La litigata del coinquilino

ACHTUNG!
Alcuni termini utilizzati in questo post non sono adatti a tutte le orecchie, quindi usate solo quelle che utilizzate normalmente per spettegolare nei luoghi di lavoro, o per esprimere (anche solo internamente) la vostra considerazione per certi colleghi/capi/clienti, in quanto tali orecchie sono già normalmente avvezze all'utilizzo di certi vocaboli!



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E fu così che, dopo aver rischiato una strage e dopo aver giocato al traslocatore folle, oltre che dopo diverse altre cosette di minor importanza ma sempre utili a rendersi noto, il mio coinquilino venne di fatto bloccato e reso inoffensivo, sigillandolo dentro l'ufficio.
Ovviamente, riusciva comunque a uscire e seguire i lavori, non necessariamente i suoi, ma quelli che erano seguiti per la controparte dall'architetta, indipendentemente dal fatto che costei cominciasse a detestarlo cordialmente e a mandarlo affanculo praticamente ogni volta che parlavano, ma lui, da buon cinquantenne italiota, era perdutamente attratto da lei, giovane architetta quasi-trentenne, carina e con un culetto niente male (come non mancava mai di far notare nei suoi fantasiosi discorsi) al punto di dimenticarsi talvolta che nelle italiche terre lo attendevano frementi la moglie e la figlioletta...
Ma un triste giorno avvenne una cosa inconsueta: alcuni pezzi grossi dell'ImmensaFabbrica decisero di venire a vedere lo svolgimento dei lavori, e questo implicò una serie di eventi caotici, riassumibili in un paio di ordini perentori: pulire tutto il percorso di visita e tutti fuori dai coglioni!
Nella frenesia conseguente, avvenne che alcune aree non risultarono pulite a dovere, e il nostro (d)efficientissimo CapoCantierista chiamasse l'altrettanto (d)efficientissima CapoArchitetta della controparte per suggerirle di mandare qualcuno delle sue imprese a pulire. Lei rispose che non aveva sottomano nessuno e chiese quindi a noi di inviare qualcuno delle nostre imprese a pulire le sue porcherie, il tutto con le classiche e caratteristiche gentilezze che contraddistinguevano normalmente i rapporti tra costoro, comprese le comunicazioni via email con in conoscenza tutto il mondo, in particolare tutti coloro che appartengono alla leader-shit dell'ImmensaAzienda, combinate opportunamente in modo da far risultare sè stessi vittime delle circostanze e l'altro un tremendo e cinico animale che non ha a cuore gli interessi della ditta e della cooperazione.
CapoCantierista, poco avvezzo a gestire simili artifici comunicativi dove non poteva inserire troppe imprecazioni e bestemmie varie, prese male la risposta di lei, prese ancor più male la presa di posizione della committenza e prese malissimo il fatto di dover salire 3 piani a piedi causa ascensore guasto subito dopo aver perso il suo sedicente primato di aver sempre ragione a prescindere.
Entrò in ufficio con una rabbia repressa che si sfogò subito non appena vide Coinquilino!
Urla allucinanti di non fare mai più nulla per aiutare l'altra impresa, di dover passare il tempo non tanto a dirigere i lavori quanto a cercare di inchiappettare gli altri e cose così...
Coinquilino rispose che era un discorso assurdo, che dovevamo collaborare tutti insieme per portare a termine il lavoro nel modo migliore e simili assurde frasi di chiara propaganda comunista, al punto che CapoCantierista cominciò a vedere rosso e iniziò a imprecare con maggior riguardo verso il personale, con una frase che somigliava parecchio a “...Piantala di dire coglionate! Tu devi fare quello che dico io! Non devi seguire il culo di quella troia, che tanto non te la darà mai! Lasciala fottere! Ce ne sono tante di puttane qua, non hai bisogno di correre dietro a quella lì!...”
Non l'avesse mai detto!
A sentir offendere l'onore della fanciulla (o forse a sentirsi leggere nel pensiero così sfacciatamente?) Coinquilino scattò su, alzandosi di scatto in piedi e urlando, con una faccia rossa, ma così rossa che al confronto la luce in alto nei semafori è un pallido arancione, e con le vene del collo e della fronte che pulsavano come ci fosse un terremoto sotto l'epidermide “COGLIONE! Tu sei un vecchio rincoglionito! Un vecchio di merda! Sei solo un coglione! Cosa cazzo campi a fare?! Crepa! Fai un favore a tutti! Crepa e levati dai coglioni!”
Ovviamente le urla si susseguivano l'un l'altra, entrambi parevano sul punto di scoppiare o di saltarsi addosso, noi non sapevamo che fare di preciso, o a favore di chi intervenire, e aspettavamo solo l'inizio dello scontro fisico per intervenire a separarli... in più parti...
Mentre ResponsabileCantiere si defilava senza farsi notare troppo e chiamava immediatamente la base italica, per spiegare la situazione e chiedere cosa fare!
Il mio coinquilino non si fece più vedere in cantiere, e due giorni dopo venne giù GrandeCapo in persona per riportarlo in Italia, dove rimase per alcune settimane, fino a quando sparì nel nulla e nell'oblio, e da allora nella sede italica non fu più permesso nemmeno pronunciare il suo nome... nella sede nostrana, invece, tale divieto non venne recepito e molti ricordarono il (non)compianto collega spiegando anche ai serbi il recondito significato di molti dei termini che erano stati usati durante l'epico litigio.

