;)

      Elimina
  3. Grandissimo!
    Italia 1 - Germania 0
    xD

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Nel mio piccolo ho cercato di fare la mia parte :)
      ...vero che poi i miei stessi colleghi me l'hanno fatta pagare carissima, tradendomi 3 volte prima del canto del gallo, ma questa è un'altra storia...

      Elimina
  4. In queste situazioni un minimo di tedesco ti porta tatticamente in vantaggio potendo

    - ascoltare quello che si dicono tra loro

    - salutarli alla fine in tedesco godendo delle loro facce

    Se servirá mai una mano contro i Fedelmarescialli del Reich fai un un fischio!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In effetti di tedesco ho solamente un'infarinatura di base, quando a militare ho dovuto imparare alcune parole, dovendo trattare con ragazzi della zona di Bolzano
      Però, fino ai saluti ci arrivo tranquillamente, comunque "danke", probabilmente ti chiamerò, perchè la guerra contro il Sturmtruppenfuhrer non è certo finita così facilmente...

      Elimina

Posta un commento

Tranquillo, il tuo commento dovrà essere approvato dall'amministratore.
Non preoccuparti se non apparirà immediatamente, non sono sempre online... ;)

Post popolari in questo blog

Il ritorno...

Comincia il lavoro

Primo incontro!