La prima volta che sono capitato a Milano andavo al politecnico.
C'era un'esposizione inerente il settore elettrico, che veniva proposta a cadenza biennale nel periodo tardo primaverile (verso maggio), e il nostro insegnante era interessato a farci partecipare.
Venne quindi organizzato un pullman e dedicammo un sabato a questa visita tecnica (sabato perché, oltre a non esserci lezioni, era il giorno in cui l'esposizione era rivolta anche ai non addetti ai lavori, quindi anche agli studenti come noi...)
Il pullman partì al mattino prestissimo, quando il sole cominciava appena a fare capolino timidamente dietro la collina di Superga, e si incamminò nei dedali delle strade centrali fino a raggiungere l'estrema periferia (passò anche sotto casa mia, al chè immaginai che avrei potuto attendere lì e garantirmi almeno una mezz'ora di sonno in più...) e infine imboccò l'autostrada.
Accanto a noi vedevamo sfrecciare paesi, lampioni, cartelli, automobili, tir, tir, tir, furgoni dei corrieri, tir, tir, tir, automobili in panne nelle piazzole di sosta, tir, tir, tir... c'erano molti tir, il chè ci preoccupava alquanto: era noto che statisticamente la maggior parte degli incidenti in autostrada coinvolgono tir, e vedere quei bestioni che gareggiavano a sorpassarsi in continuazione su tutte le 3 corsie dell'autostrada non incoraggiava a dubitare delle loro responsabilità nelle catastrofi...
Alla fine superammo il Ticino e ci ritrovammo in terra lombarda, e fu allora che molti cominciarono a interessarsi ai dettagli del panorama: non tutti erano così esperti di viaggi, e pochi erano già stati così tanto oltre confine, alcuni addirittura pensavano che presto saremo stati fermati da una pattuglia di soldati asburgici per un controllo dei documenti, e ci si rammentava l'un l'altro di evitare, nel caso, di intonare arie di Verdi, in particolare di evitare assolutamente di intonare “Va pensiero..”
Comunque c'erano i veterani dei viaggi che ci tranquillizzarono, dicendo che ormai non c'erano più gli Asburgo, che si poteva cantare va pensiero e che non avremmo trovato alcuna pattuglia di soldati con moschetti giganteschi in uniforme bianca... al massimo solo pattuglie di carabinieri e di polizia stradale.
Alla fine giungemmo a Milano!
Era fantastico vedere una simile megalopoli: enorme, gigantesca, dove tutto era possibile e dove c'era tutto quello che si potesse immaginare. Alcuni di noi, più pratici, descrivevano agli altri tutto quello che si vedeva, facendo capire cos'era ciò che i nostri cervelli provinciali non riuscivano a riconoscere, e la frase era sempre “Qua a Milano hanno proprio tutto! Guardate: quello è...” e via con la descrizione, che ci permise di vedere molte cose che solo a Milano potevano esistere (almeno nelle dimensioni che le abbiamo viste): la nebbia, gli escrementi canini sui marciapiedi, l'immondizia per la strada, i barboni seduti a chiedere l'elemosina, gli scippatori in motorino, le prostitute agli angoli delle strade, gli spacciatori che consegnavano le dosi ai tossici, i tossici che si bucavano dietro le macchine posteggiate, le macchine con i vetri sfondati per portar via l'autoradio... si: cose che solo a Milano potevano essere viste, in simili quantitativi... d'altronde è la città più grande e popolata d'Italia, quindi ovvio che i problemi, anche restando costanti in valore percentuale con la media nazionale, sono comunque maggiori in valore assoluto (figuriamoci in una città simile dove i problemi erano comunque maggiori anche in valore percentuale).
Alla fine, il pullman ci scaricò all'ingresso della fiera, dove entrammo e ci immergemmo in un mondo diverso.
Vedemmo cose che nessuno di noi aveva visto prima (se non nei cataloghi) e ci regalarono quantitativi industriali di cataloghi, dispense, tabelle, e persino un floppy disk da 5,25” con dentro un programma di calcolo illuminotecnico (credo di averlo ancora da qualche parte, anche se mi manca il modo di utilizzarlo, vabbè che ormai è totalmente obsoleto e inutile)
A un certo punto, rendendoci conto dell'ora, andammo al ristorante interno per mangiare, ma evidentemente la differenza di fuso orario ci aveva fregato: il ristorante stava per chiudere e i camerieri ci servirono con estrema (mala)grazia alcuni scarti avanzati dalla produzione, ma mentre un cameriere passava e posava i piatti, un altro cominciava a girare per portare via gli stessi piatti e sparecchiare, per cui dovevamo letteralmente fagocitare il contenuto del piatto, oppure correre dietro al secondo cameriere armati di forchetta e coltello, per recuperare delle fonti di nutrimento (uno dei miei compagni di sventura, noto per essere una buona forchetta, a un certo punto cominciò ad adocchiare il secondo cameriere con uno strano sogghigno... ora che ci penso, a un certo punto quel cameriere è sparito... ma credo che abbia finito il proprio turno e sia andato via... almeno spero...)
Il pomeriggio proseguì con la visita agli stand dei big del settore e la corrispondente consegna di materiale (era l'ultimo giorno: dovevano svuotare gli stand da tutta la documentazione rimasta), finché non venne l'ora di ritornare all'uscita, salire sul pullman e rimpatriare.
Quella è stata la prima volta che ho visto Milano.
Da allora però mi è capitato sovente di tornarci... purtroppo... per entrambi...
Guardia di notte..
Il deposito dei missili era in aperta campagna, ben mimetizzato nel sottosuolo, ma ciò non toglie che l'area superiore fosse sempre di pertinenza della caserma, così durante i turni di guardia occorreva uscire anche fuori (finalmente) e farsi una passeggiata in mezzo al bosco per controllare che non ci fossero terroristi in procinto di scatenare una guerra..
A volte è capitato anche a me di fare il turno di guardia di notte, così col mio fedele 'garand' (no: non avevo il FAL ma il garand con il caricatore da 5 colpi, che al terzo inevitabilmente si inceppava..) controllavo che i missili fossero al loro posto (e non se ne fossero andati a spasso per conto proprio) e poi uscivo a farmi la passeggiata nel bosco..
Una notte sentii strani rumori.. si era in fase di allarme e la situazione non era simpatica, quindi imbracciai il fucile e mi avvicinai il più silenziosamente possibile..
Man mano che mi avvicinavo udivo strani rumori: respiro affannato, ansiti e gemiti, versi animaleschi e voci soffocate, quindi capii che ero sotto assedio, allora mi decisi a giocare il tutto per tutto: innestai la baionetta, misi il colpo in canna e mi avvicinai.. finché distinsi le loro sagome nel buio: dovevano essere in due.. inoltre non sembrava facessero molto per mimetizzarsi, anzi, erano piuttosto rumorosi..
Mi avvicinai aggirandoli, per vedere che non ce ne fossero altri, e quando fui sicuro, li illuminai con la torcia elettrica e contemporaneamente balzai fuori urlando “ALTOLA'! Fermi o sparo!”
Entrambi urlarono di terrore a vedere la mia sagoma in tenuta da combattimento col fucile puntato su di loro e la baionetta che luccicava alla debole luce lunare, a pochi centimetri di distanza.. contemporaneamente mi resi conto che non erano dei terroristi attentatori, ma una coppietta sfigata che si era piazzata nel boschetto per cercare un po' di intimità..
