Era un po' che provavo a invitare l'architetta della controparte con la quale stavo seguendo diversi lavori. Le prime volte non voleva accettare temendo che avessi intenzioni poco serie, poi ha cominciato a conoscermi bene e ha capito che mi piaceva, così non accettava temendo di avere lei intenzioni poco serie... ma se non accettava, nemmeno rifiutava, e quindi non capivo se era il caso di proseguire o di "cambiare obiettivo", e nel dubbio proseguivo, anche se non troppo costantemente...
Fatto sta, che erano circa tre settimane che non le dicevo più niente, e lei quel giorno per la strada di ritorno dal cantiere, si volta verso di me e mi dice "Ho una fame..." senza rendermene totalmente conto, le rispondo "Se vuoi, il mio invito a cena continua a essere valido!"
Lei mi guarda un attimo, e io capisco che sta nuovamente cercando scuse per non accettare, senza però rifiutare, così la prevengo "Ma ovviamente questo lo sai, quindi se e quando vorrai accettare, basta che mi chiami!"
Lei mi guarda un istante, poi mi risponde "Va bene domenica, per te?" "Eh? Vuol dire che accetti?"
"Si, ma posso solo domenica!" "Ok, domenica va benissimo..."
"Allora ci sentiamo domani per i dettagli..." "Ok, perfetto!"
L'indomani, venerdi, la chiamo per il solito giro in cantiere e poi, durante la passeggiata, le chiedo "Allora? Va bene il palas?" "Non lo so, non ci sono mai stata! C'è il pesce?"
"C'è il miglior pesce che puoi trovare qua!" "Ok, allora va bene, ma dov'è?"
Le spiego la strada e lei mi guarda "Cazzo! Così lontano?" "Sono solo venti minuti di strada..."
"Ok... va bene..." "Se non ti va, dimmi te in quale ristorante vuoi andare?"
"No no, va bene quello..." "Ok"
Il giorno dopo, mi telefona e mi dice "Senti, ci ho pensato bene... forse è meglio che non andiamo lì..." "Ok, dove preferisci?"
"No, veramente pensavo... non è che ti va una pizza?" "Pizza? All'odissea?"
"No, dicevo una pizza da me!" "A casa tua? Una pizza cucinata da te?"
"Certo, mica ho la cuoca: devo fare io!" "Fantastico! Accetto senz'altro!"
"Bene... Ah, senti..." "Si?"
"Non è che verrebbe anche ProgettaMannaggiamenti?" "Eh? Ma..."
"Dai, c'è anche la mia coinquilina, Architetta, facciamo una pizzata tra di noi, in quattro..." "Boh! Senti, lo chiamo, gli chiedo e ti richiamo"
"Ok, perfetto, fai così... grazie ciao..." "Ciao!"
ProgettaMannaggiamenti mi chiede "Ma dici davvero? Io con quale dovrei stare? Resto tutta la sera o devo poi farmi venire un malore e tornare a casa?" "Senti, vediamo come si evolve la situazione e poi decidiamo sul momento, ok?"
La sera dopo, raggiungiamo in macchina l'abitazione delle due fanciulle, dopo aver preso del vino e del gelato, parcheggiamo, saliamo e... ci apre uno dei pochissimi architetti maschi della controparte...
Restiamo un pochino basiti, ma Architetta ci dice di entrare e accomodarci, quindi vediamo che ci sono anche molte altre persone, altre architette, che ci salutano con baci e abbracci, mentre la nostra ospite sporge la guancia verso di noi per farsi baciare, ma continua imperterrita a impastare le pizze una dopo l'altra, che la sua coinquilina, dopo averci baciato, inforna, una dopo l'altra...
Ovviamente il vino e il gelato non bastavano, ma per fortuna non eravamo i soli ad aver pensato al dessert, e per fortuna non mancavano le scorte di vino e birra.
