Pane sodo


E' la prima volta che vado da solo a fare la spesa, ma CapoCantierista è impegnato a cucinare e pretende che qualcuno vada a comprare il pane, visto che con la cucina ho litigato da piccolo e non abbiamo ancora fatto pace, vado quindi io. L'unica informazione che ho a disposizione è che il pane si chiama Leb, poi devo arrangiarmi con il mio inglese maccheronico, tenendo presente che la proprietaria capisce l'inglese ma non lo parla e risponde quindi in serbo (e poi dicono che sono io a essere stronzo).
Entro nel negozietto di fronte casa, che fa da emporio, la cassiera mi guarda stranamente, io mi avvicino e le dico "Leb?", allora esce fuori un'altra donna (la proprietaria) che mi chiama dicendomi di avvicinarmi al bancone, e mi mostra due pagnottelle, le ultime che aveva in negozio.
Le chiedo in inglese se sono buone, lei mi risponde in serbo, io uso la solita frase "I'm italian, i don't speak serbian!" e lei mi guarda "Ah, italianjski? Ok ok!"
Subito dopo prende il pane e mi dice "Iz bello!" (capisco che Iz sta per It's, ma il resto era proprio in italiano, così mi illudo che capisca l'italiano e le rispondo).
"Ok, bello è bello, ma è anche buono?" Mi guarda senza capire e glielo ripeto in inglese, così risponde "Yes, iz dobro, iz sodo!"
Io non capisco bene, quindi le ripeto la parola "Sodo? What's sodo?" (ovviamente ha poco senso che il pane sia sodo, potrebbe essere sodo un uovo, ma il pane?)
Lei esce dal bancone, mi si avvicina, si volta dandomi quasi le spalle e si da un paio di sonore pacche da sola sul culo ripetendo "sodo!" poi da un paio di pacche sul pane e ancora una volta ripete "sodo!", non ho quindi capito se il pane è sodo come il suo culo o se l'ha fatto col culo, ma non posso certo esimermi dal comprarlo dopo una simile manifestazione... anche se ammetto che sono molto tentato dal controllare di persona quanto siano sode quelle... pagnotte... ;)
E così torno a casa con un paio di pagnottelle serbe sode come il culo della venditrice... :D

Disco Pub


Da come mi hanno raccontato, in questo buco di cittadina ci sono un paio di locali che si contendono la vita notturna: uno è frequentato da giovanissimi e l'altro da gente con più di trent'anni.
Quest'ultimo, casualmente, si trova a circa 400 metri di strada da dove abitiamo noi, quindi è immediato raggiungerlo, e quasi tutte le sere ci si ritrova lì.
E' un disco-pub, nel senso che in un angolo c'è un palchetto dove ogni sera si esibisce un'orchestrina di appassionati, sempre diversi, con repertori molto vari, di fronte c'è un piccolo spazio libero caso mai qualcuno decidesse di voler ballare (si, capita sovente) e dopo cominciano i tavolini e i divanetti lungo le pareti, mentre dall'altro lato il bancone dove gli esperti barman miscelano cocktail di varia natura e gradazione, che tre camerieri (un ragazzo e due ragazze) consegnano abilmente ai clienti, provvedendo a farsi pagare immediatamente, dato che la porta d'uscita è fin troppo facile da raggiungere e col fracasso difficilmente il sorvegliante capirebbe che quello che sta uscendo non ha pagato il dovuto.
Andandoci diverse volte, alla fine si viene conosciuti e si conoscono i personaggi, quindi è impossibile entrare dentro e non trovare qualcuno che immediatamente non ti saluti e non cerchi di offrirti qualcosa per cominciare il gioco dei vari giri di bevute.
Ma soprattutto, in quel locale, la gente va principalmente per rimorchiare: è strapieno di ragazze che arrivano in comitiva, si siedono e cominciano a selezionare gli avventori maschili per scegliere con chi passare la serata, allo stesso modo di come fanno i clienti maschi selezionando le avventrici, e sovente la serata si conclude nel modo migliore... anche se talvolta ci sono invece complicazioni, specie quando il livello di alcool nel sangue supera certe soglie, cosa che in Serbia non sembrerebbe così difficile.

Architette!


Quel primo giorno di lavoro, tra l'altro, ho conosciuto anche la controparte, ovvero lo studio che segue la parte edile e architettonica, ovviamente composto quasi esclusivamente da architetti, anzi nella fattispecie, da architette!
Vengo quindi presentato a tutte queste fanciulle, giovani e simpaticissime oltre che molto belle, e mi accorgo che appaiono tutte felici di conoscermi (cosa strana, secondo le mie precedenti esperienze in merito, ma non importa: prendiamo la cosa come viene).
Scopro inoltre che solo alcune di queste fanciulle sono italiane, ma la maggior parte è serba, comunque non è un problema, tanto mi è stato detto che comunichiamo poco e quasi esclusivamente per iscritto, e questo da un lato mi facilita: ho molti meno problemi con l'inglese scritto che con quello parlato, ma dall'altro lato mi deprime un pochino: tante belle ragazze nelle vicinanze e non comunichiamo mai? E perchè poi? Perchè pare che i capi dei due studi (il loro e il nostro GrandeCapo) abbiano litigato, e da allora sono scoppiate le ostilità anche tra di noi in trincea. Bah! A me pare tutta una cazzata!
Dicevo che mi trovo quindi ad aver lasciato una Architetta giovane, sola e desiderosa di affetto, e ad averne trovate in cambio quasi una trentina, tutte giovani, lontane dagli affetti più cari, e tutte desiderose di spassarsela il più possibile non appena finite le lunghe ore di lavoro quotidiano.
E ben presto, dopo solo un paio di giorni, scopro (con un pochino di gioia, lo ammetto) che in realtà comunichiamo molto di più di quanto mi hanno detto, lavoriamo a strettissimo contatto e, soprattutto, che mi tocca frequentarle tutte per lungo tempo, oserei dire che, nel caso specifico, frequento più loro dei miei stessi colleghi, e volendo non è affatto male, visto che in questo modo sono forzatamente costretto a parlare in inglese e quindi a impratichirmi... e poi, chi non vorrebbe lavorare con al fianco una bella ragazza, ogni volta diversa ma sempre allegra e sorridente?
Tra le altre, in particolare, mi ritrovo presto a frequentarne particolarmente qualcuna, sebbene abbia lavorato con tutte, ma queste che frequento sono particolari: 3 architette italiane e 5 serbe, protagoniste di moltissime vicende future.

