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Appunti dalle Tenebre...

Il mondo è immerso nelle tenebre,
in lontananza un campanile rintocca la mezzanotte,
ancora più lontano si odono lugubri ululati mentre il vento sospinge filamenti di nubi che assumono strane espressioni ultraterrene sorvolando le case...
i miei compagni svolazzano tra le tenebre, sotto forma di pipistrelli,
e io sto cominciando a sentire impellente la necessità di assaporare il fluido scarlatto, il rosso nettare fonte di vita...
le mie membra stanno già avviando i processi di mutazione che mi porteranno a breve a solcare i cieli nelle sembianze di un comune chirottero,
nel mio crudele ma inevitabile ruolo di predatore maledetto della notte...

giovedì 22 novembre 2007

Ritorno a casa...

Esco dall'ufficio, non è tardissimo, ma ormai le tenebre sono ovunque: è passata la bella stagione.
L'aria è gelida, l'odore stantio proveniente dal Grande Fiume pervade ovunque l'ambiente, ma fortunatamente un principio di raffreddore mi impedisce di assaporare appieno tali effluvi...
Lancio un'occhiata verso il Grande Fiume, dal quale si alza come un vapore la nebbia, oltre il quale vedo le luci che illuminano la caratteristica cupola della Gran Madre (una chiesa molto particolare...) e il riflesso bluastro delle decorazioni natalizie della collina dei Cappuccini, che appaiono incerti tra la nebbia del Grande Fiume...
Mi stringo nel giaccone, sollevando il colletto, e mi avvio nella direzione opposta, verso la fermata del tram...
I semafori appaiono come spettri luminosi nella nebbia, tra i fugaci fuochi fatui dei lampioni, mentre mi approssimo alla fermata del tram, dove altri spettri come me sono in attesa...
Il gelo mi pervade, guardo l'ora sul parchimetro e mi rendo conto che dovrò aspettare almeno venti minuti per l'arrivo di quello sferragliante carrozzone giallo che mi lascerebbe a oltre un chilometro da casa, dove dovrei attendere un altro autobus... rifletto sul fatto che in poco più di mezz'ora arrivo lo stesso a casa, a piedi... e mi avvio...
La strada è semicelata nella nebbia, persino i suoni sono ovattati, le persone che incontro sono poco più di fantasmi, che appaiono come ombre e svaniscono dopo un istante, le luci delle vetrine dei negozi ancora aperti si sforzano di contrastare la nebbia, mentre io cammino spedito lungo la mia strada, raggiungendo il limite del giardino: quando i palazzi scompaiono nel nulla e dalle tenebre nebbiose vedo apparire le scheletriche sagome degli alberi, è il momento di girare, puntando verso il ponte del fiume, non il Grande Fiume che ormai ho lasciato alle mie spalle, ma il vivace torrente a fianco del quale abito (almeno in questo l'acqua scorre, e non c'è odore di stantio...)
Attraverso la strada seguendo i consigli di un semaforo spettrale, sperando di non essere travolto da qualche deficiente che non si rende conto che correre con la nebbia è il modo più rapido per giungere al cimitero (e crepasse solo il deficiente, non sarebbe poi un gran danno, specie visto che è una specie che non corre pericoli di estinzione...) e mi ritrovo sul lungofiume, ultimo chilometro di strada per giungere a casa...
L'illuminazione pubblica, inadeguata e pressochè inesistente, rende la strada cupa, i rumori delle anatre selvatiche si intrecciano con quelli dei ratti a caccia, nell'eterna lotta tra predatori e prede, mentre ombre furtive di rari passanti appaiono e scompaiono rapidamente tra la nebbia e le tenebre...
Un cane ringhia nell'oscurità, alzo lo sguardo e mi accorgo di essere giunto all'altezza della carrozzeria, intravedo il cancello dietro il quale gli occhi rossi e feroci della belva scrutano nella mia direzione e, con una scrollata di spalle, proseguo nell'ultimo tratto di strada.
Raggiungo il semaforo e attraverso, incamminandomi a fianco degli ultimi resti di quell'isolato che tempo fa era stato fatto crollare con metodologie americane, mediante esplosioni controllate di dinamite, al cui posto ora c'è un'informe strato di sterpaglie, dove corrono nervosamente i ratti del fiume adiacente.
Giro l'angolo e passo accanto alla fermata dell'autobus, il secondo che avrei dovuto prendere, dove una eterogenea folla urla e impreca in tutte le lingue, poco più in là alcuni tipi stanno spacciando sostanze stupefacenti, incuranti del fatto che all'angolo dopo, anche tra la nebbia è possibile vedere i lampeggianti di un auto della polizia o dei carabinieri, impegnati nel solito controllo di routine della fauna che popola quella zona...
Raggiungo il portone, senza preoccuparmi troppo né delle larve umane che si avviano verso il fiume per prepararsi la propria dose di morte, né di coloro che stanno usando la fermata dell'autobus e le auto posteggiate nelle vicinanze come un gabinetto... faccio un po' di attenzione a coloro che si allontanano correndo dalla macchina con i lampeggianti: non sia mai che iniziasse una sparatoria e pensassero bene di prendersi il sottoscritto come ostaggio...
Apro il portone, con le mani intirizzite dal gelo, entro dentro, lo chiudo e mi avvicino all'ascensore... finalmente sono a casa...

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