Ritorno in sede...

Ho quindi effettuato il primo lavoro per conto di GrandeCapo e di Progettista.
Ho anche rincontrato alcuni dei vecchi colleghi rimasti lì dentro: Progettista (quasi mai presente, seguendo un cantiere fuori sede), ProgettistaGiovane (quasi sempre presente, seguendo praticamente tutti i lavori elettrici), Termica (che segue buona parte dei lavori meccanici), ExSegretaria (dislocata presso un altro ufficio con altre mansioni e altra responsabilità) e, infine, Architetta (che peraltro è stata l'unica che quando mi ha visto in ufficio è corsa a baciarmi, chissà come mai...), oltre a una serie di nuovi collaboratori più o meno giovani.
Consegnato, mi avvisano che si stanno approssimando altri lavori analoghi e presto sarò contattato per farli.
In realtà, il presto non è stato così tanto presto, ma tra una cosa e l'altra sono comunque sopravvissuto lo stesso.
Nel mezzo tra i due incarichi ho effettuato pure un viaggio a Milano, per rispondere a un colloquio di lavoro, ma al solito, ogni volta che vado a Milano finisce che non concludo mai nulla: evidentemente da quelle parti vivono di castelli in aria e non hanno alcun senso pratico, o forse sono io che ho troppo senso pratico e non riesco a eccitarmi quando mi parlano di un lavoro a cui devo dedicarmi per almeno 24 ore al giorno, nella vana speranza che tutto vada nel senso giusto e riesca a configurarsi una percentuale anche per me, alla fine. Però il tutto dipenderebbe da me come tecnico, ma non solo, anche e soprattutto da alcuni commerciali, che non è detto ci mettano lo stesso impegno.
E poi, diciamolo chiaro: mi hanno convocato a Milano, sono arrivato alla stazione centrale e me la sono dovuta fare a piedi per diversi chilometri per raggiungerli, dato che costoro sono completamente al di fuori di ogni tratta di metropolitana!!! E per giunta parlavano di riunioni periodiche a cadenza bisettimanale? Ma dove siamo? Si fa presto a fingere di essere una multinazionale da film americano, ma le cose devono essere fatte bene, se vuoi tenere i collaboratori.
In definitiva, li ho mandati affan... senza passare dal via e me ne sono tornato a Torino.
Intanto stavo seguendo il lavoro infinito in Sardegna di Boss, oltre a qualcos'altro.
Così siamo arrivati infine a fine giugno, quando tutti i lavoratori italici cominciano a pensare alla partenza per le vacanze... e quando il mio cellulare ha suonato nuovamente, mostrando come numero chiamante quello di Progettista!
Altro colloquio rapido, so già di cosa si tratta, quindi preparo un'offerta analoga alla precedente, e lui mi dice che ci sono altre aggiunte: in definitiva stavolta si tratta di 3 progettazioni che devono consegnare in simultanea, nel giro di 3 settimane di luglio, improrogabilmente!
Accetto le condizioni restrittive, loro accettano la mia offerta e... passo 3 settimane di luglio seduto su una delle loro scrivanie a fare questo lavoro, restando infine nei tempi utili.
Uno degli ultimi giorni, ProgettistaGiovane (con cui lavoravo fianco a fianco) mi avvisa che GrandeCapo dovrà poi parlarmi, prima della fine dei lavori, e mi accenna che, secondo lui, stanno pensando di spedirmi in Serbia a dar man forte alla squadra distaccata laggiù!

Una chiamata improvvisa...

Una tranquilla mattina sento la musichetta allegra di quel catorcio che uso come cellulare e vedo un numero che mi è noto, molto noto...

