Chi va e chi viene...

Quando fu ormai chiaro che Segretaria era inadatta a far la segretaria, fu altrettanto chiaro che in tutti gli incarichi differenti che le furono affidati ottenne un risultato pessimo, dato che era troppo infantile per gestire i suoi lavori, che era troppo inefficiente per gestire i suoi incarichi e che era troppo incapace per gestire i rapporti di traduzione per noi italiani, venne il momento di farle presente che era ora di cercarsi un altro lavoro.
Nel frattempo, avevamo recuperato la segretaria di una ditta serba, sita al nostro stesso piano, che sapevamo per certo conoscere benissimo l'italiano (poi scoprirete come lo sapevamo) e immaginavamo fosse troppo in gamba per restare nell'altra ditta e non lavorare con noi.
Ovviamente a Herr Direktor non andava giù (costei dal suo curriculum risultava abbastanza in gamba da soppiantarlo, e dato che colui continuava a fare i suoi lavori senza preoccuparsi del suo incarico principale, consistente nel risolvere i nostri problemi di vita in terra straniera, ma preferiva raggiungere i limiti del ridicolo pur di fregare lo stipendio, ottenendo performances da attore consumato, nel gestire le difficoltà di comunicazione con i capi, quando si rendevano conto che le spese erano troppe e che la maggior parte riguardavano vacanze e viaggi che nessuno di noi aveva il tempo di fare... tranne lui... che peraltro pubblicava anche le relative foto su fessbuk...) e fin dal primo momento, cercò di boicottarla, ma costei era benvoluta dai capi... l'altra ormai era decaduta nella stima e nel rispetto degli stessi (che non mancavano mai di rammentare i dettagli del colloquio di assunzione della stessa, ogni volta che ResponsabileCantiere si lamentava dell'ennesima cazzata da lei combinata)

Alla fine della fiera, venne il fatidico giorno in cui le due segretarie si trovarono insieme per l'ultima volta.