Li guardai stralunato e dissi loro “Chi diavolo siete? Cosa fate qua?” “Niente.. niente..” “Andate via! Alla svelta.. e non fatevi più vedere: questa è zona militare!” “Si si..” e si alzarono rivestendosi velocemente, per poi allontanarsi, ma riuscii ugualmente a sentire lei che diceva “Ca##o, mi è venuto un colpo!” e lui che rispondeva “Non sai a me.. ho perso il controllo..”
A quel punto ho sentito l'urlo di lei “COSA?! Mi avevi detto che sapevi controllarti e che non era il caso di usare il preservativo.. e adesso?..” poi non sentii più nulla, a parte il motore della vespa che si allontanava..
Non so se ho indirettamente contribuito all'incremento demografico della zona, ma sicuramente quei due non dimenticheranno facilmente quella scopata.. (e spero che per il futuro abbiano trovato posti migliori.. e comunque abbiano capito che è sempre meglio usare il preservativo..)
A volte è capitato anche a me di fare il turno di guardia di notte, così col mio fedele 'garand' (no: non avevo il FAL ma il garand con il caricatore da 5 colpi, che al terzo inevitabilmente si inceppava..) controllavo che i missili fossero al loro posto (e non se ne fossero andati a spasso per conto proprio) e poi uscivo a farmi la passeggiata nel bosco..
Una notte sentii strani rumori.. si era in fase di allarme e la situazione non era simpatica, quindi imbracciai il fucile e mi avvicinai il più silenziosamente possibile..
Man mano che mi avvicinavo udivo strani rumori: respiro affannato, ansiti e gemiti, versi animaleschi e voci soffocate, quindi capii che ero sotto assedio, allora mi decisi a giocare il tutto per tutto: innestai la baionetta, misi il colpo in canna e mi avvicinai.. finché distinsi le loro sagome nel buio: dovevano essere in due.. inoltre non sembrava facessero molto per mimetizzarsi, anzi, erano piuttosto rumorosi..
Mi avvicinai aggirandoli, per vedere che non ce ne fossero altri, e quando fui sicuro, li illuminai con la torcia elettrica e contemporaneamente balzai fuori urlando “ALTOLA'! Fermi o sparo!”
Entrambi urlarono di terrore a vedere la mia sagoma in tenuta da combattimento col fucile puntato su di loro e la baionetta che luccicava alla debole luce lunare, a pochi centimetri di distanza.. contemporaneamente mi resi conto che non erano dei terroristi attentatori, ma una coppietta sfigata che si era piazzata nel boschetto per cercare un po' di intimità..
Li guardai stralunato e dissi loro “Chi diavolo siete? Cosa fate qua?” “Niente.. niente..” “Andate via! Alla svelta.. e non fatevi più vedere: questa è zona militare!” “Si si..” e si alzarono rivestendosi velocemente, per poi allontanarsi, ma riuscii ugualmente a sentire lei che diceva “Ca##o, mi è venuto un colpo!” e lui che rispondeva “Non sai a me.. ho perso il controllo..”
A quel punto ho sentito l'urlo di lei “COSA?! Mi avevi detto che sapevi controllarti e che non era il caso di usare il preservativo.. e adesso?..” poi non sentii più nulla, a parte il motore della vespa che si allontanava..
Non so se ho indirettamente contribuito all'incremento demografico della zona, ma sicuramente quei due non dimenticheranno facilmente quella scopata.. (e spero che per il futuro abbiano trovato posti migliori.. e comunque abbiano capito che è sempre meglio usare il preservativo..)
E adesso lavoriamo a compartimenti stagni 2
Alla fine arriva la nuova release delle planimetrie di ArchitettoSenzaRitegno, e controlliamo immediatamente tutti che abbia sistemato il problema dei bagni.
Ok, i bagni sono in colonna, adesso possiamo procedere...
Apro la planimetria di un piano del centro uffici e vedo una cosa strana (che sensazione di dejavù), al chè riprendo la planimetria del piano superiore ma non noto nulla di strano e idem nel piano inferiore.. riprendo la planimetria del piano centrale e.. fermo Termico, mentre provvedo a chiamare ArchitettoSenzaRitegno e chiedergli spiegazioni.
“Che c'è? I bagni sono tutti a posto..”
“Si, ma hai notato il quarto piano?”
“Sono a posto anche lì..”
“I bagni si, ma come mai hai separato quella parte di openspace a destra mettendo una zona chiusa?”
“Quello è l'ufficio del direttore, non è il caso che stia anche lui in un openspace!”
“D'accordo.. ma questo direttore tu lo conosci personalmente?”
“Certo che no! Che razza di domanda è?”
“Non so! Mi era parso che tu lo conoscessi, visto che gli hai dimensionato l'ufficio 'su misura'”
“Eh? Gli uffici sono tutti standard come dimensione!”
“Sicuro? Guarda un po' sulle tue tavole..”
“Senti, adesso non ho tempo! Cosa ci sarebbe che non va secondo te?”
“Nulla, a patto che questo tipo sia magro come uno scheletro e non abbia voglia di fare assolutamente niente... il fatto che sia un direttore può facilmente implicare la seconda, ma per la prima... per quello ti chiedevo se lo conoscevi?”
“Aspetta...” apre la planimetria, cerca il dettaglio e... “MAPORC..ZOZ..PUT...!!!”
Io mi volto verso Termico e gli faccio “Ha capito!” poi riprendo il telefono e “Allora, mandaci la nuova release! Ciao” e attacco.
...
Spiegazione: l'ufficio era standard per una persona, ma non si deve essere accorto che un pilastro capitava proprio in mezzo alla scrivania – rendendola totalmente inutilizzabile, da cui l'evidente mancanza di voglia di lavorare – e ostacolava la porta di accesso all'ufficio stesso, lasciando libero uno spiraglio per l'apertura e il passaggio di circa 30 centimetri, da cui il fatto che costui doveva essere pressochè filiforme per accedere al suo ufficio... ed ecco perchè immaginavo ArchitettoSenzaRitegno sapesse quindi che l'assunzione del direttore in quegli uffici fosse vincolata alla rigidissima condizione dimensionale...
Ok, i bagni sono in colonna, adesso possiamo procedere...
Apro la planimetria di un piano del centro uffici e vedo una cosa strana (che sensazione di dejavù), al chè riprendo la planimetria del piano superiore ma non noto nulla di strano e idem nel piano inferiore.. riprendo la planimetria del piano centrale e.. fermo Termico, mentre provvedo a chiamare ArchitettoSenzaRitegno e chiedergli spiegazioni.
“Che c'è? I bagni sono tutti a posto..”
“Si, ma hai notato il quarto piano?”
“Sono a posto anche lì..”
“I bagni si, ma come mai hai separato quella parte di openspace a destra mettendo una zona chiusa?”
“Quello è l'ufficio del direttore, non è il caso che stia anche lui in un openspace!”
“D'accordo.. ma questo direttore tu lo conosci personalmente?”
“Certo che no! Che razza di domanda è?”
“Non so! Mi era parso che tu lo conoscessi, visto che gli hai dimensionato l'ufficio 'su misura'”
“Eh? Gli uffici sono tutti standard come dimensione!”
“Sicuro? Guarda un po' sulle tue tavole..”
“Senti, adesso non ho tempo! Cosa ci sarebbe che non va secondo te?”
“Nulla, a patto che questo tipo sia magro come uno scheletro e non abbia voglia di fare assolutamente niente... il fatto che sia un direttore può facilmente implicare la seconda, ma per la prima... per quello ti chiedevo se lo conoscevi?”
“Aspetta...” apre la planimetria, cerca il dettaglio e... “MAPORC..ZOZ..PUT...!!!”
