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Oggi sono abbastanza incerto!
Non so che fare: ho in ballo alcune idee per i nuovi post, che dovrò implementare.
Nel primo caso, l'attuale situazione lavorativa mi sta facendo nascere alcune idee abbastanza malsane su certi clienti, idee che sovente tengo per me almeno il tempo di decantare e rendersi più corrette, o svaporare qualora necessario.
Nel secondo caso, l'attuale situazione lavorativa mi ha spinto anche a utilizzare sovente l'autostrada, forse più di quanto abbia fatto finora, e a scoprirne vantaggi e svantaggi, individuando casistiche che molti di voi potranno facilmente comprendere e, forse, condividere.
Nel terzo caso, l'attuale periodo mi sta portando a rammentare alcuni istanti in compagnia di persone che non ci sono più, a ricordare le loro parole e le loro testimonianze di un passato lontano, ormai forse scomparso per sempre, tristemente, ma che loro stessi hanno fatto in modo che non debba mai più tornare, in quanto l'hanno vissuto e ne hanno compreso il male intrinseco.
Nel quarto caso, quest'ultima situazione mi ha spinto a rammentare anche altri episodi collegati ai personaggi di cui sopra, episodi che si svolsero in epoca lontana (prima che nascesse un certo vampiro) e che hanno comunque per protagonista e reporter d'eccezione l'alter-ego umanoide le cui dita stanno zampettando sulla tastiera del mio computer in questo momento, nei tempi lontani in cui era ancora umano, aveva ben pochi pensieri cupi e tristi, si divertiva e riusciva persino a buttar giù fiumi di parole che componevano una serie di raccontini e persino un breve romanzetto, che hanno atteso diverso tempo prima di esser rieditati, pubblicati e divulgati al grande pubblico.

Con questo voglio comunque dire che i prossimi cicli divergeranno un poco dai classici aneddoti lavorativi e verteranno di più su sfoghi e ricordi, chiedo perdono per questa deriva "amarcord" ma è l'età che avanza... e la mancanza di un buon frigorifero dove sistemarla... ;-)

Nelle etichette figureranno infatti nuove sezioni:
  • strade e viaggi, dove raccoglierò le vicende narrative correlate alle mie (dis)avventure stradali (e non solo stradali, ma con qualsiasi mezzo di locomozione e trasporto);
  • ricordi di un passato, dove rievocherò le testimonianze di un passato (mai troppo) lontano, come mi furono narrate da coloro che le hanno vissute e che hanno fatto di tutto per evitare che si ripresentassero... persone che, se fossero sopravvissute fino ai nostri giorni, avrebbero pianto lacrime amare per la sconfitta subita;
  • reportage dall'altrove, eventi ed episodi di cui fui protagonista nel millennio passato, in occasione di viaggi nelle terre di origine dei miei antenati.
Sono in fase embrional-evolutiva anche altri progetti, dei quali parlerò non appena inizieranno a prendere forma materiale.

Ovviamente questa è solo una introduzione "tappabuchi", ma per farmi perdonare vi assicuro che ci sono buone possibilità che, tra queste storie, ce ne sia anche qualcuna che potrebbe capitare in "altra sede"... ;-)





Ah! Buon Primo Maggio! :-)




