Come dicevo, la nuova collega (PornoStar) era piuttosto indisponente e non era raro, frequentandola, che venisse voglia di prenderla, sdraiarla sulle proprie ginocchia e darle una serie di sculaccioni, se non fosse che la suddetta reazione avrebbe implicato una praticamente immediata conoscenza diretta del carcere serbo, e questo era un valido motivo per far finta di niente e lasciar correre ogni cosa.
Per fortuna, io la frequentavo pochissimo, e per maggior fortuna, assieme alla suddetta (o poco dopo) come a compensare, era giunta un'altra collega molto più razionale e intelligente, che essendo stata dislocata presso il cantiere, in quanto ingegnera strutturale, era a più stretto contatto col sottoscritto.
Cosa maggiormente rilevante, anche lei era piuttosto caffeinomane, quindi ogni tanto si alzava dalla sedia, poggiava la mano sulla mia spalla e mi sussurrava all'orecchio “Coffee?” “Yes, thanks!” e la raggiungevo nello stanzino, dove preparava i due nescafè che sorbivamo chiacchierando tranquillamente (dopo che, la prima volta, le ho detto scherzando che fatti da lei sono più buoni, insisteva per prepararli lei ogni volta, e quello strano miscuglio tra la mia pigrizia e la mia gentilezza mi impediva di rovinarle questo piacere).
Un giorno, si ritrovò immersa in uno dei suoi primi lavori sostanziosi, che consisteva nel realizzare un ampliamento della tettoia ferroviaria esistente, ampliamento che avrebbe richiesto, oltre alla sua competenza per realizzare la struttura, anche la mia per portare la luce in loco. Così, per unire l'utile al dilettevole, mi chiama e mi chiede di accompagnarla sul posto per prendere qualche misura.
Visto il tono della richiesta e lo sguardo che mi ha rivolto, non ho potuto rifiutare: ho messo da parte tutto il resto e ho preso la chiave della macchina, mentre lei raccoglieva gli strumenti di misura, siamo quindi scesi dal palazzo, superando le zone in fase di demolizione, e ci siamo diretti alla macchina.
Ho fatto un giro largo per giungere a destinazione, ma lei non se ne è preoccupata: il suo allegro chiacchierare ha comunque riempito il viaggio, mentre mi raccontava un sacco di cose su di lei, e mi rivelava di avere un paio di bambini, cosa che avevo intuito per un paio di motivi piuttosto evidenti, specie se confrontati con gli analoghi argomenti delle altre donne serbe.
Arriviamo sul posto, posteggio e scendiamo.
Lei si approssima al luogo di lavoro e mi chiama accanto a sé, non mi faccio ripetere l'invito e mi accosto, accovacciandomi accanto a lei, che mi consegna l'estremità della rotella metrica e mi manda in giro a prendere le misure, mentre lei tiene fermo il riferimento.
Dopo avermi fatto correre a destra e sinistra, arriva il momento di prendere un paio di misure anche in verticale, cui si ovvia col metro laser, ma lei non rimane molto convinta e decide di misurare direttamente una delle quote a suo parere dubbia, quindi ci arrampichiamo sulla passerella, ma non è sufficiente, lei osserva un paio di spuntoni e poi mi guarda, io assumo un'espressione spaventata “Are you crazy? I'm too fat and too grave for that elements!”
Lei sorride, mi da una pacca sulla pancia “Yes, you are right! I go up! You help me!” “Ok, if it's necessary to go up!”
Lei annuisce, si avvicina al pilastro, alza il piede e lo posa sul ferro, tenendo la rotella metrica in tasca, mentre io ne tengo ferma l'estremità contro il pilastro col piede. Lei si volta verso di me “Put your hands on my bottom! I need a solid support!”
Beh, è la prima volta che mi viene richiesto direttamente, quindi obbedisco agli ordini e le sostengo con decisione le chiappe, ma evidentemente non le è sufficiente, visto che la sento esclamare “Push! Push!”
Ok, le do una spinta verso l'alto permettendole di salire e contemporaneamente la spingo contro il pilastro, evitandole di precipitare sui vagoni alle nostre spalle.
Lei, affidandosi quindi alle mie mani, posiziona la rotella metrica, abbassa lo sguardo per assicurarsi che non si sia spostata dalla mia parte, e prende la misura, mentre io non perdevo d'occhio la sua sicurezza, e nemmeno le sue chiappe, ovviamente.
Alla fine, soddisfatta, mi dice “Ok, help me to go down!” e io manovro il contatto per permetterle di scendere. Lei poggia i piedi sulla piattaforma, si volta sorridendo e “Thanks! Now I'm ok: you can remove your hands from my bottom!” “Ok, if it's necessary!”
Lei si mette a ridere “It's not necessary, but it's better to remove them!” levo le mani ma prima che mi allontani lei mi piazza un rapidissimo bacetto sulla guancia, poi ridendo torna alla macchina “Let's go! To office!” “Ok, boss!”rispondo ridendo e partiamo.
Frecciate quotidiane...
Dopo quel primo incontro, mi è capitato per vari motivi di dover fare da staffetta tra il cantiere e i nuovi uffici, e questa situazione mi ha obbligato di fatto a vedere alcune persone che era diverso tempo non vedevo più (Segretaria) e a vedere sovente la nuova collega (PornoStar).
Mi capita di andare il lunedi, fare le mie faccende e, prima di tornare in cantiere, passare alla macchinetta del caffè per sopperire alla mia crisi di caffeina, ma proprio in quel momento alla macchinetta c'è lei, che si sta preparando il caffè: riempie il bicchierino, lo tira fuori dalla macchinetta, mette lo zucchero, prende la bacchetta e mescola, lentamente, osservandomi con la coda dell'occhio, mentre sorseggia adagio.
Siccome so bene che potrebbe essere una questione di obbligo a non uscire dallo stanzino con il caffè, evito di infuriarmi e comincio a giocherellare col telefonino aziendale (favoloso avere il solitario installato :D )
Lei vede che non le do la soddisfazione di incazzarmi e se ne va sbuffando a bersi il caffè in ufficio (ok, quindi non c'è alcun obbligo relativo allo stanzino!)
Mi capita di andare il mercoledi, recuperare della documentazione, mettere a posto un paio di computer che i tecnici dell'assistenza locale non riuscivano a far andare, e poi, prima di andar via, passo nuovamente a prendermi il caffè (hanno una macchinetta ottima, con le cialde lavazza che arrivano direttamente dall'Italia, non mi faccio scappare l'occasione di boicottare il nescafè 3in1 con l'acqua stagnante del boccione che impera in cantiere)
Ho quasi finito di preparare, quando arriva lei, entra nel minuscolo stanzino dove sono già io, sbuffando, e fa per tentare di prendere qualcosa nel mini frigo bar, cercando di aprirne lo sportello attraverso le mie gambe.
Quando finalmente si rende conto che non è possibile, si volta verso di me "If have you finish, please go out!" "It's not possible, with you inside!"
Mi guarda con uno sguardo gelido e furioso, ma è ovvio: se intralcia la via di uscita, attraverso di lei non posso passare, almeno non senza una scure... ;)
Esce, io esco e, mentre mi allontano, la sento dire qualcosa in serbo, che non capisco, anche se è ovviamente qualche cosa di poco piacevole diretto a me: mi volto verso di lei, fermandomi come volessi tornare indietro e pestarla per bene, lei si spaventa e si rintana di corsa nello sgabuzzino (dove ovviamente non avrebbe avuto alcuna possibilità di salvarsi, se io avessi reagito come temeva) mentre io mi giro e vado via.
Venerdi, sono nuovamente nei nuovi uffici (partenza per l'aeroporto, sono quindi passato a prendere un collega che viaggia con me), entro nell'ufficio del collega e trovo dentro anche lei che stava dando ordini a due colleghi.
Appena si accorge della mia presenza, anche per via del ciao che ho detto entrando nell'ufficio, si volta e mi guarda con un'espressione fredda, aspettando qualcosa, ma io non la guardo nemmeno: mi volto verso il mio collega, sollecitandolo a finire il lavoro e chiudere tutto, che ci sono 2 ore di strada per l'aeroporto, sempre se non si trova qualche casino lungo la strada o in città.
Visto che non la considero, lei dice qualcosa, ma non avendo capito che stesse parlando con me continuo a ignorarla, lei si arrabbia "MK!!!" mi volto "Yes?"
Si era alzata in piedi, aveva il respiro abbastanza accelerato, ma non diceva nulla.
Io le chiedo "Have you problems?" "No..."
"You need me?" "No, absolutely!"
"Ok..." e torno a parlare col collega italiano
Lei mi chiama di nuovo, guardandomi con uno strano sogghigno "Why you are here every day? You don't have a work on site?"
Ha qualcosa in mente, non so cosa ma il suo sogghigno è poco piacevole, e questa è scaltra: ha abbindolato bene GrandeCapo con i suoi atteggiamenti, ed è pericolosa.
Sorrido, un sorriso sfrontato da evidente presa per i fondelli, e le rispondo "You don't know? I come here every day because I love you, of course!"
Tutti scoppiano a ridere, lei mi guarda un attimo, poi capisce che deve adeguarsi e si mette a ridere anche lei, fingendo di stare allo scherzo "It's impossible! I don't love you!" "No problem! I'm going in Italy today, you can love me next week!"
Il collega si alza e andiamo via tra le risate di tutti, comprese quelle di lei, ma è evidente che sta meditando qualche vendetta.
Mi capita di andare il lunedi, fare le mie faccende e, prima di tornare in cantiere, passare alla macchinetta del caffè per sopperire alla mia crisi di caffeina, ma proprio in quel momento alla macchinetta c'è lei, che si sta preparando il caffè: riempie il bicchierino, lo tira fuori dalla macchinetta, mette lo zucchero, prende la bacchetta e mescola, lentamente, osservandomi con la coda dell'occhio, mentre sorseggia adagio.
Siccome so bene che potrebbe essere una questione di obbligo a non uscire dallo stanzino con il caffè, evito di infuriarmi e comincio a giocherellare col telefonino aziendale (favoloso avere il solitario installato :D )
Lei vede che non le do la soddisfazione di incazzarmi e se ne va sbuffando a bersi il caffè in ufficio (ok, quindi non c'è alcun obbligo relativo allo stanzino!)
Mi capita di andare il mercoledi, recuperare della documentazione, mettere a posto un paio di computer che i tecnici dell'assistenza locale non riuscivano a far andare, e poi, prima di andar via, passo nuovamente a prendermi il caffè (hanno una macchinetta ottima, con le cialde lavazza che arrivano direttamente dall'Italia, non mi faccio scappare l'occasione di boicottare il nescafè 3in1 con l'acqua stagnante del boccione che impera in cantiere)
Ho quasi finito di preparare, quando arriva lei, entra nel minuscolo stanzino dove sono già io, sbuffando, e fa per tentare di prendere qualcosa nel mini frigo bar, cercando di aprirne lo sportello attraverso le mie gambe.
Quando finalmente si rende conto che non è possibile, si volta verso di me "If have you finish, please go out!" "It's not possible, with you inside!"
Mi guarda con uno sguardo gelido e furioso, ma è ovvio: se intralcia la via di uscita, attraverso di lei non posso passare, almeno non senza una scure... ;)
Esce, io esco e, mentre mi allontano, la sento dire qualcosa in serbo, che non capisco, anche se è ovviamente qualche cosa di poco piacevole diretto a me: mi volto verso di lei, fermandomi come volessi tornare indietro e pestarla per bene, lei si spaventa e si rintana di corsa nello sgabuzzino (dove ovviamente non avrebbe avuto alcuna possibilità di salvarsi, se io avessi reagito come temeva) mentre io mi giro e vado via.
Venerdi, sono nuovamente nei nuovi uffici (partenza per l'aeroporto, sono quindi passato a prendere un collega che viaggia con me), entro nell'ufficio del collega e trovo dentro anche lei che stava dando ordini a due colleghi.
Appena si accorge della mia presenza, anche per via del ciao che ho detto entrando nell'ufficio, si volta e mi guarda con un'espressione fredda, aspettando qualcosa, ma io non la guardo nemmeno: mi volto verso il mio collega, sollecitandolo a finire il lavoro e chiudere tutto, che ci sono 2 ore di strada per l'aeroporto, sempre se non si trova qualche casino lungo la strada o in città.
Visto che non la considero, lei dice qualcosa, ma non avendo capito che stesse parlando con me continuo a ignorarla, lei si arrabbia "MK!!!" mi volto "Yes?"
Si era alzata in piedi, aveva il respiro abbastanza accelerato, ma non diceva nulla.
Io le chiedo "Have you problems?" "No..."
"You need me?" "No, absolutely!"
"Ok..." e torno a parlare col collega italiano
Lei mi chiama di nuovo, guardandomi con uno strano sogghigno "Why you are here every day? You don't have a work on site?"
Ha qualcosa in mente, non so cosa ma il suo sogghigno è poco piacevole, e questa è scaltra: ha abbindolato bene GrandeCapo con i suoi atteggiamenti, ed è pericolosa.
Sorrido, un sorriso sfrontato da evidente presa per i fondelli, e le rispondo "You don't know? I come here every day because I love you, of course!"
Tutti scoppiano a ridere, lei mi guarda un attimo, poi capisce che deve adeguarsi e si mette a ridere anche lei, fingendo di stare allo scherzo "It's impossible! I don't love you!" "No problem! I'm going in Italy today, you can love me next week!"
Il collega si alza e andiamo via tra le risate di tutti, comprese quelle di lei, ma è evidente che sta meditando qualche vendetta.
PornoStar
Era da un po' che sentivo parlare della nuova collega, ma visto che gli uffici erano ormai separati e senza alcuna comunicazione, e che io restavo chiuso nel letamaio cantieristico, non avevo ancora avuto l'occasione di vederla, e un pochino mi dispiaceva dato che tutti coloro che l'avevano vista la descrivevano come una pornodiva, al punto che ormai era diventata per quasi tutti PornoStar!
Ovviamente, io non usavo tale soprannome, dato che non avevo modo di sapere se fosse valido (avevo già avuto esperienze pregresse di indicazioni similari su elementi femminili, descritte come l'apoteosi della bellezza, che al momento che ho avuto occasione di vederle non mi hanno fatto nessun effetto... vabbè, in quel periodo ero concentrato sulla Spagnola... :P )
Un giorno, eravamo rimasti nel buco che chiamavamo ufficio (di cantiere) solo io e CapoCantierista, tutti gli altri erano via o fuori o in giro per il cantiere, ed ecco che sentiamo dei passi tipicamente femminili, e appare una donna nel mezzo del puzzolente locale (tra fango, cimici morte e cantieristi dediti a scorpacciate di maiale e fagioli, il fatto che le finestre fossero rotte non è che dava poi tanto fastidio, almeno fino a quando non cominciava l'inverno, ma ci avevano detto che prima dell'inverno saremo stati trasferiti in un'altra sede, dato che quel palazzo era in fase (già avanzata) di demolizione.
Naturalmente, non capivo come mai avendo un ufficio in centro città, dovevamo elemosinare dei magazzini vuoti nello stabilimento, ma è normale: io non capisco mai le cose ovvie!
Sentiamo la presenza femminile e ci voltiamo, osservandola: alta (anche grazie ai tacchi), fisico slanciato, bella presenza, gambe lunghe (o forse era la gonna corta?) e uno sguardo del genere abituato a comandare (specie se aveva a che fare con maschi).
CapoCantierista, che la conosceva, la saluta e così scopro che è la famosa PornoStar (e scopro anche che, stavolta, ci avevano preso per metà).
Lei lo saluta ("ciao" ormai è universale) ma poi sorge il problema che lui parla solo italiano e lei non parla affatto italiano, quindi la vedo che si guarda in giro ma non vede nessuno, per cui si volta verso di me e mi dice "MK, translate for us!"
Ricapitoliamo: non ci siamo mai visti eppure mi conosci quindi vuol dire che hai spulciato sul libro di lavoro della GrandeSocietà, e ci sta bene, ma almeno un ciao prima di cominciare a dar ordini? Ok, io non lavoro a stretto contatto col GrandeCapo come lei, ma se non ci fossi stato io in questi 2 anni abbondanti, forse non ci sarebbe nemmeno lei adesso... ;)
Vabbè! Inserisco la scheda british, mi siedo in mezzo tra i due e cerco di aiutare con la traduzione, tra uno che per dire qualsiasi cosa parte dalla fondazione di Roma, e una che parla in termini gergali mai sentiti prima, ma me la cavo abbastanza.
Alla fine, i dubbi si chiariscono, le ciance finiscono e la suddetta si alza, guardando fisso CapoCantierista aggiunge un "thanks!" freddo come l'inverno locale e poi si volta, andandosene senza salutare.
Ok! E' la prima volta che la vedo, ma comincia molto male: ho idea che scoppierà una bella guerra con costei! XD
Ovviamente, io non usavo tale soprannome, dato che non avevo modo di sapere se fosse valido (avevo già avuto esperienze pregresse di indicazioni similari su elementi femminili, descritte come l'apoteosi della bellezza, che al momento che ho avuto occasione di vederle non mi hanno fatto nessun effetto... vabbè, in quel periodo ero concentrato sulla Spagnola... :P )
Un giorno, eravamo rimasti nel buco che chiamavamo ufficio (di cantiere) solo io e CapoCantierista, tutti gli altri erano via o fuori o in giro per il cantiere, ed ecco che sentiamo dei passi tipicamente femminili, e appare una donna nel mezzo del puzzolente locale (tra fango, cimici morte e cantieristi dediti a scorpacciate di maiale e fagioli, il fatto che le finestre fossero rotte non è che dava poi tanto fastidio, almeno fino a quando non cominciava l'inverno, ma ci avevano detto che prima dell'inverno saremo stati trasferiti in un'altra sede, dato che quel palazzo era in fase (già avanzata) di demolizione.
Naturalmente, non capivo come mai avendo un ufficio in centro città, dovevamo elemosinare dei magazzini vuoti nello stabilimento, ma è normale: io non capisco mai le cose ovvie!
Sentiamo la presenza femminile e ci voltiamo, osservandola: alta (anche grazie ai tacchi), fisico slanciato, bella presenza, gambe lunghe (o forse era la gonna corta?) e uno sguardo del genere abituato a comandare (specie se aveva a che fare con maschi).
CapoCantierista, che la conosceva, la saluta e così scopro che è la famosa PornoStar (e scopro anche che, stavolta, ci avevano preso per metà).
