Prime esperienze…

Nel corso della mia frequentazione al Politecnico, ebbi modo di utilizzare più volte il “personal computer”, di vedere lo sviluppo dagli “IBM 8086” ai potentissimi “IBM 80286”, che avevano persino un disco interno, rigido, che veniva chiamato “hard disk” e dove c’era già installato il DOS…
Nei vari corsi teorici vennero spiegati i linguaggi di programmazione, tra i quali era molto usato il Fortran 77, con il quale ho fatto il mio primo vero programma: la risoluzione di un’equazione di secondo grado… un semplice programmino di una decina di istruzioni… che riuscì a generare, in fase di compilazione, una decina di pagine video di errori…
Venne spiegato anche un accenno di Assembler…
Poi ci venne insegnato un linguaggio semplice, che non richiedeva compilatori e linker, ma era facilissimo da gestire e… permetteva una certa creatività grafica… si chiamava Basic… ne esistevano diverse versioni, anche se nessuno di noi era in grado di capire la differenza…
In quel periodo, nel laboratorio di fisica, vidi altri computer con uno strano aggeggio a fianco, che muovendolo spostava una piccola freccia dentro lo schermo e, quando la freccia colpiva una figurina, questa apriva un programma… li chiamavano Apple…
Poco dopo vidi i primi “80286” di cui avevo accennato, anch’essi equipaggiati con quell’aggeggio a fianco, chiamato “topo” o, visto che i computer erano americani (IBM) “mouse”
Quando si accendevano quei computer, appena appariva il simbolo magico “>” si poteva scrivere un nuovo comando… “WIN” e dopo un po’ si caricava una finestra tutta disegnata, piena di figurine… spostando il “mouse” si spostava una freccia sulla finestra colorata e, quando raggiungeva una figurina, si poteva schiacciare il tasto del “mouse” e dire alla figurina di aprire un programma…
Abituato a scrivere le relazioni delle esercitazioni con Wordstar (in realtà facevo prima a scriverle con la macchina da scrivere che avevo a casa), vedere la pagina bianca di Word sulla quale bastava digitare quello che si voleva scrivere, senza prima preoccuparsi di impostare nulla… era una specie di miracolo…
Un’altra figurina e… appariva una pagina piena di caselline, dove inserire numeri e fare operazioni… il potentissimo Foglio Elettronico… Excel…
Naturalmente, per usare questi meravigliosi computer, occorreva mettersi in coda, aspettare che nessun laureando li usasse per scrivere la tesi, aspettare che nessun professore li usasse per vedere come si muoveva la freccetta spostando il mouse… facendo attenzione che il mouse doveva scorrere, non saltellare sulla scrivania…
Un giorno mi approssimai a questa macchina, ma il tecnico l’aveva spenta e la stava aprendo… chiesto come mai non si poteva usare, mi ha risposto “Non funziona più: c’è un virus…”… quel giorno ho sentito per la prima volta che anche i computer si ammalavano…
In quel periodo, dovevo iniziare a scrivere la tesi, che molti miei colleghi scrivevano su quel meraviglioso computer, salvavano in un floppy disk (che in alcuni casi non era più il quadratone nero pieghevole, ma un piccolo quadratino di plastica rigida coloratissima, che conteneva il doppio dei vecchi dischi… senza nemmeno tagliare la custodia dall’altro lato, come facevano gli esperti per raddoppiare la capacità del floppy disk…), portavano il dischetto al professore che lo visualizzava e… apportava delle modifiche… (un mio collega si era ritrovato con la tesi stravolta, visto che il professore aveva preso dei blocchi a caso e giocato con il taglia-copia-incolla…)
Io, per evitare rischi, mi sono scritto la tesi a mano… con la macchina da scrivere…

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