Diario di bordo, terzo giorno

Un giorno, il mio coinquilino trovò un muletto abbandonato in un angolo dello stabilimento, vi salì sopra e lo mise in moto.
La cosa gli diede una sensazione di soddisfazione, al punto che da allora cominciò a divertirsi con tale muletto, e a nulla valse il fatto che ciascuno di noi gli fece presente che non fossimo autorizzati a effettuare manovre o a guidare muletti, e che se succedeva qualche danno ne avrebbe risposto di tasca propria.
La committenza, ovviamente, era felicissima della situazione, avendo trovato un elemento della direzione lavori che si rendeva operativo e non si limitava a urlare alle imprese, senza toccare nulla dei lavori in corso, ma la committenza non contava nulla e non capiva assolutamente niente.
Fatto sta che costui usciva dall'ufficio immediatamente dopo che eravamo entrati, scendeva in cantiere e saliva sul suo muletto, per andare a divertirsi nei meandri della bolgia infernale dove le imprese che doveva controllare stavano lavorando.
E noi restavamo in attesa, accanto al telefono, della fatidica chiamata con cui ci avrebbero annunciato che era successo un qualche disastro, che aveva inforcato una colonna, una parete, un macchinario importantissimo o, più semplicemente, un paio di lavoratori... il tutto in ordine di importanza decrescente, secondo la nostra committenza.
A nulla valsero le segnalazioni a GrandeCapo, che continuava a reputare questo suo lontano parente come un elemento degno della massima stima e fiducia, anche oltre le sempre più numerose prove contrarie che giungevano a pioggia nei nostri uffici.
Ma le cose erano ovviamente destinate a finire male, e un giorno la fatidica telefonata arrivò! E risposi io!
"Halo?" "Siete quelli della GrandeSocietà?"
"Si, chi parla?" "Io sono il responsabile dello stabilimento XYZ!"
"Buongiorno, dica pure!" "Mi hanno detto che è uno dei vostri!"
"Chi?" "Quel coglione che sta giocando con un muletto nel nostro stabilimento!"
"Un attimo, scusi..." chiudo il microfono e mi volto verso gli altri due colleghi presenti in ufficio, chiedendo loro "Che cazzo sta facendo MioCoinquilino nello stabilimento XYZ? Lui deve controllare i lavori nello stabilimento XXX!" "E' sul muletto?"
"Sembra di si!" "Boh! Avrà combinato qualche disastro!"
Riprendo la linea "Scusi... cos'è successo?" "Dovrebbe dire a quel coglione di piantarla di prenderci per il culo!"
"Come, scusi?" "Se noi mettiamo le travature fuori dallo stabilimento c'è un motivo! E' del tutto inutile che lui le carichi col muletto e ce le riporti dentro! Non abbiamo tempo da perdere!"
"Lo chiamo subito!" "Bene, e gli dica anche che non voglio più vedere la sua faccia o il suo muletto qua dentro! Altrimenti lo denuncio alla Sorveglianza!"
"Certo... arrivederla!" "...giorno..."
Lo chiamai immediatamente al telefonino, e mi rispose al terzo tentativo.
"...'zzo vuoi?" "Cosa stai facendo nello stabilimento XYZ?"
"E tu come sai dove sono?" "Non penso che ti piacerebbe saperlo!"
"Eh?" "COSA STAI FACENDO???"
"Sto spostando delle travature!" "Travature che qualcuno sta mettendo fuori?"
"Si, qualche idiota le sta buttando fuori!" "E tu le stai riportando dentro?"
"Certo, mica posso lasciare che le buttino così..." "E non ti è passato per la mente che forse qualcuno ha ricevuto l'ordine di buttarle fuori?"
"Eh?" "Vuoi davvero che ripeto?"
"Ma chi potrebbe aver dato un ordine simile?" "Il responsabile dello stabilimento, forse?"
"Sarebbe proprio un coglione..." "Lui ha detto la stessa cosa, quando ci ha chiamato dicendo di farti smettere!"
"Cosa ha detto?" "Che devi smetterla!"
"Smetterla?" "Senti, te lo dirò solo una volta! Non ti è bastata la cazzata dell'altra volta? Vuoi proprio farti cacciare via? Usa quel tuo fottuto muletto solo nella zona del tuo stabilimento, dove nessuno ti dice niente e non gliene frega niente a nessuno di quello che fai, ma non andare in giro a far danni! Chiaro?"
"Ma io..." "CHIARO???"
"Si... si... chiaro..." "Bene, allora adesso la smetti immediatamente con quelle travature, prendi il tuo muletto e te ne torni immediatamente nel tuo stabilimento! SUBITO!!!"
"Ma..." "Tiro fuori il palo dell'altra volta? L'ho conservato!"
"No no... va bene, torno subito..." "OK!"