Lei lo saluta ("ciao" ormai è universale) ma poi sorge il problema che lui parla solo italiano e lei non parla affatto italiano, quindi la vedo che si guarda in giro ma non vede nessuno, per cui si volta verso di me e mi dice "MK, translate for us!"
Ricapitoliamo: non ci siamo mai visti eppure mi conosci quindi vuol dire che hai spulciato sul libro di lavoro della GrandeSocietà, e ci sta bene, ma almeno un ciao prima di cominciare a dar ordini? Ok, io non lavoro a stretto contatto col GrandeCapo come lei, ma se non ci fossi stato io in questi 2 anni abbondanti, forse non ci sarebbe nemmeno lei adesso... ;)
Vabbè! Inserisco la scheda british, mi siedo in mezzo tra i due e cerco di aiutare con la traduzione, tra uno che per dire qualsiasi cosa parte dalla fondazione di Roma, e una che parla in termini gergali mai sentiti prima, ma me la cavo abbastanza.
Alla fine, i dubbi si chiariscono, le ciance finiscono e la suddetta si alza, guardando fisso CapoCantierista aggiunge un "thanks!" freddo come l'inverno locale e poi si volta, andandosene senza salutare.
Ok! E' la prima volta che la vedo, ma comincia molto male: ho idea che scoppierà una bella guerra con costei! XD
FanKulo!!!
Stamattina, ore 11, parto con la macchina noleggiata in direzione malpensa.
Ore 11.20, dopo un viaggio abbastanza lento in strade piuttosto trafficate mi trovo bloccato in una specie di super-ingorgo al termine di via Bologna (direzione autostrada) e ne esco deviando per corso Giulio Cesare, dove finisco prima bloccato da un gruppo di dimostranti a volto coperto, che dopo un quarto d'ora di attesa mi fanno passare, per finire quasi subito in un secondo ingorgo dove resto imprigionato senza possibilità di fuga o deviazione (grazie alla previdente amministrazione comunale torinese che ha creato un "muro di Berlino" con la corsia tranviaria centrale)
La radio trasmette notizie di blocchi e scioperi, e mi rendo conto che sono nei guai.
Man mano che passa il tempo, riesco a fare qualche metro di strada, giungendo infine sopra il fiume, ma ormai l'orologio dell'auto mi fa capire che l'unica speranza di arrivare a malpensa in tempo per prendere il volo è quella di trasformare una panda nell'enterprise di S.T. e entrare in curvatura... ma ancora non ero nemmeno arrivato alla rotonda dove intravedevo picchetti di dimostranti.
Tanto ero di fatto fermo, quindi prendo il telefonino e chiamo in ditta, avvisando che non potrò partire e soprattutto non potrò riconsegnare l'auto noleggiata.
L'efficientissima segretaria mi richiama dopo pochi minuti e un paio di metri percorsi, per dirmi che l'auto posso riconsegnarla presso la sede torinese di cui mi da l'indirizzo, e per il volo proverà lei a vedere se si riesce a ottenere un rimborso del biglietto o un cambio di data.
Dopo quasi altri 40 minuti completo i 50 metri che mancano alla rotonda e attendo che un paio di dimostranti conciati da terroristi mi consentano di passare nella direzione che, mi riporterà quindi verso casa (nell'altra direzione, quella dell'autostrada, era del tutto inutile anche pensare di passare).
Raggiungo quindi il centro città e scopro che anche lì ci sono barricate e strade chiuse, quindi mi accingo a circumnavigare il centro di Torino per poter riconsegnare l'auto, invocando mille volte Anubi e diecimila volte Cthulhu!
Alla fine, quando vedo le cifre dell'orologio interno dell'auto segnare le 14, riesco finalmente a entrare nel posteggio dell'autonoleggio, dove riconsegno la vettura, prendo i documenti e vado via, cercando finalmente qualcosa da mangiare, salvo accorgermi che tutti i negozi sono chiusi, nulla di commestibile all'orizzonte!
Ok, torno quindi a casa, osservando le scene da guerriglia urbana che hanno riempito il centro di Torino.
E così, mi tocca procrastinare il mio rientro in sede, grazie al fatto che l'Italia si ribella, si blocca, contrasta i politici ladri e corrotti e, giustamente, danneggia gli italiani stessi impedendo loro di recarsi al lavoro!
Grazie Italia!
Quando ormai è troppo tardi, ci si rende conto che bisogna fare qualcosa, e cosa si fa? Si colpiscono i responsabili? No, questa è l'Italia, qua si danneggiano solo coloro che già sono danneggiati! Logico!
Grazie davvero, Italia! E' sempre più bello poter dire di esser nati in questa terra, specie lavorando all'estero...
Ore 11.20, dopo un viaggio abbastanza lento in strade piuttosto trafficate mi trovo bloccato in una specie di super-ingorgo al termine di via Bologna (direzione autostrada) e ne esco deviando per corso Giulio Cesare, dove finisco prima bloccato da un gruppo di dimostranti a volto coperto, che dopo un quarto d'ora di attesa mi fanno passare, per finire quasi subito in un secondo ingorgo dove resto imprigionato senza possibilità di fuga o deviazione (grazie alla previdente amministrazione comunale torinese che ha creato un "muro di Berlino" con la corsia tranviaria centrale)
La radio trasmette notizie di blocchi e scioperi, e mi rendo conto che sono nei guai.
Man mano che passa il tempo, riesco a fare qualche metro di strada, giungendo infine sopra il fiume, ma ormai l'orologio dell'auto mi fa capire che l'unica speranza di arrivare a malpensa in tempo per prendere il volo è quella di trasformare una panda nell'enterprise di S.T. e entrare in curvatura... ma ancora non ero nemmeno arrivato alla rotonda dove intravedevo picchetti di dimostranti.
Tanto ero di fatto fermo, quindi prendo il telefonino e chiamo in ditta, avvisando che non potrò partire e soprattutto non potrò riconsegnare l'auto noleggiata.
L'efficientissima segretaria mi richiama dopo pochi minuti e un paio di metri percorsi, per dirmi che l'auto posso riconsegnarla presso la sede torinese di cui mi da l'indirizzo, e per il volo proverà lei a vedere se si riesce a ottenere un rimborso del biglietto o un cambio di data.
Dopo quasi altri 40 minuti completo i 50 metri che mancano alla rotonda e attendo che un paio di dimostranti conciati da terroristi mi consentano di passare nella direzione che, mi riporterà quindi verso casa (nell'altra direzione, quella dell'autostrada, era del tutto inutile anche pensare di passare).
Raggiungo quindi il centro città e scopro che anche lì ci sono barricate e strade chiuse, quindi mi accingo a circumnavigare il centro di Torino per poter riconsegnare l'auto, invocando mille volte Anubi e diecimila volte Cthulhu!
Alla fine, quando vedo le cifre dell'orologio interno dell'auto segnare le 14, riesco finalmente a entrare nel posteggio dell'autonoleggio, dove riconsegno la vettura, prendo i documenti e vado via, cercando finalmente qualcosa da mangiare, salvo accorgermi che tutti i negozi sono chiusi, nulla di commestibile all'orizzonte!
Ok, torno quindi a casa, osservando le scene da guerriglia urbana che hanno riempito il centro di Torino.
E così, mi tocca procrastinare il mio rientro in sede, grazie al fatto che l'Italia si ribella, si blocca, contrasta i politici ladri e corrotti e, giustamente, danneggia gli italiani stessi impedendo loro di recarsi al lavoro!
Grazie Italia!
Quando ormai è troppo tardi, ci si rende conto che bisogna fare qualcosa, e cosa si fa? Si colpiscono i responsabili? No, questa è l'Italia, qua si danneggiano solo coloro che già sono danneggiati! Logico!
Grazie davvero, Italia! E' sempre più bello poter dire di esser nati in questa terra, specie lavorando all'estero...
Compilation di follia...
Questa è fresca fresca: l'ho scritta lunedi in tarda serata (vabbè, si potrebbe anche parlare di precoce mattinata del martedi, ma dato che le vicende da cui è scaturita sono capitate lunedi, lasciamo così!
E' solo il banale resoconto di una serata stranamente normale (o normalmente strana) alla quale sono sopravvissuto solo perchè il mio vicino serbo (musicista folle nottambulo) non può dire niente, uno perchè rispetto a lui sono enorme e rapidissimo con la mia mazza chiodata artigianale, due perchè non ho fatto tanto più casino di quanto ne fa lui quasi tutte le notti, tre perchè anche se dice qualcosa lo fa in serbo e io non lo capisco... :P
Il portatile è acceso, la mia finestra sul mondo è aperta.
E mentre firefox mi permette di vedere cosa succede nel mondo e di restare in contatto con gli amici, nascosto in un angolo, praticamente invisibile in quanto celato alla vista come finestra, ridotto a una semplice icona sul vassoio di sistema, vlc rimanda le note delle mie compilation strane, miscugli osceni di cantanti e generi musicali, avvolti alla rinfusa tra loro.
L'animo è colmo dagli attimi di una lunghissima giornata lavorativa, rogne e ire represse, liti furiose e telefonate feroci, contorno di pugni sulla scrivania e di risate e battute incomprensibili dai colleghi, ma ognuna di queste cose sparisce facilmente, quando arrivo a casa, dissolvendosi nella frenetica furia con la quale mi preparo da mangiare, dosando sapientemente (anche se inconsapevolmente) gli ingredienti scarsi che recupero da un frigo semi vuoto e da una credenza dove gli spazi liberi abbondano sempre più, ma non ho il tempo di andare a far la spesa uscendo ogni giorno alle 20 dall'ufficio, anche se i supermercati sono aperti fino alle 22, ma sono distanti: troppo lontani per andare a piedi (specie dopo che ha nevicato) e troppo vicini per andarci in macchina (specie col traffico serale in centro)
No, non vado al supermercato: riduco le razioni e le tengo valide fino al momento che andrò via: manca poco ormai, devo solo arrivare a venerdi, e oggi è già lunedi, è già una settimana che sono qua, una settimana che lavoro ininterrottamente, devo resistere solo altri 3 giorni: martedi, mercoledi e giovedi! Devo resistere solo 3 giorni e poi potrò partire e dimenticare tutto per un intero weekend! Fino al lunedi quando ritornerò qua per altre due lunghe settimane ininterrotte... Un intero weekend (sabato e domenica, che venerdi e lunedi sono giornate di viaggio) senza pensieri... a meno che non suoni quel maledetto telefonino...
Ma per il momento sono qua, e mentre scrivo ascolto!
Ecco, sta spuntando lenta ma inequivocabile! Le note sono inconfondibili e senza accorgermene comincio a canticchiarla anch'io: "come mai" degli 883!
Lo so che molti storceranno il naso, ma questa è la mia compilation!
Le notti non finiscono all'alba nella via...
No, non finiscono: le notti continuano, si ripropongono con un'altra veste durante il giorno successivo, cupe e tenebrose, oscure e cariche di tristi presagi, ma si ripropongono sempre, notte dopo notte, giorno dopo giorno! E le ritrovo sempre con me, le porto a casa, ma non ne faccio melodia: le trasformo in altro, le trasformo nella cieca furia che ribolle dentro di me, quella che traspare talvolta dal mio sguardo, quando l'Abisso Oscuro si spalanca dentro la mia anima dannata!
Quell'abisso che arde, fiammeggiando di cupa tenebra, vuoto ma ricolmo di orrori senza nome, lo stesso abisso da cui la fantasia del mio autore preferito ha estratto la cupa progenie di Cthulhu e dei Grandi Antichi!
Quell'abisso che io cerco di ignorare, nascondendolo dietro un boccale di birra!
Ma come mai sto pensando a questo?
Ma chi sei tu, birra, per fare questo a me?
Non importa! Non serve rispondere, tanto già lo so!
Se non diventerò pazzo prima, e se non arriverò a fare una strage, allora... allora... all'alba vincerò!
Perchè deve passare la notte, e deve arrivare l'alba prima o poi... e all'alba io vincerò!
Perchè io... io e la birra... l'unica bionda che non potrà mai tradirmi... perchè noi... siamo i campioni!
E ora... vlc si è spento!
E' solo il banale resoconto di una serata stranamente normale (o normalmente strana) alla quale sono sopravvissuto solo perchè il mio vicino serbo (musicista folle nottambulo) non può dire niente, uno perchè rispetto a lui sono enorme e rapidissimo con la mia mazza chiodata artigianale, due perchè non ho fatto tanto più casino di quanto ne fa lui quasi tutte le notti, tre perchè anche se dice qualcosa lo fa in serbo e io non lo capisco... :P
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Il portatile è acceso, la mia finestra sul mondo è aperta.
E mentre firefox mi permette di vedere cosa succede nel mondo e di restare in contatto con gli amici, nascosto in un angolo, praticamente invisibile in quanto celato alla vista come finestra, ridotto a una semplice icona sul vassoio di sistema, vlc rimanda le note delle mie compilation strane, miscugli osceni di cantanti e generi musicali, avvolti alla rinfusa tra loro.
L'animo è colmo dagli attimi di una lunghissima giornata lavorativa, rogne e ire represse, liti furiose e telefonate feroci, contorno di pugni sulla scrivania e di risate e battute incomprensibili dai colleghi, ma ognuna di queste cose sparisce facilmente, quando arrivo a casa, dissolvendosi nella frenetica furia con la quale mi preparo da mangiare, dosando sapientemente (anche se inconsapevolmente) gli ingredienti scarsi che recupero da un frigo semi vuoto e da una credenza dove gli spazi liberi abbondano sempre più, ma non ho il tempo di andare a far la spesa uscendo ogni giorno alle 20 dall'ufficio, anche se i supermercati sono aperti fino alle 22, ma sono distanti: troppo lontani per andare a piedi (specie dopo che ha nevicato) e troppo vicini per andarci in macchina (specie col traffico serale in centro)
No, non vado al supermercato: riduco le razioni e le tengo valide fino al momento che andrò via: manca poco ormai, devo solo arrivare a venerdi, e oggi è già lunedi, è già una settimana che sono qua, una settimana che lavoro ininterrottamente, devo resistere solo altri 3 giorni: martedi, mercoledi e giovedi! Devo resistere solo 3 giorni e poi potrò partire e dimenticare tutto per un intero weekend! Fino al lunedi quando ritornerò qua per altre due lunghe settimane ininterrotte... Un intero weekend (sabato e domenica, che venerdi e lunedi sono giornate di viaggio) senza pensieri... a meno che non suoni quel maledetto telefonino...
Ma per il momento sono qua, e mentre scrivo ascolto!
Ecco, sta spuntando lenta ma inequivocabile! Le note sono inconfondibili e senza accorgermene comincio a canticchiarla anch'io: "come mai" degli 883!
Lo so che molti storceranno il naso, ma questa è la mia compilation!
Le notti non finiscono all'alba nella via...
No, non finiscono: le notti continuano, si ripropongono con un'altra veste durante il giorno successivo, cupe e tenebrose, oscure e cariche di tristi presagi, ma si ripropongono sempre, notte dopo notte, giorno dopo giorno! E le ritrovo sempre con me, le porto a casa, ma non ne faccio melodia: le trasformo in altro, le trasformo nella cieca furia che ribolle dentro di me, quella che traspare talvolta dal mio sguardo, quando l'Abisso Oscuro si spalanca dentro la mia anima dannata!
Quell'abisso che arde, fiammeggiando di cupa tenebra, vuoto ma ricolmo di orrori senza nome, lo stesso abisso da cui la fantasia del mio autore preferito ha estratto la cupa progenie di Cthulhu e dei Grandi Antichi!
Quell'abisso che io cerco di ignorare, nascondendolo dietro un boccale di birra!
Ma come mai sto pensando a questo?
Ma chi sei tu, birra, per fare questo a me?
Non importa! Non serve rispondere, tanto già lo so!
Se non diventerò pazzo prima, e se non arriverò a fare una strage, allora... allora... all'alba vincerò!
Perchè deve passare la notte, e deve arrivare l'alba prima o poi... e all'alba io vincerò!
Perchè io... io e la birra... l'unica bionda che non potrà mai tradirmi... perchè noi... siamo i campioni!
E ora... vlc si è spento!
Segni di vita...
Non sono ancora morto, o almeno credo...
Abbiamo traslocato nei nuovi uffici, uscendo finalmente da quel letamaio dove eravamo prima, e ci stiamo ambientando (ovvero stiamo rimediando a tutti i problemi che incontriamo man mano: cavi di rete non collegati, alimentazioni mediante ciabatte volanti, concessione telefonica a mazzate, colleghi stronzi (vabbè, quelli c'erano già prima), colleghe stronze (anche quelle c'erano, ma loro erano già qua e quindi non ci avevo a che fare, adesso sto subendo questo nuovo trauma... e mi sto rendendo conto che non se ne salva nessuna: a partire dall'Architetta, proseguendo verso la Segretaria e giungendo pure ad Amministrativa e a PornoStar!), ma in fondo dovrei anche saperlo ormai: questa è la Serbia, qua ogni cosa è un problema, e se non lo è lo si fa diventare!
Ok, se non muoio per il carico di lavoro estremamente eccessivo (praticamente è raddoppiato il numero di fancazzisti a cui devo sopperire io) e soprattutto se non mando tutti affancoil, aggiungerò la prossima settimana qualche novità (beh, novità... in realtà sarebbe più esatto il contrario, ma qual è il contrario di novità? :P )
Abbiamo traslocato nei nuovi uffici, uscendo finalmente da quel letamaio dove eravamo prima, e ci stiamo ambientando (ovvero stiamo rimediando a tutti i problemi che incontriamo man mano: cavi di rete non collegati, alimentazioni mediante ciabatte volanti, concessione telefonica a mazzate, colleghi stronzi (vabbè, quelli c'erano già prima), colleghe stronze (anche quelle c'erano, ma loro erano già qua e quindi non ci avevo a che fare, adesso sto subendo questo nuovo trauma... e mi sto rendendo conto che non se ne salva nessuna: a partire dall'Architetta, proseguendo verso la Segretaria e giungendo pure ad Amministrativa e a PornoStar!), ma in fondo dovrei anche saperlo ormai: questa è la Serbia, qua ogni cosa è un problema, e se non lo è lo si fa diventare!
Ok, se non muoio per il carico di lavoro estremamente eccessivo (praticamente è raddoppiato il numero di fancazzisti a cui devo sopperire io) e soprattutto se non mando tutti affancoil, aggiungerò la prossima settimana qualche novità (beh, novità... in realtà sarebbe più esatto il contrario, ma qual è il contrario di novità? :P )
Ciofecoski...
Ebbene si!
A un certo punto di questa prestigiosa carriera serba, ecco che ResponsabileCantiere mi dice "Dobbiamo cominciare a fare delle verifiche e delle progettazioni interne, senza dipendere sempre dalla sede italiana!" "Ok!"
