Corso di lingua 4... the end

Come dicevo, non poteva ovviamente farci niente, così mi guardò mentre andavo verso la porta, ma un istante dopo la porta si aprì ed entrò la persona che stava evidentemente aspettando, e che mi ritrovai quindi davanti senza possibilità di evitare un incontro che stava quasi per diventare uno scontro.
Guardai per un istante la persona appena entrata, che mi fissava in silenzio, poi mi voltai verso di lei, che mi guardava sogghignando, e le chiesi in inglese "Aspettavi lei?"
Lei annuì, e io mi riavvicinai al tavolo, immediatamente raggiunti dalla nuova arrivata, la Spagnola, che mi guardò senza dire una parola, per poi cominciare a discutere in serbo con l'amica. Ovviamente, non riuscivo a capire praticamente niente di quello che si dicevano, ma vedevo che sovente mi guardavano mentre parlavano, e sentivo che sovente pronunciavano il mio nome, così alla fine le interruppi e dissi loro "Se volete parlare di me, fate in modo che io capisca, altrimenti me ne vado!"
Mi guardarono senza dir niente, uno sguardo freddo e sadicamente soddisfatto negli occhi della mia insegnante e uno sguardo triste e deluso negli occhi della Spagnola, e io mi alzai e andai via, uscendo e tornando a casa, dove mi buttai a letto, cercando di dimenticare quello sguardo e quello sporco gioco: di tutte le persone che poteva chiamare... avrei preferito che chiamasse il suo compagno, forse sarebbe stato più semplice, ma proprio lei... non avevo mai capito realmente quanto potesse giungere a livelli inauditi di crudeltà la mente femminile...
Tutta la notte mi tornavano in mente continuamente quegli occhi, quello sguardo deluso, quel volto che, per la prima volta, non sorrideva... tutta la notte... e nemmeno capivo perchè: in fondo un angolo della mia mente continuava a ripetermi che la Spagnola aveva un fidanzato!
Eppure qualcosa di sconosciuto, qualche altro angolo ignoto della mia mente, continuava a farmi star male, quando ripensavo a quello sguardo.
Nei giorni seguenti non rividi nessuna: la mia insegnante non si fece più vedere, la Spagnola non si fece più sentire e non rispose alle mie telefonate e ai miei messaggi.
Chiamai la Bionda, ma lei mi disse, con la delicatezza di cui solo le donne serbe sono capaci, che la Spagnola non voleva più vedermi o sentirmi, e di non chiamarla più, dimenticarmi il suo numero di telefono.
E così feci!
Non la chiamai più, non le mandai più nessun messaggio, mi imposi di riflettere seriamente sul fatto che, per quanto fosse bellissima, era fidanzata, aveva una dozzina di anni meno di me, non parlava una parola di italiano e comunicavamo malissimo anche in inglese, visto che lei infarciva ogni cosa col suo tedesco...
All'inizio stavo malissimo, e più cercavo di convincermi di quanto sopra, più peggiorava il mio malore, ma alla fine notai che non ci pensavo più, e che ogni giorno che passava me ne importava sempre di meno, anche per via di un periodo in cui sembrava che tutta la merda del mondo si stesse riversando su di noi, e su di me in particolare...
Andavo più di frequente al solito disco-pub, dove una sera ebbi pure l'occasione di intrattenermi con la ragazza che normalmente mi serviva da bere, inoltre avevo raggiunto un livello di scazzamento incredibile, al punto che evitavo accuratamente di uscire insieme con i miei colleghi, che già sopportavo a stento durante il normale orario di lavoro.
Però... il fatto che in una città serba ci sia un solo disco-pub, implica che lo stesso sia paragonabile alla riva del fiume del famoso detto cinese...