Lei ci salutò uno per uno, con i soliti 3 baci serbi, mettendo un certo affetto verso i colleghi serbi e un certo disprezzo verso i colleghi italiani, in particolare quelli che ultimamente l'avevano maltrattata e ridotta sul lastrico, poi se ne andò sparendo nel nulla, e nessuno seppe più nulla di lei, fino a quando non scoprimmo che stava cercando lavoro dentro l'ImmensaAzienda che stavamo costruendo, dove era ben conosciuta e dove immaginava che tutti l'avrebbero accolta a braccia aperte, peccato che proprio il fatto che la conoscessero bene rendeva vana l'ultima speranza: fintanto che stava da noi, nessuno si faceva problemi per la sua incapacità, ma trovarsela in un ambiente altamente produttivo era diverso.
Alla fine, dopo varie vicissitudini, mi trovo un insolito messaggio sul profilo del social network che usa il mio alter-ego umanoide, proveniente da costei, nel suo (ehm) italiano, che parlava del fatto che io ero quello che l'aveva sempre trattata meglio di tutti, che con me andava d'accordissimo, e che ero sempre stato gentile con lei (evidentemente oltre al suo italiano, anche le sue idee erano molto confuse)
Leggo fino in fondo il messaggio, e scopro che alla fine mi vuole incontrare, cosa alquanto strana, specie dopo la sviolinata di prima, ma comunque non è certo un problema incontrarla, quindi accetto di vederla e lei mi dice di raggiungerla la domenica pomeriggio in un locale particolare, cosa che faccio.
Arrivo al locale, la trovo e ci sediamo al tavolino a bere qualcosa, chiacchierando.
Lei mi rivela che ha sempre avuto problemi a lavorare con noi, dato che nessuno apprezzava le sue professionalità, e che tutti cercavano di portarsela a letto, e poi mi rivela che soltanto con me aveva trovato un certo livello di amicizia e confidenza, e che ero quindi l'unico di cui si fidava e a cui avrebbe chiesto quello che stava per chiedermi.
Tutto questo discorso me l'ha fatto nel suo (ehm) italiano, impiegando un giro di parole immenso, ma alla fine si decide e mi rivela cosa voleva chiedermi “Ecco, quindi io ha pensato che tu avere detto me tu non essere dipendente di GrandeSocietà!” “Si, infatti non lo sono!”
“E tu avere detto me tu non essere dipendente di FilialeSerbaGrandeSocietà!” “Infatti!”
“E tu avere detto me tu avere tuo StudioTecnico!” “Si, ma cosa vuoi adesso da me?”
“Io chiedere te se tu avere bisogno di una segretaria brava?” “Uh? Ne conosci qualcuna?”
“Io conosco io: io sono brava segretaria! Tu sai questo!” “Ah, ma se sei una brava segretaria, perchè ti hanno mandata via?”
“Perchè tutti loro non apprezzare mio lavoro, loro volere solo portare me a letto, tutti loro!” “Tutti? Quindi anche io?”
“Tu diverso! Tu tratta me bene sempre!” “Ma io non ho bisogno di una segretaria!”
“Perchè tu no bisogno?” “Perchè io sono qua, e quindi anche il mio studio è qua! Non mi serve nessuno in Italia!”
“Tu sicuro? Guarda che, se tu vuole, io vengo anche letto con te!” “Segretaria, ma cosa stai dicendo?”
“Si, io brava! Io brava a letto e brava con bocca! Tu prendere me, non pentire te!” “Perchè mi stai dicendo queste cose?”
“Voi italiani piace, io so, io avere fatto colloquio per venire da voi, e avere fatto altri colloqui per italiani! Io so!” “Secondo me, non hai capito bene come deve funzionare!”
“No, io so come funziona! Io so come far divertire italiani! Tu prendere me!” “Segretaria, non ho bisogno di assumere nessuna!”
“Io capito: tu volere prova io capace! Bene, andiamo tua casa!” “Ma che stai...”
“Su, andiamo! Io so dove stare te, io già fatto altri colloqui presso vostra casa!” “Difficile farti cambiare idea, vero?”
“Io no cambiare idea: io brava!” “Uff... ok, andiamo!”

