Stranezze...

Stranezze!
Notizie che si leggono sui social...
Notizie che coinvolgono persone conosciute...
Notizie che non si sarebbero mai immaginate...
Notizie che in un tempo lontanissimo sono comunque state profetizzate!
Stranezze!
Cose a cui un tempo non avrei mai creduto e ora invece sembrano fin troppo realistiche e abbastanza tragiche, ma in fondo in fondo sono solo stranezze...


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Avevo parlato tempo fa delle riflessioni che avevano fatto seguito a una telefonata.

Stavolta invece le notizie erano riferite a un'altra persona, una che è stata importante per me, in un passato lontanissimo: Architetta!
Ci fu un tempo lontanissimo in cui le dissi una brutta frase!
Le dissi che lei sarebbe stata l'ultima a seguire le mie impronte!
Lei ovviamente reagì di conseguenza alla mia pessima profezia e le cose andarono come dovevano andare in quell'occasione.
Andò bene per un po', poi cambiarono diverse cose, compreso il mio domicilio operativo, e nulla fu più come prima: era cominciato tutto in una tempesta e con una tempesta doveva finire!
Da allora non ci furono occasioni di rivederci, a parte un paio di volte in ufficio, quando casualmente dovetti trascorrere un certo periodo in Italia per seguire lo sviluppo del lavoro brasiliano, coordinandomi con la gestione americana, ma anche in quel paio di occasioni tutto si limitò a un banalissimo "ciao".

Ora mi accorgo che anche lei è stata obbligata a cambiare posto di lavoro, letteralmente: mi ha raccontato trattamenti anche peggiori di quelli che avevano riservato a me, a suo tempo.

Sono felice che in qualche modo si sia sistemata lo stesso, ma ora come ora sono preoccupato per quanto mi riguarda direttamente, non ho tempo di gestire anche i problemi altrui!

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Stranezze!
Tempo fa ero giunto a odiarla cordialmente!
Tempo fa ero giunto a detestarla!
Tempo fa ero giunto a desiderarla!
Tempo fa ero giunto a volerle bene!
Tempo fa...
E ora sono tutte stranezze...

L'ultima cena 2

Erano le 20.30 quando, dopo essermi fatto la doccia, cambiato e rasato, comincio a scendere.
Era presto, ovviamente, troppo presto, ma non potevo farci niente: mi incamminai più lentamente che potevo verso l'ufficio, dove ormai non c'era più nessuno (erano finiti i tempi in cui anche il sabato uscivamo praticamente all'ora di rientrare) e la cittadina di sera assumeva un aspetto diverso.
La vita notturna era frenetica e spregiudicata, ma a quell'ora era ancora tutto calmo e ovattato.

Davanti all'ufficio non c'era nessuno, poco più in là un paio di serbi tracannavano birra e fumavano davanti al bar, in fondo alla strada qualche prete passeggiava in direzione della vicina basilica, mentre i tavolini dell'altro bar erano pieni di gente che rideva e parlava ad alta voce in modo incomprensibile (almeno per me).
Mi avviai dietro l'angolo del vicolo e raggiunsi la porta da dove lei usciva a fumare e dove mi aveva spinto dentro sorridendo mentre accettava il mio invito.
Un dettaglio mi fece gelare il sangue nelle vene: la porta non era chiusa ma solo accostata!

Dentro non si vedeva nulla, e in fondo la zona era estremamente tranquilla, così feci ciò che non avrei mai fatto altrove: entrai!

Raggiunta la mia postazione mi ero reso conto che non c'era nessuno, i computer erano al loro posto e sembrava tutto in ordine. Per sicurezza salii al piano superiore e anche lì nulla da segnalare.
Scendendo mi resi conto che lo sbalzo climatico stava dando problemi alla mia vescica, così entrai in bagno per scaricare la dose eccessiva di liquido.

Uscendo dal bagno, me la trovo davanti all'improvviso!

Dopo lo spavento di entrambi, e le successive risate nervose per mascherare, lei mi chiede cosa facessi dentro l'ufficio e stranamente non le ho detto che la porta era aperta ma solo che dovevo andare in bagno. Non so perché ho omesso quella parte.
Lei pare un po' stupita, come se avesse intuito che qualcosa non andava, ma in quell'istante mi rendo anche conto che si è fatta davvero bella (non lo credevo possibile) e glielo dico.
Lei esclama un sonoro “Ma và! Non prendermi in giro! Non ho fatto nulla di speciale!” ma i suoi occhi sorridono ancor più verdi di sempre.
"Non ti prendo in giro: è vero, sei bellissima!" "Grazie!" e mi appioppa un bacetto.
Usciamo e lei mi conduce verso la sua auto, dove mi fa salire per poi mettersi alla guida.
"Dove vuoi andare?" "Decidi te!"
"Io andrei al Gallo, ma non voglio che tu spenda troppo!" "Nema problema! Al massimo mi farai il favore di dire a quelli del ristorante che per una settimana andrò a lavare i piatti tutte le sere!"
"Macchè! In quel caso userò la mia carta!" "Uhm... lo faresti davvero?"
"Certo! Ma solo per la mia parte di conto, ovviamente!" "Ah ecco! Mi pareva!"
E la vettura si incammina nel mezzo della sua risata.
Giungiamo in cima alla collina e lei parcheggia quasi davanti al locale, scendiamo e si avvinghia al mio braccio, io la guardo e lei sogghigna "Teniamo un poco di stile!" "Ok!"
Noto che resta abbastanza sconcertata da come faccio le ordinazioni, sorpresa di come in realtà sia abbastanza a mio agio in un ristorante serbo, ma ovviamente lei non sa che non è certo la prima volta che capito in quel ristorante e che so benissimo quali sono i piatti migliori.
Mangiamo e beviamo, ridendo e scherzando, sotto lo sguardo attento del cameriere, fino a quando giunge il momento di andar via, come mi fa notare lei quando si accorge che sono praticamente le 23.
Usciamo respirando a pieni polmoni l'aria notturna non troppo contaminata, e lei mi si avvicina sorridente "Grazie, è stata una splendida serata!"
I suoi 3 bacetti sono straordinariamente vicini alle mie labbra, sento anche il suo respiro, e il suo abbraccio è talmente stretto che avverto chiaramente il suo seno premere contro il mio corpo.
Lei mi guarda, mentre si avvinghia nuovamente al mio braccio "Andiamo?" "Certo, non vorrei che mi lasciassi qua: è lunga da farla a piedi!"
"Non ti farei mai uno scherzo simile, non a te!" "Come mai questo trattamento di favore?"
"Andiamo, idiota!" "Dove si va?"
"Sali in macchina e lo vedrai!" "Mi riporti a casa?"
"Non lo so ancora, forse si e forse no!" "Bene, mi affido alla tua decisione!"
E lei parte, sogghignando.