Corso di lingua 3


Dopo i convenevoli, le chiesi conferma per la serata, e lei confermò, anche se un poco titubante, cosa che non capivo bene, dato che in fondo si era offerta lei, prima ancora che io ci pensassi.
Ormai non poteva comunque più tirarsi indietro, senza perdere la faccia, quindi decise di fare buon viso a cattivo gioco, sfruttando il più possibile la situazione, infatti mi disse di passarla a prendere verso le 20, per andare a mangiare insieme.
Passai da lei, accostai la macchina, lei scese, rivolse un cenno di saluto alla figlia che ci guardava dalla finestra, poi entrò in macchina e io mi avviai, notando che inizialmente sembrava parecchio nervosa e quasi infastidita dalla situazione.
Arrivammo al ristorante, le aprii la porta per farla entrare e la feci accomodare al tavolo che voleva, e queste galanterie evidentemente la impressionarono favorevolmente, visto che cominciò a rilassarsi e a sorridere, anche se continuava a giocherellare col suo telefonino.
Ammetto che la cosa non mi stava certo predisponendo favorevolmente. Cominciai quasi a temere che avesse mandato un messaggio al suo compagno, dicendogli di venire a farmi fuori... o a perire nel tentativo!
E più continuava a giocare col telefonino, più aumentava la sua soddisfazione e più aumentava in corrispondenza la mia preoccupazione.
Alla fine, terminammo la cena e uscimmo, salimmo in macchina e lei mi disse che voleva andare al disco-pub.
La guardai confuso e le dissi in inglese "Ma scusa, ma tu non bevi..." "Stasera è una serata speciale, voglio bere qualcosa!"
Andammo al locale, ed ero quasi convinto che ci avrei trovato il suo compagno, con altri 3 o 4 amici, al punto che ero incerto se entrare o rimettere in moto e andarmene, abbandonandola lì... ma l'istinto ebbe il sopravvento sulla ragione, e scesi anch'io dalla macchina.
Entrammo, e il locale era sempre il solito: buio, affollato e avvolto in una cappa di fumo, che ci fece tossire entrambi, e decidemmo di recarci nell'angolo non fumatori, accanto alla finestra aperta da dove entrava aria fresca.
Ci sedemmo, ordinammo da bere e, mentre sorseggiavo la mia birra e lei la sua coca, cercai di avvicinarmi e abbracciarla. Lei si tirò indietro e non si mostrò affatto partecipe, e ben presto ricominciò a giocherellare col telefonino, allora mi alzai e feci per andarmente, lei mi guardò “Dove vai?” “Me ne vado: è evidente che non hai voglia di fare niente!”
“No, aspetta ancora un poco!” “Per cosa?”
“Aspetta! Ti prego!” “Ok, ma solo il tempo di un'altra birra!”
Era ormai evidente che stava aspettando qualcuno, e lentamente mi allontanai da lei, spostandomi un pochino verso il lato opposto del tavolino, anche per evitare che l'intenzione fosse troppo evidente, e poter fuggire via appena vedevo arrivare il suo ragazzo, osservando dalla finestra.
Ovviamente, non vidi arrivare nessuno, ma ormai la birra stava finendo e, alla fine, mi alzai per andarmene.
Lei mi chiamò “Ma dove vuoi andare? Aspetta un attimo!” “A che scopo? Ti avevo detto che finita la birra sarei andato via!”
Non poteva ovviamente farci niente, così mi guardò mentre andavo verso la porta, ma un istante dopo la porta si aprì ed entrò la persona che stava evidentemente aspettando, e che mi ritrovai quindi davanti senza possibilità di evitare un incontro che stava quasi per diventare uno scontro!
[to be continued!]

Venti di guerra...

