Che s'ha da fà, pe' magnà

All'ospedale militare, un giorno, scoppiò la guerra tra i marescialli di reparto e i marescialli di servizio. E come ogni guerra che si rispetti, coinvolse esclusivamente vittime innocenti.

Il motivo pare essere che i reparti (gestiti da quella razza demoniaca conosciuta come suore, anche se comandati da ufficiali) ordinavano il quantitativo del rancio tenendo conto anche del personale non ricoverato, mentre il personale di servizio (particolarmente in mensa) si ritrovava a ordinare cibo per tutti i militari (compresi quelli che erano in servizio nei reparti) e così pare che ci fossero degli sprechi pazzeschi che hanno incrementato a dismisura il debito pubblico.

Io, come tutti quelli che facevano parte dei reparti ma non passavano la giornata in pigiama, avevo degli incarichi in uffici o in sorveglianza, e sovente mi risultava difficile interrompere i miei lavori alle 16.30 per andare a cenare (si: nei reparti si cenava alle 16.30), quindi dovevo andare alle 18.00 in mensa per poter cenare, anche perché subito dopo la cena, i piantoni del reparto uscivano e la suora tornava al convento, quindi non avrei visto nulla di commestibile... a parte i ricoverati...

Quando scoppiarono le ostilità, il maresciallo non ci lasciò più entrare in mensa, quindi per alcuni giorni la cena di molti dei reparti divenne la pizza serale in libera uscita, ma non eravamo pagati abbastanza per comprarci anche il pranzo (che doveva invece esserci garantito) e così cominciarono le conseguenze cattive.
C'era chi si fregava i panini a mezzogiorno (per farsi poi un panino con la nutella alla sera), chi requisiva il pasto ai ricoverati, chi divorava i tenenti che passavano solitari in certi angoli bui del cortile e chi urlava e sbraitava col maresciallo per farsi punire (a quel punto il vitto spettava obbligatoriamente).

Ma c'era anche un altro sistema!

2 commenti:

  1. Aspetta, è un po' contorta, fammi capire...
    Dunque. Allo status quo, le provviste per il personale militare che operava nei reparti ma non era ricoverato venivano ordinate sia dai reparti che dai servizi. Ad un certo punto, la cosa è saltata fuori, si è scatenato un conflitto di competenze, e come conseguenza il personale militare eccetera si è trovato senza nessuno che gli ordinasse da mangiare. Ho capito bene?
    Il che mi ricorda l'aneddoto citato da Eco nel "Secondo diario minimo", del mVlo morto di fame perché per un conflitto di competenze simile nessuno gli ha più dato da mangiare (e il mulo, legato, non poteva andarsene in giro a brucare per conto suo).

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  2. Più o meno: quando la cosa è saltata fuori, ci hanno proibito di andare in mensa con gli altri dato che per noi il cibo era ordinato dai reparti.
    Il problema è che nei reparti la "cena" veniva servita alle 16.30, e alle 17 la mensa di reparto veniva chiusa fino alla colazione del mattino dopo (e la suora che la gestiva, tornava al proprio convento).
    Ovviamente noi non potevamo uscire dagli uffici prima delle 17 (contando le pulizie, 17.30) per cui l'unica fonte di sostentamento sarebbe stata la mensa di servizio alle 18, che ci era invece preclusa, per cui si rischiava di vincere il campionato di salto del pasto e tiro della cinghia...

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