Al fronte!


Ok, la prima serata di arrivo è passata, sono nella mia stanza e all'improvviso una forte luce mi sveglia.
Apro gli occhi e vedo che il sole sta inondando la stanza dalla finestra, non posso farci niente visto che non ho nulla per chiudere, ma sono quasi le 6, quindi tanto vale alzarsi.
Vado a farmi la doccia e mi preparo poi per la mia prima giornata, vestendomi con abiti da lavoro e scendendo nella stanza comune al piano terreno, che ovviamente trovo chiusa e non ho le chiavi.
CapoCantierista, che di solito è il primo ad arrivare, scende che sono le 7 e mezza, quindi risalgo nella mia stanza e mi guardo intorno.
Cameretta piccola e stretta, con un lettino, un comodino e un armadio, un termosifone sotto la finestra e la porta del balcone accanto, finestra e balcone senza tende e la luce solare mi acceca immediatamente appena spunta, mentre di notte un lampione esattamente davanti al balcone illumina la serata, anche se ho poi notato che sono più le notti che è spento che quelle che è acceso, in compenso sono accesi i lampioni nel giardinetto su cui si affaccia il balcone, ma sono più bassi e meno fastidiosi, se non fosse per il continuo vociare dei frequentatori del suddetto giardinetto (qua in Serbia sembrerebbe che non si dorme mai). Peraltro, alla luce del sole, affacciandomi al balcone, mi rendo conto che di fronte ci sono abitazioni (c'è anche una casa disabitata, ma le altre sono abitate) e proprio davanti a me, dopo il giardino, c'è una finestra dove vedo una donna affacciata che mi guarda, faccio un cenno di saluto e lei si ritira immediatamente chiudendo la tenda, questo mi fa immediatamente ricordare che non ho le tende, e che ho dormito in mutande... e che gran parte del mio corpo si trova davanti al balcone... ops!
Accanto la stanza vuota dove verrà qualcuno in futuro, il bagno e la stanza da giorno, che contiene divano, sedie e tavolino, e parte di una cucina, ancora in fase di realizzazione, e una televisione impacchettata per mancanza di impianto elettrico (cosa che significa che non ho ancora internet, dato che qua le due cose sono collegate) oltre alla finestra sul cortile dove sono posteggiate le auto aziendali.
Nulla di speciale, ma prima o poi dovrà essere completata, altrimenti diventa inutile.
Dopo aver fatto un giro in mezzo a questa desolazione, mi avvio nuovamente verso il portone e sento il passo pesante di CapoCantierista, quindi apro la porta e scendo anch'io con lui verso la stanza comune sotto, dove appare uno dei colleghi serbi che alloggia lì e che dice qualche parola in italiano, ma in gran parte parla inglese e mi accorgo di non capire quasi niente di quello che dice.
Nel frattempo arrivano gli altri, facciamo colazione e ci prepariamo per raggiungere il luogo di lavoro, dividendoci nelle tre auto aziendali. La ditta è vicina, 5 minuti di strada (20 a piedi, ho poi scoperto) e siamo subito in ufficio, dove cominciano ad arrivare i colleghi serbi, compresi gli unici due che capiscono e parlano l'italiano, ovvero il nostro TecnicoInterprete e la nostra Segretaria.
Vengo presentato a tutti, scopro che il mio inglese fa veramente schifo e per fortuna il nostro TecnicoInterprete mi aiuta parecchio, mentre della Segretaria ho scoperto che c'è poco da fidarsi: la sua comprensione dell'italiano è estremamente limitata.
Comunque è ora di cominciare, mi danno un telefonino aziendale, un giaccotto da cantiere con la scritta aziendale, un elmetto e un paio di scarponi antinfortunistici, CapoCantierista mi chiama e mi porta in giro, facendomi vedere tutto, dato che dopodomani andrà in ferie e io dovrò sostituirlo.
Gli chiedo come potrò riuscire a vedere tutto e a sostituirlo, e lui mi risponde «Non preoccuparti: hai conosciuto i miei due assistenti elettrici, loro sanno cosa fare e ti aiuteranno per quando non sarò qua, poi hai sempre il telefonino e puoi chiamarmi quando vuoi se ci sono problemi! Per quanto riguarda il vedere tutto c'è tempo: abbiamo davanti 2 giorni con almeno 12 ore di lavoro al giorno!»
Resto sbalordito di fronte a questa notizia, che ho poi scoperto essere vera solo per difetto!
Ma ormai è cominciata: sono al fronte e in pieno attacco! Non mi resta che sopravvivere!

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...