Alla fine, il progetto originale era iniziato come un incontro di calcio in cui il primo tempo si era concluso con un 1 a 1, si era poi evoluto nella seconda ripresa in un 2 a 2, e infine, nei tempi supplementari si era trasformato in un 6 a 2, ma non posso lamentarmi: le pizze non erano proprio eccezionali, ma la serata e la compagnia sono state veramente piacevoli e divertenti, anche se completamente diversi da come ce li eravamo immaginati sia io che ProgettaMannaggiamenti.
L'unica cosa che mi è stata immediatamente chiara, è che a lei piaceva ProgettaMannaggiamenti (ed era veramente chiara, la cosa) mentre io mi sono accorto che la sua coinquilina non perdeva occasione per starmi vicinissima e, un paio di volte, quando era sicurissima che nessuno la notasse, mi diede anche un bacetto rapido e veloce... (eppure, io sapevo che costei era fidanzata e finora avevamo seguito solo un lavoro insieme, un lavoro talmente piccolo e veloce che non ci siamo quasi mai visti e non abbiamo mai avuto occasione di parlare...)
Coinquilino
Quel giorno, GrandeCapo, nella sua veste di "turistaper(s)ca(s)so" si volta verso CapoCantierista e ProgettaMannaggiamenti e dice "Beh, preparatevi che stanno per arrivare rinforzi!"
Alla richiesta di spiegazioni che ha illuminato le speranze della trincea, già pronta a veder arrivare un battaglione di marines, ha risposto "C'è questo mio lontano parente, che alcuni di voi conoscono bene, che versa in brutte acque e ha bisogno di lavoro, e io gli ho proposto di venir qua! Che ne pensate?"
CapoCantierista, che si vanta sempre di non aver timore a parlare direttamente con GrandeCapo e a contraddirlo quando necessario, si esibisce in un inchino con tappeto rosso uscente direttamente dalla bocca, cui mancava solo un sonoro "Sissignorsì, signore!", contemporaneamente ProgettaMannaggiamenti assume un'espressione neutra e apatica che eviti di mostrare che trattiene a stento la nausea, poi mormora un "Se ritieni che possa esserci utile..."
GrandeCapo è già sull'esaltato andante "Ma certo! E' un tipo in gamba, non ha problemi e capisce bene tutte le lingue dell'est..." "...ok... ma dove lo mettiamo a dormire?"
"Che domande: da MK c'è un letto libero, perchè non sfruttarlo? Così poi sarà contento che avrà compagnia e faranno subito amicizia..." "...amicizia?...MK?... ma sei sicuro di quello che stai dicendo?"
...la discussione è proseguita per un po' con questo andazzo, ma non è importante registrare ogni frase...
La truppa aveva ormai capito che il battaglione di marines si era tramutato in UN guastatore, bisognava vedere solo cosa avrebbe guastato.
Io ero il meno felice di tutti: trovarmi all'improvviso un coinquilino mai visto nè conosciuto, non era proprio il massimo, specie dopo che avevo lottato con unghie e denti per ricavarmi il mio spazio vitale, ma come si sa, ciò che esce dalla bocca di GrandeCapo diventa automaticamente o legge o reliquia, quindi mi toccava provare anche questa esperienza di coabitazione, per giunta con un parente di GrandeCapo stesso, a me che sono la persona più asociale e stronza di questo mondo... e non solo di questo...
Ovviamente, come sempre, ce ne dimenticammo tutti presto, finchè un giorno tornai dal lavoro e, entrando nel mio alloggio, vidi che era stato preparato il letto nell'altra stanza, mi ricordai di tutto e capii che era giunto il momento, infatti il giorno dopo arrivò il mio coinquilino, e cominciò la guerra totale!
Ma avrete modo di conoscerlo, prossimamente su questi schermi... e, come diceva una vecchia pubblicità, se lo conoscete lo evitate!