L'ultima cena...


Ero incerto se scriverlo o meno, questo post.
Incerto per vari motivi che non comprendevo bene nemmeno io.
Non capivo come mai mi sembrasse troppo sporco scriverlo, cosa che non mi ha nemmeno toccato quando ho scritto gli altri che lo hanno anticipato.
Non capivo, finché qualcuno in un commento ha ipotizzato quella che era evidente per tutti come la verità, per tutti tranne che per me!
Era da poco passato il famoso natale, ed era in corso il periodo di transizione verso il nuovo contratto e la disfatta finale quando capitò questo evento che sto per narrare.

Da un po' era evidente che lui e lei si piacevano: forse i loro battibecchi continui erano un evidente segno di un sentimento assai diverso, o forse il fatto che lui l'avesse più volte (mi pare di ricordare per ben 2 volte) invitata a cena (cosa di cui lei era giunta pure a lamentarsi con il proprio responsabile, ritirando tutto spaventata non appena costui le rispose che avrebbe cacciato via il colpevole di cotanta persecuzione ben oltre i limiti dello stalking) ebbe infine il sopravvento, ma lei un giorno, scendendo per fumare, lo chiamò e gli chiese di accompagnarla fuori nel vicolo, che doveva parlargli.
Faceva un freddo cane ma lei si scaldava con la sigaretta e lui la guardava con curiosità in attesa.
Lei lo guardava senza dire nulla, e lui disse “Beh, quando avrai voglia di dirmi quello che vuoi, allora chiamami!” e si voltò per rientrare, ma lei esclamò un immediato “STOP!!!”
“Che c'è?” “Dimmi, quel tuo invito a cena è ancora valido?”
“Quello per cui volevi farmi cacciare?” “Chi te l'ha detto?”
“Colui che avrebbe dovuto cacciarmi!” “Dannato stronzo! Io gli ho detto di non dirti niente! E non voglio assolutamente farti cacciare!”
“Ok, e allora che vuoi?” “Voglio sapere se è ancora valido!”
“Certo, mica mi rimangio quello che dico, IO!” “Fuck You!!!”
“Ok, ma per adesso rientro a fare il mio lavoro!” “Sabato sera ti va bene?”
“Per lavorare?” “Per la cena, idiota!”
“Ok, sabato sera va bene!” “Bene, allora ci accordiamo poi domani [venerdì, N.d.A.]”
“Bene, ma...” “Vai a lavorare! Ci accordiamo domani!”
“Ok, ok...” “Sciò! A lavorare! Brz!!!” (Brz = veloce, in serbo)
Evitai di mandarla affanculo perché vedevo nei suoi occhi che c'era qualcosa di strano, e tornai al mio posto, sotto lo sguardo curioso di tutti i serbi, che non capivano cosa stesse succedendo, ma che ci avevano visto gesticolare come fossimo in preda a un litigio, però non osavano chiedere nulla, e lo sguardo che li scrutò attentamente uno per uno mise loro un certo timore e li spinse a ributtarsi nel proprio lavoro.

L'indomani, lei scese a fumare e lo chiamò nuovamente, sempre parlando in italiano, per i famosi accordi.
“Alle 21 qua davanti? Poi andiamo al Palas?” “Al Palas? Pezzente! O al Gallo o al Woodland! Sono una donna di classe IO, non scendo al di sotto di quei due locali!”
“Cazzo! Ma almeno ci sarà il rimborso spese?” “Certo che no, ci mancherebbe! Avrai il piacere della mia compagnia, che altro vorresti?”
“Va bene, niente rimborso, ma al sabato il Woodland è un bordello, troppo incasinato e talvolta ci finisce anche qualcuno dei nostri colleghi...” “Va bene il Gallo, allora: lì non ci va mai nessuno dei nostri, è piuttosto caro!”
“Ok, vada per il Gallo!” “Bene, a domani!”
“Ok, ma non farti troppo bella, che io non ho abiti da sera!” “Stronzo! Io mi faccio bella quanto voglio! Piuttosto pensa tu a non farmi sfigurare!”
“Farò del mio meglio per rendermi presentabile!” “Boh… in questo caso forse anche il Palas andrà bene…”
“Ma che ca…!!!” “Su, a lavorare! Ci vediamo poi domani sera!” e mi spinse letteralmente dentro, fissandomi con uno sguardo strano e un sorriso meraviglioso.

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...