Eravamo in autostrada, verso Belgrado, quando vediamo davanti a noi una colonna militare.
Da qualche tempo era una specie di costante, e ogni volta creava qualche tremore, ma questi erano differenti: una serie di mezzi di trasporto per missili.
Io mi sposto sull'altra corsia e schiaccio il pedale per superarli, mentre CapoCantierista li guarda preoccupato, come Cantierista dietro, e appena superati li sento "Ma non è che ci sparano addosso?"
"Spero di no, ma hai visto quanti missili?"
"Già, sono troppi! Non è possibile che una nazione senza soldi abbia tutti questi missili!" "Si, io temo che questi scatenino ben presto un'altra guerra!"
"E noi ci siamo nel mezzo!" "Cosa possiamo fare? Non rientriamo più?"
"No, questo non possiamo farlo! Al massimo ci penserà la Farnesina a rimpatriarci..." "O scappiamo veramente verso il Kosovo e ci facciamo rimpatriare dalle truppe NATO!"
Io non avevo aperto bocca, e gli altri due all'improvviso se ne sono resi conto, così decidono di chiedere anche il mio parere, per vedere a chi avrei dato manforte
"Tu che dici? Che facciamo?" "Uh? A che riguardo?"
"Ma hai visto quanti missili? Questi sono ben armati, altro che aver le pezze al culo!" "Intendi quelli che abbiamo superato?"
"Certo! Hai visto che roba?" "Si, e ti dirò che adesso che li ho visti, sono relativamente più tranquillo!"
"Cosa?" "Eh si, cominciavo seriamente a pensare che fossero davvero ben armati!"
"Ma..." "Quelli che abbiamo visto sono solo (nemmeno troppo) abili messinscene!"
"Ma che stai dicendo?" "Se quelli sono i missili dell'esercito serbo, allora non abbiamo da temere: basta un reparto di parà della folgore per far abbassare la cresta al nuovo presidente e ai suoi seguaci!"
"Ma che stai dicendo?" "C'è l'eco? Ho appena detto che il nuovo presidente e i suoi scagnozzi fascistoidi stanno facendo la voce grossa e mostrando i muscoli, ma facendo ben attenzione a non tirar troppo la corda, che sono veramente con le pezze al culo!"
"Ma..." "Quei missili sono solo pezzi di latta! Possono fare danno solo se ti cadono addosso, ma sicuramente non se vengono lanciati... ammesso che ci riescano, a lanciarli!"
"Come fai a dire una cosa simile?" "Semplice: io ero in artiglieria, nei missili antiaerei!"
"Eh?" "Li dovevo guidare fino al bersaglio... so riconoscere un missile in grado di volare da un pezzo di latta arrugginito e ridipinto alla bell'e meglio..."
E riprendo a guidare, mentre CapoCantierista e Cantierista si guardano tra loro e mi guardano con una strana espressione e uno stranissimo silenzio.
Sono ormai convinti che non ci siano problemi, e chiacchierano di cazzate varie assortite senza alcuna logica, quando arriviamo nelle vicinanze di Belgrado e vedo una cosetta a lato della strada, e la faccio presente "Ecco, invece quello mi da una certa ansia!"
Loro si voltano appena in tempo per vedere un paio di carri armati relativamente recentissimi, a lato della strada, con l'equipaggio a bordo che parla e controlla distrattamente le macchine che passano, tenendo ovviamente i cannoni puntati contro le macchine che arrivano verso Belgrado.
Una nuova ondata di panico si impadronisce quindi dei miei compagni di viaggio...