Io mi volto verso Termico e gli faccio “Ha capito!” poi riprendo il telefono e “Allora, mandaci la nuova release! Ciao” e attacco.
...
Spiegazione: l'ufficio era standard per una persona, ma non si deve essere accorto che un pilastro capitava proprio in mezzo alla scrivania – rendendola totalmente inutilizzabile, da cui l'evidente mancanza di voglia di lavorare – e ostacolava la porta di accesso all'ufficio stesso, lasciando libero uno spiraglio per l'apertura e il passaggio di circa 30 centimetri, da cui il fatto che costui doveva essere pressochè filiforme per accedere al suo ufficio... ed ecco perchè immaginavo ArchitettoSenzaRitegno sapesse quindi che l'assunzione del direttore in quegli uffici fosse vincolata alla rigidissima condizione dimensionale...
Prendi una bomba.. lanciala lontano..
Uno dei punti fondamentali dell'addestramento al CAR è la preparazione al lancio della bomba a mano..
L'addestramento consiste non tanto nel mettere in mano alle reclute una vera granata (con quello che costano.. le granate, non le reclute..) ma dare loro un oggetto di forma e peso analoghi alla suddetta granata e insegnare loro come lanciarla in modo tale che cada abbastanza lontano da non coinvolgerli direttamente nell'esplosione..
Ecco quindi che, nel campo d'addestramento (cioè nel cortile della caserma) ci si riunisce: un sottotenente, due caporali e una squadra intera di reclute.. uno dei caporali consegna a due reclute l'elmetto di ordinanza e le manda dalla parte opposta del cortile, col ruolo di raccattapalle.. cioè di raccattabombe.. posizionandole vicino ai pali-bersaglio (che tanto non saranno mai raggiunti..)
Poi si mette davanti agli altri e mostra tutta la pantomima di sbracciamento, piegamento e lanciamento.. “Avete visto? Dovete fare così!”
Il tenente chiama uno alla volta, il caporale consegna l'elmetto e la bomba, il ragazzo si mette l'elmetto, afferra la bomba e si prepara al lancio, in attesa che il tenente dia l'ordine.. “Lancia!” e il ragazzo si sbraccia, si piega, si torce e si contorce, e lancia la bomba (mentre il tenente cronometra)..
Primo lancio.. “Se perdi tutto quel tempo, ti esplode in mano!”
Secondo lancio.. il tenente (dietro alla recluta) si vede cadere in mano la bomba appena lanciata.. “Ca##o fai? Il nemico è là davanti, non qua dietro..”
Terzo lancio.. la bomba parte in una parabola altissima (tipo campana) e ricade a circa un paio di metri davanti al lanciatore.. “BUM, sei morto..”
Quarto lancio.. “Bene, buon lancio.. MACCA##O!!!” il lanciatore aveva fatto un lancio buono, però il recuperatore, stanco di correre avanti e indietro, aveva deciso non di riportare la bomba al caporale, ma di lanciarla.. quasi centrando il tenente..
E così via..
Alla fine ero sicurissimo che, in caso di guerra, avremmo fatto molti danni.. ma non all'esercito nemico..
L'addestramento consiste non tanto nel mettere in mano alle reclute una vera granata (con quello che costano.. le granate, non le reclute..) ma dare loro un oggetto di forma e peso analoghi alla suddetta granata e insegnare loro come lanciarla in modo tale che cada abbastanza lontano da non coinvolgerli direttamente nell'esplosione..
Ecco quindi che, nel campo d'addestramento (cioè nel cortile della caserma) ci si riunisce: un sottotenente, due caporali e una squadra intera di reclute.. uno dei caporali consegna a due reclute l'elmetto di ordinanza e le manda dalla parte opposta del cortile, col ruolo di raccattapalle.. cioè di raccattabombe.. posizionandole vicino ai pali-bersaglio (che tanto non saranno mai raggiunti..)
Poi si mette davanti agli altri e mostra tutta la pantomima di sbracciamento, piegamento e lanciamento.. “Avete visto? Dovete fare così!”
Il tenente chiama uno alla volta, il caporale consegna l'elmetto e la bomba, il ragazzo si mette l'elmetto, afferra la bomba e si prepara al lancio, in attesa che il tenente dia l'ordine.. “Lancia!” e il ragazzo si sbraccia, si piega, si torce e si contorce, e lancia la bomba (mentre il tenente cronometra)..
Primo lancio.. “Se perdi tutto quel tempo, ti esplode in mano!”
Secondo lancio.. il tenente (dietro alla recluta) si vede cadere in mano la bomba appena lanciata.. “Ca##o fai? Il nemico è là davanti, non qua dietro..”
Terzo lancio.. la bomba parte in una parabola altissima (tipo campana) e ricade a circa un paio di metri davanti al lanciatore.. “BUM, sei morto..”
Quarto lancio.. “Bene, buon lancio.. MACCA##O!!!” il lanciatore aveva fatto un lancio buono, però il recuperatore, stanco di correre avanti e indietro, aveva deciso non di riportare la bomba al caporale, ma di lanciarla.. quasi centrando il tenente..
E così via..
Alla fine ero sicurissimo che, in caso di guerra, avremmo fatto molti danni.. ma non all'esercito nemico..
E adesso lavoriamo a compartimenti stagni 1
Uno dei tanti lavori che facciamo in collaborazione con ArchitettoSenzaRitegno, che cambia le planimetrie edili sulla base dei cicli dei calendari maya rapportati al capodanno cinese e all'inclinazione del sole a stonehenge all'alba dei giorni in cui sua moglie ha il proprio ciclo, ovvero senza alcuna logica...
Queste planimetrie edili vengono poi inviate per posta a PiccoloCapo che le rigira sia a Termico (perché ci metta gli impianti di climatizzazione) sia a me (perché ci metta lampade e prese... poi devo prendere anche la planimetria di Termico, sovrapporla e scoprire che abbiamo sistemato le apparecchiature nello stesso identico posto, quindi devo spostare le mie, rifare tutti i calcoli.. e infine calcolare anche il consumo e l'alimentazione delle apparecchiature che ha inserito Termico: è inutile avere un mega impianto di climatizzazione pseudo-siberiano, se poi le unità di trattamento non sono alimentate dalla rete elettrica..)
Apro la planimetria di un piano del centro uffici e vedo una cosa strana, al chè riprendo la planimetria del piano superiore e scopro la presenza di un bagno in un angolo dell'edificio.. apro il piano inferiore e rivedo un analogo bagno in analoga posizione.. riprendo la planimetria del piano centrale e.. al posto del bagno c'è una bella sala riunioni..
Do un'occhiata alle tavole già fatte da Termico e da ExStagista e scopro che la colonna di scarico fognario passa esattamente dove immaginavo, ovvero in mezzo al rack di controllo del videoproiettore, e la colonna di scarico dell'acqua bianca passa invece esattamente in mezzo al tavolo...
A parte questo, ci sono anche le colonne montanti dell'acqua, che passano più o meno in corrispondenza delle sedie di alcuni fortunati.. i quali potranno quindi unificare la riunione con un bel bidet collettivo.. e la colonna degli aspiratori di Termico, che creerà qualche problemino a chi dovrebbe procedere a far funzionare tutto l'ambaradan del rack di controllo e del centralino..
Fatta la segnalazione (e ascoltate le bestemmie di Termico che deve rifare tutto...) si provvede a chiamare ArchitettoSenzaRitegno e chiedergli spiegazioni.