Rientro difficoltoso... 2


Quasi trascorsa anche l'ora, appare un nuovo ritardo, ma appare anche l'indicazione del gate, che ci rassicura parecchio, permettendoci di raggiungere il luogo dove verrà effettuato il secondo controllo, che stranamente stavolta è quasi più meticoloso del primo.
Entriamo quindi nel gate per aspettare l'aereo, che non è ancora atterrato (e questo è piuttosto strano) chiacchierando tra noi e con i nostri committenti che ci terranno compagnia nel viaggio verso casa, finché il tempo passa e cominciamo a preoccuparci: niente aereo, diamo un'occhiata al tabellone e vediamo un nuovo ritardo, di quasi 2 ore!!! Guardiamo meglio e... l'aereo indicato non risulta in ritardo, ma nemmeno risulta essere quello diretto a malpensa!!! Qualcuno si sacrifica ed esce dalla saletta, raggiungendo il tabellone centrale dove è chiaramente indicato che l'aereo per malpensa partirà (con un ritardo di circa 45 minuti da quel momento) da un altro gate!!!
Comunicazione telefonica e fuga in massa verso il nuovo gate, dove si è sottoposti a ulteriore controllo e infine si entra, vedendo chiaramente l'aereo in fase di preparazione e la destinazione chiaramente indicata. Attendiamo, sempre osservando il tabellone, finché l'hostess al bancone comincia a chiamare per l'imbarco, secondo le solite modalità: prima le famiglie con bambini piccoli nel passeggino, poi quelli che occuperanno le ultime file del velivolo, infine quelli che occuperanno le file più avanti e, per ultimi, i ritardatari... cosa che, dopo l'ingresso delle famiglie con passeggini si trasforma di fatto nel solito "avanti tutti!", con ovvio e conseguente ingorgo dentro l'aereo (ad aspettare che quelli che hanno occupato i primi posti sistemano al meglio le valigie nelle cappelliere, si levano i giacconi e si decidano infine a posare il loro stramaledettissimo culo su quei fottuti sedili!) e fuori dall'aereo (ad aspettare che la fila di quelli che sono stati bloccati da quelli di prima, si decida a scaraventarli via e a muoversi per far entrare tutti!) mentre le hostess e gli steward ci guardano con rabbia e imprecando continuamente (magari se si levassero da mezzo al corridoio e lasciassero passare, o si decidessero a dare una mano a chi sembra non capire come infilare la fottuta valigia o piegare e sistemare il fottuto giaccone nella fottuta cappelliera, forse le cose funzionerebbero meglio, ma non è possibile pretendere troppo da questa gente!)
Alla fine, tra urla e imprecazioni in multilingua, entrano e si sistemano anche gli ultimi ritardatari e l'aereo parte.
Il personale passa a distribuire il solito fottuto panino da ping-pong, usando metodi da lanciatore di baseball, poi passano immediatamente a distribuire le bevande, velocemente, molto velocemente, riuscendo anche a far schizzare il contenuto di qualche bicchiere di carta sui pantaloni di qualche passeggero (ero terrorizzato: la persona accanto a me ha preso un the caldo!!!), o a sbattere con i carrelli contro tutti coloro che sono seduti lato corridoio. Infine, quando ancora non si è finito di bere, passano a ritirare i vuoti, talmente in fretta che molti non riescono a consegnare e abbandoneranno i miseri resti nella sacca porta riviste (tanto non c'erano nemmeno le riviste...)