Corso di lingua 2



Le lezioni di serbo proseguivano una dopo l’altra senza problemi, a parte il fatto che la mia insegnante, essendo un gran pezzo di gnocca, come la maggior parte delle donne serbe della sua età, cominciava a interessarmi moltissimo, ma non solo per la sua competenza professionale.
Siccome lei aveva detto chiaramente che era disposta a farlo con me, ma dovevo prima darle dimostrazione di aver imparato le sue lezioni, e siccome sentivo gli ormoni schizzare alle stelle, ho deciso di provarci e buttarmi.
Una sera, al termine della lezione, mentre procedevo al pagamento, profittando che nel fine settimana sarei rimasto in Serbia, le ho chiesto direttamente se le andava di uscire con me.
Lei mi ha guardato stranamente, pensando a qualche scusa per tirarsi indietro, ma io l’ho prevenuta “I need to test my level of language, and I think that a test together is the best!”
Presa sul tasto delle lezioni e dell’esame, non ha saputo rifiutare “Ok! Saturday we go out together and you speak in Serbian! Where we go?” “I need to buy something, and after we can go in restaurant to eat!”
“Ok, where we meet?” “I don’t know where is your house, so it’s possible that you came here, or we meet somewhere…”
“I live near the supermarket, if you must buy, we can meet directly there!” “Yes, of course. It’s ok for me!”
E il sabato posteggio nel piazzale del supermarket, stranamente non troppo affollato di auto, mi avvicino all’ingresso e mi suona il telefonino “Halo! I’m here, where are you?” “I’m near the door!”
“Ah… ok, I have seen you!” chiude la chiamata e mi si avvicina, stringendomi la mano in maniera professionale, mentre io avvicino il volto al suo per salutarla con i soliti 3 baci serbi, e lei non si tira indietro, ricambiando i 3 bacetti, poi entriamo nel supermercato, dove io prendo un carrello e comincio a intascare la merce che mi necessita, chiacchierando con lei usando frasi elementari in serbo, e dicendole I nomi in serbo della merce che sto acquistando, suscitando una certa ammirazione, visto che me la cavo meglio di quanto lei immaginasse (non sa che ho un certo vantaggio, avendo fatto la campagna di Russia). Il massimo lo raggiungo quando mi si avvicina una dimostratrice e le dico in serbo che sono italiano e non capisco la lingua, lei riprende a parlare in serbinglese e io, fingendo attenzione, le rispondo correttamente, poi la saluto e mi allontano.
La mia insegnante mi guarda ammirata e “Bravo ucenize! Dobro! Super! [bravo studente! bene! ottimo!]” “Hvala, nastavniza! [grazie, professoressa]”
Nel frattempo ho finito di fare la spesa, vado alla cassa e pago senza problemi (comodo il fatto che il registratore di cassa abbia il display visibile mentre si finge di ascoltare la cassiera che pronuncia la cifra), e mi dirigo alla cassa centrale per chiedere la fattura per la ditta (operazione che ho fatto decine di volte, quindi non ho problemi a chiedere alla cassiera la fattura, e siccome conosco il sistema, non ho problemi a capire quello che mi risponde la cassiera, mentre la mia insegnante mi guarda ammirata, crescendo anche in autostima, sapendo che io partivo completamente da zero col serbo.
Usciamo e andiamo quindi al ristorante, dove faccio le ordinazioni direttamente in serbo, dopo averle chiesto cosa vuole mangiare, ordino da bere e attendo, chiacchierando con lei, che arrivi il cibo.
Dopo aver mangiato e bevuto, pago il conto e usciamo, quindi la faccio salire in macchina e le chiedo se ha voglia di bere qualcosa, ma lei rifiuta (una delle pochissime serbe che non beve) e mi dice che deve andare a casa, così la accompagno, guidando secondo le sue indicazioni (che per fortuna ha il buon senso di dirmi in inglese).
Arrivati a casa sua, posteggio e lei fa per scendere, ma io la fermo “Ehi, no kisses?” “Ah, yes, of course!”
E dopo i bacetti le chiedo “I have passed test?” “Yes, you are a very good student!”
“Thanks, but for your promise?” “Eh? What’s?”
E, vista la scarsa memoria, le ripeto quello che mi aveva promesso, lei mi guarda stupita, poi rammenta e… “Ok, you are right! I have promise it, I remember!” “Well, I think that…”
“Please, not this night! There is my daughter in house… and after came here my boyfriend…” “Ok, when?”
“Tuesday… tuesday night I’m free...” “Ok for tuesday night, I call you in the morning!”
“Ok…” e fa per scendere, ma un attimo prima si volta verso di me e mi da un veloce bacio “This is for today…” ed esce, chiudendosi la porta alle spalle ed entrando nel palazzetto accanto.

Stranezze...