“Ma.. non so: si vede che era così in qualche tavola precedente.. in fondo è solo la quindicesima release che faccio.. le altre erano sbagliate..”
“Si, ma questa sala riunioni va spostata: lì ci vanno i bagni!”
“No.. c'è una luce perfetta con vista mare e tramonto sui monti.. non possiamo spostarla..”
“Lì ci sono i bagni: ci vanno le colonne tecnologiche..”
“E non possiamo spostare quelle? Sono solo dei tubetti, delle polilinee..”
“Si, saranno solo delle polilinee su autocad, ma in realtà si tratta di tubazioni belle grosse e se le spostiamo ci saranno problemi altrettanto grossi.. peraltro, dove le dovremmo far passare?”
“Nelle stanze accanto..”
“In una hai messo il server e l'ups, nell'altra hai messo le macchinette distributrici, nella terza c'è il magazzino dell'impresa di pulizie.. dove le facciamo passare?”
“Beh, nella più vicina..”
“Ok, speriamo che server e ups siano stagni..”
“No, li facciamo passare nel magazzino delle scope..”
“Si, ma per entrarci, la colonna di scarico fognario deve fare un giretto attraverso la saletta delle macchinette..”
“Controsoffittiamo”
“Certo, e speriamo anche che non ci siano mai perdite nei tubi, altrimenti si che gli impiegati potranno dire che le bevande alla macchinetta sono una vera merda..”
Alla fine, ArchitettoSenzaRitegno si convince a rivedere nuovamente la planimetria e a cercare di mettere tutti i bagni in colonna l'un l'altro..
Queste planimetrie edili vengono poi inviate per posta a PiccoloCapo che le rigira sia a Termico (perché ci metta gli impianti di climatizzazione) sia a me (perché ci metta lampade e prese... poi devo prendere anche la planimetria di Termico, sovrapporla e scoprire che abbiamo sistemato le apparecchiature nello stesso identico posto, quindi devo spostare le mie, rifare tutti i calcoli.. e infine calcolare anche il consumo e l'alimentazione delle apparecchiature che ha inserito Termico: è inutile avere un mega impianto di climatizzazione pseudo-siberiano, se poi le unità di trattamento non sono alimentate dalla rete elettrica..)
Apro la planimetria di un piano del centro uffici e vedo una cosa strana, al chè riprendo la planimetria del piano superiore e scopro la presenza di un bagno in un angolo dell'edificio.. apro il piano inferiore e rivedo un analogo bagno in analoga posizione.. riprendo la planimetria del piano centrale e.. al posto del bagno c'è una bella sala riunioni..
Do un'occhiata alle tavole già fatte da Termico e da ExStagista e scopro che la colonna di scarico fognario passa esattamente dove immaginavo, ovvero in mezzo al rack di controllo del videoproiettore, e la colonna di scarico dell'acqua bianca passa invece esattamente in mezzo al tavolo...
A parte questo, ci sono anche le colonne montanti dell'acqua, che passano più o meno in corrispondenza delle sedie di alcuni fortunati.. i quali potranno quindi unificare la riunione con un bel bidet collettivo.. e la colonna degli aspiratori di Termico, che creerà qualche problemino a chi dovrebbe procedere a far funzionare tutto l'ambaradan del rack di controllo e del centralino..
Fatta la segnalazione (e ascoltate le bestemmie di Termico che deve rifare tutto...) si provvede a chiamare ArchitettoSenzaRitegno e chiedergli spiegazioni.
“Ma.. non so: si vede che era così in qualche tavola precedente.. in fondo è solo la quindicesima release che faccio.. le altre erano sbagliate..”
“Si, ma questa sala riunioni va spostata: lì ci vanno i bagni!”
“No.. c'è una luce perfetta con vista mare e tramonto sui monti.. non possiamo spostarla..”
“Lì ci sono i bagni: ci vanno le colonne tecnologiche..”
“E non possiamo spostare quelle? Sono solo dei tubetti, delle polilinee..”
“Si, saranno solo delle polilinee su autocad, ma in realtà si tratta di tubazioni belle grosse e se le spostiamo ci saranno problemi altrettanto grossi.. peraltro, dove le dovremmo far passare?”
“Nelle stanze accanto..”
“In una hai messo il server e l'ups, nell'altra hai messo le macchinette distributrici, nella terza c'è il magazzino dell'impresa di pulizie.. dove le facciamo passare?”
“Beh, nella più vicina..”
“Ok, speriamo che server e ups siano stagni..”
“No, li facciamo passare nel magazzino delle scope..”
“Si, ma per entrarci, la colonna di scarico fognario deve fare un giretto attraverso la saletta delle macchinette..”
“Controsoffittiamo”
“Certo, e speriamo anche che non ci siano mai perdite nei tubi, altrimenti si che gli impiegati potranno dire che le bevande alla macchinetta sono una vera merda..”
Alla fine, ArchitettoSenzaRitegno si convince a rivedere nuovamente la planimetria e a cercare di mettere tutti i bagni in colonna l'un l'altro..
Sono distratto, ma non è distrazione...
Altro che distrazione!
La cosa è risultata notevolmente più grave: il tendine della spalla sinistra si è lacerato a seguito di un qualche sforzo eccessivo, e ora dovrò operarmi per farmelo ricostruire.
Per il momento sto comunque accumulando esami su esami: radiografie, ecografie, adesso devo fare la risonanza magnetica.
Poi passerò al reparto macelleria per un'operazione in artroscopia (se ho capito bene mi infileranno dentro il braccio sonde, telecamere e attrezzature varie... non so come faranno a far entrare quel bulldozer che ho visto posteggiato nella strada fuori lo studio), e infine sarà il turno della riabilitazione.
Mal che vada, il braccio destro rimane in servizio, quindi qualcosa potrò sempre farla lo stesso... ;-P
La cosa è risultata notevolmente più grave: il tendine della spalla sinistra si è lacerato a seguito di un qualche sforzo eccessivo, e ora dovrò operarmi per farmelo ricostruire.
Per il momento sto comunque accumulando esami su esami: radiografie, ecografie, adesso devo fare la risonanza magnetica.
Poi passerò al reparto macelleria per un'operazione in artroscopia (se ho capito bene mi infileranno dentro il braccio sonde, telecamere e attrezzature varie... non so come faranno a far entrare quel bulldozer che ho visto posteggiato nella strada fuori lo studio), e infine sarà il turno della riabilitazione.
Mal che vada, il braccio destro rimane in servizio, quindi qualcosa potrò sempre farla lo stesso... ;-P
Come si smonta e si rimonta un fucile..
Eravamo tutti riuniti nel cortile d’addestramento, mentre il caporale ci faceva zampettare e saltellare a destra e a sinistra, quando si avvicina un sottotenente che portava due fucili: un garand (il fucile che usava l’esercito americano nella seconda guerra mondiale) e un FAL (fucile automatico leggero, un qualcosa di leggermente più moderno).
Dopo le formalità di rito (attenti.. riposo..) il sottotenente ci disse “Oggi vi insegnerò a smontare, pulire e rimontare la vostra arma! Qua ci sono i due tipi di fucili in dotazione all’esercito italiano, vedremo come si procede con entrambi!” e prese il garand iniziando a smontarlo, depositando i pezzi nel telone che era stato piazzato al suo fianco.. senza accorgersi che, in un eccesso di zelo, il caporale aveva cominciato a sua volta a smontare il FAL, piazzando anche lui i pezzi nel telone..