Alla richiesta di spiegazioni che ha illuminato le speranze della trincea, già pronta a veder arrivare un battaglione di marines, ha risposto "C'è questo mio lontano parente, che alcuni di voi conoscono bene, che versa in brutte acque e ha bisogno di lavoro, e io gli ho proposto di venir qua! Che ne pensate?"
CapoCantierista, che si vanta sempre di non aver timore a parlare direttamente con GrandeCapo e a contraddirlo quando necessario, si esibisce in un inchino con tappeto rosso uscente direttamente dalla bocca, cui mancava solo un sonoro "Sissignorsì, signore!", contemporaneamente ProgettaMannaggiamenti assume un'espressione neutra e apatica che eviti di mostrare che trattiene a stento la nausea, poi mormora un "Se ritieni che possa esserci utile..."
GrandeCapo è già sull'esaltato andante "Ma certo! E' un tipo in gamba, non ha problemi e capisce bene tutte le lingue dell'est..." "...ok... ma dove lo mettiamo a dormire?"
"Che domande: da MK c'è un letto libero, perchè non sfruttarlo? Così poi sarà contento che avrà compagnia e faranno subito amicizia..." "...amicizia?...MK?... ma sei sicuro di quello che stai dicendo?"
...la discussione è proseguita per un po' con questo andazzo, ma non è importante registrare ogni frase...
La truppa aveva ormai capito che il battaglione di marines si era tramutato in UN guastatore, bisognava vedere solo cosa avrebbe guastato.
Io ero il meno felice di tutti: trovarmi all'improvviso un coinquilino mai visto nè conosciuto, non era proprio il massimo, specie dopo che avevo lottato con unghie e denti per ricavarmi il mio spazio vitale, ma come si sa, ciò che esce dalla bocca di GrandeCapo diventa automaticamente o legge o reliquia, quindi mi toccava provare anche questa esperienza di coabitazione, per giunta con un parente di GrandeCapo stesso, a me che sono la persona più asociale e stronza di questo mondo... e non solo di questo...
Ovviamente, come sempre, ce ne dimenticammo tutti presto, finchè un giorno tornai dal lavoro e, entrando nel mio alloggio, vidi che era stato preparato il letto nell'altra stanza, mi ricordai di tutto e capii che era giunto il momento, infatti il giorno dopo arrivò il mio coinquilino, e cominciò la guerra totale!
Ma avrete modo di conoscerlo, prossimamente su questi schermi... e, come diceva una vecchia pubblicità, se lo conoscete lo evitate!
Serata in gelateria...
Visto che avevo il suo numero, tanto valeva che la chiamassi, ma io avevo un piccolo problemino di incomprensione linguistica, specie con lei che mescolava parole inglesi e tedesche, quindi il mio primo approccio fu più testuale: le inviai un sms in inglese.
Lei rispose nel giro di pochi istanti con un sms in serbinglese, che dovetti leggere almeno 3 volte per capirlo.
Le proposi quindi di uscire per prendere un gelato e lei accettò, ma solo se combinavamo un'uscita a 4, così chiamai il mio collega e lei chiamò la sua amica Bionda e ci trovammo tutti in gelateria, dove noi, essendo più vicini, arrivammo con discreto anticipo.
Lei scese dalla macchina, mi si avvicinò e io mi alzai in piedi per salutarla. Ci stringemmo la mano e le dissi sorridendo "No kiss?" Lei scoppiò a ridere, poi aggiunge un "Yes, of course!" e via con i soliti 3 baci serbi, poi ci sedemmo e ordinammo i gelati.
Le chiesi alcune cose sul suo lavoro e lei iniziò a parlarmi senza sosta, facendomi dubitare di quando la Bionda mi aveva detto che costei era estremamente timida ed estremamente silenziosa, al punto che lei e le amiche talvolta se ne dimenticavano...