Ritorno in Serbia 4 - Il viaggio di ritorno

Era prestissimo, ma relativamente buio e pioveva!
Mi alzai, andai in bagno, feci la doccia e mi preparai la colazione.
Dopo mangiato, raccolsi le ultime cose, le portai in macchina aggiungendole al materiale da zingari che lasciava libero solo il mio sedile, e mi preparai a uscire.
Tornai su un’ultima volta, controllando di non aver dimenticato nulla, lasciai il cellulare in bella vista e chiusi a chiave la porta, scesi, salii in macchina e avviai il motore.
Uscendo, mi fermai davanti al portone con le cassette postali e deposi la chiave di casa nella cassetta del mio appartamento, quindi risalii in auto e ripartii.
Malgrado il carico, il maltempo non era forte come all’andata, quindi riuscii a tenere un’andatura più decente (sempre stando però rigorosamente nei limiti e evitando le infrazioni, che non avevo più nessun modo di contattare Segretaria o Herr Direktor e farmi tirar fuori dai guai nel caso che la polizia avesse deciso di bloccarmi a seguito di comportamenti sconsiderati, come facevano sovente con gli italiani) e ben presto raggiunsi Batocina, dove presi il biglietto e entrai nell’autostrada.
Mentre pensavo che a quell’ora normalmente qualcuno dei serbi si stava per alzare e preparare la brodaglia per tutti, mi accorsi che stavo avvicinandomi alla stazione di servizio, e che non avevo ancora fatto il pieno dal viaggio di andata, quindi mi fermai.
Rifornimento per la macchina, per me e per le fognature locali, quindi riparto verso Belgrado.
Raggiungo il casello e mi accorgo che avevo avanzato in valuta serba gli importi giusti per i caselli autostradali e per un paio di tappe alle stazioni di servizio, quindi pago e procedo, supero Belgrado, supero l’aeroporto e inizio a godermi il viaggio di ritorno, nelle zone che non avevo ancora visto, almeno non di giorno e senza la pioggia torrenziale... solo una lieve pioggerellina stava rendendo noioso il viaggio.
Persino i solchi dei camionisti non erano pericolosi come nel viaggio di andata, quindi procedo con maggior tranquilllità, fino alla prossima stazione di servizio dove faccio nuovamente scorta di caffè e brioche, oltre a qualche pacchetto di cibo-spazzatura (follemente prendo un domaci kafa, ovvero un caffè alla serba o alla turca a seconda del paese in cui ci si trova, ma ci vuole: la dose di caffeina mi aiuta a star sveglio).
Dopo un po’, vedo il casello, pago e mi accorgo che ho avanzato pochissimo: credo poco più di un euro, in valuta locale. Bene!
Ennesima coda alla dogana, dove nuovamente mi fanno incanalare in un corridoio tale da trovarmi il gabbiotto della polizia sul lato sinistro, consegnando i documenti al poliziotto che infila la mano dal gabbiotto nel finestrino del mio lato passeggeri, attento a non toccare il carico zingaresco che riempie la macchina. Quando mi restituisce tutto chiudo e riparto, abbandonando la Serbia e entrando in Croazia.
Faccio rifornimento alla stazione di servizio, quindi proseguo: la Croazia mi piace ancor meno della Serbia, voglio lasciarla al più presto, ma è un tratto lungo!
Alla fine, comunque, appare Zagabrija e dall’autostrada vedo il capannone tipico dell’ikea, con la pubbcilità delle immancabili polpette in offerta speciale, ma ovviamente tiro dritto senza fermarmi.
L’indicatore del carburante mi annuncia che dovrei fermarmi di nuovo, ma decido di fidarmi dell’autonomia residua e delle distanze che mi separano dal confine sloveno: non intendo stare in queste terre un solo momento più del necessario.
Ben presto, giungo al casello di confine, pago e un attimo dopo entro in Slovenia.
Ovviamente sono abbastanza a secco, quindi mi fermo alla prima stazione di servizio e faccio il pieno, prendo un caffè e riparto.
La Slovenia è breve e dopo aver passato Ljublijana (e il vicino capannone del Lidl) mi dirigo verso Trieste e l’Italia.
Raggiungo quindi il confine e entro in Italia, telefonando a casa per avvisare che sono in fase di rientro a breve.
Nel frattempo raggiungo un autogrill dove mi fermo, approfittando dell’orario e mangio qualcosa di quello che mi ero portato dietro.
Il tempo è leggermente piovoso, ma ormai sono in Italia, non mi interessa più niente, quindi procedo verso casa, fermandomi solo per i rifornimenti quando necessario e per un caffè e una sosta ogni tanto.
Alla fine, nel tardo pomeriggio, parcheggio sotto casa (stranamente, riesco a trovare un posto) e comincio a svuotare la macchina, portando su tutto, con l’aiuto di mia sorella (purtroppo qua siamo in Italia, non in Serbia, quindi se lascio qualcosa in auto è come dire a qualcuno di romperla e svuotarmela, cosa che là non succedeva, specie se si posteggiava dentro il cortile e non per la strada...)
E così si conclude il mio ultimo viaggio in Serbia!
E si conclude anche questa epopea massacrante!

