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La litigata del coinquilino

ACHTUNG! Alcuni termini utilizzati in questo post non sono adatti a tutte le orecchie, quindi usate solo quelle che utilizzate normalmente per spettegolare nei luoghi di lavoro, o per esprimere (anche solo internamente) la vostra considerazione per certi colleghi/capi/clienti, in quanto tali orecchie sono già normalmente avvezze all'utilizzo di certi vocaboli! ========= E fu così che, dopo aver rischiato una strage e dopo aver giocato al traslocatore folle , oltre che dopo diverse altre cosette di minor importanza ma sempre utili a rendersi noto, il mio coinquilino venne di fatto bloccato e reso inoffensivo, sigillandolo dentro l'ufficio. Ovviamente, riusciva comunque a uscire e seguire i lavori, non necessariamente i suoi, ma quelli che erano seguiti per la controparte dall'architetta, indipendentemente dal fatto che costei cominciasse a detestarlo cordialmente e a mandarlo affanculo praticamente ogni volta che parlavano, ma lui, da buon cinquantenne italiot...

Diario di bordo, terzo giorno

Un giorno, il mio coinquilino trovò un muletto abbandonato in un angolo dello stabilimento, vi salì sopra e lo mise in moto. La cosa gli diede una sensazione di soddisfazione, al punto che da allora cominciò a divertirsi con tale muletto, e a nulla valse il fatto che ciascuno di noi gli fece presente che non fossimo autorizzati a effettuare manovre o a guidare muletti, e che se succedeva qualche danno ne avrebbe risposto di tasca propria. La committenza, ovviamente, era felicissima della situazione, avendo trovato un elemento della direzione lavori che si rendeva operativo e non si limitava a urlare alle imprese, senza toccare nulla dei lavori in corso, ma la committenza non contava nulla e non capiva assolutamente niente. Fatto sta che costui usciva dall'ufficio immediatamente dopo che eravamo entrati, scendeva in cantiere e saliva sul suo muletto, per andare a divertirsi nei meandri della bolgia infernale dove le imprese che doveva controllare stavano lavorando. E noi restav...

Rientro difficoltoso... 2

Come dicevo, stava diventando un viaggio allucinante! Quasi trascorsa anche l'ora, appare un nuovo ritardo, ma appare anche l'indicazione del gate, che ci rassicura parecchio, permettendoci di raggiungere il luogo dove verrà effettuato il secondo controllo, che stranamente stavolta è quasi più meticoloso del primo. Entriamo quindi nel gate per aspettare l'aereo, che non è ancora atterrato (e questo è piuttosto strano) chiacchierando tra noi e con i nostri committenti che ci terranno compagnia nel viaggio verso casa, finché il tempo passa e cominciamo a preoccuparci: niente aereo, diamo un'occhiata al tabellone e vediamo un nuovo ritardo, di quasi 2 ore!!! Guardiamo meglio e... l'aereo indicato non risulta in ritardo, ma nemmeno risulta essere quello diretto a malpensa!!! Qualcuno si sacrifica ed esce dalla saletta, raggiungendo il tabellone centrale dove è chiaramente indicato che l'aereo per malpensa partirà (con un ritardo di circa 45 minuti da quel mo...

Rientro difficoltoso

E venne il giorno del rientro, come ogni 2/3 settimane, solo che stavolta partivamo in metà di mille: eravamo in 4 a lasciare il forte, e si erano aggiunti anche GrandeCapo (col fedele cagnolino ProgettaMannaggiamenti) e ViceGrandeCapo, che partivano per Roma, ma sempre da Belgrado e solo poco più tardi, quindi a mezzogiorno uscimmo tutti insieme, salimmo su una delle vetture aziendali e sul taxi appositamente prenotato dal Direktor. Al solito il viaggio fu lungo e monotono, ma stavolta era anche peggio in quanto stavolta, per fare i 150 km circa, eravamo in 4 su una punto, e non era proprio molto comoda la cosa, viste le dimensioni medie di ciascuno di noi... per non parlare del fatto che, malgrado il freddo, viaggiavamo con i finestrini aperti dato che uno degli occupanti non resiste più di mezz'ora senza la sigaretta... ;) Alla fine, comunque, arrivammo all'aeroporto, decidemmo che era troppo tardi per andare a mangiare al ristorante fuori, dove c'è roba buona ma c...

Corso di lingua 4... the end

Come dicevo , non poteva ovviamente farci niente, così mi guardò mentre andavo verso la porta, ma un istante dopo la porta si aprì ed entrò la persona che stava evidentemente aspettando, e che mi ritrovai quindi davanti senza possibilità di evitare un incontro che stava quasi per diventare uno scontro. Guardai per un istante la persona appena entrata, che mi fissava in silenzio, poi mi voltai verso di lei, che mi guardava sogghignando, e le chiesi in inglese "Aspettavi lei?" Lei annuì, e io mi riavvicinai al tavolo, immediatamente raggiunti dalla nuova arrivata, la Spagnola, che mi guardò senza dire una parola, per poi cominciare a discutere in serbo con l'amica. Ovviamente, non riuscivo a capire praticamente niente di quello che si dicevano, ma vedevo che sovente mi guardavano mentre parlavano, e sentivo che sovente pronunciavano il mio nome, così alla fine le interruppi e dissi loro "Se volete parlare di me, fate in modo che io capisca, altrimenti me ne vado!...

Corso di lingua 3

E il martedi mattina la chiamai . Dopo i convenevoli, le chiesi conferma per la serata, e lei confermò, anche se un poco titubante, cosa che non capivo bene, dato che in fondo  si era offerta lei , prima ancora che io ci pensassi. Ormai non poteva comunque più tirarsi indietro, senza perdere la faccia, quindi decise di fare buon viso a cattivo gioco, sfruttando il più possibile la situazione, infatti mi disse di passarla a prendere verso le 20, per andare a mangiare insieme. Passai da lei, accostai la macchina, lei scese, rivolse un cenno di saluto alla figlia che ci guardava dalla finestra, poi entrò in macchina e io mi avviai, notando che inizialmente sembrava parecchio nervosa e quasi infastidita dalla situazione. Arrivammo al ristorante, le aprii la porta per farla entrare e la feci accomodare al tavolo che voleva, e queste galanterie evidentemente la impressionarono favorevolmente, visto che cominciò a rilassarsi e a sorridere, anche se continuava a giocherellare col...

Venti di guerra...

Eravamo in autostrada, verso Belgrado, quando vediamo davanti a noi una colonna militare. Da qualche tempo era una specie di costante, e ogni volta creava qualche tremore, ma questi erano differenti: una serie di mezzi di trasporto per missili. Io mi sposto sull'altra corsia e schiaccio il pedale per superarli, mentre CapoCantierista li guarda preoccupato, come Cantierista dietro, e appena superati li sento "Ma non è che ci sparano addosso?" "Spero di no, ma hai visto quanti missili?" "Già, sono troppi! Non è possibile che una nazione senza soldi abbia tutti questi missili!" "Si, io temo che questi scatenino ben presto un'altra guerra!" "E noi ci siamo nel mezzo!" "Cosa possiamo fare? Non rientriamo più?" "No, questo non possiamo farlo! Al massimo ci penserà la Farnesina a rimpatriarci..." "O scappiamo veramente verso il Kosovo e ci facciamo rimpatriare dalle truppe NATO!" Io non avevo aperto...