Guerre intestine

Era un periodo che c'era una certa ostilità latente tra le due squadre di direzione lavori, sostanzialmente per via del fatto che i rispettivi grandi capi erano in una fase in cui l'associazione temporanea stava cominciando a essere troppo duratura e ad andare stretta, e ovviamente, quando i capi litigavano, quelli che ne facevano le spese erano i soldati al fronte...
In una strana ansia da prestazioni, sembrava che le care fanciulle avessero necessità di scavalcarci continuamente, in qualsiasi cosa, cercando di finire sempre prima di noi, e sovente questo implicava non lavorare bene e soprattutto non collaborare.
Come credo di aver detto, in quel periodo stavo seguendo la realizzazione dell'impianto di illuminazione esterna, nelle varie strade interne allo stabilimento, incarico semplice se non fosse che la committenza ha deciso di tagliare i costi e ha obbligato la direzione lavori a ricorrere al reparto ingegneria di cantiere per rivalutare l'intera progettazione. Quindi, basandomi sulle richieste specifiche, ho cercato i parametri minimi previsti dalle leggi locali, li ho confrontati con quanto derivato dalla progettazione, e ho stabilito i nuovi criteri realizzativi al ribasso, rifacendo da zero l'intera progettazione (ma d'altronde, è il compito dell'ingegneria di cantiere, no?)
Il lavoro procedeva quindi con l'architetta che seguiva i lavori edili che mi comunicava le varie priorità delle strade, io che stabilivo cosa bisognava mettere lungo quelle strade, la sua impresa stradale che distruggeva la strada in oggetto, la sua impresa fognaria che sistemava la fognatura esistente, la mia impresa elettrica che scavava e piazzava tubi e pozzetti elettrici, l'impresa meccanica del mio collega che scavava e piazzava tubi e pozzetti per gli impianti fluidodinamici e termomeccanici, le varie imprese che richiudevano i loro scavi compattando tutto e l'impresa stradale che passava, ricopriva e asfaltava... il tutto era talmente rapido che le varie imprese lavoravano senza sosta anche di notte e nei festivi, su più turni... mentre la direzione lavori e l'ingegneria di cantiere si scambiavano sovente i turni per controllare i lavori stessi (peccato che in entrambi i casi, fossi sempre io...)
E venne il giorno in cui, per motivi che non capisco, Architetta faceva azioni strane, sovvertendo l'ordine costituito di cui sopra.
Davanti all'ingresso principale, c'era una strada che si inoltrava verso il paese, di proprietà dello stabilimento, compresa quindi nel lavoro di illuminazione, e siccome sarebbe stata la strada da cui sarebbe passato il MegaPresidente per l'inaugurazione, occorreva farla bene, al punto che Architetta decise di prendere in mano la situazione e di fare di testa sua.
Una mattina mi ritrovai quindi una betoniera dell'impresa stradale che stava gettando cemento sulla suddetta strada, impallidisco e chiamo la collega "Hi MK, how are you?" "Architetta, non ho tempo da perdere! Scendi subito e raggiungimi all'ingresso!"
"No, adesso non posso che ho da fare..." "Benissimo, come preferisci!"
Lei chiude la chiamata e io faccio immediatamente il numero del ResponsabileCommittenza che dovrebbe coordinare i lavori con noi "Ciao MK, che vuoi?" "Senti, c'è un grosso problema qua all'ingresso principale!"