Il collega e Bionda avevano già finito il loro gelato e ci guardavano ridendo, mentre io e la Spagnola ci guardavamo negli occhi e i suoi brillavano di luce propria, mentre mi raccontava del suo lavoro di insegnante di tedesco, dei suoi rapporti con i bambini, della sua vita e di mille cose che si accavallavano l'un l'altra mentre parlava a ruota libera, alternando frasi inglesi con parole tedesche e serbe... e io la guardavo incantato da quegli occhi luminosi e splendenti, da quella voce cristallina e vellutata, da quel viso dolce e delicato... la guardavo sorridendo, ogni tanto annuivo o rispondevo a caso alle domande che mi faceva, ma in realtà non capivo quasi niente di quello che mi diceva, però aveva una voce meravigliosa... ;)
E gli altri due se la ridevano prendendoci per i fondelli!
A un certo punto, lei si rese conto (anche grazie a un commento della Bionda) che ormai da diversi minuti, trascinata dall'entusiasmo, mi stava parlando direttamente in serbo. Si ferma, mi guarda e si mette a ridere, dicendomi "Oh sorry! I have speak in serbian, excuse me..." e senza rendermene conto, le risposi quello che stavo pensando in quell'istante "Don't worry! I have not understand nothing, but it's a pleasure listen you: you have a wonderful voice!"
Lei mi guardò un istante, poi sorrise esclamando un "Oh, thanks, my dear!" e, prima che me ne rendessi conto, mi abbracciò e mi diede nuovamente altri 3 baci serbi...
Io sorrisi e le dissi "Grazie, ma se parti sempre dalla stessa guancia, alla fine questa rimane più baciata e l'altra si ingelosisce, devi alternare!" ancora una volta lei scoppiò a ridere e poi mi ribaciò, ma partendo dall'altra guancia... "It's ok, now?" "Your kisses are always ok!" e segue altra risata.
Alla fine della serata, la riaccompagno alla macchina, dove mi saluta con altri baci, prima di salire e prepararsi a partire per andarsene a casa, attendendo l'amica che ci stava ancora salutando.
Bionda mi guarda sorridendo e mi dice "Non l'ho mai vista comportarsi così: tu le piaci davvero!"
Io sorrido, la saluto e torno a casa.
Mentre salgo, continuo a pensare alla Spagnola e al suo fascino allegro, quando sento arrivare un sms, che vedo provenire dal suo numero, lo leggo: "Hi, my dear MK. Thanks for this wonderful night! The best night for me from many years!"
Non so perchè, ma da quella sera non sono più riuscito a levarmela dalla mente...
Lei rispose nel giro di pochi istanti con un sms in serbinglese, che dovetti leggere almeno 3 volte per capirlo.
Le proposi quindi di uscire per prendere un gelato e lei accettò, ma solo se combinavamo un'uscita a 4, così chiamai il mio collega e lei chiamò la sua amica Bionda e ci trovammo tutti in gelateria, dove noi, essendo più vicini, arrivammo con discreto anticipo.
Lei scese dalla macchina, mi si avvicinò e io mi alzai in piedi per salutarla. Ci stringemmo la mano e le dissi sorridendo "No kiss?" Lei scoppiò a ridere, poi aggiunge un "Yes, of course!" e via con i soliti 3 baci serbi, poi ci sedemmo e ordinammo i gelati.
Le chiesi alcune cose sul suo lavoro e lei iniziò a parlarmi senza sosta, facendomi dubitare di quando la Bionda mi aveva detto che costei era estremamente timida ed estremamente silenziosa, al punto che lei e le amiche talvolta se ne dimenticavano...
Il collega e Bionda avevano già finito il loro gelato e ci guardavano ridendo, mentre io e la Spagnola ci guardavamo negli occhi e i suoi brillavano di luce propria, mentre mi raccontava del suo lavoro di insegnante di tedesco, dei suoi rapporti con i bambini, della sua vita e di mille cose che si accavallavano l'un l'altra mentre parlava a ruota libera, alternando frasi inglesi con parole tedesche e serbe... e io la guardavo incantato da quegli occhi luminosi e splendenti, da quella voce cristallina e vellutata, da quel viso dolce e delicato... la guardavo sorridendo, ogni tanto annuivo o rispondevo a caso alle domande che mi faceva, ma in realtà non capivo quasi niente di quello che mi diceva, però aveva una voce meravigliosa... ;)
E gli altri due se la ridevano prendendoci per i fondelli!