Al termine, il sottotenente disse “Avete visto? Adesso abbiamo smontato l’arma, e dobbiamo rimontarla! Si fa così..” e si volta verso il telone, guardando un po’ confuso il numero eccessivo di pezzi.. poi alza lo sguardo verso il caporale e fa “Che diavolo! Cosa hai fatto?” “Ho smontato il FAL, tenente” “ECCHICCA##OTIHADETTODIFARLO???” e si sono messi in ginocchio entrambi a cercare di separare i pezzi del FAL da quelli del garand.. senza ovviamente riuscirci..
Noi eravamo lì fermi, in piedi, sotto il sole (assolutamente non cocente) del Veneto, a osservare i due che prendevano i pezzi e cercavano di capire a quale arma appartenessero.. sforzandoli per infilarli in quella che avrebbe dovuto essere la loro sede.. finchè il tenente urlò al caporale “Basta! Vai fuori dai cog..ni e portati via questi lazzaroni, che qua hai già combinato abbastanza danni!”
Il caporale si alzò imbestialito e disse “Signorsì!” poi si voltò verso di noi e “Attenti! Per fila sinist.. avanti march!!!” e ci portò a fare qualche giro di marcia del cortile.. mentre il tenente chiamava qualcuno esperto per farsi aiutare a risistemare i fucili..
Dopo le formalità di rito (attenti.. riposo..) il sottotenente ci disse “Oggi vi insegnerò a smontare, pulire e rimontare la vostra arma! Qua ci sono i due tipi di fucili in dotazione all’esercito italiano, vedremo come si procede con entrambi!” e prese il garand iniziando a smontarlo, depositando i pezzi nel telone che era stato piazzato al suo fianco.. senza accorgersi che, in un eccesso di zelo, il caporale aveva cominciato a sua volta a smontare il FAL, piazzando anche lui i pezzi nel telone..
Al termine, il sottotenente disse “Avete visto? Adesso abbiamo smontato l’arma, e dobbiamo rimontarla! Si fa così..” e si volta verso il telone, guardando un po’ confuso il numero eccessivo di pezzi.. poi alza lo sguardo verso il caporale e fa “Che diavolo! Cosa hai fatto?” “Ho smontato il FAL, tenente” “ECCHICCA##OTIHADETTODIFARLO???” e si sono messi in ginocchio entrambi a cercare di separare i pezzi del FAL da quelli del garand.. senza ovviamente riuscirci..
Noi eravamo lì fermi, in piedi, sotto il sole (assolutamente non cocente) del Veneto, a osservare i due che prendevano i pezzi e cercavano di capire a quale arma appartenessero.. sforzandoli per infilarli in quella che avrebbe dovuto essere la loro sede.. finchè il tenente urlò al caporale “Basta! Vai fuori dai cog..ni e portati via questi lazzaroni, che qua hai già combinato abbastanza danni!”
Il caporale si alzò imbestialito e disse “Signorsì!” poi si voltò verso di noi e “Attenti! Per fila sinist.. avanti march!!!” e ci portò a fare qualche giro di marcia del cortile.. mentre il tenente chiamava qualcuno esperto per farsi aiutare a risistemare i fucili..
L'odissea di una consegna..
Devo consegnare un lavoro che ho appena terminato.
Mando in stampa la documentazione per la consegna 'cartacea', la riordino e la sistemo, preparo i PDF per la consegna 'su supporto informatico', ovvero il CD (che dovrò far masterizzare a Disegnatrice o a PiccoloCapo, visto che io non ho il masterizzatore) e, quando tutto è a posto, vado da Segretaria con il malloppo completo.
Lei appena mi vede impallidisce, allontana la cornetta del telefono con cui stava parlando con chissà chi e, con la consueta professionalità che la distingue, mi fa “Che c@##o fai qui con tutta quella roba?”
(a questo punto immagino che non stesse parlando al telefono con qualche cliente..)
“E' la copia-ufficio della commessa TalDeiTali..”
“E che c@##o vuoi da me?”
“La vedo un po' difficile.. ma per questo è il solito: consegna in triplice copia, timbrata e firmata, con lettera di consegna, annessi e connessi!”
“Ah no! Non se ne parla: adesso non ho tempo.. sono impegnata.. ho da fare per tutto il mese.. mi sono venute tre volte questo mese.. il mio ragazzo è via ed è un po' che non lo vedo.. devo controllare che non mi faccia le corna.. e poi non posso.. non ho voglia.. non ho fatto i compiti.. devo giocare a solitario.. devo andare in bagno..”
Chissà perché mi viene il sospetto che Segretaria non voglia collaborare?
“Boh! Senti, io te le lascio qui (e mollo tutto sulla sua scrivania) e poi vedi te per quando GrandeCapo vuole consegnare e quindi fatturare...” e faccio per andarmene, ma lei mi richiama immediatamente (nominare GrandeCapo fa sempre il suo effetto..)
“Senti.. adesso non ho tempo, veramente.. lasciale qua e appena posso comincio a fotocopiare.. 3 copie?”
“Si” e vado via, mentre lei riprende il telefono e, lamentandosi di essere oppressa e sfruttata anche dai colleghi, saluta il fidanzato poi chiama Stagista e le chiede se può fare lei le fotocopie..
Stagista trascorre un'intera giornata a fare le copie, separarle e fascicolarle, poi le porta a Segretaria che sta nuovamente telefonando al fidanzato e, essendo impegnata, le chiede se può procedere con la rilegatura..
Stagista passa un'altra mezza giornata a prendere le copie separate e fascicolate, a forarle e rilegarle, poi le porta a Segretaria che sta nuovamente telefonando al fidanzato e, essendo impegnata, le chiede se può provvedere a timbrarle col timbro professionale di GrandeCapo..
“Ma fai attenzione: devi usare l'inchiostro blu e il timbro deve essere perfettamente dritto e perfettamente dentro la casella quadrata che il timbro circolare ci sta dentro al pelo..”
(a dire la verità, non ho mai visto Segretaria fare molta attenzione a questi dettagli, a parte l'inchiostro blu che è una idiosincrasia di GrandeCapo per far capire che timbra tutto in originale e non fotocopia documenti pre-timbrati.. come se al Cliente importasse qualcosa di quella documentazione che, nella migliore delle ipotesi, marcirà in qualche armadio dimenticato da qualche parte in qualche angolo sperduto dello stabilimento..)
Stagista si mette di impegno a timbrare con precisione e, dopo un'altra mezza giornata (in cui Segretaria ha passato il tempo facendo innumerevoli telefonate private..) le porta tutto, Segretaria controlla e vede che va bene, allora mi telefona e mi fa “Tutto a posto, manca la firma e la lettera di consegna”
“Ok, preparala!”
“Ma non lo puoi fare te? Io sono impegnata, non ho tempo..”
“E io non sono in grado di usare quell'assurdo programma di-gestionale (nel senso che mi causa un problema correlato con la fase finale della digestione..) dal quale tiri fuori i numeri di protocollo..”
“Ma te li do io, i numeri..”
“Per quello che mi ricordo, quando quel programma ti sputa fuori i numeri ha già preparato anche il 95% della lettera, quindi tanto vale che ci aggiungi il rimanente 5% e fai te..”
“Ma..”
“Ciao..” e attacco
Lei chiama Stagista e le fa “Senti, adesso ti insegno a usare il programma gestionale che utilizziamo tutti qua dentro” (tutti, tranne i tecnici... ovvero solo Segretaria e Amministrativa...)
Stagista si siede accanto a lei, che apre la schermata principale e le fa “Mettiamo che tu debba fare una lettera di consegna...”
Come so tutta questa procedura?