"Ok, sono in zona, 2 minuti e arrivo!" "Bene!"
Appena arriva, nota la betoniera e "Che succede? Avete già finito?" "Io non ho nemmeno cominciato!"
"Cosa?" "Devo ripetere?"
Prende il telefono "Architetta, come here immediatily!" "Ok ok..."
Non potendo rifiutare di obbedire alla committenza, ecco che la fanciulla ci degna della sua presenza
"Che problema c'è?" "Quello!"
"Stanno gettando, e allora?" "E allora è meglio che li fermi!"
"Ma non posso fermarli! Sarebbero costi aggiuntivi!" "Non saranno i soli, e questi signori dovranno comunque rifare nuovamente la gettata!"
"Perchè?" "Perchè non mi hai avvisato che gettavi oggi qua! E i miei non sono ancora passati!"
Lei mi guarda senza capire, allora le spiego meglio "Architetta, qua non ci sono impianti meccanici, ma per l'illuminazione, prima che tu getti io devo mettere i miei tubi!"
"E allora?" "Quando mi avresti avvisato che gettavi qua?"
"Ho mandato la mail ieri sera..." "Dicendo che stamattina gettavi? E, secondo te, quando avrei dovuto leggerla? E quando avrei dovuto mandare i miei a scavare, posare tubi e pozzetti e richiudere?"
"Ma..." "Ma cosa? Che cazzo ti passa per la testa? Adesso io devo spaccare tutto per fare gli scavi, e tu dovrai gettare di nuovo, ed entrambe queste operazioni non erano in progetto quindi saranno varianti!"
A questo punto interviene ResponsabileCommittenza, che stava cambiando colore "Se chiederanno una variante su questo, la pagherai te, Architetta! Io non tiro fuori un euro di più, per questo lavoro qua!"
Lei si guarda in giro, confusa e prossima al pianto "Cosa possiamo fare?" "Tu puoi fermarli!"
"Ok, ma questa gettata sarà da buttar via..." "Senti, vediamo di salvare i loro cavoli e la tua capra! Digli di gettare qua davanti, per un tratto di 30 metri, lasciando però un metro e mezzo di terreno libero dietro, verso la scarpata!"
"Ma..." "Cosa hai in mente?" "Voglio sistemare le cose nel modo migliore e più semplice!"
"Dicci cosa vuoi fare!" "Lasciatemi un metro e mezzo in fondo, verso la scarpata, per scavare e posare i tubi, per il resto i pozzetti li stiamo mettendo ogni 30 metri, quindi qua verso il cordolo mi serve un'area libera ogni 30 metri dove mettere il pozzetto..."
"Continua..." "Se non mi lasciano l'area, dovrò poi tagliare per il pozzetto, quindi mi serve un 80x80 libero, e dal pozzetto dovrò andare fino all'area di scavo, ma sono tagli limitati e facilmente richiudibili con nuove gettate..."
"Uh?" "E' il sistema migliore! Riduciamo gli sprechi e le varianti, lei getta comunque, ma ne tiene una buona per l'ultima copertura, io faccio gli scavi e metto i pozzetti, e devo spaccare poco... Non vedo soluzioni migliori!"
"Mi sta bene, credo sia fattibile... Architetta?" "Yes, for me it's ok!"
"Allora, Architetta, spiega a quelli cosa devono fare, e tu MK, chiama i tuoi e digli cosa dovranno fare! E per stavolta passi, ma che non succeda mai più che si debba vedere una cosa simile!"
"Non dirlo a me, io solitamente i patti li rispetto!" "I'm sorry... I don't know..."
"Non voglio sentire scuse! Adesso andate e fate i vostri lavori!" e sparisce
"MK, I'm..." "Stop! Don't tell me nothing: speak with them! Make your work!"
"Ok ok, I'm going!" "Ok, I call my guys..."