A un certo punto, lei si rese conto (anche grazie a un commento della Bionda) che ormai da diversi minuti, trascinata dall'entusiasmo, mi stava parlando direttamente in serbo. Si ferma, mi guarda e si mette a ridere, dicendomi "Oh sorry! I have speak in serbian, excuse me..." e senza rendermene conto, le risposi quello che stavo pensando in quell'istante "Don't worry! I have not understand nothing, but it's a pleasure listen you: you have a wonderful voice!"
Lei mi guardò un istante, poi sorrise esclamando un "Oh, thanks, my dear!" e, prima che me ne rendessi conto, mi abbracciò e mi diede nuovamente altri 3 baci serbi...
Io sorrisi e le dissi "Grazie, ma se parti sempre dalla stessa guancia, alla fine questa rimane più baciata e l'altra si ingelosisce, devi alternare!" ancora una volta lei scoppiò a ridere e poi mi ribaciò, ma partendo dall'altra guancia... "It's ok, now?" "Your kisses are always ok!" e segue altra risata.
Alla fine della serata, la riaccompagno alla macchina, dove mi saluta con altri baci, prima di salire e prepararsi a partire per andarsene a casa, attendendo l'amica che ci stava ancora salutando.
Bionda mi guarda sorridendo e mi dice "Non l'ho mai vista comportarsi così: tu le piaci davvero!"
Io sorrido, la saluto e torno a casa.
Mentre salgo, continuo a pensare alla Spagnola e al suo fascino allegro, quando sento arrivare un sms, che vedo provenire dal suo numero, lo leggo: "Hi, my dear MK. Thanks for this wonderful night! The best night for me from many years!"
Non so perchè, ma da quella sera non sono più riuscito a levarmela dalla mente...
Piani di fuga
In quel periodo, non era solo l'Italia che cambiava la propria classe politica, ma anche la Serbia stava in piena campagna elettorale, e vivendo in Serbia noi eravamo particolarmente interessati alla situazione.
Secondo il regolamento locale, il presidente serbo si era dimesso, ricandidandosi, come gli altri candidati, in una situazione strana e incomprensibile per noi italici, talmente abituati al fatto che il vecchio presidente aveva il culo talmente appiccicato alla sedia, che talvolta dovevano buttarlo via insieme alla sedia stessa quando si insediava il nuovo... ma non confondiamo le cose: questa era l'Italia, e ora stiamo parlando invece della Serbia!
Ogni giorno ascoltavamo le notizie locali, con la massima attenzione di cui eravamo capaci.
Un giorno, escono infine i risultati delle votazioni, e scopriamo che il vecchio presidente è stato sconfitto, e al suo posto è salito un candidato diverso.
Noi ci guardiamo attoniti!
Il presidente che aveva voluto l'ingresso dell'Italia in Serbia, che aveva redatto gli accordi commerciali con la più grande fabbrica italiana, che aveva spinto per favorire l'ingresso della Serbia nell'Unione Europea, che puntava all'euro-zona e alla collaborazione con l'occidente, il presidente che avevamo visto un paio di volte da lontano in visite nella fabbrica che aveva voluto, era stato sconfitto e si era ritirato dalla vita politica!
Eravamo tutti sgomenti! Com'era possibile? Cosa sarebbe successo?
Al suo posto, un nuovo presidente, un uomo che era stato il vice di un altro presidente nel passato, durante una guerra catastrofica, un uomo che aveva a cuore esclusivamente il proprio interesse, esclusivamente le proprie ambizioni e che voleva ricreare la grande Serbia, inviso a tutto il mondo occidentale e contrario all'Europa, con la quale aveva già avuto disaccordi nel passato, sfociati in una guerra e una serie di massacri allucinanti!