Ritorno in Serbia 3 - Il secondo giorno in Serbia

Era appena spuntato il sole che apro gli occhi!
L’unica cosa che noto è che non sta piovendo!
Mi alzo, guardo fuori dal balcone e mi accorgo che non c’è la macchina aziendale, ma altre macchine circondano comunque la mia Punto, in attesa che i proprietari vadano al lavoro.
Torno dentro, mi faccio la doccia e poi mi dedico a prepararmi la colazione, mentre rifletto su cosa devo fare: pagare l’ultima mensilità di affitto, riconsegnare il telefono e le chiavi dell’ufficio in ditta e riconsegnare le chiavi di casa al proprietario, e soprattutto farmi dare tutte le ricevute.
Non mi viene in mente altro, anche se so che sto dimenticando qualcosa.
Ovviamente non sento la signora, che non tenta nemmeno di avvicinarsi alla mia porta, ma non me ne frega assolutamente niente.
La macchina è pronta, quindi non mi resta nient’altro da fare. Ho fuori solo il minimo indispensabile per un paio di giorni (in fondo la tessera slovena dura una settimana, quindi i miei tempi sono comunque contati) e decido di approfittare del bel tempo per farmi un giretto nella zona.
Prima di tutto telefono al proprietario dell’alloggio, dicendogli di passare in serata con tutte le ricevute dei mesi passati, che gli pagherò l’ultima mensilità, poi esco.
La città al mattino è relativamente silenziosa e semi-deserta, a parte ovviamente le zone vicine ai due centri commerciali.
Mi incammino verso la zona centrale dove trovo un “menjacniza” (ufficio cambi) e chiedo il cambio attuale euro-dinaro, quindi mi faccio un paio di conti per scoprire quanto devo prelevare per pagare l’affitto (gentilmente il tipo mi presta la calcolatrice e un foglietto di carta dove segnarmi il totale).
Esco dalla banca e incontro il nostro taxista, che mi saluta cordialmente e mi chiede se vado in ufficio, gli rispondo che ci andrò nel pomeriggio, ci salutiamo e ci separiamo.
Lui allontanandosi prende il telefono e chiama qualcuno, ma non ci faccio caso.
Pochi istanti dopo, mi suona il cellulare serbo e sento la voce di Segretaria, che mi dice essere stata avvisata che ero in città, immagino dalla signora delle pulizie ma invece no: è stato il taxista, che le ha ricordato che devo ancora pagare l’ultima corsa verso l’aeroporto.
Rammento quindi l’episodio e mi accorgo che è vero, per cui le dico di farsi portare la ricevuta nel pomeriggio e darò a lei i soldi relativi. Lei acconsente e ci salutiamo.
Torno quindi in banca e prelevo la differenza per pagare anche il taxista.
Una passeggiata e mi trovo nelle vicinanze dell’ufficio, dove mi rendo conto che ormai è ora di mangiare e lì vicino c’è sempre il mio paninaro di fiducia... ;-)
Vado al chioschetto del “pekara” e ritrovo i fornitori di vettovagliamento, quindi mi prendo una “gourmanska” e una bottigla di sprite, e mi dirigo a casa, dove mangio.
Divido poi i soldi a seconda delle destinazioni, attendo la fine della pausa pranzo e richiamo Segretaria.
Lei mi dice di andare che il taxista le ha dato la ricevuta.