"Abbiamo quindi bisogno che tu proceda con questi lavori..." "Sto già facendo!"
"Si, ma dobbiamo farne di più!" "Bene! Dimmi cosa dobbiamo fare!"
"Dobbiamo attrezzarci con tutti i programmi necessari!" "Ok, io ho quello che mi serve!"
"Hai tutto?" "Si: draftsight per disegnare, openoffice per scrivere le specifiche e per preparare i bill of quantities e il lettore pdf per leggere le tabelle e le guide che scarico da internet!"
"E per fare i calcoli?" "La calcolatrice funziona benissimo!"
"No, i calcoli elettrici!" "Appunto parlavo di tabelle e di calcolatrice!"
"Ma non esiste un programma per fare i calcoli elettrici?" "Certo, anche più di uno, li ho scaricati quasi tutti e li uso quando serve!"
"E quanti sono?" "Ho il programma di ABB, il programma di Schneider, utilizzo anche Tysistem, anche se non usiamo apparecchiature di quella marca, ma si possono impostare i dati relativi alle altre apparecchiature ed è piuttosto semplice da utilizzare..."
"Ma in Italia non usavi un programma specifico?" "No, usavo le stesse cose che uso qua, oltre alla ciofeca..."
"Eccappunto!!! E' quella che ci vuole!" "Quella serve a pulirsi il q...!"
"Ma no, ma no! Fattela dare!" "Cosa?!"
"Chiama in Italia e fattela dare!" "Chi devo chiamare?"
"Chiama SuperAmministratore e fattela dare!" "Preferirei chiamare Segretaria, per farmela dare, ma vorrei farti notare che quel programma non serv..."
"CHIAMA E FATTELO DARE!" "Oooooook! Chiamo!"
Prendo il telefono, chiamo Segretaria, evito accuratamente di chiederle di darmela, e mi faccio passare SuperAmministratore che è felicissimo di sentirmi "...zzo vuoi?" "Ciao anche a te, mi è stato richiesto di chiedere una copia della ciofeca da usare qua in mezzo al nulla!"
"Ok, mandami una richiesta formale e dettagliata di cosa ti serve!" e attacca.
Procedo quindi con la ricerca in internet delle caratteristiche del programma (o almeno di quello che millantano come caratteristiche di quello che millantano come programma) e recupero l'elenco di quello che mi serve: modulo base, modulo di media tensione (che forse ci tocca anche progettare le cabine elettriche di trasformazione e potrebbe essere utile vedere se mi sbrigo prima con le mie tabelle o con il succitato accrocchio), modulo di calcolo prezzi (alla fine dobbiamo fare stime, quindi qualche prezzo serve), modulo per i calcoli fotovoltaici (era rimasto solo, perchè lasciarlo?)
Una veloce email al servizio di "astinenza tennica" (cit.) dove chiedo se il loro programma è in grado di funzionare anche in Serbia, specificando chiaramente che non mi riferisco al clima e all'aria inquinata, ma semplicemente all'utilizzo delle normative internazionali (la risposta che mi arriva è favolosa: "si, abbiamo anche la possibilità di produrre report in inglese e in tedesco, quindi va bene ovunque!" ovviamente nessun cenno all'utilizzo di normative internazionali) e quindi mando la richiesta in sede, dove viene evasa con tempi da multinazionale (dopo solo 3 mesi e 6 solleciti, peraltro sollecitati da colui che non ha visto l'arrivo del programma entro 10 minuti dalla richiesta e quindi ha subito una crisi isterica)
Alla fine, ho tra le mani il cd della ciofeca, apro il computer serbo e lo installo, chi segue ha già nota la procedura di installazione della stessa e di conseguenza passiamo oltre: al termine dell'installazione e dei riavvii, ho quindi un programma in più nell'elenco, che adesso scopro supporta anche openoffice, nel senso che nell'elenco dei componenti aggiuntivi, oltre ai normali autocad/intellicad, word ed excel, adesso appare anche una casella con su scritto "clicca se usi openoffice" (ovviamente dopo il click dovete comunque indicare la directory dov'è installato word... anche se forse potete provare a indicare dov'è installato openoffice, se riuscite a fargli capire che difficilmente troverà word e dovrà accontentarsi di writer), e quindi procedo con le varie configurazioni aggiuntive, osservato attentamente dal collega serbo che dovrebbe diventare il ProgettistaLocale, al quale dovrei insegnare appunto a usare tale programma, perchè altrimenti non potrà dimostrare quanto è bravo...
Appena appare la prima schermata, mi guarda nauseato e mi dice "Ma che schifo! E' in italiano!"
Effettivamente, sembra che aver impostato la lingua inglese non faccia effetto: il mega finestrone del programma resta in italiano, per la gioia degli autoctoni che dovranno utilizzarlo, comunque effettivamente ho poi scoperto che stampa i report in inglese :D
Naturalmente, subito dopo i primi exploit, ProgettistaLocale ha preso cd e chiavetta e se l'è installato sul suo laptop personale, per studiarlo di notte, col benestare di CapoCantierista e di ResponsabileCantiere, e in fondo anche col mio, così ho la scusa buona per non usarlo (la chiave ce l'ha lui, o la va a prendere a casa oppure i calcoli se li fa lui stanotte!) e per fare i calcoli con qualcosa di più efficiente (programmi delle case costruttrici, tabelle e calcolatrice!)
Naturalmente, subito dopo i primi exploit, ProgettistaLocale ha preso cd e chiavetta e se l'è installato sul suo laptop personale, per studiarlo di notte, col benestare di CapoCantierista e di ResponsabileCantiere, e in fondo anche col mio, così ho la scusa buona per non usarlo (la chiave ce l'ha lui, o la va a prendere a casa oppure i calcoli se li fa lui stanotte!) e per fare i calcoli con qualcosa di più efficiente (programmi delle case costruttrici, tabelle e calcolatrice!)
Naturalmente, in Italia sono sempre convinti che qua tutto fili liscio e tutto funzioni bene, ma gli italiani sono così: alcuni non hanno ancora nemmeno capito che c'è la crisi... ;)
Regalo di compleanno
Un giorno, qualcuno dei colleghi viene da me e mi dice "Tra una settimana è il compleanno di ResponsabileCantiere, gli facciamo un regalo?" Io lo guardo e rispondo "Che regalo? Lo infiliamo in una colata di cemento o diciamo alla Bionda di fargli un servizio speciale?"
"Boh, noi si pensava a comprargli qualcosa di simpatico, che non costasse molto!" "Ecco, l'ultima parte mi piace particolarmente, visto che da come ci tratta non è che mi vada molto di spendere per lui!"
"C'entra comunque anche la Bionda!" "Spende anche lei? Strano!"
"No, lei provvederà poi a fargli un regalo, ma sta organizzando la festa al ristorante, e noi stiamo invitando tutti quelle delle varie imprese!" "Ok, e questo me lo chiami regalo da spendere poco?"
"No, la cena la carichiamo sulle spese aziendali, pensavamo di regalargli qualcosa, qualche oggetto simpatico!" "Di che genere?"
"Visto che poi ci penserà la Bionda, pensavamo a qualche giochino erotico..." "Bene, allora chiedete a lei di procurarne qualcuno, che non costi molto, e poi facciamo la colletta!"
"Ecco, questo è il problema!" "Problema?"
"Si, la Bionda ha detto che non sa dove cercare!" "In un sexy shop, ovviamente!"
"Appunto! In questo buco di qlo non ce ne sono, ha detto!" "Balle!"
"Eh?" "Ho detto balle!"
"Come sarebbe?" "Sarebbe che ha detto una balla!"
"Vuoi dire che ci sono dei sexy shop qua?" "Almeno uno c'è di sicuro!"
"Non ci credo!" "Ti giochi una cena?"
Lui mi guarda un attimo, poi sorride "Certo che no! Con te si perde sempre!" "Ok!"
"E dove sarebbe questo negozio?" "Accanto all'ufficio del tipo che ci ripara i computer, vicino al ristorante dei cevapcici!"
"Ma..." "Confessa che non l'hai mai visto!"
"Infatti, e dire che ci passiamo quasi tutti i giorni!" "Appunto!"
...
La discussione prosegue per un po', poi ovviamente si chiude e si ripristinano le condizioni iniziali.
Alla fine, due giorni dopo, si presentano con un pacco contenente all'interno un paio di manette decorate con piume varie e un frustino tipo gatto a 9 code, in cuoio, che pare saranno i regali per il festeggiato, a sua disposizione per quando anche la Bionda gli avrebbe dato il proprio regalo personale, e tutti noi ci priviamo di parte dei nostri sudati guadagni per rimborsare l'acquirente di tutto ciò.
...
Comincia poi la manfrina di partecipazione alla festa, alla quale avevo realmente ben poca voglia di andare, e quindi stavo tirandomi indietro, con tatto e diplomazia, anche se il mio interlocutore era molto più diplomatico di me.
"Tu vieni, ovviamente?" "Forse, ma propendo più per il no..."
"Ci sarà anche la Spagnola..." "Ok, vengo!" (sono una persona dalle decisioni ferree e incontrovertibili!)
...
Peccato che poi, i miei cari colleghi, al momento di aprire i regali, vista l'eccitazione femminile alla vista delle suddette attrezzature e in risposta alla domanda della Bionda di dove si sia trovata codesta roba, abbiano detto chiaramente che li avevo indirizzati io al posto giusto..
Sia la Bionda che la Spagnola mi hanno guardato con una strana luce negli occhi, incredule del fatto che conoscessi meglio di loro alcuni dettagli della loro città, e ResponsabileCantiere, fraintendendo in pieno, ha aggiunto una frase diretta alla Spagnola "Tranquilla, domani glieli presto a MK, così potrete usarli anche voi!"
Io lo guardo stupito (che diavolo sta dicendo?) ma prima che riesca a rispondere interviene lei "No, MK non usa quella roba, lui sa che a me piace dolcezza, non frusta!"
La guardo, non riesco più a capire niente: è la prima volta che parla di me in questo modo, specie davanti a altri. Boh! Avrà qualcosa in mente!
"Boh, noi si pensava a comprargli qualcosa di simpatico, che non costasse molto!" "Ecco, l'ultima parte mi piace particolarmente, visto che da come ci tratta non è che mi vada molto di spendere per lui!"
"C'entra comunque anche la Bionda!" "Spende anche lei? Strano!"
"No, lei provvederà poi a fargli un regalo, ma sta organizzando la festa al ristorante, e noi stiamo invitando tutti quelle delle varie imprese!" "Ok, e questo me lo chiami regalo da spendere poco?"
"No, la cena la carichiamo sulle spese aziendali, pensavamo di regalargli qualcosa, qualche oggetto simpatico!" "Di che genere?"
"Visto che poi ci penserà la Bionda, pensavamo a qualche giochino erotico..." "Bene, allora chiedete a lei di procurarne qualcuno, che non costi molto, e poi facciamo la colletta!"
"Ecco, questo è il problema!" "Problema?"
"Si, la Bionda ha detto che non sa dove cercare!" "In un sexy shop, ovviamente!"
"Appunto! In questo buco di qlo non ce ne sono, ha detto!" "Balle!"
"Eh?" "Ho detto balle!"
"Come sarebbe?" "Sarebbe che ha detto una balla!"
"Vuoi dire che ci sono dei sexy shop qua?" "Almeno uno c'è di sicuro!"
"Non ci credo!" "Ti giochi una cena?"
Lui mi guarda un attimo, poi sorride "Certo che no! Con te si perde sempre!" "Ok!"
"E dove sarebbe questo negozio?" "Accanto all'ufficio del tipo che ci ripara i computer, vicino al ristorante dei cevapcici!"
"Ma..." "Confessa che non l'hai mai visto!"
"Infatti, e dire che ci passiamo quasi tutti i giorni!" "Appunto!"
...
La discussione prosegue per un po', poi ovviamente si chiude e si ripristinano le condizioni iniziali.
Alla fine, due giorni dopo, si presentano con un pacco contenente all'interno un paio di manette decorate con piume varie e un frustino tipo gatto a 9 code, in cuoio, che pare saranno i regali per il festeggiato, a sua disposizione per quando anche la Bionda gli avrebbe dato il proprio regalo personale, e tutti noi ci priviamo di parte dei nostri sudati guadagni per rimborsare l'acquirente di tutto ciò.
...
Comincia poi la manfrina di partecipazione alla festa, alla quale avevo realmente ben poca voglia di andare, e quindi stavo tirandomi indietro, con tatto e diplomazia, anche se il mio interlocutore era molto più diplomatico di me.
"Tu vieni, ovviamente?" "Forse, ma propendo più per il no..."
"Ci sarà anche la Spagnola..." "Ok, vengo!" (sono una persona dalle decisioni ferree e incontrovertibili!)
...
Peccato che poi, i miei cari colleghi, al momento di aprire i regali, vista l'eccitazione femminile alla vista delle suddette attrezzature e in risposta alla domanda della Bionda di dove si sia trovata codesta roba, abbiano detto chiaramente che li avevo indirizzati io al posto giusto..
Sia la Bionda che la Spagnola mi hanno guardato con una strana luce negli occhi, incredule del fatto che conoscessi meglio di loro alcuni dettagli della loro città, e ResponsabileCantiere, fraintendendo in pieno, ha aggiunto una frase diretta alla Spagnola "Tranquilla, domani glieli presto a MK, così potrete usarli anche voi!"
Io lo guardo stupito (che diavolo sta dicendo?) ma prima che riesca a rispondere interviene lei "No, MK non usa quella roba, lui sa che a me piace dolcezza, non frusta!"
La guardo, non riesco più a capire niente: è la prima volta che parla di me in questo modo, specie davanti a altri. Boh! Avrà qualcosa in mente!
Ordinazioni per ufficio...
La mattina stava scorrendo tranquilla, nel senso che i lavori procedevano e non avevo ancora crocifisso nessuno, anche se qualche discussione abbastanza accesa c'era già stata, ma nulla di particolare: ordinaria amministrazione, nessun morto!
Procedevo quindi in mezzo alla neve, arrancando verso l'ufficio, quando all'improvviso mi suona il cellulare serbo, lo recupero dalla tasca e vedo che mi chiama Segretaria.
"Ciao Segretaria!" "Ciao MK, sono Segretaria... ah scusa, tu già sai che sono io!"
"Si, ho il numero memorizzato e appare il tuo nome, cosa c'è?" "Senti, io sto guardando la tua richiesta di materiale, per fare ordinazione..."
"Ok, e allora?" "Io non capisco bene una cosa..."
"Cosa?" "Ecco... io non capisco..."
"Non ho scritto bene? L'ho fatto al computer con openoffice, che se avessi scritto io a mano veramente non capivi niente!" "No no, non è questo: la scrittura la capisco benissimo!"
"Allora ho sbagliato qualcosa nella costruzione grammaticale in inglese? Te lo rifaccio in italiano? Tanto tu lo capisci bene..." "No, capisco bene anche tuo inglese, anche se non è corretto come il mio, ma lo capisco bene lo stesso!"
"Ok, allora cosa non capisci? I nomi degli oggetti segnati che mi servono?" "No, anche questo io capisco, ma è un'altra la cosa che non capisco..."
"Segretaria! PLEASE!!!" "Please cosa?"
"Non ripetermi sempre che non capisci, ma dimmi COSA non capisci!" "Ecco... io non capisco... come posso fare..."
"Cosa?" "Cosa?"
"Come puoi fare cosa?" "Come posso fare ordinazione di quello che tu mi hai chiesto!"
"Boh! Telefona ai fornitori e chiedi! Immagino si faccia così!" "Si, io so! Ma non so come fare ordinazione!"
"Scusa, ma non sai come ordinare attrezzatura da ufficio? Se mi rimborsate vado a prenderla direttamente io al supermercato!" "No no... senti, tu torni qua in ufficio?"
"Sto arrivando: 5 minuti e sono lì!" "Ok, allora ti aspetto e ci parliamo di persona!"
Rientro in ufficio e lei è seduta alla sua scrivania, mi levo il giubbotto, mi avvicino e le chiedo "Ciao, cosa c'è che non va?" "Ciao! No, niente..."
"E allora cos'è successo che mi hai chiamato prima?" "Niente, io non capisco bene!"
"Cosa?" "Per favore, tu puoi sederti qua con me e lo facciamo insieme?"
"Ok, ma cosa non capisci?" "Io so fare questa ordinazione per penne, matite, quaderni..."
"Ok..." "...io so anche fare per macchina fotografica, per strumenti di misurazione, per attrezzatura per computer..."
"Bene..." "...ma questo io non lo so proprio fare!"
"Cosa?" "Questo!" e mi indica un qualcosa nel foglio che le avevo consegnato.
Leggo e... scoppio a ridere, mentre lei mi guarda confusa
"Scusa! E' un mio sbaglio! Non farci caso e cancellalo! Dovevo pensarci io a cancellare quella roba prima di stamparla, ma sono dovuto uscire di corsa e non ho fatto in tempo!"
Lei mi guarda stranamente preoccupata, senza capire bene cosa ha provocato il mio scoppio di risate in una situazione così particolare, che per lei si era invece rivelata estremamente imbarazzante.
"Scusami! Dai, fai finta che non sia successo niente! Dimentica quello che c'è scritto! Lo cancello subito col pennarello spesso, così non si vedrà nulla!"
Lei continua a fissarmi stranamente, e mi rendo conto che la cosa dev'essere stata una dura botta per lei, capisco anche che sforzo abbia fatto per continuare a star seduta lì, e per farmi addirittura sedere accanto a lei, specie considerando che non si sentono voci dallo stanzone, quindi siamo di fatto soli io e lei: evidentemente la sua voglia di chiarimenti era superiore all'imbarazzo causatole dalla lettura di quello che non avevo cancellato, e la mia risata l'aveva messa ancor più in imbarazzo, dato che non capivo evidentemente quali fossero i suoi sentimenti, ma non posso accollarmi io tutti i problemi del mondo, quindi questo doveva risolverselo da sola, io potevo solo prendere il pennarello e cancellare per sempre la frase imbarazzante, sia per lei che, soprattutto, per me.
"Ecco, va bene così?" nessuna risposta
"Ok, vado!" mi alzo e torno verso il mio posto, quando lei mi chiama "MK!"
"Dimmi?" "Scusa, ma..."
"Cosa?" "Dimmi sincero: l'avresti usato anche con me?"
Un attimo di silenzio da parte mia, mentre mi rendo conto che ha compreso perfettamente e che in fondo mi legge dentro come un libro aperto, quindi è inutile cercare di girare intorno
"No, con te no! Non ne ho motivo!" "Bene, ne sono felice!"