Semplice: Stagista è venuta da me a lamentarsi che le mie consegne sono mastodontiche e, quando le ho chiesto spiegazioni per questa sua uscita, mi ha raccontato per filo e per segno cosa è successo negli ultimi giorni nell'altro ufficio.. compreso il fatto che Segretaria (sempre impegnata) abbia continuato imperterrita a fare telefonate private col telefono aziendale anche mentre le spiegava come usare il gestionale.. e a volte imprecava con l'interlocutore perché lei non capiva il funzionamento del programma e le chiedeva spiegazioni in continuazione..
Mando in stampa la documentazione per la consegna 'cartacea', la riordino e la sistemo, preparo i PDF per la consegna 'su supporto informatico', ovvero il CD (che dovrò far masterizzare a Disegnatrice o a PiccoloCapo, visto che io non ho il masterizzatore) e, quando tutto è a posto, vado da Segretaria con il malloppo completo.
Lei appena mi vede impallidisce, allontana la cornetta del telefono con cui stava parlando con chissà chi e, con la consueta professionalità che la distingue, mi fa “Che c@##o fai qui con tutta quella roba?”
(a questo punto immagino che non stesse parlando al telefono con qualche cliente..)
“E' la copia-ufficio della commessa TalDeiTali..”
“E che c@##o vuoi da me?”
“La vedo un po' difficile.. ma per questo è il solito: consegna in triplice copia, timbrata e firmata, con lettera di consegna, annessi e connessi!”
“Ah no! Non se ne parla: adesso non ho tempo.. sono impegnata.. ho da fare per tutto il mese.. mi sono venute tre volte questo mese.. il mio ragazzo è via ed è un po' che non lo vedo.. devo controllare che non mi faccia le corna.. e poi non posso.. non ho voglia.. non ho fatto i compiti.. devo giocare a solitario.. devo andare in bagno..”
Chissà perché mi viene il sospetto che Segretaria non voglia collaborare?
“Boh! Senti, io te le lascio qui (e mollo tutto sulla sua scrivania) e poi vedi te per quando GrandeCapo vuole consegnare e quindi fatturare...” e faccio per andarmene, ma lei mi richiama immediatamente (nominare GrandeCapo fa sempre il suo effetto..)
“Senti.. adesso non ho tempo, veramente.. lasciale qua e appena posso comincio a fotocopiare.. 3 copie?”
“Si” e vado via, mentre lei riprende il telefono e, lamentandosi di essere oppressa e sfruttata anche dai colleghi, saluta il fidanzato poi chiama Stagista e le chiede se può fare lei le fotocopie..
Stagista trascorre un'intera giornata a fare le copie, separarle e fascicolarle, poi le porta a Segretaria che sta nuovamente telefonando al fidanzato e, essendo impegnata, le chiede se può procedere con la rilegatura..
Stagista passa un'altra mezza giornata a prendere le copie separate e fascicolate, a forarle e rilegarle, poi le porta a Segretaria che sta nuovamente telefonando al fidanzato e, essendo impegnata, le chiede se può provvedere a timbrarle col timbro professionale di GrandeCapo..
“Ma fai attenzione: devi usare l'inchiostro blu e il timbro deve essere perfettamente dritto e perfettamente dentro la casella quadrata che il timbro circolare ci sta dentro al pelo..”
(a dire la verità, non ho mai visto Segretaria fare molta attenzione a questi dettagli, a parte l'inchiostro blu che è una idiosincrasia di GrandeCapo per far capire che timbra tutto in originale e non fotocopia documenti pre-timbrati.. come se al Cliente importasse qualcosa di quella documentazione che, nella migliore delle ipotesi, marcirà in qualche armadio dimenticato da qualche parte in qualche angolo sperduto dello stabilimento..)
Stagista si mette di impegno a timbrare con precisione e, dopo un'altra mezza giornata (in cui Segretaria ha passato il tempo facendo innumerevoli telefonate private..) le porta tutto, Segretaria controlla e vede che va bene, allora mi telefona e mi fa “Tutto a posto, manca la firma e la lettera di consegna”
“Ok, preparala!”
“Ma non lo puoi fare te? Io sono impegnata, non ho tempo..”
“E io non sono in grado di usare quell'assurdo programma di-gestionale (nel senso che mi causa un problema correlato con la fase finale della digestione..) dal quale tiri fuori i numeri di protocollo..”
“Ma te li do io, i numeri..”
“Per quello che mi ricordo, quando quel programma ti sputa fuori i numeri ha già preparato anche il 95% della lettera, quindi tanto vale che ci aggiungi il rimanente 5% e fai te..”
“Ma..”
“Ciao..” e attacco
Lei chiama Stagista e le fa “Senti, adesso ti insegno a usare il programma gestionale che utilizziamo tutti qua dentro” (tutti, tranne i tecnici... ovvero solo Segretaria e Amministrativa...)
Stagista si siede accanto a lei, che apre la schermata principale e le fa “Mettiamo che tu debba fare una lettera di consegna...”
Come so tutta questa procedura?
Semplice: Stagista è venuta da me a lamentarsi che le mie consegne sono mastodontiche e, quando le ho chiesto spiegazioni per questa sua uscita, mi ha raccontato per filo e per segno cosa è successo negli ultimi giorni nell'altro ufficio.. compreso il fatto che Segretaria (sempre impegnata) abbia continuato imperterrita a fare telefonate private col telefono aziendale anche mentre le spiegava come usare il gestionale.. e a volte imprecava con l'interlocutore perché lei non capiva il funzionamento del programma e le chiedeva spiegazioni in continuazione..
Masini.. vaffan..
Mentre ero al CAR, era abbastanza di moda (nel senso che non era ancora stata sostituita completamente da altro) una canzone di Masini che aveva una certa impostazione apparentemente autobiografica e un titolo piuttosto pesante: il testo lasciava intuire che l'artista, raggiunto un certo grado di notorietà, si confrontasse con i propri trascorsi e, alla fine, non fosse completamente soddisfatto dei risultati ottenuti, sebbene gli stessi non fossero proprio disprezzabili..
Al CAR, uno dei caporali istruttori era non solo compaesano ma anche omonimo del suddetto cantante..
La rivalità che i caporali avevano l'uno verso l'altro veniva instillata nelle squadre che essi stessi addestravano, per cui non era raro che mentre la squadra del suddetto caporale fosse schierata nel cortile davanti alla propria camerata nel gioco del “Attenti-Riposo” perpetuo, qualche altra squadra passasse per lo stesso cortile in perfetto assetto di marcia e, obbedendo all'ordine del proprio caporale, nel momento che costui, passando vicino all'altro urlava il suo nome, rispondesse con un boato di mille voci con il titolo della suddetta canzone..
...
Il periodo militare è importante nella vita del giovane: insegna a maturare, insegna che nella vita non ci dovrebbero mai essere sopraffazioni e abusi e soprattutto insegna ad avere rispetto per gli altri..
Al CAR, uno dei caporali istruttori era non solo compaesano ma anche omonimo del suddetto cantante..
La rivalità che i caporali avevano l'uno verso l'altro veniva instillata nelle squadre che essi stessi addestravano, per cui non era raro che mentre la squadra del suddetto caporale fosse schierata nel cortile davanti alla propria camerata nel gioco del “Attenti-Riposo” perpetuo, qualche altra squadra passasse per lo stesso cortile in perfetto assetto di marcia e, obbedendo all'ordine del proprio caporale, nel momento che costui, passando vicino all'altro urlava il suo nome, rispondesse con un boato di mille voci con il titolo della suddetta canzone..
...
