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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

venerdì 28 agosto 2009

La disfatta di Lodi

Quell’anno mi trovai stranamente con un certo numero di giorni di ferie da consumare, stranamente non perché io non avessi diritto alle ferie, ma perché fu la ditta ad avvisarmi delle ferie e, data l’impossibilità di consumarle tutte nel periodo canonico delle 2 settimane a cavallo del ferragosto, mi ordinò in pratica di andare in ferie.
Era praticamente fine giugno, quindi chiesi (e ottenni) 2 settimane a luglio, durante le quali partii per quella che è la mia idea di vacanze, che si confà direttamente alla frase della bella canzone di Ligabue “Certe notti..”, quando dice “..certe notti la macchina è calda, e la strada la decide lei..”
All’epoca avevo la mia prima auto: un vecchio rottame che era nato come Alfa 33, ancora bellissimo esteticamente, ma vecchio: l’avevo comprata stra-usata per poter portare in giro mio padre dopo la malattia che l’aveva bloccato
Siccome a ottobre dovevo fare la revisione, andai dal meccanico di fiducia della ditta per cui lavoravo e gli dissi di dare una controllata e mettere tutto a posto sia per le ferie che per la revisione. Lui mi disse di stare tranquillo e dopo un paio di giorni mi ridiede la macchina in cambio di un assegno.
Caricati a bordo mamma e sorella, oltre al valigiume, misi in moto e via, verso l’infinito e oltre..
Partenza da Torino, direzione sud.. pranzo a Rapallo con linguine al pesto, proseguio nel pomeriggio verso la Toscana e arrivo in orario di cena a Lido di Camaiore (si: procedevo con calma godendomi il panorama costiero..)
Il locale dove cenammo faceva anche da locanda (mi pare non avesse nemmeno una stella) e aveva un paio di camere libere (invece le altre 4 o 5 NON erano occupate..) così, vista la buona cucina, ci fermammo alcune notti, usandolo come campo base per ammirare i dintorni: la spiaggia della Versilia e Viareggio.
Al termine, stanchi di proseguire verso sud, cambiammo itinerario e procedemmo verso Pisa (antica e famosa repubblica marinara, anche se non mi ricordo di aver visto molto mare nelle vicinanze..) e quindi per Firenze (praticamente stavo risalendo l’Arno, controllando accuratamente la presenza di lavandaie, ma evidentemente nessuno più usava lavarci i panni dopo il Manzoni..)
Oltre Firenze la strada cominciava a salire, inerpicandosi lungo gli Appennini, fino a superare il valico più alto della zona, secondo le mie scarsissime reminiscenze geografiche e scendere dall’altra parte per mostrare il panorama della zona di Bologna.
Dalla partenza dal lido, mi ero accorto che la macchina consumava parecchia benzina, ma non immaginavo nulla di strano: in fondo stavo facendo parecchia strada e avevo messo in conto la spesa dai benzinai.
Dopo Bologna proseguii verso Modena, dove trovai un albergo comodissimo e praticamente di lusso vicino all’autostrada, al costo di un 3 stelle di Torino, e siccome era notte..
Il giorno dopo, proseguio per Verona (vecchi ricordi..) e poi per Mantova (altri ricordi..) e nuovo accorgimento dei consumi.
Dopo Mantova, decidemmo che era ora di completare il giro e tornare verso Torino, in modo da passare alcuni giorni nella canonica zona del Lago Maggiore.
Giunsi a Lodi, e nuovamente avevo il serbatoio vuoto, inoltre era domenica.
Posteggiai e scesi, andando verso un bar aperto per chiedere se c’era un distributore aperto nelle vicinanze.
Ottenuta l’informazione, tornai in macchina e misi in moto..
La fumata nera che uscì dal cofano mi fece gelare il sangue nelle vene!
Urlai subito “Fuori tutti!” e mamma e sorella uscirono di corsa allontanandosi, io aprii il cofano e vidi che le fiamme stavano bruciando tutto.
L’estintore portatile che avevo non servì a nulla, mentre dal baule aperto mia sorella coraggiosamente tirava fuori le valigie e quanto poteva, gli abitanti del palazzo sotto il quale ero posteggiato chiamarono i vigili del fuoco (no: a quell’epoca non avevo il cellulare), mentre un autobus di linea si accostò alla macchina e diede fondo al suo estintore (notevolmente più capiente di quello che avevo io).
I vigili del fuoco arrivarono assieme alla polizia, spensero l’incendio e poi cominciai a spiegare cos’era successo per permettere loro di completare il rapporto.
Fu subito chiaro, ai loro occhi esperti, che il problema era dovuto a un cattivo serraggio dei bulloni di fissaggio del tubicino di adduzione del carburante da parte del meccanico. Il tubo si era quindi lentamente sfilato (incrementando il consumo di carburante) e alla fine si era staccato del tutto, spruzzando le ultime gocce direttamente sul motore caldissimo.
Ovviamente, visto che era tutto bruciato dentro, non era comunque possibile provare nulla, per cui non potei fare causa al meccanico.
La macchina fu quindi presa da un meccanico locale (membro dell’ACI) che mi diede le targhe per la demolizione, dicendomi però che non aveva l’auto di ricambio che mi sarebbe spettata (in quanto socio ACI), quindi dovevo ripartire col treno.
Tornai a casa in treno, dimenticandomi delle vacanze per quell’anno.
Ovviamente mi dimenticai anche di acquistare un'altra macchina, per alcuni anni..

2 commenti:

  1. Quasi capitata una cosa simile due volte con un vecchio Benelli 250 2C. Una volta dal benzinaio mentre facevo il pieno, un'altra mentre andavo: mi chino a mettere a posto non ricordo bene cosa, e vedo il serbatoio che, mercé un tubo sfilato, piscia allegramente benzina sul motore caldo. Andata bene in entrambi i casi - devo ancora capire come.
    A mio padre andò peggio con una Uno ES prima serie (motore 903 derivazione 127), che aveva un "difettuccio" alla pompa della benzina che giunta ad una certa età si sfasciava con conseguente minzione ad elevato numero di ottani sul motore... Qualche secchiata d'acqua limitò i danni, ed un meccanico estroso riuscì a riadattare uno spinterogeno ad un motore che era in origine dotato di accensione elettronica. E lì scoprii che il motore 903 con rapporto di compressione aumentato (grazie all'accensione elettronica), dotato di spinterogeno, magari non girava molto bene in basso, ma guadagnava tranquilli 5 cavalli... che divertimento! :-)

    RispondiElimina
  2. Beh, direi che finché si può raccontarle e riderci sopra, va sempre bene :-)

    Un guadagno di 5 cavalli sostituendo l'accensione elettronica con uno spinterogeno? Mica male :D

    RispondiElimina

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