"Ciao MK, come va?" "Ciao GrandeCapo, abbastanza bene, grazie, e te?"
"Bene bene... senti... ci sarebbe un lavoretto che abbiamo preso, e servirebbe qualcuno che lo seguisse... tu come sei messo?" "Uh?! Che lavoro?"
"Niente di che, una catena di supermercati... ti interessa?" "Certo che mi interessa..."
"Ok, allora ti faccio contattare in giornata da Progettista, che ti ragguaglierà su tutto! Scusami, ma devo staccare... ciao..." "Va bene, aspetto la sua chiamata... ciao..."
Questo accadde di giovedì.
Il lunedì successivo, suona il telefonino e riconosco il numero di Progettista
"Ciao Progettista, come va?" "Ciao MK, bene grazie, e te?"
"Non c'è male..." "Senti, GrandeCapo ti aveva contattato, vero?"
"Si, e mi ha detto che dovevi poi chiamarmi te per accordi..." "Appunto!"
E comincia quindi a spiegarmi alcune cose sul lavoro, poi mi dice "...e quindi, se tu giovedì verrai in ufficio, in mattinata, ti darei subito tutto quello che serve per cominciare a operare!" "Giovedì? Momento... Ok, giovedì va bene!"
"Benissimo, allora ti aspetto..." "Ok..."
Stavo per attaccare, quando sento che ricomincia a parlare, e mi rendo conto che eventuali terze persone presenti se n'erano andate "...quando GrandeCapo mi ha chiesto per questo lavoro, io gli ho detto che avevo bisogno di qualcuno che mi desse una mano!" "Uh?"
"Si, e lui mi ha chiesto chi avevo in mente, o se conoscevo qualcuno... io ho detto: ma abbiamo MK che sa come procedere e ha collaborato con noi senza problemi per tanti anni..." "Già..."
"...e lui ha risposto: si, giusto, hai fatto bene a ricordarmelo, vediamo se riusciamo a riprenderlo e a riassorbirlo nella Grande Società!" "Ah! Ha detto così?"
"Si, a me andrebbe benissimo, se tu ritorni con noi!" "Posso ricominciare a collaborare con voi, ma devo parlarne con GrandeCapo, per le condizioni pratiche ed economiche!"
"Certo, è giusto! Allora a giovedì mattina!" "A giovedì mattina, ciao!"
E stavolta, la chiamata è terminata davvero.
...
EVVAI!!!

Controllori…

Ogni tanto mi capita di imbattermi nei controllori, ovvero gli addetti dell’azienda al rilevamento delle infrazioni, in particolare la verifica della presenza e della regolare timbratura del biglietto.

A parte che ci sarebbe da discutere all’infinito anche sul fatto che appioppano la multa pure se uno ha l’abbonamento, ma l’ha lasciato nell’altra giacca o nell’altro pantalone eccetera (e a nulla vale portarlo in centrale il giorno dopo per mostrarne l’esistenza, se non a ridurre – ma non levare – la multa), d’altronde si tratta sempre di un’azienda pubblica, quindi abituata al monopolio e gestita mediante metodi dittatoriali..

A prescindere dai metodi e dai regolamenti dell’azienda, ripeto, si nota comunque un particolare sistema di operazione assolutamente non democratico dei suddetti controllori.

Vanno sempre in branco (evidentemente la cagarella c’è a girare da soli per angariare una popolazione già maldisposta verso di loro per altri motivi..) e se beccano il pericolosissimo criminale che ha evaso la timbratura del biglietto, procedono con le seguenti alternative:
1) se il delinquente è un italiano di razza bianca, caucasica eccetera, allora lo obbligano (ricordiamo che agiscono in branco..) a mostrare il proprio documento, gli fanno la contravvenzione, prendono il numero di telefono e telefonano a casa per accertarsi che lui/lei sia proprio lui/lei, che abiti proprio lì e descrivono l’infrazione commessa come se avesse ucciso qualcuno. Poi gli consegnano la multa e lo obbligano a scendere e gli ingiungono di pagare la multa entro pochissimi giorni. Morale della favola: il pericoloso criminale va alcuni giorni dopo alla centrale per fare una coda enorme e poter pagare la multa, beccandosi commenti e frasi denigratorie da parte del personale..
2) se il delinquente è un italiano di nuova generazione (ovvero quelli comunemente noti come extra-comunitari) gli chiedono il nome, scrivono qualcosa di simile al nome su un foglio, non chiedono assolutamente documenti (che poi il documento sarebbe sempre il solito foglio A4 che chiunque può aver scritto con qualsiasi computer) e, senza fare alcun controllo, gli consegnano la multa dicendogli di andare a pagarla entro i pochissimi giorni (a volte gli dicono di scendere, a volte no, a seconda delle dimensioni e del numero di amici presenti). Morale della favola: il pericoloso criminale si gira e getta via il foglio della multa dal finestrino, proseguendo il viaggio senza aver timbrato il biglietto, alla faccia degli altri fessi che hanno pagato..