Un uomo il cui primo diktat ha riguardato direttamente l'esercito e gli armamenti!
No, non sto parlando di un politico italiano: adesso sto parlando della Serbia!
Eravamo terrorizzati!
Era evidente che quest'uomo voleva riportare la Serbia ai livelli di prima della guerra, che ce l'aveva con gli stranieri e soprattutto con gli italiani, e che non tollerava le intromissioni delle aziende italiane nel proprio paese.
La logica ci faceva pensare che difficilmente ci sarebbero stati problemi, considerando tutte le grandi aziende italiane e non solo che stavano investendo in Serbia, e considerando che comunque per armare una nazione e prepararla a sostenere una guerra ci vanno soldi, tanti soldi, e sapevamo per certo che la Serbia non aveva i soldi, ma avevamo comunque una certa dose di panico, sentendo i molti serbi che urlavano di gioia e festeggiavano la salita del partito nazionalista, serbi che si ubriacavano la sera e urlavano contro gli italiani...
Eravamo impauriti, ma avevamo sempre una soluzione attuabile, se le cose si fossero messe male!
Non potevamo certo aspettare i comodi della Farnesina, che nemmeno sapeva che ci fossimo noi in Serbia, e anche se l'avesse saputo se ne sarebbe sicuramente fregata, visto che non siamo persone importanti o di spicco, ma solo un semplice gruppo di sbandati, un'Armata Brancaleone senz'arte ne parte, spedita allo sbaraglio senza informazioni e senza aiuti o speranza di rinforzi.
Le nostre automobili erano tenute sempre col serbatoio pieno, noi stavamo il più possibile insieme, con a portata di mano tutto l'indispensabile, pronti a ogni evenienza, pronti a balzare tutti insieme in macchina e partire decisi, abbandonando tutto quello che avevamo lì, pronti a imboccare la strada e dirigerci immediatamente verso sudovest, una sessantina di chilometri, non di più.
Saremmo arrivati in Kosovo, e lì avremmo trovato le truppe della NATO, dato che nel Kosovo si continua a sparare, anche se la gente non lo sa, anche se i telegiornali non lo dicono, e il Kosovo con le sue sparatorie sarebbe stata la nostra salvezza, perché da lì le truppe NATO ci avrebbero rimpatriato senza problemi, e quello era il piano.
E se le truppe NATO si fossero rifiutate di aiutarci? Poco male: a due passi dal Kosovo c'è il confine albanese, e in Albania ci sono le forze dell'ordine italiane, pronte a darci una mano, e se non fosse stato così, in Albania ci sono continuamente crociere specializzate organizzate appositamente per l'Italia!
Si, in qualche modo saremmo tornati in Italia, superando tutti i problemi!
E se proprio non fosse possibile, se tutte le cose fossero finite male... beh, il fondo pensionistico per gli ingegneri garantisce comunque il rimpatrio della salma... si: in qualche modo saremmo tornati in Italia!
Secondo il regolamento locale, il presidente serbo si era dimesso, ricandidandosi, come gli altri candidati, in una situazione strana e incomprensibile per noi italici, talmente abituati al fatto che il vecchio presidente aveva il culo talmente appiccicato alla sedia, che talvolta dovevano buttarlo via insieme alla sedia stessa quando si insediava il nuovo... ma non confondiamo le cose: questa era l'Italia, e ora stiamo parlando invece della Serbia!
Ogni giorno ascoltavamo le notizie locali, con la massima attenzione di cui eravamo capaci.
Un giorno, escono infine i risultati delle votazioni, e scopriamo che il vecchio presidente è stato sconfitto, e al suo posto è salito un candidato diverso.
Noi ci guardiamo attoniti!