"Allora prendimelo!" le dico sogghignando, e lei accenna un sorriso dei suoi "No, non te lo prendo! E dovresti ringraziarmi che lo faccio per te!"
"Uh?" "E si! Le carceri serbe non sono come quelle italiane! Non voglio che proprio tu ci finisca!"
"Perchè dovrei finirci?" "Perchè se io te lo prendo, tu prima o poi lo userai! E a quel punto tu finiresti in carcere! E io non voglio!"
La guardo un istante: sta ridendo, scherza, ma i suoi occhi hanno ancora un lieve accenno di preoccupazione, solo che non capisco il motivo, ma lei mi legge dentro come un libro aperto, quindi si mette a ridere e ripete col suo serbitaliano "Niente da fare! Certe cose non sono per l'ufficio!"
"No? Sicura?" "Io sono sicura! In ufficio si lavora e non si fa nulla di quello che pensi tu!"
"Ma..." "Nulla! Niente cose strane in ufficio!"
"Cose strane?" "E me lo chiami normale?"
"Cosa?" "Chiedere come attrezzatura da ufficio un kalashnikov!"
Scoppiamo a ridere insieme!
Beh, meno male: mi legge dentro, ma per fortuna pare non abbia letto l'ultimo capitolo che mi stava per far scrivere!
Procedevo quindi in mezzo alla neve, arrancando verso l'ufficio, quando all'improvviso mi suona il cellulare serbo, lo recupero dalla tasca e vedo che mi chiama Segretaria.
"Ciao Segretaria!" "Ciao MK, sono Segretaria... ah scusa, tu già sai che sono io!"
"Si, ho il numero memorizzato e appare il tuo nome, cosa c'è?" "Senti, io sto guardando la tua richiesta di materiale, per fare ordinazione..."
"Ok, e allora?" "Io non capisco bene una cosa..."
"Cosa?" "Ecco... io non capisco..."
"Non ho scritto bene? L'ho fatto al computer con openoffice, che se avessi scritto io a mano veramente non capivi niente!" "No no, non è questo: la scrittura la capisco benissimo!"
"Allora ho sbagliato qualcosa nella costruzione grammaticale in inglese? Te lo rifaccio in italiano? Tanto tu lo capisci bene..." "No, capisco bene anche tuo inglese, anche se non è corretto come il mio, ma lo capisco bene lo stesso!"
"Ok, allora cosa non capisci? I nomi degli oggetti segnati che mi servono?" "No, anche questo io capisco, ma è un'altra la cosa che non capisco..."
"Segretaria! PLEASE!!!" "Please cosa?"
"Non ripetermi sempre che non capisci, ma dimmi COSA non capisci!" "Ecco... io non capisco... come posso fare..."
"Cosa?" "Cosa?"
"Come puoi fare cosa?" "Come posso fare ordinazione di quello che tu mi hai chiesto!"
"Boh! Telefona ai fornitori e chiedi! Immagino si faccia così!" "Si, io so! Ma non so come fare ordinazione!"
"Scusa, ma non sai come ordinare attrezzatura da ufficio? Se mi rimborsate vado a prenderla direttamente io al supermercato!" "No no... senti, tu torni qua in ufficio?"
"Sto arrivando: 5 minuti e sono lì!" "Ok, allora ti aspetto e ci parliamo di persona!"
Rientro in ufficio e lei è seduta alla sua scrivania, mi levo il giubbotto, mi avvicino e le chiedo "Ciao, cosa c'è che non va?" "Ciao! No, niente..."
"E allora cos'è successo che mi hai chiamato prima?" "Niente, io non capisco bene!"
"Cosa?" "Per favore, tu puoi sederti qua con me e lo facciamo insieme?"
"Ok, ma cosa non capisci?" "Io so fare questa ordinazione per penne, matite, quaderni..."
"Ok..." "...io so anche fare per macchina fotografica, per strumenti di misurazione, per attrezzatura per computer..."
"Bene..." "...ma questo io non lo so proprio fare!"
"Cosa?" "Questo!" e mi indica un qualcosa nel foglio che le avevo consegnato.
Leggo e... scoppio a ridere, mentre lei mi guarda confusa
"Scusa! E' un mio sbaglio! Non farci caso e cancellalo! Dovevo pensarci io a cancellare quella roba prima di stamparla, ma sono dovuto uscire di corsa e non ho fatto in tempo!"
Lei mi guarda stranamente preoccupata, senza capire bene cosa ha provocato il mio scoppio di risate in una situazione così particolare, che per lei si era invece rivelata estremamente imbarazzante.
"Scusami! Dai, fai finta che non sia successo niente! Dimentica quello che c'è scritto! Lo cancello subito col pennarello spesso, così non si vedrà nulla!"
Lei continua a fissarmi stranamente, e mi rendo conto che la cosa dev'essere stata una dura botta per lei, capisco anche che sforzo abbia fatto per continuare a star seduta lì, e per farmi addirittura sedere accanto a lei, specie considerando che non si sentono voci dallo stanzone, quindi siamo di fatto soli io e lei: evidentemente la sua voglia di chiarimenti era superiore all'imbarazzo causatole dalla lettura di quello che non avevo cancellato, e la mia risata l'aveva messa ancor più in imbarazzo, dato che non capivo evidentemente quali fossero i suoi sentimenti, ma non posso accollarmi io tutti i problemi del mondo, quindi questo doveva risolverselo da sola, io potevo solo prendere il pennarello e cancellare per sempre la frase imbarazzante, sia per lei che, soprattutto, per me.
"Ecco, va bene così?" nessuna risposta
"Ok, vado!" mi alzo e torno verso il mio posto, quando lei mi chiama "MK!"
"Dimmi?" "Scusa, ma..."
"Cosa?" "Dimmi sincero: l'avresti usato anche con me?"
Un attimo di silenzio da parte mia, mentre mi rendo conto che ha compreso perfettamente e che in fondo mi legge dentro come un libro aperto, quindi è inutile cercare di girare intorno
"No, con te no! Non ne ho motivo!" "Bene, ne sono felice!"
"Allora prendimelo!" le dico sogghignando, e lei accenna un sorriso dei suoi "No, non te lo prendo! E dovresti ringraziarmi che lo faccio per te!"
"Uh?" "E si! Le carceri serbe non sono come quelle italiane! Non voglio che proprio tu ci finisca!"
"Perchè dovrei finirci?" "Perchè se io te lo prendo, tu prima o poi lo userai! E a quel punto tu finiresti in carcere! E io non voglio!"
La guardo un istante: sta ridendo, scherza, ma i suoi occhi hanno ancora un lieve accenno di preoccupazione, solo che non capisco il motivo, ma lei mi legge dentro come un libro aperto, quindi si mette a ridere e ripete col suo serbitaliano "Niente da fare! Certe cose non sono per l'ufficio!"
"No? Sicura?" "Io sono sicura! In ufficio si lavora e non si fa nulla di quello che pensi tu!"
"Ma..." "Nulla! Niente cose strane in ufficio!"
"Cose strane?" "E me lo chiami normale?"
"Cosa?" "Chiedere come attrezzatura da ufficio un kalashnikov!"
Scoppiamo a ridere insieme!
Beh, meno male: mi legge dentro, ma per fortuna pare non abbia letto l'ultimo capitolo che mi stava per far scrivere!
Comunicazione d'ufficio
Houston, we have a problem! ;)
Mi scuso per il mancato avviso, ma ultimamente ci sono stati alcuni problemi: le ultime storie da pubblicare, caricate su una chiavetta usb in attesa di metterle in programmazione, hanno subito un evento catastrofico (la suddetta chiavetta ha esalato l'ultimo chip senza darmi il previsto preavviso sindacale!)
Io, da bravo utonto, non solo non avevo ancora caricato le suddette storie negli archivi di google (che già una volta mi aveva cancellato mezza programmazione) ma non avevo nemmeno provveduto a fare una ulteriore copia delle stesse (le mie info-risorse serbe sono alquanto spartane, e devo risolvere con quello che ho a disposizione) e di conseguenza dovrete aspettare che abbia il tempo e il modo di ricrearle, saranno pubblicate senza alcuna tempistica, ognuna vedrà la luce quando sarà pronta, quindi non dimenticate di tener sott'occhio i feed :)
Chiedo scusa ai lettori per questo disagio, ma purtroppo attualmente risulta l'unica soluzione possibile.
Mi scuso per il mancato avviso, ma ultimamente ci sono stati alcuni problemi: le ultime storie da pubblicare, caricate su una chiavetta usb in attesa di metterle in programmazione, hanno subito un evento catastrofico (la suddetta chiavetta ha esalato l'ultimo chip senza darmi il previsto preavviso sindacale!)
Io, da bravo utonto, non solo non avevo ancora caricato le suddette storie negli archivi di google (che già una volta mi aveva cancellato mezza programmazione) ma non avevo nemmeno provveduto a fare una ulteriore copia delle stesse (le mie info-risorse serbe sono alquanto spartane, e devo risolvere con quello che ho a disposizione) e di conseguenza dovrete aspettare che abbia il tempo e il modo di ricrearle, saranno pubblicate senza alcuna tempistica, ognuna vedrà la luce quando sarà pronta, quindi non dimenticate di tener sott'occhio i feed :)
Chiedo scusa ai lettori per questo disagio, ma purtroppo attualmente risulta l'unica soluzione possibile.
La nuova segretaria
Avevo accennato che la nuova segretaria capiva benissimo l'italiano, ma avevo dimenticato di spiegare come l'avevamo scoperto.
All'epoca, costei lavorava per la ditta serba che doveva controllare noi italici, su incarico del governo locale (in fondo il governo finanziava buona parte della realizzazione che stavamo facendo, aveva bisogno dell'esperienza italica, ma naturalmente non si fidava di noi, quindi cosa c'era di meglio che mettere una terza impresa a supervisionare il lavoro delle due imprese di direzione lavori?
Un giorno, costei fu incaricata di programmare una riunione di coordinamento (una delle tante, di fatto, ma la prima che organizzava costei) e lei lo fece come solo una serba saprebbe farlo.
Organizzo il tutto con un'efficienza allucinante, mettendo tutti a proprio (dis)agio con la sua freddezza (che stonava moltissimo, specie se confrontata con la sua bellezza: si, è veramente una donna molto bella) e parteciparono, tra gli altri, anche i rispettivi GrandiCapi, tra cui quello della nostra controparte architettonica, che per tutto il tempo dissimulò la sua inettitudine linguistica fissando il viso di costei e abbandonandosi a battute da avanspettacolo verso il nostro GrandeCapo, che commentava a sua volta.
I commenti, ovviamente, facevano espliciti riferimenti all'eccezionale abilità oratoria della ragazza, anche se non erano propriamente riferiti alla sua professionalità, quanto piuttosto a quello che entrambi avrebbero desiderato in sede di colloquio privato (sorvoliamo sul fatto che costei poteva benissimo venir figlia a entrambi, per l'età: si sa che negli esseri umani, col passare dell'età, molte cose tendono ad abbassarsi, compreso evidentemente il livello di stazionamento del cervello)
Lei continuava imperterrita a spiegare ciò che doveva, con il suo inglese quasi perfetto, ma i due ormai non l'ascoltavano più, anche se non perdevano di vista la sua bocca.
Alla fine, lei si blocca, si appoggia al tavolo davanti ai due e, sostituendo il proprio inglese con un italiano altrettanto perfetto (anche se con un discreto accento del sud) risponde direttamente loro che sono entrambi dei porci, che sarebbe ora la smettessero di esprimere certe idee ripugnanti e che la sua bocca mai e poi mai toccherà in qualche modo degli italiani, specie in certe zone, e soprattutto costoro.
Aggiunge quindi una frase perentoria "Se voi siete il meglio che l'Italia ha da offrirci, allora siamo veramente finiti nella merda più di quanto fossimo già!"
Il tutto in un crescendo di rossore, da parte sua per la furia che montava in lei, da parte dei due per l'imbarazzo nell'essere stati capiti così facilmente, e successivamente uno dei capi serbi di lei le ha chiesto cosa stesse succedendo, e lei non ha potuto fare a meno di obbedire al proprio capo e tradurre tutto quanto è successo, mentre i nostri capi diventavano piccoli piccoli di fronte agli sguardi carichi di disprezzo di tutti i serbi lì riuniti.
Alla fine, quando tutto finì, alcuni dei nostri colleghi serbi ci fecero presente (si, dopo che il disastro era stato fatto) che colei aveva studiato in Italia, dove era vissuta per alcuni anni, e conosceva perfettamente l'italiano.
Da allora furono chiare solo tre cose su di lei:
1) conosceva perfettamente sia l'inglese che l'italiano;
2) era una segretaria davvero efficiente e preparata;
3) ci odiava e ci disprezzava in maniera talmente evidente che ci meravigliavamo non ci sputasse addosso quando ci incontrava nel corridoio o entravamo nei loro uffici per parlare con i suoi colleghi tecnici
Adesso, come avete capito, è invece obbligata a convivere lavorativamente con noi, essendo diventata la nostra segretaria, anche se continua a odiarci, però conoscendoci meglio, si sta rendendo conto che non siamo tutti uguali (naturalmente siamo tutti inferiori a lei, ma lei è serba: appartiene a una razza superiore, e non dimentica mai di farcelo notare), in ogni caso, per fortuna, io non ho molto a che fare con lei, quindi sopravvivo meglio nel mio antro di tenebra!
All'epoca, costei lavorava per la ditta serba che doveva controllare noi italici, su incarico del governo locale (in fondo il governo finanziava buona parte della realizzazione che stavamo facendo, aveva bisogno dell'esperienza italica, ma naturalmente non si fidava di noi, quindi cosa c'era di meglio che mettere una terza impresa a supervisionare il lavoro delle due imprese di direzione lavori?
Un giorno, costei fu incaricata di programmare una riunione di coordinamento (una delle tante, di fatto, ma la prima che organizzava costei) e lei lo fece come solo una serba saprebbe farlo.
Organizzo il tutto con un'efficienza allucinante, mettendo tutti a proprio (dis)agio con la sua freddezza (che stonava moltissimo, specie se confrontata con la sua bellezza: si, è veramente una donna molto bella) e parteciparono, tra gli altri, anche i rispettivi GrandiCapi, tra cui quello della nostra controparte architettonica, che per tutto il tempo dissimulò la sua inettitudine linguistica fissando il viso di costei e abbandonandosi a battute da avanspettacolo verso il nostro GrandeCapo, che commentava a sua volta.
I commenti, ovviamente, facevano espliciti riferimenti all'eccezionale abilità oratoria della ragazza, anche se non erano propriamente riferiti alla sua professionalità, quanto piuttosto a quello che entrambi avrebbero desiderato in sede di colloquio privato (sorvoliamo sul fatto che costei poteva benissimo venir figlia a entrambi, per l'età: si sa che negli esseri umani, col passare dell'età, molte cose tendono ad abbassarsi, compreso evidentemente il livello di stazionamento del cervello)
Lei continuava imperterrita a spiegare ciò che doveva, con il suo inglese quasi perfetto, ma i due ormai non l'ascoltavano più, anche se non perdevano di vista la sua bocca.
Alla fine, lei si blocca, si appoggia al tavolo davanti ai due e, sostituendo il proprio inglese con un italiano altrettanto perfetto (anche se con un discreto accento del sud) risponde direttamente loro che sono entrambi dei porci, che sarebbe ora la smettessero di esprimere certe idee ripugnanti e che la sua bocca mai e poi mai toccherà in qualche modo degli italiani, specie in certe zone, e soprattutto costoro.
Aggiunge quindi una frase perentoria "Se voi siete il meglio che l'Italia ha da offrirci, allora siamo veramente finiti nella merda più di quanto fossimo già!"
Il tutto in un crescendo di rossore, da parte sua per la furia che montava in lei, da parte dei due per l'imbarazzo nell'essere stati capiti così facilmente, e successivamente uno dei capi serbi di lei le ha chiesto cosa stesse succedendo, e lei non ha potuto fare a meno di obbedire al proprio capo e tradurre tutto quanto è successo, mentre i nostri capi diventavano piccoli piccoli di fronte agli sguardi carichi di disprezzo di tutti i serbi lì riuniti.
Alla fine, quando tutto finì, alcuni dei nostri colleghi serbi ci fecero presente (si, dopo che il disastro era stato fatto) che colei aveva studiato in Italia, dove era vissuta per alcuni anni, e conosceva perfettamente l'italiano.
Da allora furono chiare solo tre cose su di lei:
1) conosceva perfettamente sia l'inglese che l'italiano;
2) era una segretaria davvero efficiente e preparata;
3) ci odiava e ci disprezzava in maniera talmente evidente che ci meravigliavamo non ci sputasse addosso quando ci incontrava nel corridoio o entravamo nei loro uffici per parlare con i suoi colleghi tecnici
Adesso, come avete capito, è invece obbligata a convivere lavorativamente con noi, essendo diventata la nostra segretaria, anche se continua a odiarci, però conoscendoci meglio, si sta rendendo conto che non siamo tutti uguali (naturalmente siamo tutti inferiori a lei, ma lei è serba: appartiene a una razza superiore, e non dimentica mai di farcelo notare), in ogni caso, per fortuna, io non ho molto a che fare con lei, quindi sopravvivo meglio nel mio antro di tenebra!
Volare... oh oh oh...
Per la serie "basta chiedere!"
Ho avuto necessità di posticipare un rientro dal lunedi al mercoledi (i voli della compagnia di bandiera balcanica sono a giorni alterni, credo per motivi di sicurezza e per permettere, nel caso, di ripulire l'aeroporto dai rottami, e non solo da quelli meccanici) e mi sono presentato a malpensa tranquillo, senza problemi, e con un sorriso smagliante, che ha superato indenne sia la coda alla biglietteria che quella al controllo bagagli, ha superato pure il controllo documenti e persino l'annuncio del "normale" ritardo di 3 ore... ma si è immediatamente sciolto come neve al sole di luglio quando ho visto l'aereo raggiungere la postazione e venire agganciato al tunnel... e per fortuna malpensa, a differenza di belgrado, non permette di vedere il volto dei passeggeri che scendono dall'aereo!
Ho volato con dei jet, ho volato con un turboelica, ho volato con la fantasia, ma non avevo mai pensato di volare con un coso simile!
Non era il classico boeing 737 della compagnia serba, non aveva nemmeno le 3 palle simbolo degli stessi, eppure era annunciato come il nostro aereo.