Quello che io non capisco e non approvo, è il perché ci devono essere due pesi e due misure? Se i controllori se la fanno sotto a chiedere i documenti agli extracomunitari, perché non chiamano una pattuglia di vigili urbani (che tanto sovente gironzolano senza meta e comunque nessuno ha ancora capito in cosa consistano i loro compiti, se non chè risulta nel regolamento dell’azienda che sono preposti anche loro a verificare le infrazioni..) e si fanno spalleggiare per eliminare la piaga dei parassiti senza ricorrere continuamente ad aumenti del prezzo del biglietto?

Ma vabbè.. è pur sempre un’azienda pubblica, quindi abituata al monopolio e gestita mediante metodi dittatoriali..

Va bene leggere i messaggi di errore, ma così si esagera...

La stampante nuova all'improvviso sembra aver smesso di funzionare. Lancio la stampa del documento e vedo che non succede niente: nessun messaggio di errore ma nessun segno di vita! Ma la stampante funziona comunque, le cartucce di inchiostro funzionano e sono ancora sufficientemente cariche: ho scoperto che appena una cartuccia si esaurisce blocca completamente la stampante stessa, impedendo ogni funzione, fino alla sostituzione, e sembra che le cartucce non durino molto a lungo... per fortuna ho scoperto un negozio vicino casa che vende cartucce compatibili a pochissimo prezzo.
Sicuramente c'è qualche errore nelle impostazioni, quindi controllo: la coda di stampa mi dice che ogni lavoro che lancio si blocca immediatamente. Cerco quindi l'errore, ma la finestra di CUPS visualizzata dal browser non mi dice molto, per cui apro il programma di configurazione della stampante, lancio una stampa di prova e si apre una finestra dove viene segnalato un errore. Solo che, stranamente, il messaggio di errore è scritto su una riga sola, senza andare accapo, e sembra enormemente lungo, obbligandomi a estendere la finestra verso destra, spostandola verso sinistra ogni volta che raggiungevo il limite dello schermo, ma senza spostarla su un altro desktop virtuale, quindi stando attento a non raggiungere il limite sinistro dello schermo stesso. Dopo un paio di  spostamenti e un paio di allargamenti della finestra stessa senza ottenere un risultato apprezzabile, mi rendo conto che è una procedura troppo assurda per riuscire infine a visualizzare completamente il messaggio di errore, per cui cambio tattica: apro la directory /var/log, accedo alla sotto-directory /cups e vado a cercare nel file di log il messaggio di errore relativo, individuo il problema e posso quindi avviare la ricerca di una soluzione, che è talmente banale e semplice da mettermi persino in imbarazzo. Ecco i log:
E [Job 104] Can't create temporary fileCan't open CUPS raster file.mktemp: creazione del file con il modello "/tmp/pstopdf.XXXXXX" non riuscita: Permesso negato
E [Job 104] Can't create temporary file
E [Job 104] Job stopped due to filter errors; please consult the error_log file for details.
In definitiva, il messaggio di errore mi avvisava che la stampante non poteva accedere in scrittura alla directory /tmp perché non aveva i permessi necessari, per cui è bastato dare permessi di scrittura al gruppo altri per la directory /tmp per permettere alla stampante di riprendere a funzionare senza problemi, ma come diavolo sarà successo che ha perso i permessi da un giorno all'altro? C'entrerà mica l'aggiornamento del kernel che c'è stato il giorno prima?

PS: nella finestra che dovevo espandere, c'erano una serie di codici di errore non meglio identificati, a cui faceva seguito il messaggio del terzo log (ero arrivato a visualizzare “job stopped due to filter errors” e presumo che avesse contenuto, sempre sulla stessa riga, anche gli altri due messaggi, ma credo che avrei dovuto allargare la finestra per occupare almeno 6 desktop virtuali, per visualizzare completamente il messaggio di errore fino a capire qual'era il problema e risolvere quindi... e purtroppo io di desktop virtuali ne ho solo 4, con una risoluzione di 1280 x 1024 pixel ciascuno... si: capisco la moda dei wide screen, ma qua sto parlando di una finestra che probabilmente sarebbe divenuta lunga circa 7500 pixel per visualizzare un messaggio di errore, assurdo!!!)

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...