E anche questa è andata!

Crisi depressive

In quel periodo, la sezione elettrica del nostro ufficio era stata incaricata di seguire l'installazione dell'impianto di illuminazione esterna, secondo le specifiche richieste della sezione serba della committenza (per chi non avesse capito, significa sostanzialmente che l'impianto progettato dallo staff torinese dei miei colleghi era troppo costoso, e il responsabile della committenza aveva tagliato i fondi praticamente al 50%, per cui occorreva rivedere tutto il lavoro fatto, ricalcolare tutto e reimpostare le cose in modo da ottenere comunque un qualcosa che soddisfacesse le richieste minimali delle normative serbe, e che non costasse troppo rispetto ai tagli effettuati dalla committenza).
Tutto questo rimpasto era affidato alle mani del servizio di ingegneria di cantiere della Grande Società, servizio composto da una persona sola (io) che doveva comunque suddividere il tempo con il servizio di direzione lavori per alcuni uffici e alcuni stabilimenti minori, servizio seguito da due persone (io e Cantierista, affiancatomi per permettermi di avere abbastanza tempo da gestire il precedente lavoro. Peccato che in quell'occasione non ci fosse ancora la sua traduttrice ufficiale, all'epoca limitata al solo ruolo di Segretaria, e che lui comunque non parlasse né serbo né inglese, e TecnicoInterprete era costantemente requisito da CapoCantierista per importanti incarichi, quali leggergli le email e andargli a prendere il caffè alla macchinetta, quindi dovevo comunque andare io a risolvere tutti i problemi che doveva risolvermi Cantierista... lascio immaginare ai lettori il mio stato e il mio livello di tolleranza).
In quell'occasione, mi ritrovai quindi a seguire Cantierista nei suoi giri insieme a piedi attraverso l'intero stabilimento (noi seguivamo impianti minori, quindi non avevamo diritto a usare le macchine aziendali, ormai diventate di fatto proprietà privata di ResponsabileCantiere e di CapoCantierista, che le utilizzavano per raggiungere gli stabilimenti grossi... a 200 metri dalla palazzina dov'era la nostra sede, mentre noi dovevamo andare fino in collina sotto un metro di neve e farci/mi il giro completo dell'intero stabilimento, ma in questa fase io ricevevo ordini direttamente da Torino, quindi bypassavo i due dittatori e di conseguenza questa era la mia punizione per essermi sottratto al loro dominio assoluto...)
Dopo aver arrancato nella neve, arrivammo allo stabilimento, dove Cantierista mi aveva accennato del problema, problema che avevo in parte notato anch'io all'inizio dei lavori, ma che non avevo immaginato finisse così: i mattoni serbi sono più grossi di quelli italiani, e l'avevo fatto notare ad Architetta, che seguiva la parte edile, quando avevano cominciato a tracciare le pareti degli uffici, dicendole di cominciare a costruire da un lato anziché dall'altro, ma lei non aveva evidentemente accolto il mio suggerimento e aveva fatto costruire prima gli uffici e poi, dopo tutto il resto, bagni e spogliatoi... e infine l'ultima nicchia, dove doveva venire il quadro elettrico.
Devo proprio dirlo, che il nostro quadro era largo esattamente 180 cm? Devo aggiungere che lo spazio studiato della nicchia doveva essere esattamente 2 metri? Devo ancora dire che, dato che i mattoni erano diversamente dimensionati, parete dopo parete, l'errore si è accumulato in massa proprio nella nicchia, che è risultata di 170 cm?
Ovviamente l'impresa elettrica, subappaltatrice di quella edile, era ferma, ma era ferma anche l'impresa edile, in attesa di capire cosa fare. Io ero lì apposta per risolvere il problema, ma mancava qualcuno all'appello, così presi il telefono e... "Halo?" "Architetta?"
"Yes, I'm..." "I'm MK..."
"Oh, ciao MK, how are you?" "I'm tired, cold and angry!"
"Why?" "Because I've worked all the night, all the day and now I'm in building X for a big problem!"
"What problem?" "What problem??? Where are you?"
"In my office, why?" "This is also your problem, came here immediatily, please"
"Eh? But..." "Architetta, I've say you to came here!"
"But I can't..." "PORK@§#!!! CAME HERE IMMEDIATILY!!!"
Era sostanzialmente una ragazzina neo laureata, alla sua prima esperienza lavorativa, giocava a comandare tutte le imprese (che poi facevano comunque come volevano loro) e sperava che noi la levassimo dai guai quando capitavano, e qualcuno dei nostri colleghi serbi le aveva anche parato il culo diverse volte, ma io non sono un serbo e non ero nemmeno interessato al suo culo, quindi è cascata malissimo, inoltre la mia fama le era già nota tramite una sua collega, per cui dopo circa mezz'ora la vediamo apparire con i jeans aderenti impiastrati di neve...
Ci raggiunge e le mostriamo il problema, di cui pare non essersi mai resa conto, malgrado fosse qua tutti i giorni, a suo dire (peraltro, su questo, nemmeno Cantierista si era mai resi conto di niente, ma lui non parlava le lingue straniere...) e io le chiedo come mai non mi ha dato retta quando le ho detto di cominciare al contrario con le stanze. Lei comincia a dire che doveva far bene gli uffici, che queste sono solo nicchie e via così, le faccio quindi presente che in questa nicchia deve starci il quadro elettrico che controlla l'intero stabilimento, ma è come parlare a un muro... serbo...
"Can you reduce the electrical cabinet?" "No! You must build the wall with exact dimensions!"
"But I can't make this... I've just realized other walls!" "Shift them!"
"Eh?" "Shift them!"
"But... You're idiot!" "No, you're unable to make this work! Your mistakes have created this problem!"
"No, I'm ok, I've worked exactly..." "In fact, so exactly that our cabinet don't stay in its area!"
"You can't tell me this! It's too... too..." "Too real?"
Lei mi guarda furiosamente per un attimo, poi china il capo e mi accorgo che sta piangendo, alla fine si asciuga gli occhi, poi alza il viso arrossato e "What's I can do?" "Reduce the bathroom, move the wc, and enlarge this area. This is the most quickly solution! Or make a new area for our cabinet here!"
"New area is impossible! Can you drawing me a sketch of these changes?" "Yes, of course!"
Prendo una penna e indico le variazioni sul foglio del progetto, lei le guarda, annuisce e poi si volta verso l'impresa, spiegando loro cosa devono fare... anche se quelli avevano già capito tutto fin da subito.
E questo fu risolto così, senza troppi danni...

Il mondo del se...

O vvero, cosa sarebbe successo se...? Il primo esempio che mi viene in mente è cosa sarebbe successo se me ne fossi fregato del mobb...