Nella mia mente tornarono immediate le immagini dei fumetti di guerra che leggevo da piccolo, e stranamente quello che vedevo sembrava un misto tra una "fortezza volante" senza mitragliatrici e uno di quei vecchi bimotori a elica usati per il lancio dei paracadutisti inglesi, solo che quei simboli che comparivano semi-cancellati sulle ali e sulla coda, accanto alla scritta cirillica che ricordava la temporanea appartenenza alla Serbia, non erano i cerchi concentrici inglesi della RAF o la stella inscritta nel cerchio della USAF... oddio, sempre stella era... e pure rossa... e le mie orecchie captarono un paio di commenti relativi ai termini "tupolev" e "bara volante"
Ok, era fatta! Non potevo tornare indietro, così mi infilai nel tunnel, entrai nello stretto abitacolo, raggiunsi il mio posto e infilai il mio borsone nella cappelliera, sedetti al mio posto e strinsi bene la cintura.
Ovviamente, alcuni istanti dopo, si presentò la mia occasionale vicina di posto, obbligandomi a sganciare la cintura, alzarmi e lasciarla passare, e sperare che nelle 2 ore di volo non dovesse andare sovente al bagno...
Subito dopo, rivolgendo un ultimo sguardo all'Italia, dal finestrino, dedicai un pensiero a Cthulhu, allacciai nuovamente la cintura, poggiai la testa sul ridotto schienale e chiusi gli occhi, quasi convinto di non riaprirli a Belgrado ma in qualche posto sperduto tipo Lost... o di finire per non riaprirli mai più.
Un ronzio incredibile, con una vibrazione fortissima, mi avvisarono che l'aereo era in moto, e poco dopo sentii la brusca accelerazione del decollo.
Furono due ore di incubi continui, un sonno agitatissimo, eppure alla fine, con un fracasso allucinante, sentii il velivolo toccare terra, e vidi il famigliare panorama dell'aeroporto di Belgrado.
Bene, malgrado tutte le previsioni contrarie ce l'avevamo fatta!
Ho avuto quindi la conferma che, malgrado tutto, i piloti serbi sono tra i migliori al mondo, forse per la rigida preparazione militare o forse per una pura questione di culo, ma anche stavolta avevano fatto alla perfezione il loro dovere e, cosa ancor più importante dal mio punto di vista, io ero sopravvissuto!
Ho avuto necessità di posticipare un rientro dal lunedi al mercoledi (i voli della compagnia di bandiera balcanica sono a giorni alterni, credo per motivi di sicurezza e per permettere, nel caso, di ripulire l'aeroporto dai rottami, e non solo da quelli meccanici) e mi sono presentato a malpensa tranquillo, senza problemi, e con un sorriso smagliante, che ha superato indenne sia la coda alla biglietteria che quella al controllo bagagli, ha superato pure il controllo documenti e persino l'annuncio del "normale" ritardo di 3 ore... ma si è immediatamente sciolto come neve al sole di luglio quando ho visto l'aereo raggiungere la postazione e venire agganciato al tunnel... e per fortuna malpensa, a differenza di belgrado, non permette di vedere il volto dei passeggeri che scendono dall'aereo!
Ho volato con dei jet, ho volato con un turboelica, ho volato con la fantasia, ma non avevo mai pensato di volare con un coso simile!
Non era il classico boeing 737 della compagnia serba, non aveva nemmeno le 3 palle simbolo degli stessi, eppure era annunciato come il nostro aereo.
Nella mia mente tornarono immediate le immagini dei fumetti di guerra che leggevo da piccolo, e stranamente quello che vedevo sembrava un misto tra una "fortezza volante" senza mitragliatrici e uno di quei vecchi bimotori a elica usati per il lancio dei paracadutisti inglesi, solo che quei simboli che comparivano semi-cancellati sulle ali e sulla coda, accanto alla scritta cirillica che ricordava la temporanea appartenenza alla Serbia, non erano i cerchi concentrici inglesi della RAF o la stella inscritta nel cerchio della USAF... oddio, sempre stella era... e pure rossa... e le mie orecchie captarono un paio di commenti relativi ai termini "tupolev" e "bara volante"
Ok, era fatta! Non potevo tornare indietro, così mi infilai nel tunnel, entrai nello stretto abitacolo, raggiunsi il mio posto e infilai il mio borsone nella cappelliera, sedetti al mio posto e strinsi bene la cintura.
Ovviamente, alcuni istanti dopo, si presentò la mia occasionale vicina di posto, obbligandomi a sganciare la cintura, alzarmi e lasciarla passare, e sperare che nelle 2 ore di volo non dovesse andare sovente al bagno...
Subito dopo, rivolgendo un ultimo sguardo all'Italia, dal finestrino, dedicai un pensiero a Cthulhu, allacciai nuovamente la cintura, poggiai la testa sul ridotto schienale e chiusi gli occhi, quasi convinto di non riaprirli a Belgrado ma in qualche posto sperduto tipo Lost... o di finire per non riaprirli mai più.
Un ronzio incredibile, con una vibrazione fortissima, mi avvisarono che l'aereo era in moto, e poco dopo sentii la brusca accelerazione del decollo.
Furono due ore di incubi continui, un sonno agitatissimo, eppure alla fine, con un fracasso allucinante, sentii il velivolo toccare terra, e vidi il famigliare panorama dell'aeroporto di Belgrado.
Bene, malgrado tutte le previsioni contrarie ce l'avevamo fatta!
Ho avuto quindi la conferma che, malgrado tutto, i piloti serbi sono tra i migliori al mondo, forse per la rigida preparazione militare o forse per una pura questione di culo, ma anche stavolta avevano fatto alla perfezione il loro dovere e, cosa ancor più importante dal mio punto di vista, io ero sopravvissuto!
Chi va e chi viene...
Quando fu ormai chiaro che Segretaria era inadatta a
far la segretaria, fu altrettanto chiaro che in tutti gli incarichi
differenti che le furono affidati ottenne un risultato pessimo, dato
che era troppo infantile per gestire i suoi lavori, che era troppo
inefficiente per gestire i suoi incarichi e che era troppo incapace
per gestire i rapporti di traduzione per noi italiani, venne il
momento di farle presente che era ora di cercarsi un altro lavoro.
Nel frattempo, avevamo recuperato la segretaria di
una ditta serba, sita al nostro stesso piano, che sapevamo per certo
conoscere benissimo l'italiano (poi scoprirete come lo sapevamo) e
immaginavamo fosse troppo in gamba per restare nell'altra ditta e non
lavorare con noi.
Ovviamente a Herr Direktor non andava giù (costei
dal suo curriculum risultava abbastanza in gamba da soppiantarlo, e
dato che colui continuava a fare i suoi lavori senza preoccuparsi del
suo incarico principale, consistente nel risolvere i nostri problemi
di vita in terra straniera, ma preferiva raggiungere i limiti del
ridicolo pur di fregare lo stipendio, ottenendo performances da
attore consumato, nel gestire le difficoltà di comunicazione con i
capi, quando si rendevano conto che le spese erano troppe e che la
maggior parte riguardavano vacanze e viaggi che nessuno di noi aveva
il tempo di fare... tranne lui... che peraltro pubblicava anche le
relative foto su fessbuk...) e fin dal primo momento, cercò di
boicottarla, ma costei era benvoluta dai capi... l'altra ormai era
decaduta nella stima e nel rispetto degli stessi (che non mancavano
mai di rammentare i dettagli del colloquio di assunzione della
stessa, ogni volta che ResponsabileCantiere si lamentava
dell'ennesima cazzata da lei combinata)
Alla fine della fiera, venne il fatidico giorno in
cui le due segretarie si trovarono insieme per l'ultima volta.
Lei ci salutò uno per uno, con i soliti 3 baci
serbi, mettendo un certo affetto verso i colleghi serbi e un certo
disprezzo verso i colleghi italiani, in particolare quelli che
ultimamente l'avevano maltrattata e ridotta sul lastrico, poi se ne
andò sparendo nel nulla, e nessuno seppe più nulla di lei, fino a
quando non scoprimmo che stava cercando lavoro dentro
l'ImmensaAzienda che stavamo costruendo, dove era ben conosciuta e
dove immaginava che tutti l'avrebbero accolta a braccia aperte,
peccato che proprio il fatto che la conoscessero bene rendeva vana
l'ultima speranza: fintanto che stava da noi, nessuno si faceva
problemi per la sua incapacità, ma trovarsela in un ambiente
altamente produttivo era diverso.
Alla fine, dopo varie vicissitudini, mi trovo un
insolito messaggio sul profilo del social network che usa il mio
alter-ego umanoide, proveniente da costei, nel suo (ehm) italiano,
che parlava del fatto che io ero quello che l'aveva sempre trattata
meglio di tutti, che con me andava d'accordissimo, e che ero sempre
stato gentile con lei (evidentemente oltre al suo italiano, anche le
sue idee erano molto confuse)
Leggo fino in fondo il messaggio, e scopro che alla
fine mi vuole incontrare, cosa alquanto strana, specie dopo la
sviolinata di prima, ma comunque non è certo un problema
incontrarla, quindi accetto di vederla e lei mi dice di raggiungerla
la domenica pomeriggio in un locale particolare, cosa che faccio.
Arrivo al locale, la trovo e ci sediamo al tavolino a
bere qualcosa, chiacchierando.
Lei mi rivela che ha sempre avuto problemi a lavorare
con noi, dato che nessuno apprezzava le sue professionalità, e che
tutti cercavano di portarsela a letto, e poi mi rivela che soltanto
con me aveva trovato un certo livello di amicizia e confidenza, e che
ero quindi l'unico di cui si fidava e a cui avrebbe chiesto quello
che stava per chiedermi.
Tutto questo discorso me l'ha fatto nel suo (ehm)
italiano, impiegando un giro di parole immenso, ma alla fine si
decide e mi rivela cosa voleva chiedermi “Ecco, quindi io ha
pensato che tu avere detto me tu non essere dipendente di
GrandeSocietà!” “Si, infatti non lo sono!”
“E tu avere detto me tu non essere dipendente di
FilialeSerbaGrandeSocietà!” “Infatti!”
“E tu avere detto me tu avere tuo StudioTecnico!”
“Si, ma cosa vuoi adesso da me?”
“Io chiedere te se tu avere bisogno di una
segretaria brava?” “Uh? Ne conosci qualcuna?”
“Io conosco io: io sono brava segretaria! Tu sai
questo!” “Ah, ma se sei una brava segretaria, perchè ti hanno
mandata via?”
“Perchè tutti loro non apprezzare mio lavoro, loro
volere solo portare me a letto, tutti loro!” “Tutti? Quindi anche
io?”
“Tu diverso! Tu tratta me bene sempre!” “Ma io
non ho bisogno di una segretaria!”
“Perchè tu no bisogno?” “Perchè io sono qua,
e quindi anche il mio studio è qua! Non mi serve nessuno in Italia!”
“Tu sicuro? Guarda che, se tu vuole, io vengo anche
letto con te!” “Segretaria, ma cosa stai dicendo?”
“Si, io brava! Io brava a letto e brava con bocca!
Tu prendere me, non pentire te!” “Perchè mi stai dicendo queste
cose?”
“Voi italiani piace, io so, io avere fatto
colloquio per venire da voi, e avere fatto altri colloqui per
italiani! Io so!” “Secondo me, non hai capito bene come deve
funzionare!”
“No, io so come funziona! Io so come far divertire
italiani! Tu prendere me!” “Segretaria, non ho bisogno di
assumere nessuna!”
“Io capito: tu volere prova io capace! Bene,
andiamo tua casa!” “Ma che stai...”
“Su, andiamo! Io so dove stare te, io già fatto
altri colloqui presso vostra casa!” “Difficile farti cambiare
idea, vero?”
“Io no cambiare idea: io brava!” “Uff... ok,
andiamo!”
Guerre intestine
Era un periodo che c'era una certa ostilità latente tra le due
squadre di direzione lavori, sostanzialmente per via del fatto che i
rispettivi grandi capi erano in una fase in cui l'associazione
temporanea stava cominciando a essere troppo duratura e ad andare
stretta, e ovviamente, quando i capi litigavano, quelli che ne
facevano le spese erano i soldati al fronte...
In una strana ansia da prestazioni, sembrava che le care fanciulle avessero necessità di scavalcarci continuamente, in qualsiasi cosa, cercando di finire sempre prima di noi, e sovente questo implicava non lavorare bene e soprattutto non collaborare.
Come credo di aver detto, in quel periodo stavo seguendo la realizzazione dell'impianto di illuminazione esterna, nelle varie strade interne allo stabilimento, incarico semplice se non fosse che la committenza ha deciso di tagliare i costi e ha obbligato la direzione lavori a ricorrere al reparto ingegneria di cantiere per rivalutare l'intera progettazione. Quindi, basandomi sulle richieste specifiche, ho cercato i parametri minimi previsti dalle leggi locali, li ho confrontati con quanto derivato dalla progettazione, e ho stabilito i nuovi criteri realizzativi al ribasso, rifacendo da zero l'intera progettazione (ma d'altronde, è il compito dell'ingegneria di cantiere, no?)
Il lavoro procedeva quindi con l'architetta che seguiva i lavori edili che mi comunicava le varie priorità delle strade, io che stabilivo cosa bisognava mettere lungo quelle strade, la sua impresa stradale che distruggeva la strada in oggetto, la sua impresa fognaria che sistemava la fognatura esistente, la mia impresa elettrica che scavava e piazzava tubi e pozzetti elettrici, l'impresa meccanica del mio collega che scavava e piazzava tubi e pozzetti per gli impianti fluidodinamici e termomeccanici, le varie imprese che richiudevano i loro scavi compattando tutto e l'impresa stradale che passava, ricopriva e asfaltava... il tutto era talmente rapido che le varie imprese lavoravano senza sosta anche di notte e nei festivi, su più turni... mentre la direzione lavori e l'ingegneria di cantiere si scambiavano sovente i turni per controllare i lavori stessi (peccato che in entrambi i casi, fossi sempre io...)
E venne il giorno in cui, per motivi che non capisco, Architetta faceva azioni strane, sovvertendo l'ordine costituito di cui sopra.
Davanti all'ingresso principale, c'era una strada che si inoltrava verso il paese, di proprietà dello stabilimento, compresa quindi nel lavoro di illuminazione, e siccome sarebbe stata la strada da cui sarebbe passato il MegaPresidente per l'inaugurazione, occorreva farla bene, al punto che Architetta decise di prendere in mano la situazione e di fare di testa sua.
Una mattina mi ritrovai quindi una betoniera dell'impresa stradale che stava gettando cemento sulla suddetta strada, impallidisco e chiamo la collega "Hi MK, how are you?" "Architetta, non ho tempo da perdere! Scendi subito e raggiungimi all'ingresso!"
"No, adesso non posso che ho da fare..." "Benissimo, come preferisci!"
Lei chiude la chiamata e io faccio immediatamente il numero del ResponsabileCommittenza che dovrebbe coordinare i lavori con noi "Ciao MK, che vuoi?" "Senti, c'è un grosso problema qua all'ingresso principale!"
"Ok, sono in zona, 2 minuti e arrivo!" "Bene!"
Appena arriva, nota la betoniera e "Che succede? Avete già finito?" "Io non ho nemmeno cominciato!"
"Cosa?" "Devo ripetere?"
Prende il telefono "Architetta, come here immediatily!" "Ok ok..."
Non potendo rifiutare di obbedire alla committenza, ecco che la fanciulla ci degna della sua presenza
"Che problema c'è?" "Quello!"
"Stanno gettando, e allora?" "E allora è meglio che li fermi!"
"Ma non posso fermarli! Sarebbero costi aggiuntivi!" "Non saranno i soli, e questi signori dovranno comunque rifare nuovamente la gettata!"
"Perchè?" "Perchè non mi hai avvisato che gettavi oggi qua! E i miei non sono ancora passati!"
Lei mi guarda senza capire, allora le spiego meglio "Architetta, qua non ci sono impianti meccanici, ma per l'illuminazione, prima che tu getti io devo mettere i miei tubi!"
"E allora?" "Quando mi avresti avvisato che gettavi qua?"
"Ho mandato la mail ieri sera..." "Dicendo che stamattina gettavi? E, secondo te, quando avrei dovuto leggerla? E quando avrei dovuto mandare i miei a scavare, posare tubi e pozzetti e richiudere?"
"Ma..." "Ma cosa? Che cazzo ti passa per la testa? Adesso io devo spaccare tutto per fare gli scavi, e tu dovrai gettare di nuovo, ed entrambe queste operazioni non erano in progetto quindi saranno varianti!"
A questo punto interviene ResponsabileCommittenza, che stava cambiando colore "Se chiederanno una variante su questo, la pagherai te, Architetta! Io non tiro fuori un euro di più, per questo lavoro qua!"
Lei si guarda in giro, confusa e prossima al pianto "Cosa possiamo fare?" "Tu puoi fermarli!"
"Ok, ma questa gettata sarà da buttar via..." "Senti, vediamo di salvare i loro cavoli e la tua capra! Digli di gettare qua davanti, per un tratto di 30 metri, lasciando però un metro e mezzo di terreno libero dietro, verso la scarpata!"
"Ma..." "Cosa hai in mente?" "Voglio sistemare le cose nel modo migliore e più semplice!"
"Dicci cosa vuoi fare!" "Lasciatemi un metro e mezzo in fondo, verso la scarpata, per scavare e posare i tubi, per il resto i pozzetti li stiamo mettendo ogni 30 metri, quindi qua verso il cordolo mi serve un'area libera ogni 30 metri dove mettere il pozzetto..."
"Continua..." "Se non mi lasciano l'area, dovrò poi tagliare per il pozzetto, quindi mi serve un 80x80 libero, e dal pozzetto dovrò andare fino all'area di scavo, ma sono tagli limitati e facilmente richiudibili con nuove gettate..."
"Uh?" "E' il sistema migliore! Riduciamo gli sprechi e le varianti, lei getta comunque, ma ne tiene una buona per l'ultima copertura, io faccio gli scavi e metto i pozzetti, e devo spaccare poco... Non vedo soluzioni migliori!"
"Mi sta bene, credo sia fattibile... Architetta?" "Yes, for me it's ok!"
"Allora, Architetta, spiega a quelli cosa devono fare, e tu MK, chiama i tuoi e digli cosa dovranno fare! E per stavolta passi, ma che non succeda mai più che si debba vedere una cosa simile!"
"Non dirlo a me, io solitamente i patti li rispetto!" "I'm sorry... I don't know..."
"Non voglio sentire scuse! Adesso andate e fate i vostri lavori!" e sparisce
"MK, I'm..." "Stop! Don't tell me nothing: speak with them! Make your work!"