Il presidente che aveva voluto l'ingresso dell'Italia in Serbia, che aveva redatto gli accordi commerciali con la più grande fabbrica italiana, che aveva spinto per favorire l'ingresso della Serbia nell'Unione Europea, che puntava all'euro-zona e alla collaborazione con l'occidente, il presidente che avevamo visto un paio di volte da lontano in visite nella fabbrica che aveva voluto, era stato sconfitto e si era ritirato dalla vita politica!
Eravamo tutti sgomenti! Com'era possibile? Cosa sarebbe successo?
Al suo posto, un nuovo presidente, un uomo che era stato il vice di un altro presidente nel passato, durante una guerra catastrofica, un uomo che aveva a cuore esclusivamente il proprio interesse, esclusivamente le proprie ambizioni e che voleva ricreare la grande Serbia, inviso a tutto il mondo occidentale e contrario all'Europa, con la quale aveva già avuto disaccordi nel passato, sfociati in una guerra e una serie di massacri allucinanti!
Un uomo il cui primo diktat ha riguardato direttamente l'esercito e gli armamenti!
No, non sto parlando di un politico italiano: adesso sto parlando della Serbia!
Eravamo terrorizzati!
Era evidente che quest'uomo voleva riportare la Serbia ai livelli di prima della guerra, che ce l'aveva con gli stranieri e soprattutto con gli italiani, e che non tollerava le intromissioni delle aziende italiane nel proprio paese.
La logica ci faceva pensare che difficilmente ci sarebbero stati problemi, considerando tutte le grandi aziende italiane e non solo che stavano investendo in Serbia, e considerando che comunque per armare una nazione e prepararla a sostenere una guerra ci vanno soldi, tanti soldi, e sapevamo per certo che la Serbia non aveva i soldi, ma avevamo comunque una certa dose di panico, sentendo i molti serbi che urlavano di gioia e festeggiavano la salita del partito nazionalista, serbi che si ubriacavano la sera e urlavano contro gli italiani...
Eravamo impauriti, ma avevamo sempre una soluzione attuabile, se le cose si fossero messe male!
Non potevamo certo aspettare i comodi della Farnesina, che nemmeno sapeva che ci fossimo noi in Serbia, e anche se l'avesse saputo se ne sarebbe sicuramente fregata, visto che non siamo persone importanti o di spicco, ma solo un semplice gruppo di sbandati, un'Armata Brancaleone senz'arte ne parte, spedita allo sbaraglio senza informazioni e senza aiuti o speranza di rinforzi.
Le nostre automobili erano tenute sempre col serbatoio pieno, noi stavamo il più possibile insieme, con a portata di mano tutto l'indispensabile, pronti a ogni evenienza, pronti a balzare tutti insieme in macchina e partire decisi, abbandonando tutto quello che avevamo lì, pronti a imboccare la strada e dirigerci immediatamente verso sudovest, una sessantina di chilometri, non di più.
Saremmo arrivati in Kosovo, e lì avremmo trovato le truppe della NATO, dato che nel Kosovo si continua a sparare, anche se la gente non lo sa, anche se i telegiornali non lo dicono, e il Kosovo con le sue sparatorie sarebbe stata la nostra salvezza, perché da lì le truppe NATO ci avrebbero rimpatriato senza problemi, e quello era il piano.
E se le truppe NATO si fossero rifiutate di aiutarci? Poco male: a due passi dal Kosovo c'è il confine albanese, e in Albania ci sono le forze dell'ordine italiane, pronte a darci una mano, e se non fosse stato così, in Albania ci sono continuamente crociere specializzate organizzate appositamente per l'Italia!
Si, in qualche modo saremmo tornati in Italia, superando tutti i problemi!
E se proprio non fosse possibile, se tutte le cose fossero finite male... beh, il fondo pensionistico per gli ingegneri garantisce comunque il rimpatrio della salma... si: in qualche modo saremmo tornati in Italia!
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