Infine atterriamo a malpensa, dove c'è la solita ressa per uscire, stavolta senza la perdita di tempo causata dall'aggancio del tunnel, in quanto causa il ritardo ci parcheggiano in mezzo ai campi, dove aspettiamo l'arrivo di un secondo pulmino (il primo era già pieno zeppo, e noi eravamo abbastanza indietro con i posti) per caricarci e portarci dentro l'aeroporto (devo proprio dirlo che stava diluviando e faceva talmente freddo che più che pioggia era quasi neve, quella che cadeva?) e infine raggiungiamo l'aeroporto dove procediamo al controllo dei documenti da parte della polizia, dove una famiglia serba al femminile che ha scassato le palle per tutto il viaggio col casino che facevano tra la madre e le figlie, continua imperterrita, avvicinandosi allo sportello dove controllano le carte d'identità e non i passaporti: normalmente ho notato che non sono così fiscali, ma stavolta eravamo in ritardo forte, e forse il poliziotto era a fine turno, fatto sta che l'ha mandata a far la fila dagli altri sportelli, impiegando parecchio tempo a farsi capire e a discutere, cosa che se faceva che controllarle il passaporto, forse ci si sbrigava prima, ma tant'è...
Usciamo, andiamo all'autonoleggio dove dovremmo prendere la macchina noleggiata dalla ditta, e tutto procede bene, anche se lentamente causa la coda, raggiungiamo la macchina, controlliamo e... ci sono un sacco di difetti, tra i quali il fatto che le luci non funzionino (ovviamente era ormai buio pesto e noi dovevamo andare fino a Torino)
Andiamo a reclamare per farci sostituire la vettura e cominciano storie del genere che di quella categoria non ne hanno più, se ne vogliamo un'altra dobbiamo prendere una categoria differente, costa di più, cose così... non avendo scelta, prendiamo la macchina indicata e partiamo finalmente verso Torino... con i finestrini aperti, in quanto uno degli occupanti non riesce a resistere più di mezz'ora senza la sigaretta e aveva già raggiunto un livello di disperazione, in aeroporto e nell'aereo...
Alla fine, quando ormai avevamo quasi perso le speranze, vedo finalmente le luci tipiche del mio quartiere, con le insegne dei kebabbari, i lampeggianti delle volanti, le urla e le imprecazioni multietniche, i lamenti dei tossici durante la fase terminale dell'overdose, i richiami delle lucciole che sanno parlar d'ammmore, gli sguardi attenti degli spacciatori sotto gli occhiali da sole (di notte) che cercano di capire se sei un poliziotto o un cliente... bene, finalmente sono a casa!
Saluto i colleghi, scendo e recupero il mio borsone e le chiavi, quindi mi infilo nel portone di casa, per godermi un week end di tutto riposo!