"Ok ok, I'm going!" "Ok, I call my guys..."
E anche questa è andata!
In una strana ansia da prestazioni, sembrava che le care fanciulle avessero necessità di scavalcarci continuamente, in qualsiasi cosa, cercando di finire sempre prima di noi, e sovente questo implicava non lavorare bene e soprattutto non collaborare.
Come credo di aver detto, in quel periodo stavo seguendo la realizzazione dell'impianto di illuminazione esterna, nelle varie strade interne allo stabilimento, incarico semplice se non fosse che la committenza ha deciso di tagliare i costi e ha obbligato la direzione lavori a ricorrere al reparto ingegneria di cantiere per rivalutare l'intera progettazione. Quindi, basandomi sulle richieste specifiche, ho cercato i parametri minimi previsti dalle leggi locali, li ho confrontati con quanto derivato dalla progettazione, e ho stabilito i nuovi criteri realizzativi al ribasso, rifacendo da zero l'intera progettazione (ma d'altronde, è il compito dell'ingegneria di cantiere, no?)
Il lavoro procedeva quindi con l'architetta che seguiva i lavori edili che mi comunicava le varie priorità delle strade, io che stabilivo cosa bisognava mettere lungo quelle strade, la sua impresa stradale che distruggeva la strada in oggetto, la sua impresa fognaria che sistemava la fognatura esistente, la mia impresa elettrica che scavava e piazzava tubi e pozzetti elettrici, l'impresa meccanica del mio collega che scavava e piazzava tubi e pozzetti per gli impianti fluidodinamici e termomeccanici, le varie imprese che richiudevano i loro scavi compattando tutto e l'impresa stradale che passava, ricopriva e asfaltava... il tutto era talmente rapido che le varie imprese lavoravano senza sosta anche di notte e nei festivi, su più turni... mentre la direzione lavori e l'ingegneria di cantiere si scambiavano sovente i turni per controllare i lavori stessi (peccato che in entrambi i casi, fossi sempre io...)
E venne il giorno in cui, per motivi che non capisco, Architetta faceva azioni strane, sovvertendo l'ordine costituito di cui sopra.
Davanti all'ingresso principale, c'era una strada che si inoltrava verso il paese, di proprietà dello stabilimento, compresa quindi nel lavoro di illuminazione, e siccome sarebbe stata la strada da cui sarebbe passato il MegaPresidente per l'inaugurazione, occorreva farla bene, al punto che Architetta decise di prendere in mano la situazione e di fare di testa sua.
Una mattina mi ritrovai quindi una betoniera dell'impresa stradale che stava gettando cemento sulla suddetta strada, impallidisco e chiamo la collega "Hi MK, how are you?" "Architetta, non ho tempo da perdere! Scendi subito e raggiungimi all'ingresso!"
"No, adesso non posso che ho da fare..." "Benissimo, come preferisci!"
Lei chiude la chiamata e io faccio immediatamente il numero del ResponsabileCommittenza che dovrebbe coordinare i lavori con noi "Ciao MK, che vuoi?" "Senti, c'è un grosso problema qua all'ingresso principale!"
"Ok, sono in zona, 2 minuti e arrivo!" "Bene!"
Appena arriva, nota la betoniera e "Che succede? Avete già finito?" "Io non ho nemmeno cominciato!"
"Cosa?" "Devo ripetere?"
Prende il telefono "Architetta, come here immediatily!" "Ok ok..."
Non potendo rifiutare di obbedire alla committenza, ecco che la fanciulla ci degna della sua presenza
"Che problema c'è?" "Quello!"
"Stanno gettando, e allora?" "E allora è meglio che li fermi!"
"Ma non posso fermarli! Sarebbero costi aggiuntivi!" "Non saranno i soli, e questi signori dovranno comunque rifare nuovamente la gettata!"
"Perchè?" "Perchè non mi hai avvisato che gettavi oggi qua! E i miei non sono ancora passati!"
Lei mi guarda senza capire, allora le spiego meglio "Architetta, qua non ci sono impianti meccanici, ma per l'illuminazione, prima che tu getti io devo mettere i miei tubi!"
"E allora?" "Quando mi avresti avvisato che gettavi qua?"
"Ho mandato la mail ieri sera..." "Dicendo che stamattina gettavi? E, secondo te, quando avrei dovuto leggerla? E quando avrei dovuto mandare i miei a scavare, posare tubi e pozzetti e richiudere?"
"Ma..." "Ma cosa? Che cazzo ti passa per la testa? Adesso io devo spaccare tutto per fare gli scavi, e tu dovrai gettare di nuovo, ed entrambe queste operazioni non erano in progetto quindi saranno varianti!"
A questo punto interviene ResponsabileCommittenza, che stava cambiando colore "Se chiederanno una variante su questo, la pagherai te, Architetta! Io non tiro fuori un euro di più, per questo lavoro qua!"
Lei si guarda in giro, confusa e prossima al pianto "Cosa possiamo fare?" "Tu puoi fermarli!"
"Ok, ma questa gettata sarà da buttar via..." "Senti, vediamo di salvare i loro cavoli e la tua capra! Digli di gettare qua davanti, per un tratto di 30 metri, lasciando però un metro e mezzo di terreno libero dietro, verso la scarpata!"
"Ma..." "Cosa hai in mente?" "Voglio sistemare le cose nel modo migliore e più semplice!"
"Dicci cosa vuoi fare!" "Lasciatemi un metro e mezzo in fondo, verso la scarpata, per scavare e posare i tubi, per il resto i pozzetti li stiamo mettendo ogni 30 metri, quindi qua verso il cordolo mi serve un'area libera ogni 30 metri dove mettere il pozzetto..."
"Continua..." "Se non mi lasciano l'area, dovrò poi tagliare per il pozzetto, quindi mi serve un 80x80 libero, e dal pozzetto dovrò andare fino all'area di scavo, ma sono tagli limitati e facilmente richiudibili con nuove gettate..."
"Uh?" "E' il sistema migliore! Riduciamo gli sprechi e le varianti, lei getta comunque, ma ne tiene una buona per l'ultima copertura, io faccio gli scavi e metto i pozzetti, e devo spaccare poco... Non vedo soluzioni migliori!"
"Mi sta bene, credo sia fattibile... Architetta?" "Yes, for me it's ok!"
"Allora, Architetta, spiega a quelli cosa devono fare, e tu MK, chiama i tuoi e digli cosa dovranno fare! E per stavolta passi, ma che non succeda mai più che si debba vedere una cosa simile!"
"Non dirlo a me, io solitamente i patti li rispetto!" "I'm sorry... I don't know..."
"Non voglio sentire scuse! Adesso andate e fate i vostri lavori!" e sparisce
"MK, I'm..." "Stop! Don't tell me nothing: speak with them! Make your work!"
"Ok ok, I'm going!" "Ok, I call my guys..."
E anche questa è andata!
Crisi depressive
In quel periodo, la sezione elettrica del nostro ufficio era stata
incaricata di seguire l'installazione dell'impianto di illuminazione
esterna, secondo le specifiche richieste della sezione serba della
committenza (per chi non avesse capito, significa sostanzialmente che
l'impianto progettato dallo staff torinese dei miei colleghi era
troppo costoso, e il responsabile della committenza aveva tagliato i
fondi praticamente al 50%, per cui occorreva rivedere tutto il lavoro
fatto, ricalcolare tutto e reimpostare le cose in modo da ottenere
comunque un qualcosa che soddisfacesse le richieste minimali delle
normative serbe, e che non costasse troppo rispetto ai tagli
effettuati dalla committenza).
Tutto questo rimpasto era affidato alle mani del servizio di ingegneria di cantiere della Grande Società, servizio composto da una persona sola (io) che doveva comunque suddividere il tempo con il servizio di direzione lavori per alcuni uffici e alcuni stabilimenti minori, servizio seguito da due persone (io e Cantierista, affiancatomi per permettermi di avere abbastanza tempo da gestire il precedente lavoro. Peccato che in quell'occasione non ci fosse ancora la sua traduttrice ufficiale, all'epoca limitata al solo ruolo di Segretaria, e che lui comunque non parlasse né serbo né inglese, e TecnicoInterprete era costantemente requisito da CapoCantierista per importanti incarichi, quali leggergli le email e andargli a prendere il caffè alla macchinetta, quindi dovevo comunque andare io a risolvere tutti i problemi che doveva risolvermi Cantierista... lascio immaginare ai lettori il mio stato e il mio livello di tolleranza).
In quell'occasione, mi ritrovai quindi a seguire Cantierista nei suoi giri insieme a piedi attraverso l'intero stabilimento (noi seguivamo impianti minori, quindi non avevamo diritto a usare le macchine aziendali, ormai diventate di fatto proprietà privata di ResponsabileCantiere e di CapoCantierista, che le utilizzavano per raggiungere gli stabilimenti grossi... a 200 metri dalla palazzina dov'era la nostra sede, mentre noi dovevamo andare fino in collina sotto un metro di neve e farci/mi il giro completo dell'intero stabilimento, ma in questa fase io ricevevo ordini direttamente da Torino, quindi bypassavo i due dittatori e di conseguenza questa era la mia punizione per essermi sottratto al loro dominio assoluto...)
Dopo aver arrancato nella neve, arrivammo allo stabilimento, dove Cantierista mi aveva accennato del problema, problema che avevo in parte notato anch'io all'inizio dei lavori, ma che non avevo immaginato finisse così: i mattoni serbi sono più grossi di quelli italiani, e l'avevo fatto notare ad Architetta, che seguiva la parte edile, quando avevano cominciato a tracciare le pareti degli uffici, dicendole di cominciare a costruire da un lato anziché dall'altro, ma lei non aveva evidentemente accolto il mio suggerimento e aveva fatto costruire prima gli uffici e poi, dopo tutto il resto, bagni e spogliatoi... e infine l'ultima nicchia, dove doveva venire il quadro elettrico.
Devo proprio dirlo, che il nostro quadro era largo esattamente 180 cm? Devo aggiungere che lo spazio studiato della nicchia doveva essere esattamente 2 metri? Devo ancora dire che, dato che i mattoni erano diversamente dimensionati, parete dopo parete, l'errore si è accumulato in massa proprio nella nicchia, che è risultata di 170 cm?
Ovviamente l'impresa elettrica, subappaltatrice di quella edile, era ferma, ma era ferma anche l'impresa edile, in attesa di capire cosa fare. Io ero lì apposta per risolvere il problema, ma mancava qualcuno all'appello, così presi il telefono e... "Halo?" "Architetta?"
"Yes, I'm..." "I'm MK..."
"Oh, ciao MK, how are you?" "I'm tired, cold and angry!"
"Why?" "Because I've worked all the night, all the day and now I'm in building X for a big problem!"
"What problem?" "What problem??? Where are you?"
"In my office, why?" "This is also your problem, came here immediatily, please"
"Eh? But..." "Architetta, I've say you to came here!"
"But I can't..." "PORK@§#!!! CAME HERE IMMEDIATILY!!!"
Era sostanzialmente una ragazzina neo laureata, alla sua prima esperienza lavorativa, giocava a comandare tutte le imprese (che poi facevano comunque come volevano loro) e sperava che noi la levassimo dai guai quando capitavano, e qualcuno dei nostri colleghi serbi le aveva anche parato il culo diverse volte, ma io non sono un serbo e non ero nemmeno interessato al suo culo, quindi è cascata malissimo, inoltre la mia fama le era già nota tramite una sua collega, per cui dopo circa mezz'ora la vediamo apparire con i jeans aderenti impiastrati di neve...
Ci raggiunge e le mostriamo il problema, di cui pare non essersi mai resa conto, malgrado fosse qua tutti i giorni, a suo dire (peraltro, su questo, nemmeno Cantierista si era mai resi conto di niente, ma lui non parlava le lingue straniere...) e io le chiedo come mai non mi ha dato retta quando le ho detto di cominciare al contrario con le stanze. Lei comincia a dire che doveva far bene gli uffici, che queste sono solo nicchie e via così, le faccio quindi presente che in questa nicchia deve starci il quadro elettrico che controlla l'intero stabilimento, ma è come parlare a un muro... serbo...
"Can you reduce the electrical cabinet?" "No! You must build the wall with exact dimensions!"
"But I can't make this... I've just realized other walls!" "Shift them!"
"Eh?" "Shift them!"
"But... You're idiot!" "No, you're unable to make this work! Your mistakes have created this problem!"
"No, I'm ok, I've worked exactly..." "In fact, so exactly that our cabinet don't stay in its area!"
"You can't tell me this! It's too... too..." "Too real?"
Lei mi guarda furiosamente per un attimo, poi china il capo e mi accorgo che sta piangendo, alla fine si asciuga gli occhi, poi alza il viso arrossato e "What's I can do?" "Reduce the bathroom, move the wc, and enlarge this area. This is the most quickly solution! Or make a new area for our cabinet here!"
"New area is impossible! Can you drawing me a sketch of these changes?" "Yes, of course!"
Prendo una penna e indico le variazioni sul foglio del progetto, lei le guarda, annuisce e poi si volta verso l'impresa, spiegando loro cosa devono fare... anche se quelli avevano già capito tutto fin da subito.
E questo fu risolto così, senza troppi danni...
Tutto questo rimpasto era affidato alle mani del servizio di ingegneria di cantiere della Grande Società, servizio composto da una persona sola (io) che doveva comunque suddividere il tempo con il servizio di direzione lavori per alcuni uffici e alcuni stabilimenti minori, servizio seguito da due persone (io e Cantierista, affiancatomi per permettermi di avere abbastanza tempo da gestire il precedente lavoro. Peccato che in quell'occasione non ci fosse ancora la sua traduttrice ufficiale, all'epoca limitata al solo ruolo di Segretaria, e che lui comunque non parlasse né serbo né inglese, e TecnicoInterprete era costantemente requisito da CapoCantierista per importanti incarichi, quali leggergli le email e andargli a prendere il caffè alla macchinetta, quindi dovevo comunque andare io a risolvere tutti i problemi che doveva risolvermi Cantierista... lascio immaginare ai lettori il mio stato e il mio livello di tolleranza).
In quell'occasione, mi ritrovai quindi a seguire Cantierista nei suoi giri insieme a piedi attraverso l'intero stabilimento (noi seguivamo impianti minori, quindi non avevamo diritto a usare le macchine aziendali, ormai diventate di fatto proprietà privata di ResponsabileCantiere e di CapoCantierista, che le utilizzavano per raggiungere gli stabilimenti grossi... a 200 metri dalla palazzina dov'era la nostra sede, mentre noi dovevamo andare fino in collina sotto un metro di neve e farci/mi il giro completo dell'intero stabilimento, ma in questa fase io ricevevo ordini direttamente da Torino, quindi bypassavo i due dittatori e di conseguenza questa era la mia punizione per essermi sottratto al loro dominio assoluto...)
Dopo aver arrancato nella neve, arrivammo allo stabilimento, dove Cantierista mi aveva accennato del problema, problema che avevo in parte notato anch'io all'inizio dei lavori, ma che non avevo immaginato finisse così: i mattoni serbi sono più grossi di quelli italiani, e l'avevo fatto notare ad Architetta, che seguiva la parte edile, quando avevano cominciato a tracciare le pareti degli uffici, dicendole di cominciare a costruire da un lato anziché dall'altro, ma lei non aveva evidentemente accolto il mio suggerimento e aveva fatto costruire prima gli uffici e poi, dopo tutto il resto, bagni e spogliatoi... e infine l'ultima nicchia, dove doveva venire il quadro elettrico.
Devo proprio dirlo, che il nostro quadro era largo esattamente 180 cm? Devo aggiungere che lo spazio studiato della nicchia doveva essere esattamente 2 metri? Devo ancora dire che, dato che i mattoni erano diversamente dimensionati, parete dopo parete, l'errore si è accumulato in massa proprio nella nicchia, che è risultata di 170 cm?
Ovviamente l'impresa elettrica, subappaltatrice di quella edile, era ferma, ma era ferma anche l'impresa edile, in attesa di capire cosa fare. Io ero lì apposta per risolvere il problema, ma mancava qualcuno all'appello, così presi il telefono e... "Halo?" "Architetta?"
"Yes, I'm..." "I'm MK..."
"Oh, ciao MK, how are you?" "I'm tired, cold and angry!"
"Why?" "Because I've worked all the night, all the day and now I'm in building X for a big problem!"
"What problem?" "What problem??? Where are you?"
"In my office, why?" "This is also your problem, came here immediatily, please"
"Eh? But..." "Architetta, I've say you to came here!"
"But I can't..." "PORK@§#!!! CAME HERE IMMEDIATILY!!!"
Era sostanzialmente una ragazzina neo laureata, alla sua prima esperienza lavorativa, giocava a comandare tutte le imprese (che poi facevano comunque come volevano loro) e sperava che noi la levassimo dai guai quando capitavano, e qualcuno dei nostri colleghi serbi le aveva anche parato il culo diverse volte, ma io non sono un serbo e non ero nemmeno interessato al suo culo, quindi è cascata malissimo, inoltre la mia fama le era già nota tramite una sua collega, per cui dopo circa mezz'ora la vediamo apparire con i jeans aderenti impiastrati di neve...
Ci raggiunge e le mostriamo il problema, di cui pare non essersi mai resa conto, malgrado fosse qua tutti i giorni, a suo dire (peraltro, su questo, nemmeno Cantierista si era mai resi conto di niente, ma lui non parlava le lingue straniere...) e io le chiedo come mai non mi ha dato retta quando le ho detto di cominciare al contrario con le stanze. Lei comincia a dire che doveva far bene gli uffici, che queste sono solo nicchie e via così, le faccio quindi presente che in questa nicchia deve starci il quadro elettrico che controlla l'intero stabilimento, ma è come parlare a un muro... serbo...
"Can you reduce the electrical cabinet?" "No! You must build the wall with exact dimensions!"
"But I can't make this... I've just realized other walls!" "Shift them!"
"Eh?" "Shift them!"
"But... You're idiot!" "No, you're unable to make this work! Your mistakes have created this problem!"
"No, I'm ok, I've worked exactly..." "In fact, so exactly that our cabinet don't stay in its area!"
"You can't tell me this! It's too... too..." "Too real?"
Lei mi guarda furiosamente per un attimo, poi china il capo e mi accorgo che sta piangendo, alla fine si asciuga gli occhi, poi alza il viso arrossato e "What's I can do?" "Reduce the bathroom, move the wc, and enlarge this area. This is the most quickly solution! Or make a new area for our cabinet here!"