Vado, noto che i colleghi di sotto hanno modificato tutto usurpando la mia postazione, ma sono tutti felici di vedermi (o fingono bene). Salgo quindi al piano di sopra, e passando davanti all’ufficio di GrandeCapo lo vedo dentro, quindi lo saluto. Lui appare un po’ spaventato dal vedermi, ma si accorge che non ho atteggiamenti ostili, inoltre immagino che Segretaria lo avesse avvisato che sarei passato.
Passo oltre e trovo sia Collega che Contabile, saluto anche loro e mi perdo un attimo in chiacchiere con lui, che pare stupito di vedermi e soprattutto incapace di rendersi conto che sia venuto in macchina da Torino senza problemi.
Sentendo la voce, ecco che appare quindi Segretaria, che mi chiama nel suo ufficio, mi saluta con un abbraccio e i soliti 3 bacetti serbi, e sembra essere davvero l’unica felice di vedermi (o l’unica capace di fingere meglio degli altri).
Chiacchiero un po’ con lei, che si dice contenta di vedere che il mio aspetto è migliorato notevolmente (a suo dire pare che avessi un aspetto da condannato a morte negli ultimi tempi in cui ero in Serbia, e dice addirittura di esser giunta a preoccuparsi per la mia salute) poi le consegno i soldi per il taxista e lei mi da in cambio la ricevuta, le consegno quindi le chiavi dell’ufficio e le spiego che il telefono mi servirà ancora quella sera: il proprietario normalmente non suona al citofono ma mi telefona dicendomi di essere arrivato a riscuotere l’affitto.
Le spiego quindi (3 volte, per esser certo che comprenda) che il telefono glielo lascerò in casa e che il mattino dopo la signora delle pulizie lo potrà prendere e consegnare, inoltre le spiego che partirò al mattino prestissimo, quindi non passerò da lei a consegnare le chiavi di casa ma le lascerò nella cassetta delle lettere dell’appartamento (il proprietario ha le chiavi relative) e che mi farebbe un grande favore se ripetesse le stesse cose al proprietario suddetto, in modo che non ci siano dubbi o incomprensioni tra il mio inglese e il suo serbo. Lei è gentilissima, ancor più di quanto ricordavo, chiama immediatamente e spiega tutto dettagliatamente, quindi mi conferma e assicura che si svolgerà tutto come previsto. Si assicura anche che la signora abbia le chiavi del mio appartamento e che il giorno dopo passerà a pulire e recuperare tutta la roba da consegnare.
Io le chiarisco che ho preso tutta la mia roba, ma lascerò ovviamente sia quello che è stato lasciato dai precedenti inquilini/colleghi sia l’arredamento (parolone per indicare quei 4 mobili) che è proprietà della ditta e non certo mio. Lei annuisce, poi mi dice di restare in contatto, mi abbraccia e mi da i soliti 3 bacetti, quindi me ne vado.
La sera arriva il proprietario, mi consegna le ricevute, gli do i soldi, rimane male quando mi chiede di poter vedere il cambio e io gli dico che, malgrado io tramite l’affitto abbia pagato anche tutte le bollette, internet non funziona e che deve fidarsi della calcolatrice dell’addetto all’ufficio cambi.
Se ne va, dando un’occhiata in giro, ricordandomi di lasciargli le chiavi nella cassetta postale, quindi chiudo la porta e mi preparo la cena.
Vorrei uscire, ma vedo che ha ricominciato a piovere, e di conseguenza me ne vado a leggere un po’ e poi a dormire.
E così si conclude il terzo giorno di viaggio, ovvero il secondo giorno in Serbia.