Il periodo militare è importante nella vita del giovane: insegna a maturare, insegna che nella vita non ci dovrebbero mai essere sopraffazioni e abusi e soprattutto insegna ad avere rispetto per gli altri..
Ma allora sei davvero un hakker?
Lunedì mattina: Termica entra in ufficio e ProgettistaGiovane la chiama e le dice “Senti, io ho fatto quello che potevo, ma non si riesce..”, dandole il portatile, lei lo guarda sconsolata “E adesso?”
“Non so come fare: sicuramente ci perdi tutto..” “Noooo, ma non posso perdere tutto..”
“Non so che dirti..” “Ma tu non puoi fare proprio nulla?”
“Si, ma ci vuole tempo: è una cosa complicata.. devo tenerlo ancora un paio di settimane..” “E' troppo..”
Li guardo e chiedo “Che è successo?” “Ma niente: c'è qualcosa che non va e deve formattare..”
“Si, ma prima devo recuperare tutti i dati..” “Non hai un backup?”
“No, non l'ho mai fatto.. tanto prendo pochi virus..” “Ah.. e adesso?”
“Speravo che lui che è in gamba riuscisse a salvarmi tutto..” “Si, ma è una cosa lunga e complicata..”
Io li guardo entrambi, poi mi ricordo di una cosa e le dico “E' importante per te salvare tutto?” “Certo: che domande cretine..”
“Quanto è importante?” “Tantissimo: ho 3 anni di vita (compresa la tesi di laurea)”
“Pensi che valga una settimana di caffè?” “Anche due..”
“Aggiudicato!”
Lei mi guarda sconcertata “Eh? Sei capace?” “Dammi il computer”
Prendo il suo portatile, prendo il mio CD Live di Ubuntu e procedo:
accensione del portatile, entro nel BIOS e setto l'avvio da CD, inserisco il CD, riavvio il computer e.. dopo alcuni istanti mi ritrovo dentro la Live di Ubuntu.
Monto il disco di Windows, accedo alle sue cartelle e le chiedo quali dati sono da salvare.
Lei mi guarda con un misto di esaltazione ed eccitazione sessuale, sprizzando ferormoni a destra e manca, poggiata sulle mie spalle, e mi indica le cartelle con i dati, che apro, scoprendo che sono ancora agibili e permettendole così di avere un orgasmo multiplo (e forse anche una gravidanza isterica..).
“Dove le salvi?” “Ho l'aipod..”
“No: per configurare l'ipod devo scaricare e installare dei programmi aggiuntivi!” “E allora?”
Stacco il cavo di rete dal suo computer e lo collego al suo portatile.
In un attimo la connessione è configurata, accedo via intranet al Non-server e creo una cartella temporanea, dove copio i suoi dati..
Lei mi guarda estasiata, strusciandosi su di me, fremendo e ansimando (meno male che non urlava, altrimenti avremmo ricreato la famosa scena del film "Harry ti presento Sally!") mentre la cartella del Non-server si riempie dei suoi dati, e anche gli altri sono paralizzati ad ammirarmi a bocca spalancata, mentre le salvo i dati (solo ProgettistaGiovane pare abbia un'espressione stranamente ostile, chissà poi perché?)
Al termine, le faccio “Ok, adesso li riprendi dal server e te li copi direttamente sull'ipod (sempre che ci stiano)”
“Grazie grazie grazie!!!” fa lei, dandomi un paio di baci, ma io le rispondo “Ehi, niente scherzi: vabbè che sei perugina, ma hai promesso che mi dai 2 settimane di caffè, non 2 baci!”
“Maccerto!!! Due, anzi, tre settimane di caffè pagate!” poi mi guarda sorridendo e sbattendo le ciglia a circa 1600 Hertz (da farmi venire una polmonite) “Riesci anche a formattarmelo?”
“Si, ma non per metterci Windows: ci posso mettere dentro questo!” “Eh? No, no.. io già so usare poco Windows, figuriamoci questo..”
“Ma tu non sei un'ingegnere informatico?” “Si, ma non sono capace di usare Linux: non sono un hakker come te..”
Chiudo la sessione, levo il CD e le restituisco il computer “Fallo pure formattare!”
“Grazie! ProgettistaGiovane! Adesso formattamelo, o ci vuole tanto tempo anche per questo?”
Lui mugugna qualcosa, guardandomi male, mentre si allontana col computer.
Lei collega l'ipod alla workstesscion e comincia a copiarci sopra i dati, finché non appare la finestra che avvisa che non ci stanno..
“MK, AIUTO!!!”
“Non so come fare: sicuramente ci perdi tutto..” “Noooo, ma non posso perdere tutto..”
“Non so che dirti..” “Ma tu non puoi fare proprio nulla?”
“Si, ma ci vuole tempo: è una cosa complicata.. devo tenerlo ancora un paio di settimane..” “E' troppo..”
Li guardo e chiedo “Che è successo?” “Ma niente: c'è qualcosa che non va e deve formattare..”
“Si, ma prima devo recuperare tutti i dati..” “Non hai un backup?”
“No, non l'ho mai fatto.. tanto prendo pochi virus..” “Ah.. e adesso?”
“Speravo che lui che è in gamba riuscisse a salvarmi tutto..” “Si, ma è una cosa lunga e complicata..”
Io li guardo entrambi, poi mi ricordo di una cosa e le dico “E' importante per te salvare tutto?” “Certo: che domande cretine..”
“Quanto è importante?” “Tantissimo: ho 3 anni di vita (compresa la tesi di laurea)”
“Pensi che valga una settimana di caffè?” “Anche due..”
“Aggiudicato!”
Lei mi guarda sconcertata “Eh? Sei capace?” “Dammi il computer”
Prendo il suo portatile, prendo il mio CD Live di Ubuntu e procedo:
accensione del portatile, entro nel BIOS e setto l'avvio da CD, inserisco il CD, riavvio il computer e.. dopo alcuni istanti mi ritrovo dentro la Live di Ubuntu.
Monto il disco di Windows, accedo alle sue cartelle e le chiedo quali dati sono da salvare.
Lei mi guarda con un misto di esaltazione ed eccitazione sessuale, sprizzando ferormoni a destra e manca, poggiata sulle mie spalle, e mi indica le cartelle con i dati, che apro, scoprendo che sono ancora agibili e permettendole così di avere un orgasmo multiplo (e forse anche una gravidanza isterica..).
“Dove le salvi?” “Ho l'aipod..”
“No: per configurare l'ipod devo scaricare e installare dei programmi aggiuntivi!” “E allora?”
Stacco il cavo di rete dal suo computer e lo collego al suo portatile.
In un attimo la connessione è configurata, accedo via intranet al Non-server e creo una cartella temporanea, dove copio i suoi dati..
Lei mi guarda estasiata, strusciandosi su di me, fremendo e ansimando (meno male che non urlava, altrimenti avremmo ricreato la famosa scena del film "Harry ti presento Sally!") mentre la cartella del Non-server si riempie dei suoi dati, e anche gli altri sono paralizzati ad ammirarmi a bocca spalancata, mentre le salvo i dati (solo ProgettistaGiovane pare abbia un'espressione stranamente ostile, chissà poi perché?)
Al termine, le faccio “Ok, adesso li riprendi dal server e te li copi direttamente sull'ipod (sempre che ci stiano)”
“Grazie grazie grazie!!!” fa lei, dandomi un paio di baci, ma io le rispondo “Ehi, niente scherzi: vabbè che sei perugina, ma hai promesso che mi dai 2 settimane di caffè, non 2 baci!”