"New area is impossible! Can you drawing me a sketch of these changes?" "Yes, of course!"
Prendo una penna e indico le variazioni sul foglio del progetto, lei le guarda, annuisce e poi si volta verso l'impresa, spiegando loro cosa devono fare... anche se quelli avevano già capito tutto fin da subito.
E questo fu risolto così, senza troppi danni...
Preparare un meeting...
Talvolta mi capita di trovarmi impelagato in qualche meeting su lavori di cui non so nulla e non ho molto tempo per prepararmi...
Andiam, andiam, andiamo a formattare...
Per una volta, stranamente, pare che le cose di lavoro stiano funzionando come si deve, al punto che comincio a pensare che Murphy sia andato in ferie, quando ricevo prontamente la triste smentita.
Il mio collega, che di fatto è pure responsabile informatico dell'area, riceve una email dalla sede italiana che avvisa che il programma che utilizziamo per la gestione della posta elettronica (di fatto una ciofeca che più ciofeca non si può) sta avendo problemi.
Nemmeno a dirlo, nel giro di pochi istanti nessuno riesce più a scaricare e leggere la posta elettronica di cantiere (per quelle personali non ci sono particolari problemi, visto che internet funziona) così comincia la solita trafila di urla, strepiti e bestemmie.
Alla fine, stanco di tutto ciò, il collega si alza e decide “Adesso basta! Formattiamo tutto! Caricate tutto sul server che tra sabato e domenica formattiamo!”
Ovviamente era l'ultima cosa che mi aspettavo di sentire: formattare una decina di computer in Serbia perchè non funziona un programma di posta elettronica gestito da un server in Italia non mi sembra proprio questa grande idea, specie in un momento in cui le cose si stanno complicando e ci sono un sacco di lavori da fare... ovviamente, io pensavo al fatto, peraltro banale, che dopo la formattazione e la reinstallazione, oltre al sistema operativo, occorre installare anche driver e programmi accessori, quindi recuperare tutta la pappardella buttata nel server. Peraltro, io non avevo una cartella personale nel server, e questo sedicente sysadmin si è sempre ben guardato dal crearmela, ma siccome nell'area comune del server c'è poco spazio e io non ho modo di accedere ad altre aree, ho provveduto ad archiviare tutte le mie belle cosette di lavoro su un sistema piuttosto autarchico: ho recuperato una campana intera di dvd dall'armadio di Segretaria, che credo si sia convinta che sono uno spacciatore di film porno...
Alla fine del periodo ultimo, mi è rimasto un solo dvd vuoto...
Giunge quindi il fatidico giorno, il collega procede computer per computer alla formattazione e reinstallazione del sistema operativo, dei driver e del necessario corredo di software (office e autocad) lasciando poi a ciascuno di noi il banale compito di scaricare e installare ogni altro programma che ci possa essere utile, nonché di configurarlo opportunamente per il nostro fabbisogno.
Sabato, le imprecazioni erano limitate, visto che non si poteva fare altrimenti.
Domenica, le imprecazioni erano limitatissime, visto che eravamo solo in tre, in ufficio.
Lunedi vidi personalmente andare a fuoco ben tre calendari tra cattolici e ortodossi, per non parlare delle urla di chi si trovava a riorganizzare tutti i programmi che utilizzava e che doveva, adesso, riscaricarsi, rinstallarsi e rimpostarsi.
E per fortuna, è riuscito a sistemare il computer di ResponsabileCantiere e di CapoCantierista prima del martedi, quando sarebbero rientrati dal weekend italico e, accedendo alle macchine, avrebbero visto che non funzionava più niente...
Ma, dico io, possibile che non ci fosse un momento migliore per formattare tutto?
Ma cosa mi dici mai?
Come dicevo tempo fa, Segretaria
diceva di conoscere perfettamente italiano, inglese, spagnolo e
serbo, e quando Cantierista ha iniziato a lamentarsi che non riusciva a comunicare con le imprese, che non aveva a disposizione alcun aiuto
dato che TecnicoInterprete era costantemente requisito da
CapoCantierista, e che io non riuscivo ad aiutarlo più di tanto
visto che nemmeno io parlavo serbo (i corsi sono iniziati dopo questi
eventi), ecco che gli venne detto di utilizzare come interprete
Segretaria.
E fu così che lui scendeva in
cantiere, ma prima aspettava che lei si cambiasse, si mettesse il
giubbotto da cantiere, gli scarponi e valutasse se era il caso di
mettere il casco e rovinarsi l'acconciatura o non metterlo e
rovinarsi la testa, poi scendevano e andavano a comunicare con le
imprese.
Lui esprimeva concetti profondi
dilungandosi in trattative megagalattiche, partendo dall'alba dei
tempi, per poter infine dire alle imprese cosa diavolo dovevano fare,
e come farlo, e lei traduceva ogni parola dall'italico idioma al
serbo, in modo che le varie imprese capissero cosa lui stesse
dicendo.
Sovente lei chiedeva spiegazioni su
qualche termine tecnico che non conosceva, in modo da poterlo
tradurre al meglio, con frasi del tipo “...si tratta di un coso
simile a questo o a quest'altro...” e lui ovviamente glielo
spiegava, partendo dal momento in cui qualcuno ebbe l'idea per
inventare tale apparato, di qualsiasi apparato si trattasse...
Per lui era bello camminare con una
ragazza carina accanto, per le imprese era bello sentire le
istruzioni nella propria lingua e non nell'inglese che biascicavo io
quando accompagnavo il poveraccio nei suoi tour cantieristici, per
lei era bello vedere i vari luoghi dove si lavorava e conoscere tutte
quelle persone affascinanti e ben disposte a invitarla per
trascorrere insieme una bella serata. Insomma, era bello per tutti,
fino a quando il diavolo decise di metterci la coda, e lo fece
tramite me.
Quel giorno, scesi anch'io, dato che
dovevo vedere l'impresa e spiegare loro un paio di cose, oltre a
quelle che avrebbe detto Cantierista.
Raggiungemmo i tecnici dell'impresa,
li salutammo e procedemmo con le chiacchiere di rito, e mentre
Cantierista e Segretaria intrattenevano il Responsabile, io parlavo
direttamente col Vice, che tanto ci capivamo benissimo in inglese,
dato che entrambi usavamo un inglese elementare e parlato lentamente.
A un certo punto, gli spiego come
procedere, e lui mi ferma un attimo, chiedendomi “Ma sei sicuro che
dobbiamo fare in questo modo?” “Certo! Va fatto in questo modo!”
“Ma anche Cantierista dice che va
fatto in questo modo?” “Ovvio, anche lui dice le stesse cose!”
“Ah! Ma la ragazza non sta dicendo
la stessa cosa!” “Eh? E cosa sta dicendo?”
“Sta dicendo tutt'altro! Tutto
differente da come dici te!”
Io lo guardo, poi mi volto verso gli
altri e li fermo “Segretaria, Cantierista, basta! Dobbiamo andare!”
“Ma...”
“Ho detto basta!” poi mi volto
verso Responsabile dell'impresa e, indicando il suo Vice, gli dico in inglese “Lui sa tutto
quello che dovete fare, giusto?” l'altro annuisce “Procedete come
ho detto io!”
I due colleghi mi guardano strano mentre li
trascino via quasi di forza, ma evitano di aprir bocca fino a quando siamo fuori portata dall'impresa, poi Cantierista mi chiede “Che
succede?” io mi volto verso Segretaria “Chiedilo a lei!”
“Cosa tu vuoi dire?” “Cosa tu
hai detto? O meglio, cosa hai tradotto?”
“Io ho detto quello che lui dire
me!” “Sicura? Mi hanno detto che quello che dicevi te in serbo
non corrispondeva con quello che dicevo io in inglese!”
“Io non so cosa tu avere detto!”
“Ho detto le stesse cose che diceva Cantierista in italiano a te!
Dimmi la verità: tu non conosci l'italiano?”
“No, io conosco! Io parlo benissimo
italiano!” “Allora non conosci il serbo!”
“Io sono serba, come posso non
conoscere io serbo?” “Allora appena arriviamo in ufficio
chiamiamo Vice dell'impresa e gli chiediamo di dire a
TecnicoInterprete cosa ha capito da me e cosa ha capito da te!”
Lei è
impallidita, poi ha cominciato a piangere “Che hai da piangere? In
questo modo vediamo subito se sono io che non mi sono spiegato o sei
te!”
Lei
non ha aperto bocca, ha fatto cenno di no con la testa e siamo poi
tornati sopra.
I tuoi baci non son semplici baci...
E venne infine il giorno in cui... o meglio, la sera in cui... mosso da atteggiamenti di pietá dovuta a folle insistenza mista a carenze del frigorifero, accettai, dopo lungo tempo, di uscire a cena con ResponsabileCantiere (anche se so in partenza che alla fine litigheremo, come al solito).
Ci troviamo quindi nel cortile sottocasa all'ora indicata, saliamo in macchina e lui sfreccia a warp 5 verso il ristorante. Parcheggiamo, entriamo e ci accomodiamo al tavolo, dove lui ordina il vino senza chiedere il mio parere, rovinandomi immediatamente la serata: infatti da questo deduco che a breve sarebbe arrivata la Bionda, cosí mi sarei trovato a fare la parte del terzo incomodo, per poi finire la serata nel solito locale e riaccompagnarlo poi a casa ubriaco marcio... ma vadano a fare in culo tutti e due: io sono qui per mangiare e mangio, il resto non conta nulla per me!
Non serve nemmeno chiedere conferma, basta osservare come guarda la porta ogni tot minuti, e infatti a un certo punto si illumina e, dopo pochissimi istanti, la voce inconfondibile di Bionda ci saluta, al che mi volto per darle la mano e rimango bloccato dallo stupore: assieme alla Bionda c'era anche lei, la Spagnola, incredibilmente bella e raggiante, che mi saluta con la solita tripletta di baci, e ancora una volta con un discreto indugio per ciascun bacio.
Si siede accanto a me, col mio collega di fronte e la sua amica di fronte a me, ordiniamo ulteriormente da bere e anche da mangiare.
La Bionda mangia pochissimo, invece la Spagnola decide di darci dentro, prende portate alternative alle mie "Poi ce le dividiamo!", poi si sistema il tovagliolo sulle gambe sfiorando le mie e sorridendomi, quindi comincia a parlare con me in serbinglese, chiedendomi di tutto e di più, senza preoccuparsi minimamente dell'amica e del mio collega.
Entrambi, invece, ci guardano stupiti, o meglio guardano lei in maniera strana: avevano già notato che in mia presenza la sua riservatezza e timidezza parevano diminuire d'intensità, ma in questo caso era proprio diventata un'altra persona. Io sono piuttosto laconico, quindi era sempre lei a dare gli impulsi principali alla conversazione, ma da qui a gestirla direttamente lei ce ne passa.
Un paio di volte, Bionda le fa notare (in serbo) che siamo in 4 al tavolo, e lei risponde prima con un “Oh scusa!” e successivamente con un “Pensa tu a lui, che io ho qui il mio MK!”, e incredibilmente riesco a capire quello che si sono dette, scoppiando in una risata irrefrenabile. Entrambe mi guardano e Bionda mi chiede “Ma hai tu capito cosa lei ha detto?” “Si, ho capito!”
Spagnola arrossisce, poi sorride e mi abbraccia “Bene, sono felice che tu hai capito!” “Sono felice anch'io!”
La serata procede con me che le servo da bere, me che la imbocco per farle assaggiare qualcosa del mio piatto e viceversa (si: al posto di dividerci equamente le portate come aveva detto, alla fine ci siamo imboccati a vicenda, per far assaggiare all'altra qualcosa delle "prelibatezze" che abbiamo preso), me che fingo imperturbabilità mentre lei poggia la sua gamba contro la mia, me che le poggio una mano sulla spalla, tirandola a me e piazzandole un bacio sulla guancia, a rischio di beccarmi una coltellata... ma lei sorride e decide di ricambiare il gesto baciandomi a sua volta (in definitiva, abbiamo fatto tutte le cazzate classiche di due fidanzatini a cena insieme, ovvero tutto quello che normalmente nessuno di noi si sarebbe mai sognato di fare, una volta superata la fase iniziale di panico/vergogna...).
Andiamo quindi al solito locale, dividendoci nelle due macchine: il collega nella macchina della Bionda e la Spagnola nella macchina con me, ma lei durante il viaggio pare preoccupata, le chiedo che problema c'è e risponde “Io non posso fare troppo tardi, ma Bionda temo che deciderà di passare la notte con il tuo collega, quindi chi mi riaccompagna a casa? Sono venuta con lei, nella sua macchina...”
“E dov'è il problema? Ci sono qua io! Se ti fidi della mia guida, ti riaccompagno io!” “Non devi bere tanto, allora! Se ci ferma pattuglia di polizia con guidatore ubriaco sono guai: andiamo in galera tutti e due!”
“Puoi chiedere a tua madre (ispettore di polizia, n.d.a.) se ci mette nella stessa cella?” “Meglio di no, se ci becca lei sono guai due volte: a me mi sbatte in galera e a te ti spara direttamente! Guida con cautela e non bere tanto!”
“Tranquilla! Quando sarai stufa e vorrai andartene, dimmelo, e ti riporterò a casa senza problemi!” “Grazie, tu sei una persona splendida!”
Non le ho rovinato l'illusione, e siamo quindi giunti al locale, dove cerco un parcheggio per poi incamminarci affiancati (e abbracciati) verso il locale, dove lei si siede lasciandomi a stento posto sulla poltroncina.
Siedo egualmente accanto a lei, beviamo tutti e chiacchieriamo mentre ascoltiamo la musica.
All'improvviso, mentre lei non se lo aspetta, approfittando del fatto che la Bionda stava giocando con la fotocamera del telefonino, abbraccio la Spagnola, l'attiro a me e le appioppo un bacio sulla guancia che viene immortalato tra le risate dalla Bionda stessa, mentre la vittima del mio scherzo arrossisce come un pomodoro maturo.
Poco dopo, il suo cuore si placa e lei riprende a divertirsi, ma quando vede che finisco l'ennesima birra, si appoggia al mio braccio, avvicina le labbra al mio orecchio e sussurra “MK, I must go!” “Ok!” rispondo io, alzandomi e indossando il giubbotto, saluto gli altri due (Bionda, mentre mi bacia, sussurra un “remember condom!” - evidentemente si sono accordate prima...) e usciamo.
La fresca aria notturna la fa rabbrividire, così l'abbraccio cingendole la vita e, ridendo, le strofino un poco il pancino, lei scoppia a ridere “I'm not a baby!” “Yes, I know!” e la mia mano comincia a spostarsi un poco, ma lei la ferma immediatamente “Please... no... not now...” “Ok...”
Saliamo in macchina, metto in moto e la porto fino a casa, seguendo le sue indicazioni, visto che non conoscevo il suo indirizzo preciso.
Giungiamo davanti alla sua porta, lei mi dice di fermarmi e io mi fermo, lei apre lo sportello, fa per scendere e io la guardo un attimo deluso, lei sorride, rientra dentro la macchina, chiude la porta e mi getta le braccia al collo “Thanks, MK, this is a wonderful night for me!” “Also for me, Spagnola!”
Un istante dopo, le sue labbra si premono sulle mie, in un bacio carico di passione, un bacio durante il quale ho perso la cognizione del tempo. Lei si stacca sorridendo “Wow...” “Yes... wow...”
“MK... if you want some drink, please came inside...” “There is your mother?”
“No, she's at work tonight!” “Ok, I came!”
Scendiamo dalla macchina e ci dirigiamo, mano nella mano, verso casa sua, col percorso illuminato dalla luce radiosa che emanavano i suoi occhi.
Ingegnere di cantiere...
== Premessa ==
Questo è solo uno sfogo!Riflessioni lavorative durante una gelida serata nel mio secondo inverno in questo posto sperduto, abbandonato da tutti gli dei, compresi i Grandi Antichi e lo stesso Cthulhu!
Sono solo riflessioni lavorative, anche se sono maturate realmente solo dopo il lavoro, e dopo diverse birre.
== Ingegnere di cantiere ==
Non so nemmeno io come mai sto scrivendo queste pagine, o forse lo so: sto impazzendo, l'aria talmente carica di composti velenosi e radioattivi ha ormai contaminato senza speranza il mio cervello e il mio fisico ormai indebolito e debilitato da un sistema alimentare talmente assurdo e da uno stile di vita talmente orrendo che sovente rimpiango gli spartani alle termopili, almeno quelli sapevano cosa facevano e sapevano su chi potevano contare, io no!
Sono un soldato di ventura, un mercenario! Banalmente mi sono venduto come libero professionista, ma di fatto sono un impiegato a partita IVA come moltissimi altri, con una sola differenza: io non so fare molto, ma quel poco che so fare lo faccio bene: sono il migliore nel mio campo! ...forse perché sono l'unico, qua, a poter dire qualcosa in merito, ma il fatto di essere il migliore implica automaticamente avere tantissimi nemici, soprattutto tra coloro che si spacciano per alleati, e dopo anni le cose iniziano a diventare strane, si comincia a cedere terreno, e si finisce per passare le rare serate libere seduto al tavolino del bar, con diversi boccali di birra ormai vuoti, a buttare giù parole senza senso su un blocco di appunti, parole che a mente fredda non avrei mai detto, ma che ormai sono qua, e tanto vale renderle note ai più, come riflessione su me stesso.
E' deprimente, lo so benissimo, ma ormai le ho scritte, quindi tanto vale pubblicarle!
In fondo, sono sempre legate in qualche modo all'ambiente elettrico e impiantistico, e quindi non sono totalmente fuori luogo nemmeno qua, per cui le espongo e, se volete, leggetele. Se avete anche voglia di darmi qualche risposta, ben volentieri: non garantisco la risposta immediata per motivi ovvi, ma state sicuri che a volte ritorno (come disse qualcuno più importante di me...)
== Chi è e cosa fa l'ingegnere di cantiere ==
Nello specifico, l'ingegnere di cantiere è di fatto una figura relativamente anomala: si tratta infatti di un professionista che fu spedito un paio di anni addietro in un ambiente freddo, malsano e altamente ostile, senza una chiara e documentata ripartizione dei compiti, dove ha scoperto a proprie spese che ogni cosa che succede è colpa sua (se va male) e merito altrui (se va bene), che tutti lo odiano e che qualsiasi sua decisione viene criticata, derisa, evitata... almeno fino a quando non cominciano a capitare proprio i problemi che sarebbero stati risolti con le sue decisioni, ovvero il momento nel quale la figura misteriosa assume di colpo, per un giorno, un ruolo predominante all'interno della varia fauna da cantiere, ma meglio che non ci faccia l'abitudine: il giorno dopo, infatti, le cose tornano alla normalità e le colpe cadono nuovamente tutte su di lui.Qualcuno usa un termine particolare: '''post-gettista''', intendendo colui che progetta dopo che il lavoro è stato fatto.