Ritorno in Serbia 2 - Il primo giorno in Serbia

Una sensazione angosciosa opprimeva la mia mente, facendomi star male, oscurando il mio animo e alterando i miei pensieri, al punto che a un certo punto non capisco più nulla, se non che c'è qualcosa che non va attorno a me!

Al mattino prestissimo, malgrado l’orario tardo in cui mi sono addormentato, apro gli occhi oppresso da un cupo senso di disperazione, e mi rendo conto che non si trattava di un incubo: ero veramente nel mio alloggio in Serbia: mi saluta persino il ragnetto che costruiva le tendine, che mi stava fissando dall’angolo opposto della stanza.
Mi alzo, vado in bagno, uccido uno scarafaggio che evidentemente era convinto che ormai l'alloggio fosse disabitato e mi faccio una doccia, scoprendo che almeno la bolletta di acqua e metano erano state pagate, quindi riprovo per l’ennesima volta a sistemare la connessione, ma invano.
Mi dedico quindi a prepararmi la colazione, mentre sento i passi dei vicini che scendono. Poco dopo sento il rumore della Punto aziendale che parte e scendo quindi, portando dentro il cortile la mia auto abbandonata la notte precedente sotto la pioggia.
Sistemata in modo da non ostacolare i passaggi, procedo con l’inizio della sistemazione della mia roba, che mi rendo conto essere ancora più di quanto ricordavo. Le valigie si riempiono abbastanza rapidamente e vedo che qualcosa continua a rimanere in attesa nell’armadio.
In quella avverto il tentativo di forzare la porta, e dopo una rapida bestemmia, con un coltellaccio in mano, mi avvicino alla porta e la apro, vedendo la signora delle pulizie che sta scendendo, si volta e mi vede, quindi mi saluta e mi dice qualcosa che non capisco ma che mi fa pensare che non abbia molta voglia di venire a pulire... Peraltro, considerando bene il tutto (compreso lo scarafaggio) mi rendo conto che è parecchio tempo che non si fa vedere a fare il suo dovere da me, ma non me ne frega niente: la saluto e richiudo la porta.
Ho sistemato la roba dell’armadio, e mi rendo conto che potrebbe essere ora di mangiare, quindi guardo cosa trovo ancora di commestibile negli armadietti e nel frigo, e scopro con piacere che ho ancora diversa roba mangereccia, quindi mi dedico all’arte culinaria.
Mangiato, riprendo a lavorare e a dedicarmi al facchinaggio, attingendo a piene mani dalla riserva di sacchi neri che la signora aveva abbandonato nel mio cassetto, e che finalmente troveranno un utilizzo pratico, dato che le valigie erano ormai esaurite e non avevo alcuna idea di dove piazzare tutta la roba che mi rimaneva, maledicendo mentalmente il fatto che in 3 anni si sia accumulato un simile quantitativo di roba, come se avessi dovuto vivere lì per sempre... e rendendomi conto che era proprio così: c'è stato un periodo in cui credevo (e temevo) di dover vivere per sempre in Serbia, a Kragujevac o al massimo a Belgrado, in un mondo straniero e ostile, in situazioni che, se continuavano com'erano, erano realmente al limite del livello di pura sopravvivenza.
Questo cieco e folle terrore mi ha dato la carica per continuare senza sosta, senza nemmeno pensare a un caffè, talmente ero ridotto alla follia e alla disperazione
In quell'istante mi resi conto che non ero disperato per essere in Serbia, ma che ero disperato per essere solo, completamente solo! Non c'era nessuno a cui rivolgere la parola, nessuno che mi desse una mano, nessuno che potesse fare qualcosa per me se in quel momento fossi crollato. E capii che la mia paura più folle era proprio quella: la solitudine che non mi aveva infastidito per 3 lunghi anni ora mi aggrediva con una ferocia incredibile, riversando su di me ogni possibile dubbio, facendomi dubitare persino della mia pseudo-sanità mentale, giungendo a farmi addirittura pensare di ripartire subito, abbandonare tutto, scappare... scappare come un vigliacco!
Ma non era possibile!
Io non ho avuto paura 3 anni prima di infilarmi in una situazione che avrebbe fatto desistere chiunque, non ho avuto paura di scendere in prima linea senza nessun addestramento, non ho avuto paura del fuoco amico che era fin superiore a quello nemico, non ho avuto paura delle condizioni di vita ai limiti dell'umano... non potevo certo farmi dominare dalla paura proprio adesso che stavo facendo l'ultima cosa che mi restava da fare in quelle terre aliene!
Lanciai un ruggito feroce, esclamando il mio nome e in quel momento un fulmine possente illuminò il mondo esterno mentre il cielo tremò e il boato del tuono scosse l'aria. La follia era finita! La paura era cessata! Ora c'ero solo io!
La luce selvaggia nel mio sguardo rivelava un'energia in continua crescita, energia che usai per proseguire il mio lavoro senza nessuna sosta, fino all'ultimo istante, quando mi fermai ansante e sudato, osservando i risultati di quella prima giornata ormai finita.
Alla fine della giornata, sono soddisfatto del lavoro: fuori non ho altro che un paio di cambi di abbigliamento per i giorni successivi, pacchetti di cibo aperti e quasi esauriti che mi serviranno per il sostentamento immediato e qualche bottiglia di acqua minerale. 
Mi aspetta una giornata di chiusura delle pratiche arretrate, caricamento in macchina del materiale e tempo libero per me... se non fosse per la pioggia che continua imperterrita e mi deprime profondamente.
Avevo sentito i passi del mio collega che risalivano al piano superiore, avevo poi sentito scendere e avevo quindi capito che si trovavano per mangiar fuori, quindi avevo immaginato di raggiungerli o di andare anch’io al ristorante, ma no: la pioggia mi aveva fermato!
Mi alzo, chiudo la finestra con un mega bestemmione che fa tremare tutto l’universo, e carico le valigie, portandole sotto e mettendole in macchina.
Torno sopra e mi dedico a prepararmi una cenetta veloce, poi continuo a fare avanti e indietro e riempire la macchina con tutti i sacchi neri, trasformando la mia Punto in un caravan zingaresco.
Alla fine, la stanchezza mi prende e mi getto nuovamente sul divano, cercando di dedicarmi alla lettura ma nulla da fare: crollo addormentato senza nemmeno rendermene conto.
E così si conclude il secondo giorno di viaggio, ovvero il primo giorno in Serbia.

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...