“Maccerto!!! Due, anzi, tre settimane di caffè pagate!” poi mi guarda sorridendo e sbattendo le ciglia a circa 1600 Hertz (da farmi venire una polmonite) “Riesci anche a formattarmelo?”
“Si, ma non per metterci Windows: ci posso mettere dentro questo!” “Eh? No, no.. io già so usare poco Windows, figuriamoci questo..”
“Ma tu non sei un'ingegnere informatico?” “Si, ma non sono capace di usare Linux: non sono un hakker come te..”
Chiudo la sessione, levo il CD e le restituisco il computer “Fallo pure formattare!”
“Grazie! ProgettistaGiovane! Adesso formattamelo, o ci vuole tanto tempo anche per questo?”
Lui mugugna qualcosa, guardandomi male, mentre si allontana col computer.
Lei collega l'ipod alla workstesscion e comincia a copiarci sopra i dati, finché non appare la finestra che avvisa che non ci stanno..
“MK, AIUTO!!!”
SVEGLIAAAA!!! Giù dalle brande!!!
Qua cominciano alcuni episodi che hanno a che fare con il mio periodo di contratto annuale con lo Stato..
Al solito, tali episodi (che normalmente saranno abbastanza comuni con le esperienze di tutti, sono quelli che mi hanno colpito in modo particolare, e che mi hanno fatto capire come tale periodo sia importantissimo per la formazione del giovane, per il suo sviluppo fisico e soprattutto mentale...
Ecco qui il primo approccio con la caserma...
Arrivata la cartolina, partii per la destinazione (Verona), dove, davanti alla stazione ferroviaria, c'era ad attenderci un pulmino, con un graduato (caporale) che urlava come una scimmia urlatrice (e somigliava anche a una scimmia, ma un orango..)
Ci raccolse tutti sbattendoci a sedere dentro il pulmino che aspettava sotto il sole di mezzogiorno (per fortuna, visto che era dicembre).
Arrivati infine in caserma, ovviamente saltando il pasto (era ormai troppo tardi), fummo dirottati direttamente verso i magazzini dove ci venne data quella che avrebbe dovuto essere la nostra divisa (unico capo di abbigliamento per un lungo anno di sudore e fango..) e fummo poi portati in una camerata, dove ci venne assegnata la nostra branda e il nostro armadietto.. e ci fu detto di cambiarci e metterci la divisa e gli anfibi..
Poi ci fecero andare in cortile e cominciarono i rudimenti di addestramento: attenti-riposo.. lo ripetemmo all'infinito.. mentre i vari caporali istruttori ci urlavano contro con scene da film, pronti a farci comprendere quanto valore avesse la nostra persona per chiunque di loro (e quanto valore avrebbe dovuto avere per noi stessi..)
L'addestramento fu ripetuto per tutto il pomeriggio, sotto un sole cocente, finchè non crollammo esausti, allora suonò la tromba del rancio e finalmente riuscimmo a mettere qualcosa nello stomaco..
La sera non ci mandarono in libera uscita (le diserzioni erano frequenti i primi giorni..) e fummo obbligati ad accodarci l'un l'altro nel cortile per attendere il nostro turno davanti alle due cabine telefoniche..
E finalmente venne il momento del contrappello serale e del silenzio, mentre attendevamo che il tenente si decidesse a ispezionare le camerate per permetterci di andare a dormire.. e finalmente ci riuscimmo.. ma l'incubo non finì alle primi luci dell'alba..
Il primo mattino fu tremendo: eravamo ancora tutti assonnati quando le luci si accesero e, un attimo dopo, entrò un caporale urlando “Sveglia! Muoversi, branco di lavativi! Giù dalle brande!”
Le urla destarono tutti, e ci si affrettò a scendere dalle brande e iniziare a vestirsi, anche perché subito dopo passò un ufficiale (sottotenente) che aiutava coloro che non avevano sentito la sveglia appioppando un calcione alla branda con tutto il peso degli anfibi da combattimento.. e meno male che faceva un freddo cane e tutti stavano rannicchiati, senza far sporgere piedi e arti vari dalla branda..
In breve, giro di un paio di giorni, avevamo preso il vizio di svegliarci appena accendevano la luce e sentivamo il caporale gridare (era comodo essere l’ultima camerata..), così quando entrava da noi eravamo già tutti in piedi.. e nessuno ha più rischiato di beccarsi i calcioni del sottotenente..
Al solito, tali episodi (che normalmente saranno abbastanza comuni con le esperienze di tutti, sono quelli che mi hanno colpito in modo particolare, e che mi hanno fatto capire come tale periodo sia importantissimo per la formazione del giovane, per il suo sviluppo fisico e soprattutto mentale...
Ecco qui il primo approccio con la caserma...
Arrivata la cartolina, partii per la destinazione (Verona), dove, davanti alla stazione ferroviaria, c'era ad attenderci un pulmino, con un graduato (caporale) che urlava come una scimmia urlatrice (e somigliava anche a una scimmia, ma un orango..)
Ci raccolse tutti sbattendoci a sedere dentro il pulmino che aspettava sotto il sole di mezzogiorno (per fortuna, visto che era dicembre).
Arrivati infine in caserma, ovviamente saltando il pasto (era ormai troppo tardi), fummo dirottati direttamente verso i magazzini dove ci venne data quella che avrebbe dovuto essere la nostra divisa (unico capo di abbigliamento per un lungo anno di sudore e fango..) e fummo poi portati in una camerata, dove ci venne assegnata la nostra branda e il nostro armadietto.. e ci fu detto di cambiarci e metterci la divisa e gli anfibi..
Poi ci fecero andare in cortile e cominciarono i rudimenti di addestramento: attenti-riposo.. lo ripetemmo all'infinito.. mentre i vari caporali istruttori ci urlavano contro con scene da film, pronti a farci comprendere quanto valore avesse la nostra persona per chiunque di loro (e quanto valore avrebbe dovuto avere per noi stessi..)
L'addestramento fu ripetuto per tutto il pomeriggio, sotto un sole cocente, finchè non crollammo esausti, allora suonò la tromba del rancio e finalmente riuscimmo a mettere qualcosa nello stomaco..
La sera non ci mandarono in libera uscita (le diserzioni erano frequenti i primi giorni..) e fummo obbligati ad accodarci l'un l'altro nel cortile per attendere il nostro turno davanti alle due cabine telefoniche..
E finalmente venne il momento del contrappello serale e del silenzio, mentre attendevamo che il tenente si decidesse a ispezionare le camerate per permetterci di andare a dormire.. e finalmente ci riuscimmo.. ma l'incubo non finì alle primi luci dell'alba..
Il primo mattino fu tremendo: eravamo ancora tutti assonnati quando le luci si accesero e, un attimo dopo, entrò un caporale urlando “Sveglia! Muoversi, branco di lavativi! Giù dalle brande!”
Le urla destarono tutti, e ci si affrettò a scendere dalle brande e iniziare a vestirsi, anche perché subito dopo passò un ufficiale (sottotenente) che aiutava coloro che non avevano sentito la sveglia appioppando un calcione alla branda con tutto il peso degli anfibi da combattimento.. e meno male che faceva un freddo cane e tutti stavano rannicchiati, senza far sporgere piedi e arti vari dalla branda..
In breve, giro di un paio di giorni, avevamo preso il vizio di svegliarci appena accendevano la luce e sentivamo il caporale gridare (era comodo essere l’ultima camerata..), così quando entrava da noi eravamo già tutti in piedi.. e nessuno ha più rischiato di beccarsi i calcioni del sottotenente..
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