Erano trascorsi ormai diversi giorni dalla pizza quando mi capitò di andare a far la spesa, più per me che per il gruppo, e mentre passavo in macchina dalla strada, vedo lei che gira l'angolo a piedi, e mi fermo "Ciao Architetta" "Oh, ciao MK, come mai qua?"
"Sto andando al supermercato per comprare qualcosa, e te dove vai?" "Pensavo di andare nel negozio qua vicino, ma se mi dai un passaggio, al supermercato di sicuro trovo tutto quello che mi serve!"
"Certamente, salta su!" "Grazie..." sale a bordo, ma prima che io riparta mi si avvicina e mi piazza un bacetto sulla guancia.
"E questo a cosa lo devo?" "Al fatto che sei gentilissimo con me... almeno fuori dal lavoro!"
Scoppio a ridere "Non mi dirai che ti ho trattata male, sul lavoro, visto che ricordo una sola occasione in cui abbiamo fatto qualcosa insieme?" "No, male no, ma mi hai messo una paura addosso quella volta..."
"Che tu ci creda o no, quella volta ho avuto una paura fottuta anch'io..." "Immagino, quando mi hai raccontato cosa sarebbe potuto accadere..."
"Già, meno male che tu hai avuto la buona idea di chiamarmi!" "In realtà avevo una paura fottuta, visto quello che mi hanno raccontato le colleghe, ma tu sei l'unico che sa risolvere i problemi elettrici..."
"Che ti hanno raccontato le colleghe?" "Che è meglio avere a che fare con un cobra, che con te, quando sei nervoso... e che sei sempre nervoso..." risponde lei sogghignando, mentre posteggio nel cortile del supermercato ed entriamo col carrello...
"Bah! Tutte frottole! Non sono sicuramente più nervoso del nostro ResponsabileCantiere o della vostra CapoArchitetta!" "Beh, lei è quella che ti teme di più..."
"Ma pensa..." "Non si direbbe, vero?"
 "Certo che no, considerando com'è in cantiere..." "Beh, mi ha raccontato che anche tu non scherzi affatto..."
"Uh? Come sarebbe?" "Ha detto che gliel'hai fatta fare addosso, quella volta..."
"Beh... con quell'impresa non era difficile arrabbiarsi..." "Certo che no, anch'io ci ho litigato mille volte, ma non sono mai arrivata al meeting armata di spranga..."
"E questo l'ha spaventata? Mica ce l'avevo con lei!" "Lo so, ma lei era convinta che eri impazzito e che li avresti uccisi tutti... era davvero terrorizzata... e pensare che in fondo tu le piaci..."
La guardo sorridendo "Piacerle? Lasciamo stare, che lei ha il suo ragazzo qua e..." "Anch'io ho il ragazzo... ma a Torino..."
La guardo stupito "Scusa, ma cosa intendi?" "Non mi dire che non l'hai capito?"
"Credo di aver capito, ma mi sembra poco reale..." "Solo perchè io e te non abbiamo mai fatto nulla insieme? Se te lo avesse chiesto la mia coinquilina ti sarebbe sembrato più reale?"
"Non ho detto questo..." "Tu sei sempre con lei, per qualsiasi lavoro, e lei tutte le volte si approfitta di te..."
"Eh?" "Si... tu non sai come se la ride, quando ci racconta che sculettando e facendoti l'occhiolino riesce a farti fare tutto quello che vuole..."
"Ma che..." "Si vanta che ti tiene in pugno e fai ciò che vuole lei..."
"Non mi sembra..." "Lo so... Ma lei racconta tutto questo per farsi vedere in gamba... e mi fa star male..."
"Perchè ti fa star male?" "Perchè ti conosco: non sei come racconta lei... è una bugiarda... ho visto come mi hai aiutata, ho visto come lavori con lei e con le altre... so che lei mente su di te..."
"E perchè dovrebbe mentire?" "Non lo so... per fare la figa con le altre... è una stronza della peggior specie... ha cominciato quando ha scaricato quel lavoro delle pompe sulla collega serba, sperando di incularla, e tu invece le hai risolto tutto... allora ha cominciato a dire che è stata lei a chiederti di farlo... e che tu non avresti mai lavorato con la collega serba senza che te lo chiedesse lei..."
"Ah, adesso lavoro per lei, allora?" "Infatti... io non le credo, che la conosco bene, ma le altre si lasciano condizionare... tutte abbiamo visto che ti piace, e lei fa passare che le basta sculettare un pochino per farti fare tutto quello che vuole... le altre non la conoscono bene, quindi le credono..."
La guardo un istante "Perchè mi racconti tutto questo?" "Perchè mi dispiace vedere che ti tratta in questo modo, alle tue spalle..."
"Io pensavo fosse tua amica..." "Eravamo amiche durante il corso, poi ho scoperto che lei talvolta passava gli esami senza studiare... ho scoperto di recente come ha fatto a farsi assumere qua... e mi fa schifo averla come coinquilina... e adesso ho anche visto come ti tratta, e tu non lo meriti, dopo che ci hai aiutate tutte un mucchio di volte... e non sai quante volte le hai salvato il culo, che rischiava di esser cacciata via... e tu le hai sistemato molti problemi... scommetto che non ti ha nemmeno mai ringraziato..."
La chiacchierata continua su questa falsariga per tutto il tempo che stiamo al supermercato, fino a quando finisce il suo sfogo e mi chiede scusa, io le rispondo di non preoccuparsi, che gli amici servono anche per sfogarsi, lei sorride e passa a chiacchierare di cose maggiormente frivole, anche mentre la riaccompagno a casa dopo la spesa.
Quando scende dalla macchina davanti a casa sua, l'aiuto con le borse e poi le chiedo "Senti, una di queste sere ti andrebbe di cenare insieme? Ho qualcosa da chiederti!" "Certamente, sarà un piacere per me" risponde lei sorridendo, mi da un bacetto e sparisce dentro il portone di casa.

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...