Rientro difficoltoso

E venne il giorno del rientro, come ogni 2/3 settimane, solo che stavolta partivamo in metà di mille: eravamo in 4 a lasciare il forte, e si erano aggiunti anche GrandeCapo (col fedele cagnolino ProgettaMannaggiamenti) e ViceGrandeCapo, che partivano per Roma, ma sempre da Belgrado e solo poco più tardi, quindi a mezzogiorno uscimmo tutti insieme, salimmo su una delle vetture aziendali e sul taxi appositamente prenotato dal Direktor.
Al solito il viaggio fu lungo e monotono, ma stavolta era anche peggio in quanto stavolta, per fare i 150 km circa, eravamo in 4 su una punto, e non era proprio molto comoda la cosa, viste le dimensioni medie di ciascuno di noi... per non parlare del fatto che, malgrado il freddo, viaggiavamo con i finestrini aperti dato che uno degli occupanti non resiste più di mezz'ora senza la sigaretta... ;)
Alla fine, comunque, arrivammo all'aeroporto, decidemmo che era troppo tardi per andare a mangiare al ristorante fuori, dove c'è roba buona ma ci mettono una vita a servire, e pensammo bene di andare a mangiare al self service interno all'aeroporto stesso.
Procediamo quindi a prendere i biglietti, passare il primo controllo e andiamo al self service, dove ci accoglie il tipico affollamento del venerdì in un aeroporto piccolo ma unico e improvvisamente sovraffollato, con solo 2 locali dove mangiare dopo aver passato il controllo.
Quando finalmente giunge il nostro turno, ci avviciniamo e allunghiamo la mano verso il cesto dei vassoi, per ritirarla improvvisamente quando vediamo lo stesso completamente vuoto.
Non riuscendo a capire la motivazione, un paio di noi si avvicinano al bancone del bar annesso e il cameriere ci spiega, in serbinglese, che i vassoi sono finiti, noi gli spieghiamo che portare dei piatti caldi a manina non è una cosa salutare per le nostre mani, e lui, dopo attenta analisi delle nostre dimensioni e dei nostri sguardi corrucciati, esce dal bancone e va a raccattare dei vassoi abbandonati sui tavoli dagli utenti precedenti, da loro una veloce passata con lo strofinaccio appeso alla cintura dei calzoni, e ce li fornisce con la grazia e la gentilezza tipiche che rendono questo paese famoso nel mondo intero... (come sarebbe a dire che nessuno ha mai sentito parlare di questo paese? :P )
Ci rivolgiamo quindi nuovamente al bancone distributore, mentre altri vanno a recuperare a loro volta i vassoi, e notiamo la grandissima disponibilità di vettovaglie: possiamo scegliere tra pizza, riso, polpette, purea, sarma e, volendo, cevapcici... (nota per coloro che non conoscono la cucina locale: sarma = involtino di foglie di verza con dentro carne macinata e verdura surgelata, cevapcici = piccoli salsicciotti della lunghezza media di un dito distribuiti solitamente in numero di dieci... due mani a testa...)
Stufo delle specialità culinarie locali, decido di scegliere il riso e la vivandiera prende un piatto e ci sbatte sopra due mestoli di risotto quasi colloso, aggiunge il sugo di cottura delle polpette e poi mi chiede cosa voglio di altro. Io aggiungo che prenderei sarma e purea, e lei, non avendo altri piatti a disposizione (finiti anche quelli e non disponibili presso il bar finché non fossero stati recuperati e lavati quelli dei clienti) prende il tutto (due involtini e un mestolo di purea) e li sbatte sopra il riso, creando un piatto unico meraviglioso a vedersi, per un amante dell'arte contemporanea, ma io non amo l'arte contemporanea... e nemmeno le altre... e glielo faccio presente con un gentile commento, ma ovviamente l'imperturbabilità locale impedisce a costei di apprezzare le mie parole e quindi mi allontano e raggiungo la cassa, dove il mio collega fa ripassare la carta di credito aziendale anche per il mio piatto (dopo averlo guardato schifato quasi come io ho guardato schifato il suo) e fa lo stesso per tutti noi.
Al termine del giro, il suddetto collega si volge alla cassiera chiedendole la fattura per tutti i conti pagati, e lei comincia a far casini e creare problemi, ma la risolutezza del collega la fa desistere e prende quindi il foglio fatidico dove scrivere tutti i conti, ma ben presto si stufa e quindi strappa il foglio già fatto, ne prende uno in bianco, ci pinza sopra tutti gli scontrini emessi e lo da al collega, facendogli capire che le scritte dovrà metterle lui di persona... naturalmente il lavoro verrà rigirato automaticamente al Direktor in sede di rientro, in quanto alla fine è compito suo tenere la contabilità aziendale.
Alla fine, bene o male, mangiamo, poi ci dirigiamo al gate e aspettiamo per la partenza, ma dopo tanto tempo che facevano partenze regolari, ecco che rispunta il solito sistema serbo dei ritardi...
Il pannello comincia a segnalare un "novo vreme" alternato a un più significativo "new time" dove si nota che il volo subirà una mezz'ora di ritardo, nulla di preoccupante, se non fosse che non figura il gate, e questo a dei viaggiatori smaliziati fa dubitare alquanto... infatti, quando era quasi del tutto trascorsa la mezz'ora, ecco che il segnale si sposta in avanti di un'altra ora... sto cominciando a rivivere sensazioni spiacevoli


TO BE CONTINUED!

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...