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Le tecno-pompe!

E quel giorno mi ritrovai a dover seguire un nuovo lavoro, gestito direttamente dai nostri colleghi-rivali. Per prendere informazioni, salgo su e chiedo chi segue il lavoro, sperando in una risposta identificativa di qualche italiana, magari ‘lei’... ma non è così: li segue una delle architette serbe, la più brava e tosta, devo ammetterlo, e volendo anche una delle più belle malgrado lo sguardo di ghiaccio, ma non è ‘lei’, purtroppo... Oh beh! Vorrà dire che farò pratica di serbinglese ancora una volta, anche se questa me lo fa apposta a mettermi in imbarazzo visto che capisco poco! Eccola che arriva, entra e mi vede accanto alla propria scrivania, sogghigna e “Ciao! Her desk is there!" Cazzarola! Lo sanno tutte che mi piace ‘lei’? O è solo che sono abituate a vedermi andare direttamente da ‘lei’, visto che seguiamo moltissimi lavori insieme? Boh! Chi se ne frega? Anche se ‘lei’ sta ridendo come una iena che ha trovato una carogna! Ok, rispondo “No, ...

Una presentazione particolare...

Da quel momento mi è capitato diverse volte di dover presentare i lavori, e sovente mi è capitato di aver problemi col mio serbinglese, ma anche di accorgermi di volta in volta che le cose miglioravano: mi capivano sempre meglio, e io capivo sempre meglio loro. Un giorno, arriva la solita mail dalla tipa degli acquisti (Purchaising Lady), per la presentazione di un lavoro, al ché raccolgo la documentazione, me la studio bene, e poi partecipo alla riunione. Al solito, serve un portatile attrezzato per proiettare diapositive nel maxi schermo della "meeting room", e siccome non ne ho altri a disposizione, prendo quello del mio collega Progetta Mannaggiamenti, gli carico i file relativi e procedo verso la sala apposita. La tipa mi saluta sorridendo "Hi MK! How are you?" "Hi PL! I'm good, and you?" "Dobro, hvala! You have the laptop?" "Yes, I have here the laptop of PM!" (capito cosa intendo quando parlo di serbinglese?) Arrivan...

Sorry for my bad english!

Come ho detto, sovente ho avuto seri problemi di comunicazione, visto che il mio serbinglese non era poi così evoluto come avrei voluto e sperato. Una volta, giunto da pochi giorni in questo paese, vengo inviato a fare una presentazione di un lavoro alle imprese partecipanti alla gara (qua si usa così), vengo presentato alla tipa dell'Ufficio Acquisti, ai rappresentanti delle varie imprese e siedo accanto a una delle Architette della nostra controparte (mi è andata anche bene: era una fanciulla davvero molto carina, serba, ma parlava e capiva anche l'italiano oltre che l'inglese con una fluidità invidiabile. Quando costei finisce il suo spiegone e risponde alle domande dei partecipanti, in un inglese talmente perfetto che non ci ho capito manco una parola, tocca al mio collega parlare degli impianti termomeccanici, e quando anche costui si siede, tocca a me parlare degli impianti elettrici, quindi mi alzo, prendo la parola ed esordisco scusandomi per il mio pessimo ingl...

anglo-serbo-piemontese

Come ho già avuto occasione di dire, in questo posto dimenticato dagli dei, per farci capire dobbiamo parlare inglese, lingua talmente comune e talmente nota che chiunque la parla, forse anche gli inglesi. Nel nostro caso, noi italiani ( che siamo tutti molto esperti ) parliamo una versione imbastardita di inglese, e i nostri colleghi serbi (che lo imparano guardando la televisione) parlano una versione totalmente imbastardita, e talvolta, casualmente, le due versioni hanno persino dei punti in comune. Un mio collega chiama questo "patois" col nome di "globish" (da global-english), io che sono più terra-terra, lo chiamo banalmente "serbinglese". Un giorno, a parte le figuracce che ho fatto con il mio "serbinglese", ho scoperto di aver sbagliato tutto nella vita. Un mio collega serbo (CS1) ha enormi problemi a parlare italiano, va d'accordo con me perchè i nostri serbinglese praticamente coincidono, ma una volta l'ho sentito urlare ...

Interfono...

Vi è mai capitato di dover organizzare un incontro tra più persone? Bene, se vi è capitato, forse avete una vaga idea di cosa significhi organizzare un lavoro in cantiere! Partiamo dall’inizio: dobbiamo realizzare uno scavo, enorme, dove posare decine di tubazioni termiche, idrauliche, fognarie, elettriche, e il tutto senza bloccare la strada, visto che è l’unica strada dove possono passare i vari camion che riforniscono la ditta. Quindi CapoCantierista mi telefona dal posto per organizzare il meeting con le varie imprese coinvolte, e io procedo nell’unico modo possibile... almeno qua in Serbia! Chiamo il titolare della prima impresa, gli chiedo se può venire in ufficio da noi l’indomani in mattinata, lui risponde affermativamente, fisso l’appuntamento. Chiamo il titolare della seconda impresa, gli chiedo se può venire in ufficio da noi l’indomani in mattinata nello stesso orario del primo, lui risponde affermativamente, fisso l’appuntamento. Chia...

Una notte a Belgrado 2

Ci decidemmo quindi a trascorrere una notte a Belgrado, per poi tornare il giorno dopo a casa (a Kragujevac), sapendo che non avremmo avuto occasione di tornare in Italia per quel weekend. Lui aveva un’amica a Belgrado che lo ospitava, ma io non conoscevo nessuno così prendemmo insieme un taxi e mi feci portare a un albergo non troppo costoso, ma nemmeno fatiscente. Scesi e, mentre lui si allontanava col taxi, io mi infilai nell’albergo e chiesi una camera, pagai e andai nella stanza. Approfittando della connessione internet, avviai skype e chiamai casa per avvisare di tutto quello che era successo, poi mi coricai e mi addormentai. Al mattino mi svegliai prima dell’alba (non che facesse differenza, vista la nebbia che impediva il sorgere del sole e contemporaneamente distribuiva uniformemente una luminosità soprannaturale. Feci una doccia e mi rivestii, poi navigai un pochino in internet, non sapendo che fare vista l’ora, e infine giunse il momento di...

Una notte a Belgrado!

Non ce la facevo più: pregustavo ormai il rientro a casa, visto che erano ben 3 settimane che non rientravo, anzichè le canoniche 2, per coprire il turno di rientro di un collega. Ero infine giunto all’aeroporto, da solo dato che nessun altro rientrava in questo weekend, ma ormai ero pratico: andai al check in e presi il biglietto, poi mi avviai verso il primo controllo, depositai il bagaglio e attraversai la macchinetta a raggi x, quindi mi avviai verso il posto di polizia per far controllare il mio documento e infine raggiunsi il gate dell’aereo con parecchio anticipo. Qui giunto trovai uno dei nostri colleghi-rivali della controparte, e ovviamente anche un gruppo di personaggi dell’ImmensaAzienda per cui lavoravamo, dato che costoro rientrano ogni settimana. Il tabellone dell’aereoporto segnava gli orari di partenza, ma dalla finestra vedevamo la nebbia infittirsi sempre di più, roba che nemmeno la pianura padana aveva mai visto nulla di simile, e ch...