In realtà non sarebbe nemmeno la definizione corretta, in quanto la progettazione dell'ingegnere di cantiere avviene sempre prima del lavoro (dopo sarebbe un rilievo dello stato di fatto) ma con questo “prima” non si intende mesi prima o settimane prima, come per i progettisti tradizionali, ma di fatto si parla di ore o minuti prima!
I vincoli sono particolari: l'impresa ha già in sede il materiale acquistato e deve installarlo senza cercare scuse per fare delle varianti, ma ci sono problematiche causate da una progettazione che differisce alquanto dalla realtà di cantiere, la direzione lavori non riesce a gestire le conseguenze di tali divergenze, la committenza non intende perdere tempo e soldi, quindi occorre una figura che si metta d'impegno, trovi la soluzione ottimale e la faccia realizzare, il tutto nel giro di poche ore, ovviamente, altrimenti aumenteranno i tempi e i costi.
L'ingegnere di cantiere lo si incontra ovviamente nel cantiere stesso, dove lavora e dove vive.
Normalmente si tratta della prima persona che entra nel cantiere e dell'ultima che ne esce, cosa che assume connotati inquietanti quando il cantiere opera per 24 ore su 24 e per 7 giorni su 7, al punto che girano leggende di ingegneri di cantiere finiti per diventare parte integrante del cantiere stesso, e talvolta visti girare come ombre nei sotterranei dello stabilimento ormai già in funzione, in quanto tutti si erano dimenticati di loro e nessuno ha pensato di avvertirli che le attività di cantiere erano terminate.
Solitamente, le cose sono molto più normali e l'ingegnere di cantiere esce dal cantiere, ma siccome il mondo esterno gli risulta sconosciuto e nessuno gli risulta amico, sarà facilissimo rintracciarlo presso qualche bar nelle vicinanze del cantiere stesso, dove riflette sulle conseguenze delle sue azioni della giornata, ammirando in distanza i risultati di quelli che lui sa essere i suoi lavori, attraverso il fondo di un boccale di birra.
Le modalità operative sono piuttosto spartane, coordinate con le necessità lavorative del cantiere seguito, e già si notano nell'abbigliamento e nelle attrezzature dell'ingegnere di cantiere stesso.
Abbigliamento pesante che qua l'inverno dura molto a lungo, troppo a lungo, ruvido e resistente che il cantiere è duro e crudele, abbigliamento corredato a prescindere da un gilet da pescatore con mille tasche e talvolta una borsa ikea stile sacca da Indiana Jones, nelle quali si trova tutta l'attrezzatura dell'ingegnere stesso: tabelle ripiegate e tenute come sacre reliquie, numerose penne assortite, matite varie, agende scolastiche normalmente con pagine vuote adatte a essere riempite da schizzi e appunti effettuati al volo, calcolatrici varie, occhiali che gli permettano di vedere bene lo schermo del computer d'ordinanza, quando riesce a utilizzarlo nottetempo, decine di chiavette usb con tabelle, disegni, calcoli e relazioni, trasformate in formati adatti da poter essere recuperare al volo su qualsiasi computer, e infine, in una delle mille tasche, sempre presente un panino per quando potrebbe venir fame, anche se si è impegnati in un sotterraneo per un rilievo o una misurazione.
Queste sono le caratteristiche immediate che rendono noto a chiunque di avere a che fare con un ingegnere di cantiere e non con chiunque altro membro dello staff progettuale o di direzione lavori, o tanto meno con la committenza o con qualcuno delle imprese: ciascuno degli altri è estremamente più elegante e curato nell'abbigliamento, oltre che dotato di attrezzature migliori e tecnologicamente più evolute.
A volte qualcuno parla con gli ingegneri di cantiere, anche al di fuori del lavoro, e in questi casi costoro rimangono sconcertati dalla risposta che tradizionalmente ricevono: “Entro quanto ti serve la risposta?” Non si tratta di una domanda priva di senso, in quanto l'ingegnere di cantiere deve per esigenze lavorative fornire una risposta entro un periodo predeterminato a qualsiasi domanda gli venga fatta. Per un banale motivo di scarsa attitudine ai rapporti umani al di fuori del lavoro, capita sovente che l'ingegnere di cantiere risponda a chiunque come se fosse al lavoro. E va anche bene se si ricorda di non imprecare e bestemmiare come fa normalmente.
== Differenze tra un ingegnere di cantiere e il resto dello staff correlato al cantiere ==
'''Il progettista'''
Il progettista sa sempre cosa fare e come farlo, il suo scopo principale è studiare la soluzione migliore per realizzare gli impianti presso la committenza, ha a disposizione i più avanzati strumenti del settore, un intero staff di competenti collaboratori e tutto il tempo necessario per effettuare le proprie valutazioni con criterio e razionalità.'''La direzione lavori'''
Il direttore dei lavori sa sempre cosa fare e come farlo, il suo scopo principale è fare in modo che le imprese realizzino il tutto come studiato dai progettisti, anche a costo di stravolgere completamente la progettazione.'''I cantieristi delle imprese'''
Il cantierista sa sempre cosa fare e come farlo, il suo scopo principale è risolvere i problemi e lui li risolve, indipendentemente dalle conseguenze.L'ingegnere di cantiere si trova quindi costretto a intervenire non tanto per migliorare le scelte progettuali (cosa questa che ha già fatto ottimamente il progettista) o per far realizzare i lavori (cosa questa che ha già fatto ottimamente la direzione dei lavori) o ancora per risolvere i problemi pratici (cosa questa che ha già fatto ottimamente il cantierista) quanto per adattare opportunamente le scelte progettuali alle diverse realtà di cantiere, sovente cercando di tener valido quanto modificato sul momento dalla direzione lavori, senza informarlo ovviamente, per assicurarsi che lo stravolgimento totale della progettazione non cambi assolutamente nulla nei confronti della committenza, non abbia conseguenze troppo devastanti e non venga comunque a costare più di tanto, e soprattutto per risolvere i problemi causati dalla risoluzione dei problemi abbastanza garibaldina effettuata dalle imprese su indicazione della direzione lavori che ha stravolto di fatto l'intera progettazione.
Normalmente questo non può avvenire, quindi l'ingegnere di cantiere assume automaticamente il ruolo di '''capro espiatorio''' per la committenza (che ha subito ritardi e aumenti di costi), per la direzione lavori (che ha dovuto modificare tutta la progettazione), per la progettazione (che è stata completamente stravolta dopo mesi di studi da parte di uno staff altamente qualificato) e per il '''Gattopardo''' (che non ha visto rispettare il proprio motto secondo cui quando tutto cambia in realtà non cambia nulla!)
Ovviamente torno a ripetere che ogni variazione che funziona sarà merito della progettazione o della direzione lavori, ogni variazione che crea qualche problema (indipendentemente dalla correttezza e da quanti problemi futuri invece risolverà) sarà colpa dell'ingegnere di cantiere.
Naturalmente tutto ciò viene fatto avendo a disposizione solo qualche tabella di coordinamento recuperata da cataloghi e guide online, nessun collaboratore e soprattutto il tempo strettamente indispensabile solo per riuscire a consultare le suddette tabelle e basta, infatti l'abilità dell'ingegnere di cantiere la si vede solo da come ha saputo impostarsi le tabelle per ottenere i risultati migliori nei tempi minori.
== Rapporti tra l'ingegnere di cantiere e lo staff correlato al cantiere ==
'''La committenza'''
L'ingegnere di cantiere è generalmente odiato e detestato dalla committenza, in quanto normalmente tende a intervenire quando ci sono problemi, anche perché normalmente il suo compito è proprio quello di risolvere tutti i problemi in cantiere, e la committenza vede quindi ogni suo intervento come un'interferenza nei lavori, con conseguente ritardo per sciocchezze che avrebbero dovuto risolvere la progettazione o la direzione lavori, evitando accumularsi di ritardi e costi per una persona in più di cui non si capisce l'utilità: poteva restare negli uffici della società a dare una mano alla progettazione nel tener conto di mille milioni di parametri diversi, compresi l'andamento dell'intero team di impiegate sculettanti da invitare alle pause caffè...La somma dei rapporti tra le due figure professionali si nota particolarmente quando l'ingegnere di cantiere chiede informazioni o dati alla committenza per risolvere rapidamente i problemi riscontrati, per i quali ha necessità di ricevere informazioni vitali praticamente in tempo zero, e dopo la richiesta di informazioni da parte della committenza su chi sia costui che chiede informazioni che dovrebbero già avere sia la progettazione che la direzione lavori, non vedrà mai risposta alle sue richieste, essendo quindi obbligato a rifare nottetempo (ovviamente gratuitamente e sperando che la committenza non lo venga mai a scoprire, altrimenti lo farebbero anche arrestare come un volgare delinquente) tutti i rilievi necessari per poter dare la soluzione corretta il mattino successivo, soluzione praticamente perfetta ma non abbastanza economica per la committenza, che vorrebbe tutto a gratis, quindi il poveretto subirà onta, rappresaglie e “''damnatio memoriae''” presso la sede della committenza stessa, al punto che persino il suo permesso di ingresso improvvisamente smetterà di funzionare e nessuno saprà o farà mai nulla per sistemare la situazione.
'''Il progettista'''
L'ingegnere di cantiere è generalmente odiato e detestato dal progettista, in quanto normalmente tende a portare alla luce ogni cosa che viene da questi insabbiata, proprio come un fedele cane da riporto, anche perché normalmente il suo compito è proprio quello di sistemare in cantiere tutte le cose che al progettista sfuggono, impegnato com'è a tener conto di mille milioni di parametri diversi, compresi l'andamento dell'intero team di progettazione e l'orologio del computer che si avvicina rapidamente all'orario di uscita o della pausa pranzo o delle pause caffè...Naturalmente, in ogni grosso lavoro che si rispetti, ci saranno uno staff di progettazione che curi i problemi di natura civile, uno staff che curi i problemi di natura meccanica e uno staff che curi i problemi di natura elettrica, mentre l'ingegnere di cantiere sarà solo e dovrà controllare i problemi di tutte le tipologie, comprese quelle delle quali non sa assolutamente niente, ma lui non può non sapere: è ingegnere!
La somma dei rapporti tra le due figure professionali si nota particolarmente quando l'ingegnere di cantiere chiama al telefono il progettista, o qualcuno del team di progettazione, spiega il problema che ha riscontrato e per il quale ha necessità di ricevere informazioni vitali sui criteri seguiti nella progettazione stessa, praticamente in tempo zero, e dopo le rassicurazioni del caso, non vedrà mai risposta alle sue richieste, essendo quindi obbligato a decidere in tempo reale per una soluzione perfetta ma economica, che funzionerà perfettamente per risolvere al meglio il problema, ma raramente si adatterà alle esigenze specifiche dei progetti successivi, dei quali il poveretto non ha alcuna informazione, ma per la qual cosa subirà onta, rappresaglie e “''damnatio memoriae''” presso la sede della progettazione stessa, al punto che persino la segretaria che sarebbe stata disposta a uscire con lui, decide improvvisamente di smettere persino di rivolgergli la parola, e quando lui chiama in sede, risponde a monosillabi per un istante poi chiude la chiamata e al successivo squillo incarica la ragazzina in stage di rispondere e trasferire le chiamate.
'''La direzione lavori'''
L'ingegnere di cantiere è generalmente odiato e detestato dalla direzione lavori, in quanto normalmente tende a portare alla luce ogni difetto delle cose che vengono da questi arrabattate, proprio come un investigatore della scientifica (ma meno elegante e raffinato), anche perché normalmente il suo compito è proprio quello di sistemare in cantiere tutte le cose che, sfuggite alla progettazione, vengono organizzate alla bell'e meglio dalla direzione lavori, secondo l'esperienza passata dell'apposito staff, impegnato com'è a tener conto di mille milioni di problemi diversi, compresi l'andamento dei lavori e delle tempistiche nell'intero stabilimento da realizzare e la committenza che continua a battere i tempi e a dire che i lavori sono in ritardo e i costi lievitano come un panettone...La somma dei rapporti tra le due figure professionali si nota particolarmente quando l'ingegnere di cantiere chiede informazioni a qualcuno del team di direzione lavori, spiega il problema che ha riscontrato e per il quale ha necessità di ricevere dettagli vitali sui criteri seguiti nella realizzazione stessa, praticamente in tempo zero, e gli viene detto che loro lavorano, non hanno tempo da perdere e che vada lui di persona a farsi i suoi rilievi per poi mettersi a giocherellare al computer.
Ovviamente, quando lo staff della direzione lavori incontra i responsabili della ditta per cui lavorano tutti, l'ingegnere di cantiere non viene mai invitato, ma verranno comunque dimenticate (o passate di proprietà) tutte le soluzioni che ha trovato per sistemare tutto, e lui subirà onta, rappresaglie e “''damnatio memoriae''” presso la sede della direzione lavori stessa, al punto che qualsiasi rappresentante di qualsiasi impresa che lavora nel cantiere, quando lui dirà loro di fare i lavori in un certo modo, non gli daranno retta e chiameranno lo staff della direzione lavori per chiedere a loro come procedere per i lavori, ovviamente lo staff risponderà come detto prima dall'ingegnere di cantiere, ma nessuno ammetterà mai che sia veramente così.
'''La sicurezza'''
L'ingegnere di cantiere è generalmente odiato e detestato dalla sicurezza, in quanto normalmente tende a proporre iniziative che mirano sostanzialmente alla rapida soluzione del problema, immaginando che l'impresa sia in grado di gestire in autonomia la realizzazione di tali iniziative in sicurezza, proprio come un maestro che ragguaglia gli allievi sulle basi, lasciando ai loro cervelli la possibilità di valutare le alternative e gli sviluppi necessari (ma meno colto e diplomatico), anche perché normalmente il suo compito è proprio quello di risolvere i problemi per la committenza, non per le imprese, che dovrebbero avere un responsabile tecnico preposto allo scopo, e nel cui piano di sicurezza operativo dovrebbero essere indicate tutte le modalità necessarie, per poter anche svolgere qualsiasi lavoro nelle condizioni adeguate secondo l'esperienza passata dell'impresa stessa, cosa che il preposto coordinatore per la sicurezza avrebbe dovuto verificare prima ancora dell'inizio dei lavori, ma ovviamente non ha mai fatto, impegnato com'è a tener conto di mille milioni di problemi diversi, compreso il fatto che il cartello riepilogativo sia stato piazzato a ben 5 centimetri di differenza rispetto al posto dove avrebbe avuto maggior visibilità o a cercare di decidere se sia meglio fotografare il gruppo di lavoratori che sta sul trabattello senza cintura o la segretaria della committenza che fuma davanti alla porta degli uffici in minigonna e, evidentemente, senza reggiseno...La somma dei rapporti tra le due figure professionali si nota particolarmente quando l'ingegnere di cantiere viene perseguitato materialmente dal coordinatore per la sicurezza, che giunge a fotografarlo mille volte al giorno, peggio di uno staff di paparazzi quando incontrano (più o meno) casualmente qualche vip in qualche località vacanziera famosa, ma solitamente l'ingegnere di cantiere non è affatto un vip e non è affatto un soggetto degno di essere immortalato in una serie di fotografie, quindi lo stesso comincia a dubitare che il coordinatore della sicurezza sia un pochino malato, o abbia tendenze “diversamente sessuali”, preoccupando alquanto l'ingegnere di cantiere che decide di cercare di evitare il più possibile il coordinatore stesso.
'''Le imprese'''
L'ingegnere di cantiere è generalmente odiato e detestato dalle imprese realizzatrici, senza un vero motivo, ma solo perché normalmente queste venerano lo staff della direzione lavori (che peraltro firma gli stati di avanzamento dei lavori, dando il consenso alla committenza di pagare le fatture) e si adeguano di conseguenza ai rapporti tra la direzione lavori e l'ingegnere di cantiere stesso...Naturalmente, in ogni grosso lavoro che si rispetti, ci saranno imprese realizzatrici che curano i lavori di natura civile, imprese che curano i lavori di natura meccanica e imprese che curano i lavori di natura elettrica, mentre l'ingegnere di cantiere sarà solo e dovrà controllare i problemi correlati ai lavori di tutte le tipologie, comprese quelle delle quali non sa assolutamente niente, ma lui non può non sapere: è ingegnere!
La somma dei rapporti tra le due figure professionali si nota particolarmente quando l'ingegnere di cantiere dirà ai responsabili delle varie imprese di fare i lavori in un certo modo e costoro non gli daranno retta ma chiameranno lo staff della direzione lavori per chiedere a loro come procedere per i lavori, ovviamente lo staff risponderà come detto prima dall'ingegnere di cantiere, ma nessuno dell'impresa ammetterà mai che sia successo veramente così, anzi negheranno persino che l'ingegnere di cantiere si sia mai fatto vedere da loro o che sia mai esistito.
'''Se stesso'''
L'ingegnere di cantiere è generalmente odiato e detestato da se stesso, in quanto normalmente col tempo tende ad assuefarsi e adeguarsi parzialmente a ciò che tutti pensano di lui, proprio come uno specchio, anche perché normalmente il suo compito è quello di risolvere i problemi in cantiere, non fuori dal cantiere, dove per lui non esiste nulla, nemmeno la vita stessa, impegnato com'è a tener conto di mille milioni di parametri diversi, compreso l'elenco dei motivi per cui, in fondo, non vale nemmeno la pena di suicidarsi, non ultimo il fatto che verrebbe incolpato di inzozzamento della propria abitazione e quindi odiato e detestato dal padrone di casa e dalle addette alla pulizia...Normalmente, le cose si risolvono facilmente con l'ingegnere di cantiere che, uscito dal cantiere, si reca al solito bar e si beve un paio di birre prima di andare a letto. Infatti, pare che le uniche persone che amano e apprezzano l'ingegnere di cantiere siano le bariste e le cameriere, alle quali egli, solitamente poco avvezzo alla presenza di personale femminile che non gli sputa addosso o lo manda affanculo appena lo vede, tendenzialmente lascia sovente una mancia, ridotta di per sé, ma cumulando al numero di birre bevute, abbastanza elevata nel globale, al punto che, solitamente, al termine dei lavori, la cameriera rileva il bar dalla proprietaria, assumendo altre cameriere e sperando in nuovi lavori che portino nuovi ingegneri di cantiere.
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